🔍 C'è un dettaglio che non tutti hanno notato guardando Zverev giocare.
Nei cambi di campo, mentre gli altri bevono o si asciugano il sudore, Sascha si fa un'iniezione di insulina. Lo ha fatto anche durante la finale del Roland Garros 2026, sotto i riflettori del tennis mondiale.
🏥 Alexander Zverev convive con il diabete di tipo 1 da quando aveva quattro anni. Una vita intera, tra allenamenti, viaggi e campo, passata a gestire i livelli di glucosio nel corpo.
Eppure per molto tempo non ne ha parlato. Non per vergogna, ma per una scelta precisa: non voleva che fosse il diabete a definirlo. Non voleva pietà. Lo ha fatto pubblicamente solo nel 2022.
👨⚕️ I medici avevano consigliato a sua madre di fargli cambiare sport: giocare a tennis con il diabete, dissero, sarebbe stato troppo difficile.
Zverev quando è in campo gioca nello stesso momento due partite diverse: quella contro il suo avversario e tenere costantemente monitorato il livello della sua glicemia.
🥵 In partita la glicemia può diventare una roulette: un attimo sei in calo fino al rischio di collasso ipoglicemico, quello dopo lo stress e l’intensità ti spingono in iperglicemia con sete, crampi e confusione, tra performance che crolla e pericoli acuti se non gestita.
Oltre al traguardo sportivo, che per Sascha è stato così atteso, inseguito e a tratti maledetto, questo titolo Slam vale molto più.
💭 È il megafono più potente che potesse trovare per il messaggio che porta avanti attraverso la sua Fondazione: ai bambini con diabete di tipo 1 dice che possono sognare in grande, senza privarsi dello sport e di ambire anche a salire sul tetto del mondo del tennis.
#RolandGarros #Zverev
Pochi sanno che per questa partita l'inter avrebbe dovuto andare in serie B.
La giustizia sportiva assolse per insufficienza di prove.
Quella stessa giustizia sportiva per condannare altre squadre inventò illeciti inesistenti.
La Corte di Cassazione di Roma ha assolto la #Juventus nel caso relativo alle plusvalenze, in cui la società era stata punita con una penalizzazione di 15 punti, esclusa dalla Champions League, aveva subito una perdita di oltre 150 milioni di euro e i suoi dirigenti dell'epoca erano stati sospesi
Come è possibile che una cosa del genere avvenga senza alcuna conseguenza per i querelanti? È davvero disgustoso tutto questo!
26.5.2026
Non so chi abbia fatto questo capolavoro con l'AI. So solo che è bellissimo, quindi congratulazioni. Me l'hanno mandato e l'ho solo ridotto di qualche secondo perché potesse essere anche una storia Instagram
📢 #Saviano: "Dalle notizie emerse sino ad ora, l’Inter ne uscirebbe devastata.
Voci di redazione sostengono che
sia stato tentato tutto il possibile
per fermare l’indagine. Pare non
ci siano riusciti vedremo e
verificheremo nelle prossime
settimane. Finché il calcio
milanese non subirà veri processi,
non avremo un campionato sano.
Ma la domanda è: il calcio, nel più
corrotto dei mondi, potrà mai
essere davvero sano?"
Il disastro delle scuole calcio.
“Ma come possiamo oggi far crescere campioni in Italia se non sappiamo allenare i giovani?
Voi andate a vedere come allenano i bambini adesso...
Io ho portato mio nipote al calcio, me ne sono scappato subito!
Allenamenti alle sei e mezza di sera! D’inverno! Mio nipote ha sette anni!
Venti minuti di giri di campo, gli ostacoli, la corda... dopo un’ora che erano stanchi morti, gli hanno dato 10 minuti di pallone!
Oh! Questo si chiama gioco del pallone! Quindi bisogna dare il pallone ai bambini!
Abbiamo rovinato tutto! Tutto!
Dovevamo creare calciatori con i super fisici, come le nazionali del nord che sono forti fisicamente...
A noi sarebbe bastato continuare a giocare col pallone!
Mio nipote l’ho portato a casa e non l’ho più fatto andare agli allenamenti!
Pensate che i bambini pagano 350/400 euro all’anno per giocare a pallone... ma senza pallone!
Ai miei tempi si giocava davvero a pallone ed era gratis!” Sandro Mazzola.
Dopo
Giuntoli il più sciagurato DG di sempre
Comolli ancora più sciagurato
Dopo aver cambiato 4 mister con una rosa mediocre e debosciata
Alcuni "tifosi" Juve attaccano Chiellini che ha portato Spalletti e rimpiangono Motta
Società scarsa
Rosa scarsissima
Tifoseria abominevole
🚨🚨🚨🪖🇷🇺🇧🇾🇺🇦 Attenzione. Importante. Quasi in parallelo con quanto sta accadendo in Bielorussia, la Russia annuncia una grande esercitazione nucleare strategica. Da oggi fino al 21 maggio coinvolti oltre 64.000 militari e più di 7.800 unità di equipaggiamento. Per vari motivi, il tempismo di questa esercitazione è quanto meno sospetto (ne riparleremo). Ps: non prendetevela con me se delle manovre di Russia e Bielorussia in questi ultimi giorni sui media italiani non parla praticamente nessuno. Credo che ora in molti saranno costretti a svegliarsi. Almeno spero.
Elon MUSK : "À l'avenir, les robots fabriqueront tellement de robots qu'ils finiront par saturer l'ensemble des besoins humains. Autrement dit, vous ne serez même plus capable d'imaginer quoi demander au robot, tant l'abondance de biens et de services sera grande. Il y aura plus de robots que de personnes...
Je pense que chaque être humain sur Terre possédera un robot humanoïde, parce qu'on voudra un robot pour surveiller ses enfants, s'occuper de son animal de compagnie, prendre soin de ses parents âgés.
Je suis très optimiste pour l'avenir. Je pense que nous nous dirigeons vers un futur d'abondance extraordinaire, et c'est vraiment enthousiasmant. Sans aucun doute, nous vivons l'époque la plus fascinante de l'histoire."
In questi giorni la TV di Stato della Repubblica Islamica sta apertamente mostrando ai civili come utilizzare gli AK-47 per reclutare membri per il corpo paramilitare dei #basij.
Intanto, di giorno e di notte, in ogni angolo delle città, si registra un’inquietante ascolto di voci in arabo delle decine di migliaia di milizie sciite mercenarie cone quelle irachene di Kata'ib Hezbollah, fatte affluire dalle Forze #Qods per rinforzare i ranghi dei basij. Gli altoparlanti diffondono musica lamentosa fino a oltre mezzanotte; sono continue le "processioni di milizie irachene e afghane", che hanno sconvolto la vita quotidiana delle persone seminando il terrore anche di notte.
Le periodiche sfilate di cortei armati, comprese quelli di Hezbollah libanese, delle Forze di mobilitazione popolare, le brigate #Fatemiyoun afghane, le milizie sciite turche, pachistane e yemenite, instillano un'atmosfera di terrore che non trasmette altro messaggio se non quello di una vera e propria occupazione militare degli spazi urbani ad opera di decine di migliaia di brigate sciite fatte affluire in Iran da ogni angolo del Medio Oriente.
@Pontifex_it; @news_vaticano
‼️Ci risiamo Ministro @andreaabodi
📍Danneggiati e beffati.
📢Ricordiamo che: La regola N.12 del #REGOLAMENTO prevede che per rilevare una #simulazione è necessario che sussistano delle caratteristiche identificative nitide!!"
‼️Come nel caso dj #Bastoni.
📢 INVECE #Locatelli: dopo l'ammonizione anche la multa del giudice sportivo per aver "simulato" contro il #Verona. Eppure basterebbe guardare il video della gara per scagionarlo e ristabilire un minimo di verità.
‼️Intervenga Ministro @andreaabodi
💥🗣 "Ora immaginate se al posto dell'#Inter ci fosse stata la #Juventus. Possibili designazioni pilotate, arbitri graditi, arbitri sgraditi alla società bianconera, in questo caso le dimissioni del capo degli arbitri. Che cosa sarebbe successo a parti invertite?
Diciamola tutta, la #Juve sarebbe stata massacrata, si sarebbero riaperti i processi sportivi, ogni frammento di conversazione sarebbe stato preso e utilizzato contro la Juventus. Voi lo sapete bene, questo sarebbe accaduto, perché questo qua bisogna dirlo. Io non credo a questa inchiesta. Credo che l'Inter abbia vinto gli scudetti regolarmente, che i campionati siano stati regolari ecc., come lo dicevo di quelli vinti dalla Juventus.
Però se ci fosse stata la Juventus al centro dell'inchiesta oggi sarebbe stata massacrata. Massacrata"
Giuseppe Cruciani al podcast Numer1
📣 ““Se al posto dell’#Inter ci fosse stata la #Juventus, sarebbe stata massacrata.”
@EsercitoCrucian la butta lì così, senza girarci attorno. Ed è difficile far finta di niente.
Perché il punto non è l’inchiesta, non è stabilire oggi colpe che non esistono.
Il punto è un altro: a parti invertite, il rumore sarebbe stato assordante.
Con la @juventusfc di mezzo, ogni dettaglio diventa caso, ogni sospetto diventa sentenza. Sempre.
Altrove, invece, si respira. Si aspetta. Si abbassa il volume.
È lì la differenza. Non nei fatti. Nel trattamento.
#Rocchi #Chiné #Schenone #Marotta #SerieA #FIGC
🚨🇬🇧🇺🇸 L’ironia tagliente, molto ”british”, di Re Carlo:
“Lei ha recentemente commentato, signor Presidente, che se non fosse stato per gli Stati Uniti, i Paesi europei parlerebbero tedesco. Posso osare dire che, se non fosse stato per noi, voi parlereste francese”.
🚨🇬🇧🇺��� Ho visto che in giro e sui grandi media sono stati riportati alcuni stralci del discorso al Congresso di Re Carlo, i passaggi più significativi, i cosiddetti highlights. Scelta legittima e comprensibile, ma penso sarebbe un peccato perdersi la bellezza del suo intervento integrale.
Il sovrano britannico è letteralmente salito in cattedra. Ha dato una lectio magistralis di soft power, chiarito cosa significhi essere il monarca di una delle civiltà più longeve e influenti della storia di questo pianeta. Lo ha fatto alla maniera britannica, alternando alto e basso, ironia tagliente e gravità istituzionale. Lo ha fatto ricordando che la Storia ha un peso, che i Paesi, questi due in particolare, hanno delle responsabilità. Cosa ancora più importante: lo ha fatto con grande dignità. In maniera sottile ma incrollabile, ha risposto ad alcuni degli attacchi portati in questi mesi dal presidente Trump, in particolare ricordando come la forza della NATO sia sempre stata la sua unità, e come il popolo (e i soldati) del Regno Unito abbia sempre risposto presente, in passato, quando l'America ha chiamato per combattere al proprio fianco.
Forse non basta una visita per ricucire per sempre i rapporti transatlantici, forse è illusorio sperare che la "special relationship" sia veramente tornata. Ma Re Carlo ha fatto davvero il massimo. Ho tradotto il suo intervento per voi. Buona lettura.
"Signor Vicepresidente, Signor Speaker, membri del Congresso, rappresentanti del popolo americano in tutti gli Stati, territori, città e comunità. Vorrei, se mi è concesso, cogliere questa opportunità per esprimere la mia particolare gratitudine a tutti voi per il grande onore di rivolgermi a questa sessione congiunta del Congresso e, a nome della Regina e mio, ringraziare il popolo americano per averci accolto negli Stati Uniti in questo anno del duecentocinquantesimo anniversario della Dichiarazione di Indipendenza. E per tutto questo tempo, i nostri destini come nazioni sono stati intrecciati.
Come disse Oscar Wilde, oggi abbiamo davvero tutto in comune con l’America, tranne, naturalmente, la lingua.
Ci incontriamo in tempi di grande incertezza, in tempi di conflitto, dall’Europa al Medio Oriente, che pongono immense sfide alla comunità internazionale e il cui impatto si avverte nelle comunità lungo tutta l’estensione dei nostri paesi. Ci incontriamo anche all’indomani dell’incidente non lontano da questo grande edificio, che ha cercato di danneggiare la leadership della vostra nazione e di fomentare paura e discordia più ampie. Lasciatemi dire, con incrollabile determinazione, che tali atti di violenza non avranno mai successo. Qualunque siano le nostre differenze, qualunque siano i disaccordi che possiamo avere, restiamo uniti nel nostro impegno a difendere la democrazia, a proteggere tutte le nostre persone da ogni danno e a rendere omaggio al coraggio di coloro che ogni giorno rischiano la vita al servizio dei nostri paesi.
Stando qui oggi, è difficile non sentire il peso della storia sulle mie spalle, perché il rapporto moderno tra le nostre due nazioni e i nostri popoli non abbraccia soltanto 250 anni, ma oltre quattro secoli. È straordinario pensare che io sia il diciannovesimo nella nostra linea di sovrani a seguire con quotidiana attenzione gli affari dell’America. Vengo dunque qui oggi con il massimo rispetto per il Congresso degli Stati Uniti, questa cittadella della democrazia creata per rappresentare la voce di tutto il popolo americano, per promuovere diritti e libertà sacre.
Parlando in questa rinomata aula di dibattito e deliberazione, non posso fare a meno di pensare alla mia defunta madre, la Regina Elisabetta, che nel 1991 ebbe anch’ella questo sacro onore e parlò sotto lo sguardo vigile della Statua della Libertà sopra di noi. Oggi sono qui, in questa grande occasione nella vita delle nostre nazioni, per esprimere la più alta stima e amicizia del popolo britannico verso il popolo degli Stati Uniti.
Ora, come forse saprete, quando mi rivolgo al mio Parlamento a Westminster, seguiamo ancora un’antica tradizione e prendiamo in ostaggio un membro del Parlamento, trattenendolo a Buckingham Palace finché non faccio ritorno in sicurezza. Oggigiorno trattiamo il nostro ospite molto bene, al punto che spesso non vuole più andarsene. Non so, Signor Speaker, se ci siano volontari per questo ruolo qui oggi.
Guardando indietro attraverso i secoli, Signor Speaker, emergono certi schemi, certe verità evidenti da cui possiamo imparare e trarre forza reciproca. Con lo spirito del 1776 nella mente, possiamo forse concordare che non sempre siamo d’accordo, almeno in prima battuta. In effetti, il principio stesso su cui fu fondato il vostro Congresso, “no taxation without representation”, fu allo stesso tempo un disaccordo fondamentale tra noi e un valore democratico condiviso che voi avete ereditato da noi. La nostra è una partnership nata da una disputa, ma non per questo meno forte. Forse, in questo esempio, possiamo intravedere che le nostre nazioni sono, in realtà, istintivamente affini, frutto delle comuni tradizioni democratiche, giuridiche e sociali su cui si fondano i nostri sistemi di governo ancora oggi.
Attingendo a questi valori e tradizioni più e più volte, i nostri due paesi hanno sempre trovato il modo di unirsi. E, per Giove, Signor Speaker, quando abbiamo trovato quel modo di essere d’accordo, quali grandi cambiamenti sono stati realizzati - non solo a beneficio dei nostri popoli, ma di tutti i popoli.
Questo, credo, è l’ingrediente speciale della nostra relazione. Come osservò lo stesso Presidente Trump durante la sua visita di Stato in Gran Bretagna lo scorso autunno, il legame di parentela e identità tra America e Regno Unito è inestimabile ed eterno. È insostituibile e indissolubile.
Signor Speaker, questa non è affatto la mia prima visita a Washington, D.C., la capitale di questa grande repubblica. È, infatti, la mia ventesima visita negli Stati Uniti, e la mia prima come Re e capo del Commonwealth. Questa è una città che simboleggia un periodo della nostra storia condivisa, o, come avrebbe potuto dire Charles Dickens, “Una storia di due George”: il primo presidente, George Washington, e il mio antenato di cinque generazioni, Re Giorgio III.
Re Giorgio, come sapete, non mise mai piede in America. E vi assicuro, signore e signori, che non sono qui come parte di qualche astuta azione di retroguardia.
I Padri Fondatori furono ribelli coraggiosi e visionari con una causa. Duecentocinquant’anni fa - o, come diciamo nel Regno Unito, proprio l’altro giorno - dichiararono l’indipendenza bilanciando forze contrapposte e traendo forza dalla diversità. Unirono 13 colonie disparate per forgiare una nazione sull’idea rivoluzionaria della vita, della libertà e della ricerca della felicità. Portarono con sé e portarono avanti la grande eredità dell’Illuminismo britannico, così come ideali che avevano una storia ancora più profonda nel diritto comune inglese e nella Magna Carta. Queste radici sono profonde e sono ancora vitali.
La nostra Dichiarazione dei Diritti del 1689 non fu solo il fondamento della nostra monarchia costituzionale, ma fornì anche la fonte di molti dei principi ribaditi, spesso parola per parola, nella Carta dei Diritti americana del 1791. E queste radici risalgono ancora più indietro nella storia. La U.S. Supreme Court Historical Society ha calcolato che la Magna Carta è citata in almeno 160 casi della Corte Suprema dal 1789, non da ultimo come fondamento del principio secondo cui il potere esecutivo è soggetto a controlli e contrappesi.
Questo è il motivo per cui esiste una pietra lungo il Tamigi, a Runnymede, dove la Magna Carta fu firmata nel 1215. Questa pietra ricorda che un acro di quel sito antico e storico fu donato agli Stati Uniti d’America dal popolo del Regno Unito per simboleggiare la nostra comune determinazione a sostenere la libertà e in memoria del Presidente John F. Kennedy.
Distinti membri del 119° Congresso, è qui, in queste stesse sale, che questo spirito di libertà e la promessa dei fondatori dell’America sono presenti in ogni sessione e in ogni voto espresso non dalla volontà di uno solo, ma dalla deliberazione di molti, rappresentando il mosaico vivente degli Stati Uniti nei nostri due paesi. È proprio il fatto delle nostre società vivaci, diverse e libere che ci dà la nostra forza collettiva, anche nel sostenere le vittime di alcuni dei mali che purtroppo esistono nelle nostre società oggi.
E, Signor Speaker, per molti qui e per me stesso, la fede cristiana è un’ancora salda e un’ispirazione quotidiana che ci guida non solo personalmente, ma insieme come membri della nostra comunità. Avendo dedicato gran parte della mia vita ai rapporti interreligiosi e a una maggiore comprensione, è quella fede nel trionfo della luce sulle tenebre che ho visto confermata innumerevoli volte.
Attraverso essa, sono ispirato dal profondo rispetto che si sviluppa quando persone di fedi diverse crescono nella comprensione reciproca. Per questo è mia speranza, la mia preghiera, che in questi tempi turbolenti, lavorando insieme e con i nostri partner internazionali, possiamo impedire che gli aratri si trasformino in spade.
Sono consapevole che siamo ancora nel periodo pasquale, la stagione che rafforza maggiormente la mia speranza. È per questo che credo con tutto il cuore che l’essenza delle nostre due nazioni sia una generosità di spirito e un dovere di promuovere la compassione, favorire la pace, approfondire la comprensione reciproca e valorizzare tutte le persone, di tutte le fedi e anche di nessuna.
L’alleanza che le nostre due nazioni hanno costruito nel corso dei secoli, e per la quale siamo profondamente grati al popolo americano, è davvero unica, e fa parte di quella che Henry Kissinger descrisse come la visione elevata di Kennedy di una partnership atlantica fondata su due pilastri: Europa e America. Questa partnership, credo, Signor Speaker, è oggi più importante che mai.
Il primo sovrano britannico regnante a mettere piede in America fu mio nonno, Re Giorgio VI. Visitò il paese nel 1939 con la mia amata nonna, la Regina Elisabetta, la Regina Madre. Le forze del fascismo in Europa avanzavano, e poco dopo gli Stati Uniti si unirono a noi nella difesa della libertà. I nostri valori condivisi prevalsero. Oggi ci troviamo in una nuova era, ma quei valori restano. È un’era che per molti aspetti è più instabile e più pericolosa del mondo di cui parlò mia madre in quest’aula nel 1991.
Le sfide che affrontiamo sono troppo grandi perché una sola nazione possa sostenerle da sola. Ma in questo ambiente imprevedibile, la nostra alleanza non può basarsi solo sui risultati passati né dare per scontato che i principi fondamentali persistano automaticamente. Come ha detto il mio primo ministro il mese scorso, la nostra è una partnership indispensabile. Non dobbiamo trascurare tutto ciò che ci ha sostenuto negli ultimi 80 anni. Dobbiamo invece costruirci sopra.
Il rinnovamento oggi comincia dalla sicurezza. Il Regno Unito riconosce che le minacce che affrontiamo richiedono una trasformazione della difesa britannica. Per questo il nostro paese ha deciso, per essere pronto al futuro, il più grande aumento sostenuto della spesa per la difesa dalla Guerra Fredda - periodo durante il quale, oltre 50 anni fa, ho servito con immenso orgoglio nella Royal Navy, seguendo le orme navali di mio padre il Principe Filippo, Duca di Edimburgo, di mio nonno Re Giorgio VI, del mio prozio Lord Mountbatten e del mio bisnonno Re Giorgio V.
Quest’anno segna anche il 25° anniversario dell’11 settembre. Questa atrocità fu un momento decisivo per l’America, e il vostro dolore e shock furono sentiti in tutto il mondo. Durante la mia visita a New York, mia moglie ed io renderemo nuovamente omaggio alle vittime, alle famiglie e al coraggio mostrato di fronte a una perdita terribile. Eravamo al vostro fianco allora e siamo al vostro fianco oggi, nel solenne ricordo di un giorno che non sarà mai dimenticato.
Subito dopo l’11 settembre, quando la NATO invocò per la prima volta l’Articolo 5 e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite fu unito di fronte al terrorismo, rispondemmo insieme, come i nostri popoli hanno fatto per oltre un secolo, fianco a fianco attraverso due guerre mondiali, la Guerra Fredda, l’Afghanistan e momenti che hanno definito la nostra sicurezza condivisa. Oggi, Signor Speaker, quella stessa incrollabile determinazione è necessaria per la difesa dell’Ucraina e del suo popolo così coraggioso. È necessaria per garantire una pace davvero giusta e duratura.
Dalle profondità dell’Atlantico ai ghiacci artici che si stanno sciogliendo in modo disastroso, l’impegno e la competenza delle Forze Armate degli Stati Uniti e dei loro alleati sono al cuore della NATO - impegnati nella difesa reciproca, nella protezione dei nostri cittadini e interessi, nel mantenere nordamericani ed europei al sicuro dai nostri avversari comuni. I nostri legami di difesa, intelligence e sicurezza sono intrecciati in modo strutturale attraverso relazioni misurate non in anni, ma in decenni. Oggi, migliaia di militari statunitensi, funzionari della difesa e le loro famiglie sono di stanza nel Regno Unito, mentre personale britannico serve con uguale orgoglio in 30 Stati americani. Costruiamo insieme gli F-35 e abbiamo concordato il più ambizioso programma di sottomarini della storia, AUKUS. E lo facciamo in partnership con l’Australia, un Paese di cui sono anche immensamente orgoglioso di essere sovrano.
Non intraprendiamo insieme queste straordinarie iniziative per sentimento. Lo facciamo perché costruiscono una maggiore resilienza condivisa per il futuro, rendendo i nostri cittadini più sicuri per le generazioni a venire. I nostri ideali comuni non sono stati solo cruciali per la libertà e l’uguaglianza, ma sono anche il fondamento della nostra prosperità condivisa. Lo stato di diritto, la certezza di regole stabili e accessibili, un sistema giudiziario indipendente, la risoluzione delle controversie e una giustizia imparziale: queste caratteristiche hanno creato le condizioni per secoli di crescita economica senza pari nei nostri due paesi.
Per questo i nostri governi stanno concludendo nuovi accordi economici e tecnologici per scrivere il prossimo capitolo della nostra prosperità comune e garantire che l’ingegno britannico e americano continui a guidare il mondo. Le nostre nazioni stanno unendo talenti e risorse nelle tecnologie del futuro: nella fusione nucleare, nel calcolo quantistico, nell’intelligenza artificiale e nella scoperta di farmaci, con la promessa di salvare innumerevoli vite. Più in generale, celebriamo i 430 miliardi di dollari di scambi annuali in crescita, i 1.700 miliardi di dollari di investimenti reciproci che alimentano questa innovazione e i milioni di posti di lavoro su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Queste sono solide basi su cui continuare a costruire per le generazioni future. I nostri legami nell’istruzione, nella ricerca e nello scambio culturale rafforzano cittadini e futuri leader di entrambi i paesi. La Marshall Scholarship, intitolata al grande generale George Marshall e di cui sono orgoglioso patrono, è emblematica del legame tra i nostri paesi. Dalla sua fondazione, oltre 2.300 borse di studio sono state assegnate, aprendo le porte agli americani di ogni estrazione per studiare nelle principali università del Regno Unito. Guardando ai prossimi 250 anni, dobbiamo anche riflettere sulla nostra responsabilità condivisa di proteggere la natura, il nostro bene più prezioso e insostituibile. Per millenni, ben prima che esistessero le nostre nazioni, prima di qualsiasi confine, le montagne della Scozia e degli Appalachi erano una cosa sola: una catena continua nata dall’antica collisione dei continenti. Le meraviglie naturali degli Stati Uniti d’America sono davvero un patrimonio unico, e generazioni di americani hanno risposto a questa responsabilità. Leader indigeni, politici e civili, persone delle comunità rurali e urbane, hanno contribuito a proteggere e custodire quella che il Presidente Theodore Roosevelt definì la “gloriosa eredità” di questa terra. Eppure, mentre celebriamo la bellezza che ci circonda, la nostra generazione deve decidere come affrontare il collasso dei sistemi naturali critici, che minaccia ben più dell’armonia e della diversità della natura. Ignoriamo a nostro rischio il fatto che questi sistemi naturali - in altre parole, l’economia della natura - forniscono il fondamento della nostra prosperità e della nostra sicurezza nazionale.
La storia del Regno Unito e degli Stati Uniti è, nel suo cuore, una storia di riconciliazione, rinnovamento e straordinaria partnership. Dalle amare divisioni di 250 anni fa, abbiamo forgiato un’amicizia che è cresciuta fino a diventare una delle alleanze più importanti della storia umana.
Prego con tutto il cuore che la nostra alleanza continui a difendere i nostri valori condivisi con i nostri partner in Europa, nel Commonwealth e nel mondo, e che ignoriamo i richiami a diventare sempre più ripiegati su noi stessi.
Signor Speaker, Signor Vicepresidente, illustri signore e signori, le parole dell’America hanno peso e significato, come è stato fin dall’indipendenza. Le azioni di questa grande nazione contano ancora di più.
Il Presidente Lincoln lo comprese molto bene quando disse nel discorso di Gettysburg che il mondo può prestare poca attenzione a ciò che diciamo, ma non dimenticherà mai ciò che facciamo.
E così, agli Stati Uniti d’America, nel vostro 250° anniversario, che i nostri due paesi si riconsacrino l’uno all’altro nel servizio disinteressato ai nostri popoli e a tutti i popoli del mondo. Dio benedica gli Stati Uniti e Dio benedica il Regno Unito".
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Ti ringrazio.
Alla cena di Stato alla Casa Bianca, Re Carlo III strappa risate e applausi con una battuta rivolta a Donald Trump. Il sovrano cita una recente frase del presidente Usa sull’Europa che "parlerebbe tedesco" senza gli Stati Uniti e rilancia: "Se non fosse per noi, parlereste francese". Un riferimento alle origini storiche americane che alleggerisce il clima della serata ufficiale. In sala si ride, mentre Trump resta per un attimo più serio.
#trump #recarlo