Help me make this case. In cognitive warfare we need to make a distinction if we want our effort to reach more people. People indoctrinated by antiwestern propaganda are the innocent civilians caught up in the crossing fires of ideas. https://t.co/GmXjIEdsgH
GAZA 🇵🇸
Scuola Unrwa, classe terza B.
Momento di ricreazione dei cuccioli di ciabattati.
Corsi disponibili:
-A- creiamo col pongo
-B- l’arte della ceramica
-C- caccia all’infedele
Indovina Mohammad dove ha iscritto la creatura?
Veltroni aveva Kennedy come modello.
Oggi i giovani del Pd celebrano Fidel Castro.
La sinistra non è più il luogo dove far vivere un approccio liberale e riformatore , ammesso lo sia mai stato.
Perché l’Italia è così: se rimani fermo sulle tue convinzioni, dopo un po’ ti trovi da un’altra parte.
Ma non perché hai cambiato idea: perché si sono mossi i partiti, cambiando completamente pelle.
Guarda gli interi 10 minuti della puntata qui: https://t.co/Xz04uT1XBF
Conti fatte male da giornalisti professionisti utili alla propaganda. Io da ignoto analista ho messo insieme altro. Il costro degli irregolari vs. il supporto alle famiglie italiane che in una generazione potrebbero colmare il buco dei "nuovi italiani" di Bersani.
https://t.co/DPP6HaIWxq
In breve Graziano la mia opinione è che la guerra è il modo in cui risolvere conflitti per i quali di guerra c'è bisogno. E mi allineo a chi la definisce gli ultimi 10 metri di diplomazia.
Si sente dovunque che è comune dissentire per utopie, con questa posizione che per me si fonda in una realtà del mondo.
E di utopie dogmatiche la nostra cultura Italiana ne è piena, questa per me è una.
🇮🇹 For an accurate narrative and a systematic documentation of Italy’s decline, I recommend https://t.co/SZFmqVKnRi. The Italian decline started way earlier than @BrankoMilan suggests and has little to do with the Euro. Enjoy.
Decades before prof Saad.
Karl Popper argued for the “paradox of tolerance”: unlimited tolerance of the intolerant can destroy tolerance itself.
And still generations of deaf people walked by the same dilemma.
Rome. The largest mosque in Western Europe. They have a huge courtyard, the size of several football fields. There is space. So why pray in the middle of the street, in the center of Rome? Because it’s a provocation. 5 km from the Vatican. Try doing the same thing in Tehran, Kabul, or Islamabad with a cross. You’d get arrested, beaten, or worse. Here, it’s called "integration". Tolerance is our greatest weakness.
No problem. I understand the need of speaking to the evangelical public that need your kind of language.
For reference by Holy See I mean what the terms stands for which is the way the Vatican names it's burocracy e net of functionaries.
The enciclica people you talk to should read is Nostra Aetati.
Difendere queste posizioni da non ebreo per me è difendere la lucidità razionale e morale di capire la realtà.
“La solidarietà per Gaza cela l’antisemitismo”, scrive lo storico Simon Schama
"I massacri al festival Nova e nei kibbutz, lungi dal generare simpatia nei circoli che si autodefiniscono ‘progressisti’, sono stati un innesco di esultanza”, scrive nel Telegraph il celebre storico Simon Schama.
“Strappare i manifesti degli ostaggi o dei partecipanti al festival uccisi divenne un passatempo popolare dei manifestanti pro palestinesi, ovunque li vedessero attaccati a lampioni, vetrine o pareti delle stazioni della metropolitana. Il mondo trabocca di crudeltà sanguinaria e di stragi di civili. Eppure, in qualche modo, non ci sono marce che piangono e si infuriano contro il massacro degli ucraini, dei sudanesi africani da parte delle RSF arabe, la strage di decine di migliaia di manifestanti iraniani da parte dei loro despoti teocratici.
Non c’è il boicottaggio dei ristoranti cinesi per mostrare solidarietà agli uiguri di fronte all’annientamento culturale (…)
La nazificazione di Israele e l’equiparazione moralmente squallida e storicamente assurda di Gaza ad Auschwitz fungono da sospensione della pena per non aver fatto granché per salvare le vittime ebraiche anche dopo che i fatti del loro annientamento erano noti. Allo stesso modo, inquadrare gli ebrei come gli oppressori imperialisti paradigmatici della storia risparmia ai discendenti dei veri colonizzatori un esame di coscienza troppo critico.
Mettete gli ebrei sul banco degli imputati piuttosto che i vostri bisnonni, perché siamo il popolo a cui la colpevolezza può essere facilmente trasferita, e i mezzi per incriminarci, collettivamente, sono prontamente disponibili, come lo sono da secoli. Siamo colpevoli a pari opportunità.
Di qui l’ossessione furibonda, soprattutto da parte di progressisti bianchi autodesignati che anelano a essere perdonati per un passato coloniale, nel demonizzare un popolo che non ha avuto nulla a che fare con il libero saccheggio dei loro antenati. Di qui, anche, la rabbia dei discendenti degli immigrati da quegli imperi, per i quali qualsiasi gesto di penitenza è inappagabile, sebbene i compagni bianchi in kefiah che esortano all’intifada contro gli ebrei sembrino aiutare.
Onestamente, tutto ciò che chiediamo è di essere lasciati in pace, di poter mandare i nostri figli e nipoti a una scuola ebraica in divisa, magari con una kippah in testa, senza che gli si urli contro e senza che si sentano spaventati e che si vergognino; di poter prendere i mezzi pubblici senza essere aggrediti e senza che ci sputino; di andare in sinagoga senza dover passare tra uomini armati di protezione; che i nostri amici e familiari israeliani possano parlarsi in ebraico e ottenere comunque una prenotazione d’albergo, o l’ingresso a un concorso canoro, o posti a una partita di calcio.
E magari, se non è troppo disturbo, potremmo chiedere che chi canta si prenda la briga di leggere un po’ di storia – se riesce a trovarla, dato che nelle sezioni sul medio oriente delle librerie vengono messi in evidenza solo i testi antisionisti.
Qualche libro (e ce ne sono in abbondanza) che non presuma che il sionismo sia stato razzista e imperialista fin dall’inizio, che lo spargimento di sangue sia stato a senso unico, che delle morti a Gaza si debba parlare e di quelle del 7 ottobre per niente”.
@Adi13@Cindyknowsit2 The church and the holy see went all out decades ago with an eciclica exactly to silence this religious libel, on a dogmatic level at least. Those who keep it alive are just ignorant morons.
REGGIO CHILDREN: “LA CARTA È PER TUTTI”. POI SCOPRI CHE AGLI INSEGNANTI EBREI CHIEDEVANO QUALCOSA IN PIÙ
L’assessora Marwa Mahmoud respinge le accuse e pubblica quella che definisce la versione integrale della Carta (screenshot 1). Il problema è che basta mettere in fila le date e leggere ciò che Reggio Children aveva scritto cinque giorni prima.
Il 5 ottobre l’assessora Mahmoud in un post (screenshot 2) precisava che Reggio Children non aveva collaborazioni attive con istituzioni israeliane e che alcune proposte arrivate nelle settimane precedenti erano state sospese per effettuare «tutte le verifiche necessarie».
Due giorni dopo, però, il 7 ottobre Reggio Children comunicava ufficialmente che al gruppo di insegnanti ed educatori delle scuole ebraiche era stata chiesta «un’ulteriore presa di distanza, esplicita, dalle politiche del governo Netanyahu». (screenshot 3) .
#spazioreggio spiegava che “Ulteriore” significa una cosa molto semplice: oltre alle condizioni previste dalla Carta, a quel gruppo veniva chiesta una dichiarazione aggiuntiva.
Oggi, il 12 ottobre Mahmoud torna sulla vicenda. Parla di «ricostruzioni fantasiose e articolate», cita tra le falsità l’idea di insegnanti respinti perché ebrei e pubblica quello che presenta come il testo integrale della Carta, invitando ciascuno a giudicare.
Ed è qui che compare un secondo problema.
Nel testo pubblicato dall’assessora risultano sette principi e tre impegni (screenshot 1). Sul sito ufficiale di Reggio Children (https://t.co/XFMLjd1GdU), invece, la Carta contiene otto principi e quattro impegni.
"Casualmente" nel post dell'assessora scompaiono due punti che nella carta sono presenti. Scompaiono i punti relativi al genocidio e ai territori occupati. Strano ma vero: l'assessora non li riporta.
Sulla richiesta agli insegnanti delle scuole ebraiche, invece, non c’è neppure questo margine di ambiguità. Lo ha scritto Reggio Children nel comunicato stampa ufficiale (screenshot 3).
Non stiamo parlando di un’indiscrezione, di una ricostruzione della stampa o di una frase attribuita da un avversario politico. È il comunicato del 7 ottobre (notare la delicatezza della scelta della data) a dire che a quel gruppo veniva richiesta una presa di distanza “ulteriore” dal governo israeliano.
Perché agli insegnanti delle scuole ebraiche è stata chiesta una dichiarazione politica aggiuntiva?
È mai stata chiesta una dichiarazione aggiuntiva agli insegnanti delle scuole arabe? O delle scuole cinesi? O turche?
Su questo, le accuse di discriminazione rivolte a Reggio Children e all’amministrazione comunale non si liquidano parlando di «fantasie».
Per noi la motivazione è molto chiara: a Reggio Emilia c'è chi rimpiange il #1938.
Per chi segue le idee della contemporaneità, per chi coltiva il dibattito libero, per chi legge e ama i libri, per tutti gli amici che mi seguono... prenotatevi per questo appuntamento con me, @StanziCavalli e @mariodepizzo il 20 ottobre al Centro Studi Americani a Roma: [email protected] https://t.co/XamBOUCsvP