Credo che esistano due tipi di leggi, quelle giuste e quelle ingiuste. Tutti noi abbiamo il dovere di obbedire alle leggi giuste e l’obbligo morale di disobbedire a quelle ingiuste. Perché non collaborare col male è un obbligo morale tanto quanto collaborare con il bene
M L King
@CryptoSpia_it@ClaudioBorghi@LucaBizzarri Anche io critico su certe cose @ClaudioBorghi ma 50 post x 2 min = 1 h e 40 min al giorno e mi sono tenuto molto largo. Conosco gente che passa più tempo alla macchinetta del caffè!🤣
@bellettaf@ilcinesekato@LukeDuke1268 Personalmente conosco parecchie persone di cdx che non sono andate a votare perché scontente dell'operato del governo!
@Maddale708@AlbertoBagnai@Drawbar83 Dal Fatto Quotidiano: i membri “laici” continueranno a essere scelti dal Parlamento; o meglio, saranno formalmente sorteggiati, ma nell’ambito di un elenco votato dalle Camere, di cui non è specificata la lunghezza.
@fsutto@Dade_Maglio@delfavero_d@ClaudioBorghi Scusa ma bisogna decidere se la lega contava o meno nel governo Draghi, il ragionamento secondo cui il voto conta solo quando fa comodo non mi sembra corretto!
Chiacchierano in tanti, ma la verità sull’ “oro degli italiani” la sanno in pochi e tra quei pochi ancor meno vogliono dirla.
Quale verità?
Che la Banca d’Italia è una banca di diritto pubblico, ma non è di proprietà pubblica, cioè dello Stato italiano; ha una compagine azionaria privata (banche, assicurazioni, fondazioni) a loro volta partecipate da grandi gruppi finanziari internazionali come BlackRock, Vanguard e altri.
Se la Banca d’Italia qualifica le riserve auree come un proprio attivo patrimoniale, dichiara apertamente di esserne proprietaria, e il suo capitale è detenuto da soggetti privati, allora quell’oro diventa patrimonialmente riferibile a tali soggetti in via indiretta, attraverso la struttura partecipativa dell’istituto.
E questa è una delle preoccupazioni del governo attuale e che dovremmo avere anche noi da un punto di vista giuridico.
Certo, la Banca d’Italia, pure se patrimonialmente privata, è un istituto pubblico, soggetto a tutta una serie di regole e limitazioni (es. su voto e dividendi), e con un forte grado di autonomia giuridica e operativa rispetto a una banca commerciale, oltre ad essere sottoposta a trattati europei e BCE anche sulla gestione di quell’oro, ma allora perché l’allarme?
Perché al contrario di noi, Paesi come Francia, Germania e Spagna hanno banche centrali sì di diritto pubblico, ma interamente di proprietà dello Stato.
Non un’azione o una parte della proprietà è in mani private.
Ecco perché a differenza di Meloni, Merz, Macron e Sanchez non sollevano il problema dell’oro di Stato.
Se quei Paesi dovessero uscire dall’Unione Europea non solo continuerebbero ad avere la piena proprietà dell’oro (avendo quella della banca centrale), ma ne recupererebbero pienamente anche il potere di gestione, oggi regolato dai trattati europei.
Noi no. Allo stato attuale non avremmo né proprietà, né gestione. E sarebbe molto ma molto difficile ripristinarli e sempre che vi si riuscisse, sarebbe un processo di anni ed anni.
Parentesi. La Banca d’Italia a capitale privato è un’anomalia tutta italiana, che viene da lontano e per la quale hanno massima responsabilità i governi di centrosinistra (Dini, Amato, Prodi, Letta, ecc.) ma, va detto, pure quello di cdx di Berlusconi (con Tremonti) che non ha fatto nulla per correggere le distorsioni della legge Amato-Carli (che privatizzava del tutto le banche di diritto pubblico proprietarie di quote di Banca Italia, cedendo loro pure le quote di controllo dello Stato Italiano).
Storia lunga e complessa.
Ma torniamo a noi.
Poiché le riserve auree rafforzano il patrimonio della Banca d’Italia e contribuiscono alla sua capacità di generare utili, il relativo beneficio economico oggi ricade esclusivamente sui privati; allo Stato italiano non torna niente.
Nei tre Paesi citati sopra, invece, tutto il guadagno torna allo Stato.
Giusto per darvi un’idea, solo negli ultimi tre anni gli azionisti di BdI hanno portato a casa poco meno di 1 miliardo in utili…
Quindi, state iniziando a capire quanti svantaggi sono legati all’attuale situazione?
Sull’oro italiano ci stanno guadagnando tutti meno che gli italiani che formalmente e giuridicamente ne risultano, “espropriati” sotto ogni aspetto.
Ecco perché oggi il governo Meloni si è sentito in dovere di mettere nero su bianco che quell’oro è degli italiani, cosa che tutti i governi di sinistra si sono guardati bene dal fare, anzi.
Non è una questione teorica, come molti vogliono far credere.
È una vulnerabilità giuridica e patrimoniale che riguarda direttamente la riserva aurea degli italiani.
E voi sapevate tutto questo?
Visto che Gratteri è diventato il principale volto del "no" alla riforma della giustizia è giusto ricordare il suo curriculum, fatto di maxi indagini con decine/centinaia di arresti ingiusti. Alcuni esempi: la maxi operazione contro la ’ndrangheta del 2003 a Platì, nella Locride, con 125 misure di custodia cautelare (alla fine solo in 8 vennero condannati); l’operazione “Circolo formato” del 2011, con l’arresto di 40 persone, tra cui il sindaco di Marina di Gioiosa Ionica e diversi assessori (gli amministratori locali poi vennero assolti); la maxi operazione "Stige", con 169 arresti (a processo 100 imputati sono stati poi assolti - all'epoca degli arresti Gratteri la definì "la più grande operazione degli ultimi 23 anni" e "un’indagine da portare nella scuola della magistratura"); l’ancora più nota operazione “Rinascita-Scott”, lanciata nel 2019 con 334 persone destinatarie di misure cautelari (in primo grado sono stati assolti 131 imputati su 338, praticamente uno su tre); l’inchiesta del dicembre 2018 che sconvolse la politica calabrese, con le accuse di corruzione e abuso d’ufficio contro l’allora presidente della regione, Mario Oliverio, poi assolto da tutte le accuse; l’indagine “Erebo Lacinio” del 2021, con 8 persone accusate di associazione a delinquere per traffico illecito di rifiuti (poi tutte assolte, ma nel frattempo l'azienda è fallita); l'indagine contro Domenico Tallini, ex presidente del Consiglio regionale della Calabria, accusato e poi assolto definitivamente dalle accuse infamanti di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico mafioso (accuse che gli costarono anche un mese ai domiciliari). Eccetera eccetera.
Anche a causa delle maxi retate di Gratteri, la Calabria è diventata la prima regione italiana per indennizzi per ingiuste detenzioni. Dal 2018 al 2024 lo Stato ha pagato 78 milioni di euro per indennizzare i cittadini vittime di ingiusta detenzione in Calabria, il 35% della spesa nazionale (220 milioni).
Quando sul Foglio pubblicai questi numeri, Gratteri mi accusò di riportare “dati totalmente falsi” (peccato siano tratti dalla relazione del ministero della Giustizia). Poi, parlando di sé in terza persona, disse che “non c’è una sola ingiusta detenzione attribuibile a Nicola Gratteri”. Un’altra bufala, come spiegai raccontando la storia dell’imprenditore Francesco Zito, arrestato nella maxi operazione “Stige” condotta proprio da Gratteri, recluso per 26 giorni in carcere, ristretto altri 152 giorni ai domiciliari, infine assolto e indennizzato per l’ingiusta detenzione con 47 mila euro.
Bufale, come quelle che ora Gratteri racconta contro la riforma Nordio, accusandola di sottomettere il pm all'esecutivo (falso: l'articolo 104 della Costituzione continuerà a garantire autonomia e indipendenza all'intera magistratura, giudici e pm).
Eppure Gratteri continua a essere intervistato ogni giorni, senza contraddittorio, da tv e giornali, per commentare la riforma costituzionale e per parlare di "giustizia giusta". Lui.
Il peggior nemico della democrazia è la disinformazione. Visto che ci attendono mesi di dibattito sul referendum fate girare, se volete
@MegasAlex2000@claudioborghi@olindocervi@SabrySocial@JackFra9@CCFCattaneo Quindi, se ho capito il ragionamento e considerando che non possiamo stampare moneta, se ci fossero stati 10000 miliardi di crediti superbonus lo stato avrebbe dovuto alzare le tasse per assorbirli tutti e avere anche liquidità?