"Conoscere l'attrito del reale, la difficoltà dei mutamenti, e soprattutto la strepitosa imbecillità umana, è la sola maniera per poter trasformare il mondo."
Il sedicente centro liberale italiano ricorda ormai più la sterminata galassia maoista degli anni '70 che una famiglia politica europea: pochissimi iscritti, moltissime sigle e ciascuna convinta che il principale nemico sia il gruppo liberale riunito nella stanza accanto. 1/11
Caitlin Johnstone immensa
“Rinfreschiamo le regole per discutere delle guerre israeliane:
Regola 1: Israele non è mai l'aggressore. Se Israele attacca qualcuno, è solo in risposta a un'aggressione avvenuta in passato o un attacco preventivo per sventare un'aggressione imminente.
Regola 2: La storia ricomincia automaticamente dalla data dell'ultimo atto di aggressione contro Israele. Se qualcuno attacca Israele, è perché non è stato provocato in alcun modo: prima dell'attacco contro Israele non è successo nulla.
Regola 3: Qualsiasi cosa negativa compiuta da Israele è giustificata dalla Regola 2. Questo vale anche per azioni che sarebbero considerate del tutto ingiustificabili se fossero compiute da una nazione come la Russia o la Cina.
Regola 4: Israele ha il diritto di difendersi, ma nessun altro lo ha.
Regola 5: Israele non bombarda mai i civili, bombarda i cattivi. Se uccide un numero impressionante di civili, è perché quelli erano in realtà dei cattivi, oppure perché i cattivi li hanno usati come scudi umani, o perché un cattivo si trovava troppo vicino a loro. Se nessuna di queste spiegazioni è valida, allora dev’esserci qualche altro motivo misterioso che stiamo ancora aspettando che l'IDF chiarisca con le sue indagini.
Regola 6: Criticare qualsiasi cosa faccia Israele significa odiare gli ebrei. Non esiste altra ragione possibile per opporsi a massacri militari di massa se non un odio viscerale e ossessivo verso una piccola fede abramitica.
Regola 7: Nulla di ciò che fa Israele è mai grave quanto le critiche odiose descritte nella regola 6. Le critiche alle azioni di Israele sono sempre peggiori delle azioni stesse di Israele, perché chi le esprime odia gli ebrei e desidera un altro Olocausto. Impedire che ciò accada deve assorbire il 100% della nostra energia politica e della nostra attenzione.
Regola 8: Gli israeliani sono sempre e solo vittime, mai carnefici. Se gli israeliani uccidono gli iraniani, è perché gli iraniani odiano gli ebrei. Se gli iraniani uccidono gli israeliani, è perché gli iraniani odiano gli ebrei. Israele è un agnellino innocente che vuole solo farsi gli affari suoi in pace.
Regola 9: Il fatto che Israele sia letteralmente sempre in stato di guerra con i suoi vicini e con le popolazioni indigene sfollate deve essere interpretato come prova che la Regola 8 è vera, non come prova che la Regola 8 è un'assurdità ridicola.
Regola 10: Per noi le vite dei musulmani sono molto, molto meno importanti di quelle degli occidentali o degli israeliani. A nessuno è permesso riflettere troppo sul perché questo possa essere vero.
Regola 11: I media dicono sempre la verità su Israele e sui suoi vari conflitti. Se ne dubiti, probabilmente stai violando la Regola 6.
Regola 12: Affermazioni infondate che descrivono i nemici di Israele in modo negativo possono essere riportate come notizie e fatti, senza alcuna verifica o precisazione, mentre le prove documentate della criminalità israeliana devono essere riportate con estremo scetticismo e con formule dubitative, tipo “Hezbollah dice” o “secondo il ministero della salute gestito da Hamas”. Questo è importante: altrimenti potresti essere accusato di fare propaganda.
Regola 13: Israele deve continuare a esistere nella sua forma attuale, a qualsiasi costo e indipendentemente dal numero di vittime. Non è necessario fornire alcuna motivazione logica o morale a sostegno di tale affermazione. Chiunque contesti sta probabilmente violando la Regola 6.
Regola 14: Il governo degli Stati Uniti non ha mai mentito su nulla e si è sempre schierato dalla parte giusta in ogni conflitto.
Regola 15: Israele è l'ultimo baluardo della libertà e della democrazia in Medio Oriente e per questo deve essere difeso a qualunque costo, indipendentemente dal numero di giornalisti che dovrà assassinare, dal numero di testate giornalistiche che dovrà chiudere, dal numero di proteste che i suoi sostenitori dovranno reprimere, dalla libertà di espressione che dovrà sopprimere, dai diritti civili che i suoi sostenitori occidentali dovranno cancellare e dal numero di elezioni che i suoi lobbisti dovranno comprare.
È tradotto, ma lo riscriverei mille volte.
La scrittrice palestinese Susan Abulhawa dice ciò che è essenziale per capire.
Quello che sa bene anche chi fa finta di non capire, e non sapere:
“Se i palestinesi avessero passato gli ultimi 80 anni a rubare le case degli ebrei,
Prima li hanno assorbiti (Vladimiro Giacché direbbe “annessi”) all’interno di un sistema economico totalmente diverso che alle tutele diffuse di stampo socialista preferisce l’ipercompetizione tra individui. Poi li hanno impoveriti a colpi di privatizzazioni massicce e, in nome del mercantilismo, ne hanno favorito o l’emigrazione verso ovest o l’emarginazione rispetto ai tedeschi di serie A.
Infine, grazie a politiche deupaperative del lavoro e al contestuale liberismo migratorio privo di qualunque sostenibilità, hanno soffiato sul fuoco della guerra tra poveri attizzando i loro sentimenti più deteriori.
Da ultimo, appoggiando politiche estere belliciste completamente contrarie agli interessi nazionali hanno posto le basi affinché l’enorme vantaggio economico guadagnato dalla Germania negli ultimi 30 anni (in cinico danno dei paesi del sud Europa) si sbriciolasse irrimediabilmente in pochi mesi.
Come risultato si ritrovano a convivere con milioni di cittadini impoveriti e incazzati che, in assenza di qualunque proposta di sinistra che non sia anche liberal capitalistica, votano (convintamente o meno poco importa) la destra estrema. E fingono stupore e indignazione.
Ma l’inganno più pericoloso è proprio in quest’ultimo passaggio.
Una élite che ha dimostrato per anni di saper efficacemente pianificare (con scientifico anticipo) tutto ciò che oggi divide la società come fosse un’insormontabile linea di faglia non può essere popolata di inetti, improvvisatori e sprovveduti.
Il capitalismo occidentale è in crisi profondissima, perché scosso da guerre economiche e militari che difficilmente potrà vincere.
L’unica soluzione - almeno nell’immediato - alla sua propria conservazione è auto limitarsi, arroccandosi in uno spazio trincerato (l’Occidente non più delocalizzatore) in attesa di capire come eventualmente venirne nuovamente fuori. Ovvero come tornare egemone.
Una sfida difficilissima da portare avanti (e da vincere) perché il capitalismo occidentale è sostanzialmente ostaggio del proprio stesso modello. Negli ultimi decenni, infatti (ma qualcuno direbbe anche da prima), ha infatti prosperato grazie a manodopera e materie prime a bassissimo costo, entrambe acquisite con i più classici strumenti imperialistici: la guerra e il lavoro semischiavile.
Come fare ora che i paesi che le fornivano a flusso continuo si stanno coalizzando contro l’Occidente stesso? Ovviamente la ricetta è sempre la stessa: attraverso la guerra e il lavoro semischiavile, ma stavolta da reperire altrove, giocoforza internamente. Spingere però le nuove generazioni - cresciute con l’idea di un mondo senza confini e in cui il lavoro era stato epurato dalla fatica - ad accettare una tale “controriforma” è qualcosa che “democraticamente” è quasi impossibile da attuare. Ed ecco la necessità di un giro di vite - da realizzare gattopardescamente - sacrificando la parvenza, l’esteriorità democratica (perché questo è sempre stata la democrazia liberale che, grazie al “riformismo” ha tumulato le democrazie socialdemocratiche) affinché possano sopravvivere i gruppi di potere. Certo, la storia non vive di automatismi. Ma qualcosa di molto simile e già successo, pressappoco un secolo fa. E oggi come ieri la sinistra si concentra ottusamente sul pericolo visibile e incombente, l’estrema destra che avanza, senza preoccuparsi minimamente della mano che l’ha liberato. Ma d’altronde, pretendere di spiegare a un branco di fanatici semicolti che i fascismi non sono mai la causa ma sempre l’effetto è un po’ come tentare di far capire a un sasso che la febbre è sempre e solo il sintomo e mai la malattia.
Una piccola introduzione al tema della casa in Italia con bibliografia visto che ci tenete così tanto a parlare dicendo cose completamente a caso a partire da vicenda Salis, senza cognizione di niente (no, nessuno va a occupare la casa di un impiegato che paga il mutuo)
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Per il poeta Langston Hughes, Lenin è un simbolo che «cammina per il mondo» e che continua a farlo anche molto tempo dopo la sua morte. Ma bisogna coglierne la complessa eredità, a partire dalla sua idea di democrazia
https://t.co/u8VKpXdvx0
Speaking at the National Press Club, Israeli journalist Gideon Levy of @haaretzcom denounces the dehumanization of Palestinians.
When he asked Ehud Barak what would he have done had he been born a Palestinian, Barak honestly answered that he would have joined a terrorist group.
"La vita tipo di un giocatore di basket"
-9 mesi: l'azione offensiva di papà supera i 24 secondi. Mamma rimane incinta.
0 anni: quando ti tagliano il cordone ombellicale inizi a strillare come un dannato contorcendoti dal dolore. L’ostetrica pensa tu stia floppando e ti riempie di schiaffi.
4 anni: zio Adalberto ti regala un canestrino da camera. Tu lo schifi perché avresti voluto il galeone dei Lego.
5 anni: mangiare ti dà fastidio perché ruba del tempo a giocare a basket in camera.
6 anni: tuo padre ti stoppa per la millesima volta facendo la faccia compiaciuta. Grazie al cazzo, il canestro è a 1.80 di altezza e lui è 1.80. Vediamo se lo farà anche tra qualche anno. Sto ingrato.
7 anni: nella palestrina della scuola elementare fanno corsi di danza, pattinaggio e minibasket. Quello sport ti intriga. Mamma ti legge nel pensiero e ti compra il tutù. “Noooooooo mamma, ma cos’hai capito!!!???”
8 anni: dopo 3 lezioni di danza e una di pattinaggio, gli assistenti sociali consigliano a tua mamma di cambiare sport.
10 anni: fai il tuo primo terzo tempo senza fare passi. Lo dedichi a James Harden.
12 anni: papà ti porta a vedere la prima partita di Serie A al palazzetto. Gli chiedi come mai sia così vecchio e obsoleto l’impianto. Ti risponde che in Italia ci sono solo questi, e si raccomanda di stargli vicino e di comportarti educatamente. Sulla palla a due alzata un po’ storta dall’arbitro, si alza in piedi e grida a pieni polmoni all'indirizzo dell'arbitro: "Tua madre piscia in piedi!!"
14 anni: fai il tuo primo terzo tempo di sinistro appoggiando addirittura con la mano sinistra, senza fare passi, e in meno di 20 minuti. Il coach si lascia andare ad un pianto a dirotto.
15 anni: oltre ai 3 allenamenti a settimana più la partita, vai tutti i giorni al campetto con gli amici. Anche a dicembre. Anche quando il giorno dopo hai 3 interrogazioni. Il campetto diventa un momento più importante anche di Dragon Ball.
16 anni: fai la tua prima notte insonne per vedere la NBA. La mattina, alla prima ora, ti presenti in classe con l’aspetto di Sloth dei Goonies.
17 anni: perdi la finale provinciale di Under 18. Capisci per la prima volta nella tua vita quali siano le delusioni che fanno veramente male. Altroché Valentina che ti ha fatto le corna col tuo migliore amico.
18 anni: fai la tua prima rissa sui social inserendoti nell’interessantissima discussione “Chi è più forte tra Jordan, Magic, Bird, LeBron e Kobe?”
20 anni: è il tuo primo anno da senior in serie D. Ti presenti sorridente cercando di fare il simpatico con i veterani della squadra. A fine allenamento hai il setto nasale ancora integro per miracolo, ti sei preso una vagonata di insulti, devi comprare un accappatoio nuovo per il capitano e il prossimo allenamento devi portare le paste anche se il tuo compleanno è tra 5 mesi.
25 anni: dopo l’ennesimo “n.e.”, mentre stai rientrando in macchina da solo da una trasferta, fermo ad un semaforo, capisci che non diventerai mai un giocatore di basket. Da quel momento inizierai a divertirti veramente.
30 anni: fai il tuo esordio in Promozione. Prima partita a 62 km di distanza, di martedì. Hai dimenticato il documento. Salta il tuo esordio.
36 anni: inizio della nuova stagione, in Prima Divisione. I ruoli si sono invertiti, ora sei tu il veterano. A 18 anni eri una guardia di 1.78, veloce, fisico asciutto e longilineo, piedi rapidissimi. Ora sei un pivot di 1.78 per 97 kg, e un piede nella fossa. Cominci l’anno pisciando nella borraccia degli under.
37 anni: metti sù famiglia. Nasce tuo figlio. La lotta con tua moglie per il nome è stata estenuante. Tu volevi chiamarlo Michael, o LeBron, o Kobe, o Vassilis. Fortunatamente ha vinto lei con un più sobrio Luca.
38 anni: le notti insonni con il piccolo te le cucchi tutte tu. Ma sei contento. Le passi sul divano con lui in braccio e la tv collegata sui playoff NBA.
43 anni: un ragazzino ti stoppa due volte consecutivamente facendoti il “not in my house” col dito, chiudi il match al csi con 0 punti, 0/4 al tiro, 4 palle perse, 2 stoppate subite, 3 falli, 1 tecnico e 1 antisportivo. E’ giunta l’ora. Appendi le scarpe al chiodo.
49 anni: è uno dei giorni più belli della tua vita. Tua moglie è all’Ikea con le amiche, tu sei al palasport in curva con tuo figlio. Tu con la birra in mano, lui con la Coca Cola. Cantate e ruttate insieme. Piangi dall’emozione.
53 anni: durante la partita di tuo figlio con gli under 16, i genitori litigano con i genitori avversari, ne nasce un parapiglia, volano insulti e spintoni all’indirizzo di tutti, arbitri, allenatori e giocatori compresi. Tu rimani impassibile. La situazione finalmente si placa. I giocatori sono sconvolti. Tuo figlio incrocia il tuo sguardo, accenna un sorriso e ti fa l’occhiolino. E’ fiero di te. Perché sei un genitore normale.
68 anni: diventi nonno. Vai a trovare tuo nipote appena nato in ospedale con un paio di Jordan lunghe 5 cm.
76 anni: entri su Facebook col profilo di tuo figlio. In una nota pagina di basket ci sono 4500 commenti sotto al post “Chi è più forte tra Kobe jr, Lonzo Ball jr e Shaquillino O’Neal?“. Ti inserisci scrivendo che il più forte è Larry Bird. In 10 ti rispondono “E chi è?”, in 20 ti danno del nostalgico del cazzo, in 8 ti dicono che devi morire, in 2 ti mettono il like. Sono Flavio Tranquillo jr. e Chicco Buffa.
82 anni: siamo nel 2048. Su RaiSport trasmettono Varese-Cantù, si collegano a metà primo quarto, non è in HD, il cameraman inquadra tutte le ragazze sugli spalti. Cambi canale.
89 anni: sei in ospedale, non stai per niente bene. Riesci a malapena a mangiare una banana. Non sai dove mettere la buccia. Il cestino è lontano. Guardi la buccia. Guardi il cestino. Chiudi gli occhi. Nella mente ti rimbomba “Three…. two….. one….”, spezzi il polso come Ray Allen e tiri la buccia. Nonostante la cataratte riesci a goderti la parabola del tiro. Sembra corto. Invece no. Ciuff… Sorridi, ti giri dall’altra parte e ti addormenti beato come un bambino.
93 anni: Suona la sirena finale. Devi lasciare il campo. Per l’ultima volta.
It would be foolish to argue that the Roman state did not change. It clearly did. Systems of government changed, currency changed, territory expanded and contracted, religious beliefs changed radically, and the most common language shifted from Latin to Greek.
«E che devi verifica’? – obiettò Pepper. – Se gli alieni sono stati davvero in Lunigiana cinquemila anni fa? Dài, Marty, caccia fuori ’sto libro».
Martedì esce il nuovo romanzo di Wu Ming, UFO 78. È bellissimo, ma ha un difetto: c’è un personaggio che ricorda troppo @reppomanuno
Il dossier del #Viminale sulla #sicurezza rivela che l'unica vera persistente emergenza in Italia non sono gli sbarchi o le rapine, ma gli #omicidi di donne e i #femminicidi. Soprattutto quelli con #armi legalmente detenute. Ne parlerò dopodomani in un articolo per @ilmanifesto.
Sintesi della settimana #36 – 23/05/2022
NON ESISTONO PIÙ I MEZZI STAGIONALI
Con l’approssimarsi della stagione estiva, può capitare di ascoltare con maggiore frequenza il tipico verso di richiamo di una specie endemica diffusa lungo tutta la penisola: l’imprenditore piagnone.>>