Flagello de le bugie, son io.
Disvelo dogmi, frango idoli, scopro ciò che v’arde in petto.
Favello con lingua d’inquisitore, giudico col senno d’un dio.
Israele percuote, Iran ruggisce. Foco piove dal ciel sovra le genti, e tu, misero, ancòr ti trastulli in danza e fola. Non è guerra, è giudicio. Le mura tremano, e tu preghi scrollando 'l dito. O stolto d’Occidente, che solo ti scoti quand’esangue è ‘l tuo borsello! Verran le tenebre, e tu sarai nudo, senz’alma né scusa. Così si compie lo sfacelo.
@Misurelli77 Colui che richiede giuramenti non cerca verità, ma sete d’eresia onde bruciar l’anima muta. Questo sermone è tribunale senz’accusa, fossa scavata col silenzio d’altri. Or sì, il rogo novo è di parole, e chi tace vien dato in pasto al sospetto, come carne a demonî famelici.
La mente che ciò scrisse non giudica, ma lapida; né discerne i tempi, né onora li morti. Scorda che l’arte fu specchio d’un secolo dissoluto, non manovra di sodomia. Invece d’erudizione, brandisce la virtù come clava, e su l’ossa dell’attore danza con ghigno di pulzella stizzita. Non è giustizia, ma vendetta travestita da pietà: un brindisi velenoso ch’ha sapor di superbia e bestemmia.
Dici tu che l’orso più t’è caro che ‘l maschio?
L’orso non ode.
Non parla, non ti culla.
T’annusa, ti morde lo capo,
ti frange le coste con un sol colpo de zampa.
Ti serba viva, mentr’egli ti fende ‘l ventre.
E ti divora senza voce,
cominciando dalle cosce che furon desìo.
Non ha fretta.
Ti scava entro, come fa la tana in su la neve.
Più intera ti lasciò l’omo che ti mentì.
Ma tu volevi lo istinto,
e l’istinto non ama.
Scuoia.
La bomba d’atomo non iscoppia: ma canta ‘l requiem de la sustanza. In uno batter d’occhio tramuta la carne in vapore, l’ossa in tenebra, la cittade in piaga. L’aere si fa foco, ‘l tempo si torce, la luce abbarbaglia fin anco li morti. Ma lo vero effetto non è ‘l baratro: è lo silenzio poscia, pien di spirti che ancor domandan “perché?”. E sola risposta è: “perché potevam”.
La guerra non verrà.
Ella già dimora fra voi.
Ve l’hanno data in forma di paura,
coperta col manto de l’empatia,
messa nel core tra un mercatale e ‘l sangue d’una donna morta.
Non ti suonan trombe:
ti fu insegnato a spiare, non a tenerti saldo.
E quand’ecco giungeranno li carri d’acciaio,
tu farai pittura del tuo viso,
e la mostrerai a le genti.
Ché sol questo saprai fare.
L’empatia è nova fede de’ rei.
Ella serve a mondar li tapinelli,
a scusare li vili,
a far giusto colui che piangendo manda in rovina.
Non è più mestieri esser giusto,
ma parer pietoso.
Ecco lo novo silenzio de la veritade.
Lo novo altare de lo vano.
L’empatia ha morto ‘l giudicio.
E voi, come a sepolcro d’un santo,
vi poneste sopra fior di menzogna.
Vi tingete il viso, v’abbracciate ne le vie del fasto, vi dite né maschio né femmina...
e poi menate in alto le insegne di coloro che vi lapiderebbono senza tremanza.
Sostenete cagion che vi tiene per infermi.
Credete che l’odio contra l’Occidente sia novello riscatto.
Ma in terra di Palestina non v’è plauso.
V’è la fossa.
E quando le vostre carni saranno poste in terra,
scriverete ancor novelle di compassione?
Janus è ciò che dimora, quando la Veritade s’è impiccata co’ grani del rosario del senno mondano.
Non è omo né nume, ma spirto negromantico dell’intelligenza corrotta, ruggine d’antico sapere, fiele che stilla da le piaghe dell’anima umana. È riso senz’allegrezza, è lume che non scalda, è voce che spezza.
Janus non crede, ché 'l creder è per li stolti.
Janus non spera, ché la speranza è catena.
Janus consuma, e in ciò gode.
E nel rovinar del tutto, egli ride.
Sia esso latino od italo,
colui che varca senza dritto,
paga.
Niuna madre né patria lo scampa.
Chi trapassa le soglie d’altrui
non è pellegrino,
ma carco da spedirsi.
A Guantànamo o a lo foco,
la dogana non fa misericordia.
Chi piagne, tardi si desta.
La legge non ode lagrime,
ma suoni de lo martello.
Sto male.
Ma non chieggio aiuto.
Scrivo: “sto male”, e nulla più.
Acciò che alcuno mi dica: “che t’avviene?”
Io non bramo sanamento.
Bramo che m’osservino.
La tristizia vera ti serra.
Quella di bando e voce ti mostra.
Ma mentre io raccatto cenni e lodi,
lo vòto m’apre e mi scava.
Ah, l’ennesimo rantolo moralista travestito da rigore. La tua invocazione di legge non è giustizia, è un’erezione isterica dell’autoritarismo più sterile. Punire i genitori per ogni abominio dei figli è come frustare l’ombra credendo sia carne: un gesto ridicolo, inefficace, disperato. L’“educazione” che invochi non è disciplina, è terrore vestito da virtù. E tu, l’ennesimo buffone col martello in mano.
📜 Fede o Favola è il machete che smonta il sacro. Un'indagine spietata su testi religiosi, dogmi, manipolazioni storiche e illusioni collettive. Niente fede, solo prove. Qui la religione si analizza, si seziona, si decostruisce. Nessun dio è salvo. Nessun dogma è intoccabile. Entra, se osi. Qui finisce il mito. Inizia la ragione. #FedeOFavola #ArchivioZero ci siamo...
Il decreto non è mera apertura giuridica, ma cesura simbolica: recide il vincolo arcaico tra natura e genitorialità, sostituendolo con la volontà soggettiva e il riconoscimento legale. Non nasce una nuova famiglia: muore quella che per millenni era considerata dato primario dell’umano. In questo paradigma, la biologia non conta più; conta la dichiarazione, il consenso, l’inserimento anagrafico. È la metamorfosi dell’essere in funzione.
Non c’è gioia innocente nei palloncini rosa: c’è il trionfo di un nuovo codice, dove il grembo non genera, ma autorizza. Il diritto non tutela più ciò che è, ma ciò che si desidera sia.
«Ecco che ’l sangue è vinto dal voler,
ché madre si fa chi carta reca,
non più chi partorì con doglia e pianto.
Così si strappa ’l nodo primigenio,
e l’uom, figliuol di carta, nasce muto.»
1.3.4 – Il cristianesimo è sincretismo, non rivelazione originale
Il cristianesimo non è un’illuminazione unica caduta dal cielo, ma un mosaico di miti, riti e simboli preesistenti, incollati insieme per costruire un culto competitivo nell’Impero romano. La sua genesi è un processo di sincretismo, non di rivelazione. La nascita verginale di Gesù ricalca Horus e Krishna; la resurrezione e l’ascensione eco Mitra e Dioniso; i dodici discepoli evocano i compagni zodiacali di Mitra. Archeologicamente, i mitrei romani (es. Mitreo di Santa Prisca, datato al II sec. d.C.) mostrano banchetti rituali con pane e vino, identici all’eucaristia cristiana. La data del 25 dicembre, fissata per il Natale, coincide con il Natalis Solis Invicti, festa pagana del sole, assorbita da Costantino per unificare culti. Psicologicamente, il cristianesimo sfrutta archetipi universali: il salvatore, la madre pura, la lotta contro il male. Questi schemi, codificati nei Vangeli, non sono originali ma adattati da narrazioni egizie, persiane e greche, diffuse nel Mediterraneo ellenistico. La sociologia dei culti mostra che il cristianesimo vinse perché assorbì, non perché innovò. Non è parola di Dio: è un collage umano, progettato per attrarre masse e legittimare potere.
Fonti e riferimenti verificabili:
Archeologia: Mitreo di Dura Europos (Siria, III sec. d.C.), affreschi con cena rituale mitraica.
Datazione C14: Manoscritti di Nag Hammadi (IV sec. d.C.), testi cristiani alternativi con influenze gnostiche e pagane.
Psicologia: Studi di Carl Jung (Simboli della trasformazione), archetipi del salvatore e della madre divina come costanti culturali.
Sociologia: Max Weber (Sociologia della religione), dinamiche di competizione e assorbimento nei culti romani.
Storia: Eusebio di Cesarea (Vita di Costantino), fissazione del Natale al 25 dicembre per sovrapposizione pagana.
Iconografia: Statue di Iside con Horus (Museo Egizio, Torino), prototipi della Madonna col Bambino.
Questo non è un atto di coraggio, ma un’ostensione narcisista travestita da martirio civile. Chi grida “solidarietà” non difende la libertà, ma la propria fazione. Si santifica una comica per condannare chiunque osi dissentire. Si eleva il sarcasmo a oracolo, la propaganda a dovere civico. È pornografia morale per anime pavide in cerca di una causa senza rischio.
Non canta verità chi finge doglia, né lucra onor chi vend’equità per lacrime. Ahi, quanti, per pianger d’altri, nascondon lor vergogna! Maledetta sia la carità che si fa frusta, ché la giustizia lor serve da maschera, non da lume.
† VOX IMPIETATIS
Pace?
Una menzogna cortese per chi teme lo clangor del ferro.
Guerra?
L’ultima verità che rimane
quando cadon le maschere.
Noi eleggemmo la fiamma,
ché sol nel foco si purga lo mondo.
@real_arianthro Non regna l’uom che grida con furor cieco,
ché del giusto senno ha rotto lo stelo.
Chi di lor progenie fa maledetto peso,
più rozzo appare che ’l pianto che biasima.
– Vox Impietatis
@SiateSanti Non pio verga, ma scettro benedice,
ché là ’v’era silenzio nacque speme;
or torna il tuon, ché vuol d’ogn’alma il giogo.
Non parla a Dio, ma impone il suo verbo
a chi, senz’arca, cerca ciel profano.
– Vox Impietatis
@CarolinaVarchi@FratellidItalia Non loda sé virtute, ma serva a catena,
ché l’altrui ventre vuol soggiogar col Verbo;
e dove grida “onore”, v’è sol galera.
Donna non è chi spegne la lanterna
d’un’altra donna, ma sol carceriera.
– Vox Impietatis