@drelegantia Forse non ho capito il senso del tweet ma affermare in italia che 2 persone che si dimettono, indipendentemente dalla ragione più o meno condivisibile, è “lo specchio del paese” lo trovo quantomeno coraggioso.
Gli strumenti logici minimi per sopravvivere a un dibattito pubblico
Ogni volta che assisto o partecipo ad un dibattito politico o economico mi chiedo la stessa cosa: ma queste persone hanno mai studiato come si ragiona?
Non parlo di ideologia. Parlo di strumenti logici di base, senza i quali qualsiasi discussione è solo teatro.
Come ad esempio:
1. Le serie temporali: Se un fenomeno esiste da decenni, dare la colpa a chi governa da 18 mesi è disonesto intellettualmente. Prima di attribuire responsabilità, guarda la storia del dato. Sempre.
2. Le serie geografiche: Se un problema esiste in 40 paesi diversi — con culture, governi e sistemi economici diversi — la causa non è locale. Cercare un colpevole domestico per un fenomeno globale è storytelling, non analisi.
3. Le serie politiche: Se il fenomeno era presente con governi di destra, di sinistra, di centro, più volte, in sequenze diverse — la variabile "chi governa" non spiega nulla. Chi continua a usarla sa che mente, o non sa ragionare. Entrambe le opzioni sono gravi.
4. Il problema senza causa: Lamentarsi di ciò che non va senza identificare le cause è intrattenimento, non politica. Senza diagnosi non esiste terapia. Chiunque non sappia rispondere a "perché succede?" non ha diritto di rispondere a "cosa facciamo?"
5. Il survivorship bias: Citare solo i casi che confermano la propria tesi. "Quel paese ha fatto X e sta bene." Quanti paesi hanno fatto X e stanno male? Il campione selezionato non è un argomento — è propaganda con una fonte.
6. Correlazione ≠ causalità Due variabili che crescono insieme non si causano a vicenda. Quasi sempre c'è una terza variabile che le muove entrambe. Ignorarla è la forma più comune di errore analitico nella comunicazione pubblica.
7. L'ad hominem travestito da analisi: Attaccare chi dice una cosa invece di attaccare la cosa. Tecnica universale per evitare il confronto reale. Più è diffusa, più il dibattito è vuoto.
8. Il controfattuale assente "Le cose stanno peggiorando.": Rispetto a cosa? A quando? A quale alternativa? Senza benchmark esplicito, qualsiasi affermazione comparativa è irrefutabile — e quindi priva di contenuto informativo.
Questi non sono strumenti di parte. Sono strumenti di realtà.
Il problema è che la realtà non vince le elezioni. Lo storytelling sì.
Ma chi vuole capire davvero — non solo schierarsi — deve pretendere questi standard. Da tutti. Incluso da chi la pensa come lui.
Il pensiero critico non è di destra o di sinistra. È raro.
@lUltimoUomo@perelaa: puoi fisicamente uscire da qualsiasi dispositivo degli utenti che guardano pendolino usandolo come un portale inter-dimensionale ma Leo Messi perde un pollice accetti?
@Marcoodottavi
Da leggere questa dichiarazione di Fausto Desalu.
“Sono nato e cresciuto in Italia, tra le braccia forti e instancabili di mia madre. L’Italia è sempre stata casa mia: le scuole, gli amici, i sogni, le prime vittorie sulle piste d’atletica. Parlavo italiano, sognavo in italiano, respiravo questo Paese come fosse mio da sempre. Ma un giorno, a diciassette anni, la realtà mi colpì con una freddezza che non dimenticherò mai.
Quel giorno avevo superato me stesso: avevo corso come mai prima, battendo il record nazionale allievi nei 60 ostacoli indoor. Ero felice, fiero, convinto di aver lasciato un segno. Ma poi arrivò la doccia fredda, l’assurdità: “Il record non può essere omologato. Tu non sei cittadino italiano.
Rimasi lì, impietrito. Io? Non italiano? Ma se ero nato a Casalmaggiore, se avevo sempre gareggiato con la maglia italiana addosso, se avevo dato tutto a questo Paese… com’era possibile che non bastasse? Mi sentii tradito. Da un sistema che ti abbraccia solo quando gli conviene, che ti applaude quando vinci ma ti dimentica quando hai bisogno. Da bambino ingenuo avevo dato per scontato che l’Italia fosse anche mia. Ma quel giorno ho scoperto che, per la burocrazia, non ero nessuno.
Prima di diventare un campione olimpico, prima della medaglia d’oro nella staffetta 4x100 a Tokyo, io sono stato un ragazzo sospeso. Sospeso tra l’amore per una patria che non mi riconosceva e la rabbia di chi si sente invisibile. La mia storia non è un’eccezione: è la ferita aperta di tanti giovani nati e cresciuti in Italia, italiani di fatto ma non di diritto. Giovani a cui viene chiesto tutto, ma a cui non viene concesso nulla. Nemmeno un documento.
Oggi porto con orgoglio quella medaglia, non solo per lo sport, ma per ogni ragazzo che è stato messo in attesa. Perché l’Italia che corre, che vince, che sogna, non può permettersi di lasciare indietro i suoi figli solo per una legge miope o per paura del cambiamento. Siamo parte di questa nazione. E lo siamo sempre stati, anche quando ci dicevano di no.”
@perelaa Il fatto che oggi si parli solo di questo descrive la nostra (in qualità di tifosi di calcio) cultura sportiva più che giustificare un cambio di regola. Ne parleremmo anche con la regola al contrario se decisivo. Imho più oggettivo=migliore. Anche il fuorigioco di 1/4 di tallone.
@perelaa Relativamente ai diritti umani, considerando che si giocano diversi tornei ufficiali ad esempio in Cina, sinceramente non vedo la differenza. Poi, il fatto che i giocatori fanno cose per soldi, cosa cambia da una pubblicità a parte che guadagnano di più lavorando meno?
Per tutti quelli che “è un problema”, “non è italiano” “deve farne di strada” e “non vince le partite decisive”… @janniksin li hai zittiti tutti #AO2024#AO24
@perelaa Credo che “esperienza calcistica” e “tifoso” non siano correlati, soprattutto se sei italiano e guardi il campionato nel 2023, non ti interessa particolarmente lo spettacolo. Quindi tornado alla domanda no, non c’è. Il tifoso guarda a prescindere.
Presenterò un disegno di legge affinché nei programmi elettorali sia indicato il costo delle misure promesse dai partiti e relative coperture (compreso eventuale deficit). Forse non andrà lontano ma migliorerebbe la trasparenza della politica. Se concordate ritweettate per favore