Tenere tra le dita un petalo di papavero assomiglia all'accarezzare un incubo.
È quel rosso che non sembra avere nulla a che fare con la morbidezza del petalo. Quel rosso violento, il colore dei brutti sogni, che niente ha a che vedere con la luce soffice dell'alba.
Invecchiare significa concentrarsi anche solo per un secondo su una qualsiasi parte del corpo e accorgerti che ti sta facendo male: è il principio dell'algia di Schrödinger.
Non è vero che i sogni non costano niente.
I sogni si pagano con banconote di realtà. E bisogna averne cura. Perché da una realtà che diventa sogno si rischia di non poter tornare indietro.
I sogni vividi, quelli che ti restano incollati addosso fino a metà mattina, quelli che ti cambiano l’umore, che ti consegnano al giorno arrabbiato, o triste, o felice o sorpreso.
Ecco, quei sogni lì sono le vite degli altri che cercano in tutti i modi di farsi ascoltare.
Nel trasferirmi per un po’ solo su Instagram lascio alcune riflessioni. La prima è che ancora nessuno ha il coraggio di fare una riflessione sul ruolo della stampa in questa vicenda e domandarsi perché una notizia irrilevante e pure falsa era in home ovunque. Si preferisce scaricare le colpe più genericamente sui social brutti e cattivi, social che alla fine sono il perfetto capro espiatorio del giornalismo.
Seconda riflessione. Da giorni i giornali soprattutto di destra parlano di METODO ricorrente, di cattiveria costante bla bla. Si dimenticano che il debunking è stato opera di una persona che si occupa di cibo e ristorazione, che non ha mai criticato nessuno, che non manganella, è sensibile e pacifica e non “brinda con me chiedendosi chi sarà il prossimo da sputtanare” (cit. Repubblica). Quello che non si può dire, è che ha avuto due sfortune: che la povera signora si sia suicidata (spero si capisca il senso) e che è il mio fidanzato. Se ogni volta che una persona finisce sulle cronache criticata per qualche motivo si suicidasse, i giornali dovrebbero chiudere. Però può succedere sempre, lo sappiamo, e succede più spesso di quanto le cronache raccontino.
E non succede perché la shitstorm è troppo grossa. Questa è una semplificazione da bar. La bidella pendolare o la professoressa che aveva la relazione con lo studente si sarebbero dovute uccidere, allora. Il suicidio si inserisce in un quadro più complesso, purtroppo- salvo casi evidenti o eclatanti- non sempre immaginabile. Le critiche possono essere una concausa, il che non vuol dire che si può offendere o denigrare. Perfino la povera Cantone aveva pregressi dolorosi. In questo caso specifico, poi, si continua a parlare di gogna e valanghe di commenti, ma è semplicemente falso. C’erano pochi commenti, oggi forse sul mio fb (in cui avevo solo condiviso il post di Lorenzo) ne vedete di più perché sono quasi tutti insulti. A noi. Ed è falso che la signora sia stata aggredita o manganellata, basta leggere la manciata di post.
Per inciso, se stabiliamo che i social sono cattivi per i commenti che innescano, mi chiedo: voi li avete mai letti i commenti sotto repubblica o corriere o qualsiasi sito? Ogni volta che qualche sito dedica un articolo a me, spesso stravolgendo parole per farmi sembrare Belzebù, sotto ci sono talmente tanti insulti che se fossi fragile sarei da tempo in una clinica psichiatrica. Ad essere ottimisti. Nessuno filtra o cancella. Io, per dire, nei limiti del possibile lo faccio.
Si è poi detto che il debunking non lo deve fare chi non è giornalista. Qui però il non giornalista è forse l’unico ad aver scritto una cosa vera, con parole misurate e chiamando la signora per verificare . E poi, se i social sono roba diversa dal giornalismo, come mai il giornalismo attinge tutti i giorni dai social e a mani basse? Infine. Di questa signora morta non importa nulla a nessuno. Ognuno la sta usando per banchettare alla sua tavola. La politica (che mi usa per dire “la sinistraaaaa”. Ma sinistra a chi? Quale sinistra?). I colleghi a cui stavo poco simpatica (si sono presentati tutti all’appello, nessuno che abbia almeno finto di non godere per la morte della signora). I giornali stessi, che possono continuare con la narrazione rassicurante “non siamo mica noi! È la solita cattivona di Selvaggia!”. Da cui ovviamente si prendono notizie o distanza a seconda della comodità del momento. E le tv, ci mancherebbe.
Chiudo dicendo che essere associati a suicidi con questa facilità SUI GIORNALI e questa goduria generale potrebbe uccidere molto più che una critica per aver raccontato una bugia, ma alla fine se mai si ammazzasse qualcuno si potrebbe sempre dare la colpa ai social. Gli unici, in questo caso, che avevano raccontato la verità. E se l’avevano raccontata con ferocia (invito a leggere il post di Lorenzo) la domanda con cui vi lascio è: come mai, prima del tragico gesto, nessuno se ne era lamentato?
Ieri ho visto una zanzara in casa. Volava svogliata. Mi ha ronzato davanti, poi si è appoggiata sullo schermo del computer. L’ho guardata, lei ha guardato me.
E mi ha supplicato di ucciderla.
Ha detto:”Basta, ti prego. È da marzo che sono in giro”
@Fantascienzacom rilancia oggi il comunicato stampa curato dal nostro PR videoludico @NoovolaNetwork : con i CyberScrivens Lukha B. Kremo e @MaicoMorellini stiamo finalmente lavorando, e divertendoci, come forsennati per dar vita a un videogame UltraNarrativo entro la fine dell'anno prossimo.
Nel mezzo del cammin di quest'impresa vi sarà un crowdfunding su KickStarter...
#Kickstarter #RPG #gdr
Staccare un francobollo dalla sua busta è togliergli motivo e intenzione. Come lasciarlo senza uno scopo.
A ripensarci, collezionare francobolli è come staccare i ricordi dalle persone e metterli tutti insieme. Senza che queste memorie sappiano più chi li aveva pensate e perché.