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NAZA - IL SUICIDIO DEL PENSIERO CRITICO
Sono completamente allibito dal coro unanime di consensi che sta accompagnando Naza. Ma la cosa interessante, ormai, non è nemmeno il film, è ciò che la sua ricezione sta mettendo a nudo.
Che masse già ideologizzate o studenti cresciuti dentro un preciso clima culturale applaudano un prodotto che conferma ciò che pensano è prevedibile.
Il dato inquietante è vedere giornalisti, professori, critici e intellettuali celebrare come opera di verità quello che dovrebbero essere i primi a sottoporre ad analisi.
Perché Naza non si limita a sostenere una tesi: costruisce un processo accusatorio nel quale testimonianze, montaggio e selezione dei materiali convergono nella stessa direzione, mentre il contraddittorio è totalmnte e assente. È un tribunale nel quale l'accusa ha scritto l'atto, scelto i testimoni e pronunciato la sentenza prima ancora che entri la difesa.
Quando la fiction viene recepita come documento, la costruzione narrativa come prova e l'assenza di contraddittorio come irrilevante, il problema non è più la propaganda. È il collasso della cultura Occidentale.
Che questo avvenga proprio nel ceto che dovrebbe esercitare il dubbio, distinguere rappresentazione e realtà, interrogare le fonti e smontare i meccanismoi retorici, dice qualcosa di molto poco rassicurante sul livello attuale degli intellettuali.
È un meccanismo che la storia europea conosce fin troppo bene: fascismi e totalitarismi prosperarono quando una parte del mondo intellettuale rinunciò alla propria funzione critica per trasformarsi in cassa di risonanza di una narrazione politica.
Oggi il fenomeno presenta una perversione ulteriore: molte delle istanze ideologiche vengono percepite come antagoniste, esterne al potere e quindi, per definizione, immuni dalla propaganda.
È proprio questa presunzione di innocenza a renderle più difficili da riconoscere e criticare.
Periodi molto bui.
• David Pacifici
Vi racconto una cosa di Padre Dolindo Ruotolo che mi ha commosso.
Nel 1937 lo chiamano per l'ennesima visita psichiatrica. Per anni lo avevano accusato di cose assurde, era stato riconosciuto innocente già nel 1921, eppure gli tenevano ancora sospese le facoltà sacerdotali. Ogni volta lo visitavano e ogni volta lo trovavano perfettamente sano di mente. Lui scrive che niente fa più male che essere trattato da "SQUILIBRATO". Ma quel giorno era venerdì, e capì che era proprio l'ora in cui Gesù fu trattato da pazzo. E allora accettò, in silenzio, con amore.
Il professore gli chiede di cosa lo accusano. E lui, tra le tante accuse, racconta questa. Quando portava la Comunione ai malati faceva la strada più lunga, perché Gesù Eucaristia potesse benedire più anime possibile lungo il cammino. E i suoi nemici cosa avevano visto? Un prete che va in giro per i fatti suoi con l'Ostia in tasca.
Guardate la differenza. Lui portava Gesù per le strade, e gli altri vedevano irriverenza.
Il professore disse al cardinale che quello non era un caso di follia, ma di un uomo provato dalla Provvidenza perché ne venisse un bene più grande. Don Dolindo tornò a casa e pianse, ma scrisse che sentiva un amore per Dio dentro quel dolore amaro. Poco dopo gli tolsero la sospensione e dopo sedici anni e mezzo poté celebrare di nuovo la Santa Messa.
Carissimi, qualcuno ti ha frainteso? Hanno messo in dubbio le tue intenzioni, hanno letto male la tua fede, il tuo modo di amare Gesù? Non ti scoraggiare. Anche Lui fu frainteso, e tu sei in buona compagnia. Offri tutto, con la Madonna, come riparazione.
E ricorda che la strada più lunga, quella che non capisce nessuno, a volte è proprio quella che ti porta da un'anima che sulla strada principale non avresti mai incontrato. Gesù, pensaci Tu.
Certo che se per le #Olimpiadi di #Paris2024 avessero lasciato organizzare la cerimonia d’apertura ai quattro vescovi che hanno preparato la visita di #LeoneXIV a #Parigi e #Lourdes, sarebbe stata un successone…
[«Una giovane con una voce straordinaria canta a #Lourdes davanti a #PapaLeoneXIV vestita da Santa #Bernadette. La ragazza appena 13enne si chiama Eva Molenmaker e interpreterà la giovane pastorella nel musical ‘Bernadette di Lourdes’.» (cit. @TV2000it)]
Hamas, quando va bene, usa i bambini come scudi umani, gli altri li trasforma in terroristi. E poi attraverso il “Ministero della Salute” dà i numeri dei minori morti, uccisi dagli israeliani. Oro colato per l’organizzazione terroristica e per gli influencer pro pal. Verità indiscussa per i media occidentali.
Los terroristas de Hamás disparan misiles desde viviendas mientras visten ropa de civil.
Cuando Israel los abate, Hamás afirma que eran simples civiles inocentes.
Todo fue propaganda desde el principio.
Ce matin à Metz, quelque chose de simple et de rare s’est passé.
Autour d’une même table, un cardinal, un grand rabbin, le recteur de la Grande Mosquée de Paris, un pasteur protestant, un métropolite orthodoxe et un responsable bouddhiste ont lu à tour de rôle un texte qu’ils avaient écrit ensemble. Puis le pape Léon XIV l’a signé.
Ils l’ont appelé l’Appel de Metz.
Pas un communiqué diplomatique. Pas un exercice de communication. Juste des hommes qui représentent des traditions différentes et qui, dans une ville encore marquée par les guerres, ont décidé de dire la même chose : on ne peut plus laisser la haine et la peur parler plus fort que nous.
Metz n’a pas été choisie par hasard. C’est une terre de frontières, de cicatrices, et aussi la terre de Robert Schuman. Celle où l’on a compris, après trop de sang, que la réconciliation n’est pas un mot doux. C’est un travail. Un choix. Un courage.
L’appel insiste sur ça. Les religions ont une responsabilité particulière. Pas celle de tout fondre dans le même moule. Celle de rappeler la dignité de chaque personne et de chercher ensemble ce qui permet aux peuples de vivre. Il parle aussi des racines chrétiennes de l’Europe, sans arrogance, comme un héritage qu’on n’a pas le droit d’oublier si on veut encore construire quelque chose de solide.
Dans le contexte actuel, avec les guerres qui continuent, ça fait du bien d’entendre ça. Pas parce que ça va tout régler demain matin. Mais parce que ça replace les choses à leur juste place : la paix ne tombe pas du ciel toute faite. Elle se décide. Elle se signe. Elle se porte.
Aujourd’hui à Metz, ils l’ont signée.
Et ça, franchement, ça donne un peu d’espoir.
El régimen islámico asesinó a 100.000 iraníes —la mitad de ellos niños— cuyo único delito fue protestar por la libertad.
¿Por qué nadie abandonó la sala a modo de protesta durante el discurso del presidente iraní en la ONU?
We have known the photographs of prisoners from Dachau, Buchenwald, Auschwitz, and Birkenau since childhood. These photos are from 2026. They show Ukrainian prisoners of war in Russian camps.
On peut ne pas aimer Netanyahou. On peut le trouver trop long, trop théâtral, trop politique. Mais ce qu’il a fait ce soir à l’ONU, ça s’appelle du cran.
Il est monté à la tribune alors qu’une partie de la salle se levait pour partir. Pas pour débattre. Pour ne pas écouter. Il les a regardés partir et a dit ce que beaucoup pensent tout bas : si la vérité vous dérange à ce point, sortez. Ce n’est pas de la diplomatie. C’est du caractère.
Pendant trois ans, une partie de cette Assemblée a parlé de Gaza comme si le 7 octobre 2023 n’avait jamais existé. Comme si 1 200 civils n’avaient pas été massacrés. Comme si des otages n’avaient pas été emmenés. Comme si le Hamas n’avait pas filmé ses propres crimes. Netanyahou a rappelé l’essentiel : on ne peut pas juger une guerre en oubliant comment elle a commencé.
Il a aussi remis les pendules à l’heure avec la France et le Royaume-Uni. Entendre Paris et Londres accuser le « colonialisme » d’Israéliens qui habitent la terre de leurs ancêtres, alors que ces deux pays ont longtemps tenu des empires sur plusieurs continents, c’est une leçon d’histoire qu’ils n’avaient pas envie d’entendre. Il la leur a servie quand même.
Même chose pour ceux qui viennent donner des leçons de démocratie depuis Damas ou Ankara. Un dirigeant syrien et Erdogan n’ont pas le crédit moral pour faire la morale à Israël sur la liberté, le droit ou la souveraineté. Les rappeler à ce qu’ils sont, ce n’est pas de la provocation. C’est de la cohérence.
On peut détester Bibi. On peut contester sa stratégie, sa durée au pouvoir, sa manière. Mais face à une salle qui refuse de regarder le 7 octobre en face, il n’a pas baissé la voix. Il a parlé. Ça, au moins, ça s’appelle des cojones.
🇮🇹 Lucio Battisti escribió la melodía más compleja de su carrera. Pero nunca se atrevió a cantarla.
Dejó la exclusiva absoluta a Mina porque sabía que solo ella podía domar ese monstruo vocal sin romperlo.
🪡…
Il Tg1 entra nei tunnel di Hamas e mostra la verità: più di 500 km di tunnel, un investimento gigantesco, soldi sottratti alla popolazione per costruire un’arma micidiale contro Israele, preparare il massacro del 7 ottobre, proteggere i terroristi dalla reazione israeliana e usare i civili come scudo.
Cose note, ammesse persino da Hamas: «abbiamo costruito i tunnel per proteggerci dagli aerei. Combattiamo da dentro i tunnel. Proteggere i civili è responsabilità delle Nazioni Unite» (Mousa Abu Marzouk, ufficio politico di Hamas, Russia Today, 27 ottobre 2023).
E il sindacato dei giornalisti Rai aggredisce l’autore del servizio Giovan Battista Brunori, accusandolo di piegare il Servizio Pubblico ai temi della propaganda.
Sono giornalisti senza morale, senza rispetto per la loro professione, senza alcuna deontologia professionale. Aggrediscono un collega perché non propala le menzogne del genocidio a Gaza e si ostina a non distorcere la realtà, ma prova a rappresentarla.
@USIGRai@brunoriRai