#CUBA, UN’ASTENSIONE VERGOGNOSA. IL GOVERNO MELONI SI PIEGA AGLI USA.
Ieri, per la prima volta dopo 34 anni, l’Italia non ha votato a favore della risoluzione ONU contro il criminale bloqueo imposto dagli Stati Uniti a Cuba, approvata ancora una volta a larghissima maggioranza (130 voti favorevoli, 17 contrari, 25 astenuti).
I nostri rappresentanti si sono pavidamente astenuti, rifiutandosi così di condannare una pratica barbara che sta strangolando la popolazione cubana nel tentativo di piegarla con la fame e la disperazione.
Una scelta indegna, che dimostra non soltanto il disprezzo di questo Governo per il diritto internazionale e per i più elementari principi di giustizia e umanità, ma anche la sua totale subalternità agli Stati Uniti.
Pur di compiacere Trump e Rubio, il Governo Meloni è disposto a calpestare persino decenni di politica estera italiana.
Che imbarazzo, questo Governo servo degli Stati Uniti disonora l’Italia e la sua tradizione diplomatica.
Noi stiamo dalla parte di Cuba, del suo popolo e del diritto internazionale!
Ilaria Salis
Mimmo Lucano
@keep4evercalm@SalisIlaria Ah sì? Questo fanno gli oppressi.
Le persone normali vogliono che si rispettino i loro diritti se poi devono assolvere ai doveri.
Tu continua pure a farti trattare come una pezza per i piedi e continua a chiamarla vita.
@CarloCalenda in televisione ci rassicura che le manganellate della polizia italiana sono meno pesanti di quelle della polizia francese o tedesca o americana.
Quindi prendiamole e zitti.
Chiaro!
Non importa perché le danno tanto so carezze...
@silviyy71@chetempochefa@ceciliasala Si un magistrato che senza aver fatto indagini chiede il fermo.
Peccato che il GIP e dubito che tu ne capisca qualcosa non ha riscontrato nessuna irregolarità.
Ci campano con gli stupidi e ahimè siete tanti.
Notizia di un’oretta fa: Youssef Siher, il 30enne considerato e dipinto da mezza stampa italiana come la mente del movimento eversivo 17 ottobre è stato liberato. O meglio, tecnicamente la GIP ha deciso di non convalidare il suo arresto per mancanza di esigenze cautelari e di fondati motivi per fermarlo.
Peccato che per giorni e giorni abbiamo comunque assistito a un vero e proprio linciaggio mediatico ai danni di un 30enne che, alla lettura del decreto di fermo della PM, non si capisce di quali reati si sarebbe macchiato per essere accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e, perla delle perle, violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, fattispecie tipizzata dall’ultimo decreto legge del governo Meloni successivo ai fatti di sabato scorso. Fatti con cui Siher, per gli stessi inquirenti, non c’entrerebbe nulla.
Vi invito a leggere le carte, messe a disposizione dal bravissimo Lorenzo Dagostino, per vedere con i vostri occhi sulla base di cosa sarebbe stato fermato e accusato. Perché a sentirlo raccontare non ci si crede. Sono più eversiva io quando mi alzo col piede storto la mattina. Ovvero ogni fottuta mattina.
Una mostrificazione in piena regola, a reti unificate, quella di Youssef Siher, dipinto senza alcun contraddittorio come il grande burattinaio dei disordini milanesi del 17 ottobre.
“Credo sia arrivato il momento di parlare di come la stampa italiana stia abdicando al proprio ruolo, spargendo acriticamente veline in maniera irresponsabile. Perché se c’è una cosa che ci dovremmo dire chiaramente è che la mia categoria, senza più alcuna spina dorsale, è corresponsabile dello sfascio di questo Paese. Altro che cani da guardia della democrazia. Barboncini del potere”, avevo scritto d’impeto sabato pomeriggio vedendo la stampa in blocco difendere certezze laddove non ce n’era alcuna, unitamente a foto, dati personali, di tutto e di più. E oggi confermo quel J’accuse ancora di più.
Il ruolo della stampa, in una democrazia, non dovrebbe essere quello di copia-incollare le veline governative o della Procura di turno per costruire il capro espiatorio perfetto utile alla narrazione di qualcuno. In una democrazia la stampa dovrebbe porsi delle domande, indagare, approfondire, capire se quello che qualcuno vuole che si divulghi ha effettivamente senso oppure no. Eppure, per l’ennesima volta non è stato fatto, perché l’occasione di avere il mostro perfetto per scatenare cagnare e attrarre click era troppo ghiotta.
@Antonio_Tajani Il Diritto conta fino a un certo punto, parole sue e non mi pare che significhi proprio essere garantisti.
Quindi i professori dovrebbero dare tutti 10 per non demotivare gli alunni?