sono bilancia, permaloso, arrogante, mi piacevano i beat e volevo essere artista, ora disegno soluzioni per servizi finanziari. perché esistono i numeri primi?
Il mitico FABIO FERRARI in versione Pro Pal e pure flottilleros
E come direbbe lui : "Buona giornata amici" 😅
Chi lo desidera può seguire Fabio su Instagram
Saddam invase il Kuwait senza essere attaccato dal Kuwait.
I territori di cui si parla furono conquistati da Israele a seguito dell’aggressione (una delle 3 subite nei suoi primi 25 anni di esistenza) dei paesi arabi.
Paesi arabi che finché possedevano quei territori non ci hanno pensato neanche mai lontanamente a creare uno Stato palestinese, chissà perché. Anzi l’Egitto rifiutò pure di annettere Gaza, dopo la pace con Israele nel 1979.
Ma tutte queste cose non le sai. O se le sai, le occulti.
E pensare che saresti persino un giornalista.
Traduzione in italiano degli argomenti contro il nucleare, prontuario.
“Il nucleare impiega troppo tempo”: sono un boomer con speranza di vita residua <15 anni, odio i giovani, non mi fotte un cazzo del futuro tanto sarò morto, i soldi vanno spesi qui ed ora in pensioni. 1/n
🚨🪖🇵🇱🇷🇺 Vi chiedo di prestare grande attenzione al discorso pronunciato poco fa dal primo ministro polacco, Donald Tusk. Chiaramente è ispirato da una ricorrenza importante per Varsavia, ma sono rimasto molto colpito dalla scelta delle parole e dal tono utilizzato.
Sul Blog parliamo spesso di "indicatori" che anticipano una crisi. Ecco, questo è esattamente il tipo di discorso che mi aspetterei da un leader di governo venuto al corrente che un attacco russo non solo è possibile, ma addirittura probabile.
Non penso troverete questo intervento nei telegiornali o sui quotidiani italiani (purtroppo) ma credo che valga la pena spendere meno di cinque minuti per capire di cosa sto parlando. Chi ritiene che questo spazio d'informazione sia importante, poi, può scegliere di sostenerlo attraverso l'iscrizione al Blog: https://t.co/HPfjUHUqMm
Grazie a tutti. E "buona" lettura:
"Ottantasette anni fa, il 17 settembre 1939, all’alba, mentre i soldati polacchi difendevano da due settimane la patria dall’invasore tedesco, da est attaccò l’Armata Rossa.
Stalin ci colpì alle spalle, violando il patto di non aggressione. I totalitarismi si spartirono tra loro un Paese libero, la nostra patria.
Ricordiamo i difensori di Grodno e di Leopoli, i soldati del Corpo di protezione delle frontiere, gli scout, i partigiani e i civili che affrontarono una forza soverchiante.
Ricordiamo le vittime di Katyn, Mednoe e Kharkiv.
Ricordiamo le centinaia di migliaia di famiglie deportate in Siberia. I bambini che non videro mai più i propri padri e le madri che, fino alla fine della loro vita, attesero una qualsiasi notizia dei propri cari.
Come storico, so perfettamente che i metodi con cui agisce la Russia restano immutati da secoli. Aggredire i Paesi vicini con il pretesto di liberarli.
In un giorno come questo preferirei parlare soltanto delle gesta eroiche consegnate alle pagine della storia. Purtroppo, l'escalation dell'aggressione da parte della Russia non me lo consente.
La storia, come sappiamo, non si ripete, ma fa rima. E oggi dobbiamo leggere queste rime della storia con la dovuta serietà.
Domenica, a Dorohusk, sono risuonate le sirene e i vetri delle finestre hanno tremato per le esplosioni. A poche centinaia di metri dal valico di frontiera con la Polonia, un drone russo ha colpito una stazione di servizio. Un altro ha colpito la locomotiva di un treno ucraino a due chilometri dal nostro confine. La notte precedente, droni russi avevano danneggiato lo stabilimento di un'azienda polacca in Ucraina. A luglio, un missile russo armato è caduto in un campo nella regione di Lublino.
Non si è trattato di casi isolati. E oggi lo dico con tutta la forza possibile: non ci lasceremo intimidire.
La Russia non ha affatto bisogno di oltrepassare il nostro confine. Sta già conducendo contro di noi una guerra ibrida, attraverso droni, atti di sabotaggio e disinformazione su Internet.
Dai nostri alleati sappiamo che i prossimi mesi potrebbero portare nuove provocazioni. Ma non abbiamo paura e non siamo neppure ingenui.
Vengo da Danzica. Nel maggio del 1939, un politico francese, futuro collaborazionista nazista, chiedeva sulle pagine della stampa francese: perché morire per Danzica?
Pochi mesi dopo moriva tutta l'Europa.
A coloro che oggi dicono che "questa non è la nostra guerra", ricordo questa lezione della storia.
Nel 1939 avevamo alleati, di fatto, soltanto sulla carta. Fummo lasciati soli. Oggi siamo nella NATO e nell'Unione Europea.
Spendiamo per la difesa quasi il 5% del PIL. È quasi il doppio della Germania e più del doppio della Francia. Stiamo costruendo uno degli eserciti più forti d'Europa. Dal programma europeo SAFE abbiamo ottenuto 44 miliardi di euro, più di qualsiasi altro Stato dell'Unione. E oggi i confini polacchi sono i confini meglio sorvegliati dell'intero continente.
L'Europa che nel 1939 non voleva morire per Danzica oggi finanzia il riarmo polacco. Ma siamo consapevoli che neppure l'esercito più grande sarà sufficiente, se la nazione non sarà pronta.
Per questo mi rivolgo a tutti coloro che guardano al futuro con preoccupazione. Non cerchiamo la guerra. Ma se qualcuno oserà attaccarci, si troverà di fronte a una risposta ferma: la nostra e quella dei nostri alleati.
Viva la Repubblica di Polonia, libera e sicura".
Un fatto che va ricordato ciclicamente: Giuseppe Conte, e cioè quello dei lockdown, dei banchi a rotelle, dei 400 mafiosi scarcerati e del buco lasciato nei conti pubblici dal superbonus 110%, è stato il peggior Presidente del Consiglio della storia d’Italia.
Fa troppo caldo, bisogna rinviare l’inizio dell’anno scolastico a ottobre. La richiesta è partita da un appello online ed è stata raccolta da molti insegnanti, ovviamente da alcuni sindacati e persino da tanti genitori. Tutti giustamente preoccupati per le condizioni insostenibili e rischiose per la salute psicofisica di docenti, lavoratori e alunni. Servirebbero i climatizzatori nelle aule, ma non ci sono i soldi e soprattutto non c’è tempo. Ora. Perché in passato ci sono stati entrambi, ma entrambi sono stati sprecati.
Quando nel 2020 c’è stato il Covid, l’Italia è stato il paese che ha chiuso le scuole più a lungo in Europa: 341 giorni, rispetto a una media di 138. All’epoca, una delle discussioni più importanti era l’aerazione delle aule: portare impianti di ventilazione in tutte le scuole era un obiettivo condiviso e prioritario. E le risorse, negli anni successivi, non sono di certo state un problema.
Tra il Superbonus e il Pnrr sono stati spesi 450 miliardi di euro, ma non un euro è stato previsto per adeguare gli edifici scolastici all’aumento delle temperature: abbiamo messo i cappotti termici alle ville al mare, ma non l’aria condizionata nelle scuole. Così allo stato attuale, su circa 60 mila scuole, solo il 6-7 per cento ha la climatizzazione. Il ministro Valditara ha stanziato 20 milioni di euro, sufficienti a rinfrescare appena 3-400 aule: per gli inutili banchi a rotelle il governo Conte spese 120 milioni.
Così, dopo sei anni e 450 miliardi, la soluzione è sempre la stessa: scuole chiuse. In fondo anche ai sindacati va bene così, d’altronde tra i tanti scioperi fatti – da Gaza al neoliberismo al climate change– non se ne ricorda uno per l’aria condizionata.
https://t.co/xDDg1vyoOp
Per chi non si beve tutto.
Mentre gran parte del giornalismo italiano si esercita nell’antica arte del copia-incolla da agenzie ONU e comunicati di Hamas, c’è un giornalista in Rai che ha deciso di non farsi dettare la linea da Ramallah. Si chiama Giovan Battista Brunori, e oggi è una rarità: uno che ha ancora la schiena dritta.
Capo della sede RAI a Gerusalemme, Brunori ha fatto qualcosa che nel 2025 equivale a un atto di insubordinazione: ha mostrato Gaza da un altro angolo, quello scomodo, quello che smentisce le lacrime facili e la propaganda prefabbricata.
Quando il Tg1 ha disturbato la narrazione
La settimana scorsa, il suo servizio per il Tg1 ha fatto tremare più tastiere che razzi. Le immagini? Scorte di aiuti umanitari marcite al sole perché “nessuno andava a ritirarle”.
La frase? Tagliente come un referto:
«Il cibo a Gaza sta avariando perché non ci sono organizzazioni che lo vanno a prendere.»
Apriti cielo. Le ONG si sono stracciate le vesti. La sinistra ha invocato la gogna.
La Rai? È corsa ai ripari con una replica del Tg3, in pieno stile “scusate il giornalismo”.
Ma Brunori non ha indietreggiato. Perché il giornalismo, quello vero, non chiede il permesso prima di disturbare.
Sul campo, non su Zoom
Giovan Battista Brunori non racconta Gaza da un bar di Ramallah o da un attico romano.
Nel 2024 era tra i pochi a documentare l’attacco del 7 ottobre, le infiltrazioni di Hamas, le case distrutte degli israeliani di Netiv HaAsara, a due passi dal confine.
Mentre altri parlavano di “resistenza”, lui mostrava famiglie sgozzate, villaggi assaltati, bambini presi in ostaggio.
Un crimine? No. Un servizio pubblico.
Ma questo oggi basta per finire nella lista nera degli “squilibrati filo-israeliani” (copyright collettivi studenteschi).
La colpa di raccontare tutto
Brunori non si limita a un copione. Non chiude gli occhi dove serve.
Nel caos informativo della guerra Israele-Gaza, è uno dei pochi a non affidarsi alle infografiche dell’UNRWA e ai pianti in slow motion rilanciati da Al Jazeera.
E questo lo rende pericoloso. Perché chi racconta tutto, rompe l’incantesimo.
Non c’è spazio per i “Mr. Fafo”, i martiri ricorrenti da Instagram, quando si mostra la realtà nuda: tunnel sotto gli ospedali, miliziani travestiti da soccorritori, aiuti bloccati da Hamas per esigenze belliche.
Il problema? È difficile smentirlo
Brunori ha un curriculum da campo: Afghanistan, Iraq, Libano, Ucraina.
Ha vinto il premio Ilaria Alpi (1998), il Premio Feniks (2021) e quello Delio Costanzo (2024).
Ma il suo vero trofeo è l’indipendenza.
Non lavora per far contenti i partiti. Né le ambasciate. Né le piazze.
Parla arabo. Conosce la storia. E quando va in onda, non ha bisogno di urlare per dire cose gravi.
In un mondo dove la verità è soggetta al sentiment, Brunori è rimasto fedele alla sostanza.
Non piacerà a chi cerca eroi prefabbricati e vittime su commissione.
Ma è l’unico in Rai che ancora ti fa cambiare canale perché dice troppo, non perché dice poco.
E oggi, questo, è rivoluzionario.
Chi non si inginocchia alla propaganda, chi ha ancora fame di giustizia, ti guarda e ti dice: vai avanti. Perché oggi, raccontare la verità è un atto di coraggio.
@LuigiGiliberti2
Sul sito del santone Giorgio Bongiovanni, che piace tanto tanto ad alcuni PM antimafia, compaiono alcuni articoli vagamente antisemiti.
Cito testualmente da uno di questi:
"Questi cosiddetti Ebrei Sionisti governano il mondo mediante un’organizzazione perfettamente strutturata e pianificata nel corso di varie generazioni; al vertice di questa organizzazione si trova la famiglia più potente e influente del mondo economico, i Rothschild"
cc @ANMagistrati
https://t.co/0fWgDkI2pl
Elly Schlein: e vi fa strano pensare a Ranucci presidente del consiglio?
Ieri vi abbiamo ricordato come Conte è diventato presidente del consiglio. Oggi vi ricordiamo come @ellyesse è diventata segretaria del @pdnetwork .
Elly Schlein esce dal PD nel 2015, ma si guarda bene dal dimettersi dal Parlamento Europeo, dove era stata eletta l'anno e dove è rimasta fino al 2019.
Nel 2020 viene eletta alle regionali dell'Emilia-Romagna con la lista "Emilia-Romagna Coraggiosa", e diventa vicepresidente della regione.
Nell'ottobre 2022 si dimette per candidarsi alle politiche: viene eletta deputata come indipendente nella lista PD.
A novembre 2022 rientra formalmente nel partito e annuncia la candidatura alla segreteria contro @sbonaccini .
Viene sonoramente sconfitta dagli iscritti: Bonaccini prende quasi il 53%, lei si ferma al 35%.
Pochi giorni dopo, alle primarie aperte, bastano due euro a testa per ribaltare tutto. Schlein vince con il 53,75%. Circa 587.000 persone, non iscritte, chiunque avesse due euro, consegnano il principale partito di centrosinistra a chi aveva appena perso tra gli iscritti.
Una vittoria con 164.000 euro di scarto: 2 euro moltiplicato per 82.000 voti di differenza.
Allora la domanda è: se si può arrivare alla guida del PD con 164.000 euro, perché Lavitola è per forza scemo e Ranucci per forza un cretino?
@pdnetwork@ellyesse@sbonaccini
@GiuseppeConteIT Una sinistra che tergiversa su questo tema, che è incapace di riconoscere e sostenere la Resistenza quando la vede, che è pronta a negoziare sul principale elemento fondativo della propria identità, è una sinistra che ha perso ogni briciolo di credibilità.
14/14
Oggi a Roma, due giorni fa in Bulgaria.
E poi Repubblica Ceca, Spagna, Polonia e perfino Turchia. Tutto negli ultimi due anni.
Sempre depositi o fabbriche di munizioni.
Che coincidenza.