La campagna elettorale deve ancora cominciare e già manca l’aria nei rifugi antiaerei della sinistra: hanno finito gli allarmismi da mettersi. Sono comparsi lager, xenofobia, difesa della razza, «Se questo è un uomo», «sulla pelle di un milione di bambini»
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LA «FASCISTA» CHE MANGIA I BAMBINI
Il comunista può finalmente posare la forchetta. A mangiare i bambini, con preferenza per quelli di carnagione scura, ora provvede Giorgia, bionda fuori e nera di camicia e d’anima dentro, nella caricatura apparecchiatale
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Esprimetevi liberamente, purché il voto produca qualcosa di consentito. Suffragio universale con filtro antiparticolato. La strana concezione di democrazia di chi si incarica di difendere i cittadini da ciò che osano decidere, di chi non vince ma deferisce
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SUFFRAGIO CRIMINALE
Prima si esclude l’avversario col «cordone sanitario». Poi si assemblano maggioranze da indifferenziata: dentro di tutto tranne il rifiuto speciale. Se non basta, si contempla di barricarsi dagli elettori convocando i giudici.
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Il lessico politico s’è fatto iPhone: ogni stagione esige l’ultimo modello, più grande e potente. Attendiamo il Mega Neonazismo Pro Max, la gigadestra, il neo-Vantablack che assorbe il 99,9% della luce costituzionale e lascia visibile solo l’editorialista.
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IL BUIO OLTRE LA SCHEDA
La destra non bastava. Si è fatta estrema. L’estrema, dopo un po’, ha perso principio attivo e ha richiesto il sovradosaggio: ultradestra. Nemmeno l’onda nera ha retto: adesso è nerissima.
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«Siamo tutti Mario Monti». Lo stesso Monti che durante il Covid spiegò che occorrevano «modalità meno democratiche nella somministrazione dell’informazione»? Eppure oggi viene agitato come aspersorio resistenziale contro l’eversore di giornata, Vannacci.
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MONTI PYTHON
«Siamo tutti Mario Monti» (Elisabetta Gualmini di Azione, ex Pd, docet) è una formula talmente avventurosa che avrebbe meritato il vaglio preventivo della Consob, sebbene, perlomeno, dopo Cernobbio sia stata diffusa a mercati chiusi.
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Una volta il femminismo voleva togliere roba di dosso alle donne. Oggi certe sedicenti emancipatrici da videoselfie se la mettono in testa, finendo a fare da guardarobiere all’ordine patriarcale che sostengono di combattere. Il padre padrone ringrazia.
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VELO PIETOSO
C’era un’epoca in Occidente in cui il reggiseno finiva sul rogo e il velo apparteneva all’inventario da cui una donna pretendeva di liberarsi. Adesso la rivoluzione ha fatto il giro del guardaroba e s’è rimessa il fazzoletto in testa
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Qual è il piano per la sicurezza del progressista? Educazione sessuale obbligatoria a scuola. Eccola di nuovo. Violenza? Corso. Femminicidio? Corso. Quarantaduenne cresciuto in Bangladesh? Bisognerà trovare un banco delle medie pure a lui. Magari a rotelle
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I WISH I COULD MCFLY
La provenienza è bellissima finché profuma. Couscous, sari, spezie, musiche del mondo. Provate però a chiedere se una cultura possa produrre idee meno decorative su donna, matrimonio, autorità familiare, libertà sessuale.
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La sinistra s’è aggiudicata la battaglia intellocratica. Glielo si conceda. Il minuscolo inconveniente è che pare aver perduto tutte le altre, compresa quella contro la propria intellighenzia. Un bel contrappasso, venir sbranati dalla propria biblioteca.
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PENSARSI ADDOSSO
Non s’è mai visto un intellettuale di destra. O almeno, non l’ha visto la sinistra, quindi non gli resta che non esistere. A destra crani e falangi, a sinistra i neuroni. A destra si grugnisce, a sinistra si problematizza.
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Riemerso dagli archivi Covid, il già sfavillante ministro della Salute ha proposto al centrosinistra per Palazzo Chigi «un neodiciottenne o un anziano partigiano»: è chiaro che il dibattito debba ora spostarsi dalla politica alla patafisica
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L’AUDACIA DELLO SPERANZA
Se il mondo a dare spettacolo ebbe Bob Hope, all’Italia è toccato ripiegare sulla traduzione non simultanea: Roberto Speranza.
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I quotidiani buoni e giusti traboccano di Ucraina, rifugiati, violenza sulle donne, razzismo, patriarcato. Poi arriva Iryna: ucraina, rifugiata, fuggita dalle bombe, ammazzata in pubblico da un tale. Perfetta. E invece, la macchina pedagogica si inceppa.
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NOTA DI COLORE
Iryna Zarutska non c’è più. Non solo sulla Terra: nemmeno in quella storia con la s minuscola che si impasta con la farina della pubblica virtù. È trascorso un anno e il giornalismo italiano presentabile non s’è accorto di nulla.
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Il woke potrà cambiare etichetta, versione, packaging. L’apparato resterà: i buoni e i loro protetti titolari di diritti espansivi, i cattivi incaricati di cedere spazio, linguaggio, sicurezza e qualche volta la vita. Il supermarket ideologico non chiuderà
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SUPERMARKET IDEOLOGICO
Woke o non woke è controversia da etichettificio, dunque perfetta per una sinistra che quando la merce comincia a puzzare cambia nome e lascia intatto il contenuto. Non ci si illuda, il supermarket ideologico non chiuderà.
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