@FPippato Perché Razzismo, fascismo e nazismo vanno sempre combattuti e non bisogna nascondere queste notizie… purtroppo la società di oggi ha portato all’estinzione di altruismo, rispetto e generosità in favore di sentimenti orrendi come l’odio razziale
@LaZanzaraR24@giucruciani Cruciani deve vergognarsi!
Lui e Vannacci sono lo specchio di questa società misogina e patriarcale che vuole la donna al servizio e sottomessa all’uomo padrone…
@labufarda1@buonistawoke Non esiste MAI una classe come questa.
Dividere gli alunni in base alla religione è una cosa che si faceva nel ventennio… uno schifo solo pensare a una cosa così
@annaritab72 Credevo fosse frutto dell’intelligenza artificiale… invece è frutto dell’ignoranza reale di Vannacci…
Ma noi siamo donne forti ❤️ e soprattutto libere
In occidente gli uomini "preferiscono le donne nude".
Nei paesi islamici le vogliono coperte.
Dunque, a decidere sono comunque gli uomini.
Nude o cperte, è la stessa cosa.
E se noi ci adattiamo, siamo complici.
Ragazze, rompetegli il giochino, fate come vi pare! Non "per loro"
Tetto agli “stranieri” in classe?
Partiamo da un imbarazzante dato di realtà:
dei 930mila alunni senza cittadinanza italiana, i due terzi sono nati in Italia.
Due terzi!
In un Paese civile e prospero, tutti questi bambini e ragazzi sarebbero già anche amministrativamente italiani, in automatico, senza se e senza ma.🇮🇹
(A proposito: ma Forza Italia e le sue vecchie chiacchiere sullo Ius Scholae che fine hanno fatto?)
Ora Valditara, facendo parziale retromarcia rispetto alla propaganda meloniana lanciatissima all’inseguimento di Vannacci, sostiene che l’eventuale limite riguarderebbe soltanto gli studenti che non parlano italiano, indipendentemente dal passaporto che hanno in tasca.
Ma allora – come è ovvio che sia – il problema non è la nazionalità.
È la lingua.
E se il problema è la lingua, la priorità dovrebbe essere altrettanto ovvia:
investire molto di più nell’insegnamento dell'italiano L2, nella mediazione linguistica-culturale e nel potenziamento linguistico.
Oltre a fare quello che chiediamo da sempre a gran voce:
* ridurre il numero di studenti per classe;
* stabilizzare e ampliare il personale, perché la precarietà rende molto più difficile garantire continuità ai percorsi educativi;
* alzare gli stipendi, tra i più bassi d’Europa;
* investire nell’edilizia scolastica;
…e affrontare le tante altre carenze di cui soffre da anni la scuola pubblica.
Chiunque abbia fatto la maestra sa che i bambini e i ragazzi, se adeguatamente seguiti e stimolati, imparano con una velocità impressionante.
Al contrario, negare a un bambino l’accesso alla scuola del proprio quartiere perché non conosce ancora abbastanza bene l’italiano significa trasformare una difficoltà temporanea in una discriminazione strutturale.
Significa separarlo dal contesto in cui vive e cresce, e trattarlo come un problema anziché dargli gli strumenti per superare una difficoltà.
Significa, in sostanza, fare della lingua un criterio di separazione e creare nuovi ostacoli proprio là dove la scuola pubblica dovrebbe abbatterli.
Accoltella la ex davanti al figlio di 4 anni, arrestato, la donna è grave. L'aggressione in un'abitazione in provincia di Bergamo, la vittima in terapia intensiva #ANSA https://t.co/UCJ2bDxLlw