«Voi chi dite che io sia?» (Mt 16,15). Definire Gesù lo chiude in un ruolo o in una qualità. Ma Lui è l'infinito. La vera risposta è: «Tu sei». Due parole per smettere di spiegare Dio, fare silenzio e iniziare a incontrarlo davvero.
La donna cananea ci insegna che davanti a Dio l'orgoglio non serve a nulla, ma l'audacia cambia tutto. Saper chiedere "almeno le briciole" dimostra che anche una minima frazione dell'amore di Dio basta a salvare una vita. La fede autentica abbatte ogni confine.
Da Chi sfama cinquemila persone ci si aspetta presenza nelle acque agitate. Come Pietro, iniziamo a fidarci. Ma basta distogliere lo sguardo da Lui per iniziare ad affondare. L'affondare però non è la fine: il grido «Signore, salvami!» rompe la paura e Lui ci salva.
Guardare negli occhi chi è povero e donare tempo a chi trascuriamo sono i nostri "cinque pani e due pesci". Nella consacrazione, Dio li accoglie per il miracolo dell'Eucaristia, che i sacerdoti custodiscono e distribuiscono affinché nulla vada perduto.
Abbiamo trovato la perla preziosa, ossia Gesù? E allora mostriamo la gioia che proviamo, anziché l'espressione triste che ci contraddistingue. Poi investiamo tutto su di Lui.
Giorno dopo giorno, più lo ameremo, più sentiremo le sue parole rivolte proprio a ciascuno di
noi
Grano e zizzania:bene e male
Convivono nel cuore degli uomini del mondo intero e verranno separati alla mietitura.
Perché la zizzania serve:se in noi per correggerci; intorno a noi offre agli altri l'occasione di convertirsi e a noi di mostrare indulgenza e carità.
Chi ha orecchi, intenda! Se il cammino spirituale è in stallo, che terreno siamo?
Sassoso cioè pigrizia e incostanza nella preghiera, oppure pieno di rovi cioè vizi e idoli che soffocano l'amore per Dio?
Curiamo il nostro terreno per ritornare a portare il cento per uno.
Gesù non esclude i saggi, ma invita all'umiltà dei piccoli. Il suo richiamo a trovare ristoro è per tutti noi, appesantiti dalle fatiche della vita. In lui troviamo vero conforto: non cancella i problemi, ma si mette sotto il giogo insieme a noi per non lasciarci soli.
Gesù esige il primo posto perché ci vuole liberi da quei legami interiori che condizionano le nostre scelte.
Poi ci chiede di prendere la croce perché grazie a tutto ciò saremo capaci di amare di più gli altri e spenderci per loro, qualunque sia la nostra condizione di vita.
“Non abbiate paura”, ci ripete Gesù. Siamo chiamati a testimoniare il Vangelo senza timore: per Dio valiamo più dei passeri e siamo nelle Sue mani. Tra guerre e incertezze, vinciamo la paura e la neutralità. Gesù, aiutaci a uscire fuori dal coro e a seguirti senza compromessi.
Gesù scelse i Dodici tra persone molto diverse e imperfette. Ci insegna che la comunità cristiana vive nella diversità. Perciò siamo chiamati ad annunciare il Regno donando gratuitamente ascolto, amore, perdono, gentilezza e rispetto, come gratuitamente abbiamo ricevuto da Lui.
È vero che Gesù è morto per tutti e tutti abbiamo la possibilità di salvarci. Ma a una condizione: riconoscerci peccatori e credere che Lui è morto per salvare l'umanità dai peccati.
Come S. Agostino ci ricorda:
"Dio, che ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te".
Gesù non insegna soltanto: invita ad avere sete di Lui come dell’acqua, bisogno vitale dell’anima. Lo Spirito Santo si dona secondo la vocazione di ciascuno, ma non basta chiederlo: bisogna desiderarlo davvero, perché il desiderio guida il cuore verso Dio.
Gesù ha grande fiducia anche in noi, affidandoci la missione di annunciarlo al mondo.
Eppure spesso dubitiamo. Tuttavia il dubbio non è un male, anzi è lo spazio della ricerca, della scelta, dove fede e ragione si illuminano a vicenda. Importante è trasformarlo in una fede viva
Dice Gesù: "Il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete"
Sì, nei segni della vita: quando ci rialziamo dopo una caduta, perdoniamo, superiamo il dolore.
E poi: Lo ama chi osserva i comandamenti che non sono
una legge, ma indicazioni essenziali per non smarrirsi.
Gesù: 'Vado a prepararvi un posto'. Eppure, invece di camminare verso quella dimora, usiamo ogni energia per avere un posto prestigioso nel lavoro, in società, in famiglia, nella Chiesa. E non pensiamo che quaggiù siamo stranieri in viaggio verso l'unica meta che conta davvero.
In un mondo di politici e potenti che sperano ci comportiamo da pecore, Gesù è l'unico che ci tratta come persone chiamando ciascuno per nome e lo fa per dare non per avere.
Nel caos dei social e mass media,distinguiamo la voce di Gesù perché solo dall'ascolto nasce la sequela.
Siamo come i discepoli di Emmaus:speranzosi poi delusi, se la speranza non si realizza; dubbiosi e increduli;distratti nell'ascoltare.Per questo non vediamo il Signore che ci cammina accanto. Gesù non è morto per risolvere i nostri affanni, ma per aprirci le porte dell'eternità
Nell'era della massima connessione viviamo a porte chiuse in senso pratico e metaforico.
Non facciamo entrare nel nostro spazio conoscenti o parenti, né Gesù nei nostri cuori perché fissi su progetti improbabili e cose vane.
Gesù libera la nostra mente e rendici testimoni.