Le luci al neon dell'autogrill tremolavano sopra di noi mentre mi spingeva nel bagno disabili in fondo al corridoio. Non ha aspettato che chiudesse la porta: mi ha girata di forza verso il lavandino, alzandomi la gonna con un movimento secco.
«Apri le gambe» ha ordinato, e ho obbedito.
Le sue mani grandi mi hanno spostato le mutandine di lato con brutalità. Due dita sono entrate subito, senza preamboli, cercando dentro di me con un ritmo insistente. Ero già bagnata—troppo, abbastanza da far schioccare le dita ogni volta che le muoveva.
«Guarda quanto sei troia» ha sussurrato, indicandomi lo specchio davanti. «Ti bagni così per uno sconosciuto?»
Non ho risposto. Non potevo. Mi stava già girando, spingendo la mia testa verso il basso con una mano ferma sulla nuca. L'altra si è abbassata per liberarsi i pantaloni. Quando l'ha tirato fuori, ho vuto un sussulto: era grosso, molto più di quanto mi aspettassi, la punta già gocciolante mentre lo guidava verso di me.
«Lo vuoi?»
«Sì.»
«Dillo.»
«Fottimi.»
L'ingresso è stato doloroso all'inizio, una spinta singola che mi ha riempita tutta d'un colpo. Ho ansimato contro il lavandino di porcellana fredda, le mani che cercavano presa sui bordi mentre lui iniziava a muoversi. Non era gentile. Ogni spinta mi faceva sbattere contro il mobile, il rumore dei nostri corpi che sbattevano che riempiva la stanza piccola.
«Così stretta» ha ringhiato, affondando le dita nei miei fianchi per tirarmi più indietro, più contro di lui. «Ti sento tutta, cazzo. Mi stringi come una troia.»
Il suo cazzo mi riempiva completamente, toccando punti profondi che mi facevano vedere le stelle. Quando ha accelerato il ritmo, diventando un martellare costante, ho dovuto mordermi il braccio per non urlare. Era troppo, troppo grosso, troppo profondo, ma volevo ancora di più.
«Toccami» ho implorato, la voce rotta. «Toccami mentre mi scopi.»
Ha obbedito, una mano che scivolava sotto di me per trovare il clitoride, strofinandolo con cruda efficienza mentre continuava a penetrarmi con forza. La doppia stimolazione mi stava facendo impazzire, le gambe che cedevano ma lui mi teneva su inarcata, prigioniera del suo ritmo.
«Vieni per me» ha ordinato, le dita che acceleravano, il suo cazzo che colpiva il fondo con spinte secche. «Voglio sentirti venire sul mio cazzo, troia. Voglio sentirti strizzarmi.»
Quando sono esplosa, è stato violento. Il mio corpo si è contratto attorno a lui in spasmi incontrollabili, la bocca aperta in un urlo muto mentre lui continuava a scoparmi attraverso l'orgasmo, usando la mia sensibilità estrema per il suo piacere.
«Brava, prendi tutto» ha ringhiato, affondando una ultima volta fino in fondo, tenendosi lì mentre sentivo le sue contrazioni interne, il calore che mi riempiva mentre veniva dentro di me, pesante e profondo.
Siamo rimasti così, uniti, entrambi che cercavamo di riprendere fiato. Il suo cazzo ancora duro dentro di me, pulsante mentre l'ultimo seme gli usciva. Solo quando si è ritirato, lentamente, ho sentito il vuoto improvviso e il suo liquido che colava lungo le mie cosce.
«Merda» ho ansimato, ancora appoggiata al lavandino, le gambe che tremavano.
Lui ha sorriso, dandomi una pacca sul culo che ha risuonato nella stanza.
«Il prossimo autogrill è tra quaranta chilometri. Ti va un altro giro?»
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