Oggi Francesco Boccia ha dichiarato che “Pd-Avs-5S sono un blocco unico”
Lo ringrazio, perché ha spiegato molto meglio di come avrei potuto fare io, subalternità del Pd a Conte e Fratoianni.
Costruiamo insieme un’alternativa ai populisti e ai sovranisti.
#spaziopubblico
“Evidente l'incompatibilità con Picierno”, dice Bettini.
Per una volta, devo dargli ragione.
Era evidente, e ne ho dovuto prendere atto, la mia incompatibilità con un partito che sull'Ucraina e sull’imperialismo di Putin non si dissocia dalle posizioni di Bettini, che poi sono anche quelle di Conte, di Salvini e di Vannacci.
Mi dispiace per gli amici che sono rimasti.
Da oggi nasce Spazio Pubblico: un movimento aperto, europeista, democratico. Non una corrente, non un’etichetta, uno spazio per tutti quelli che credono ancora che libertà, diritti e giustizia sociale siano il futuro, non il passato.
Serve una proposta seria, riformista, pragmatica. Per chi produce, chi investe, chi innova, chi crea lavoro. Per chi vuole un’Europa libera, forte, giusta e un’Italia che non sia condannata alla perpetua irrilevanza.
Spazio Pubblico nasce per unire i liberi e i forti, per riunire coloro che lottano contro i populismi, le oligarchie e i profeti di sventura.
Adesso tocca davvero a noi.
Aderite e costruiamo insieme un’Italia e un’Europa protagonista.
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Mentre il Foro (nel senso di “buco”) Economico di San Pietroburgo registra la visita del primo osannatissimo capo di stato, il presidente della Repubblica immaginaria dell’Abkhazia (in attesa della vera guest star, la leader della Tanzania), tra i fumi degli incendi causati dagli attacchi ucraini, altre nebbie si addensano attorno al futuro dell’economia del paese.
Bloomberg ha rivelato alcuni giorni fa che diversi funzionari avrebbero avvisato Putin che gli attuali ritmi di spesa per la guerra sono assolutamente insostenibili, sfidando l’opinione del Ministero della Difesa, secondo il quale il comparto militare non può essere definanziato e non a rischio di una crisi, dal momento che gran parte dell’economia russa ormai dipende dai contratti con l’esercito e le industrie di armamenti.
Ad avvalorare la notizia è un rapporto del Center for European Policy Analysis (CEPA) secondo le cui analisi il Ministero della Difesa starebbe cercando di ottenere ulteriori 2000 miliardi di rubli (circa 28 miliardi di dollari), che potrebbero diventare 4000 entro la fine dell’anno.
Parte di questa maggiore spesa sembra essere dovuta all'aumento dei costi di risarcimento per le vittime. Entro la fine del 2025, circa 352.000 soldati russi erano stati uccisi dall'invasione del febbraio 2022, secondo un'inchiesta congiunta di Mediazona, BBC Russia e Meduza, anche se i servizi segreti britannici riferiscono di cifre più vicine al mezzo milione. I pagamenti federali di 14,2 milioni di rubli per ogni decesso accertato stanno avendo un impatto a catena sul bilancio. Molte regioni aggiungono un ulteriore importo compreso tra uno e tre milioni di rubli.
Il punto è che l’incremento di spese per la difesa dovrà corrispondere a tagli in altri settori, vista la scarsa appetibilità delle obbligazioni di una dittatura prossima alla bancarotta, che rende difficile piazzare il debito, nonostante rendimenti stratosferici. Tutto ciò in un contesto in cui l’industria del comparto militare continua a registrare crescite di produzione folli (+57% su base annua rispetto al 2025), mentre l’intero settore civile sta subendo un crollo di fatturato verticale dovuto alla riduzione della domanda (cemento -21%, mattoni -23%, auto -42%) ed al totale isolamento dei mercati, a fronte di scarsità di manodopera (risucchiata dal ricco settore bellico) e da un accesso al credito praticamente impossibile, se non a tassi da usura.
La crescita drogata del settore militare e la rapida desertificazione di quello civile pone peraltro due problemi. Il primo è la progressiva sovietizzazione dell’economia, che sempre più dipende dalle capacità di spesa dello Stato (ormai sotto pressione visto che nei primi 4 mesi dell’anno si è già superato del 50% il deficit previsto per l’intero 2026 e le riserve diminuiscono a vista d’occhio). Il secondo, e di gran lunga peggiore, è l’irreversibilità dello stato di guerra permanente, perché solo la guerra consente al momento all’economia di girare. Due elementi in conflitto tra loro, dal momento che la bellicosità di Mosca rende impensabile l’alleggerimento delle sanzioni occidentali e quindi la ripresa di quei canali commerciali che offrirebbero sollievo al bilancio russo.
Anche queste ulteriori analisi confermano quindi che la Russia è entrata a tutta velocità in un vero e proprio vicolo cieco, avendo avviato una guerra impossibile da fermare nel breve periodo e impossibile da sostenere nel medio e lungo periodo. In mezzo c’è un inevitabile nuovo collasso, stile 1991. Perché un paese che non studia la storia ma usa il passato solo per glorificare il presente, dalla storia non può aver imparato nulla.
Il prossimo 15 giugno a Milano, dalle 17 alle 20, Pina Picierno @pinapic sarà ospite dell’assemblea fondativa di https://t.co/FtyK0dg7rv, la piattaforma che in tanti stiamo animando e costruendo con l’obiettivo di contribuire a dare all’Italia (fin dalle elezioni politiche del 2027) una proposta politica 100% europeista, senza alleanze o cedimenti verso Mosca e dintorni.
Vi aspettiamo (link all’evento nei commenti).
@stebellentani@giorgio_gori Ma "la linea è unica". Ed è anti Europea. Per questo una delle fondatrici se n'è andata. Non è che una si sveglia una mattina. No?
In Russia la propaganda non aspetta l’adolescenza: parte dall’asilo.
Uniformi, simboli militari, “Spetsnaz”, monumenti ai caduti e bambini trasformati in piccoli soldati durante le celebrazioni del 9 maggio.
Palloncini in una mano. Mitra giocattolo nell’altra.
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LINGUA, POTERE E IDENTITÀ:
DALLA RUSSIA ZARISTA ALLA “RETORICA DEI RUSSOFONI”
La russificazione è un elemento di continuità della storia imperiale russa, fino alle politiche della Federazione Russa contemporanea.
Link articolo su FB nei commenti
Dal 10 al 13 settembre torna a Ventotene la “Conferenza sulla Democrazia e sulla Libertà” che organizzo con il Parlamento europeo, insieme ai nostri uffici di Roma. Anche quest’anno porteremo sull’isola intellettuali, esponenti politici, attiviste e attivisti che ogni giorno si impegnano per difendere la democrazia, i diritti e la libertà in Europa e nel mondo.
Quest’anno, insieme alla Fondazione Nenni, riporteremo sull’isola anche la quinta copia originale del Manifesto di Ventotene.
In un tempo in cui questi valori vengono messi in discussione da regimi illiberali e da nuove forme di autoritarismo, ritrovarsi a Ventotene assume un significato ancora più profondo. È qui che sono nate le idee più coraggiose del progetto europeo. Ed è qui che dobbiamo continuare a interrogarci sul futuro dell’Europa, partendo dai valori che ne hanno ispirato la costruzione.
Saranno giorni intensi e animati da un’idea ben chiara: la libertà e la democrazia non sono conquiste definitive, ma responsabilità da difendere ogni giorno.
Vi aspettiamo a Ventotene! 🇪🇺
🛑 Almeno 95 cittadini russi hanno ottenuto visti Schengen per l’Italia senza requisiti. C’è ora una inchiesta della Procura di Roma in corso e bisogna seguirla.
Il sistema era gestito (per sua stessa ammissione) dall’ex ambasciatore italiano in Uzbekistan Piergabriele Papadia de Bottini di Sant’Agnese e dalla sua collaboratrice russa Tatiana Tarakanova.
Tre agenzie turistiche di Mosca (Happy Travel, Visa4you, Park Lane) facevano da tramite: i bonifici arrivavano direttamente sul conto bulgaro di Tarakanova (es. 23.600 euro in soli sei mesi, camuffati da “prestiti fruttiferi”).
L’ex ambasciatore è stato arrestato a Roma per corruzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La sua difesa: «L’ho fatto per soldi, non sono una spia russa».
Magari non era una spia, ma questo farabutto (pagato con i soldi dei contribuenti italiani) era comunque un corrotto al servizio della mafia russa.
Purtroppo lo scandalo è solo la punta dell’iceberg dell’inquinamento criminale russo in Italia, che sfrutta debolezze istituzionali e personali per infiltrarsi nel nostro Paese.
Vi siete chiesti per quale motivo nessuno dice più che le sanzioni verso la Russia non funzionano? Perché chi derideva i 20 pacchetti di restrizioni europee, oggi non ride più?
Il magazine Fortune ha pubblicato un articolo col quale conferma che i peggiori incubi del Cremlino si stanno materializzando molto più velocemente del previsto e che l’economia russa ormai fa acqua da tutte le parti.
Che le cose stessero andando molto peggio di quanto preventivato lo si era capito nella recente riunione nella quale Putin ha rimproverato Governo e Banca Centrale per gli insoddisfacenti dati di crescita, ottenendo imbarazzati silenzi da parte di chi non aveva certo la possibilità di rispondere che quei dati erano dovuti alla guerra criminale e suicida che proprio lui aveva scatenato. La differenza tra numeri reali è in effetti non di poco conto: nei primi tre mesi dell’anno il PIL russo si è contratto dello 0,5% anziché crescere del 1,6%.
L’inflazione ancora fuori controllo, a causa delle due guerre, costringe infatti la Banca Centrale a tenere alti i tassi di interesse, i quali a loro volta si traducono in costi per lo più insostenibili per le aziende che devono accedere al credito. Una necessità che riguarda soprattutto le imprese civili, le quali non godono degli stessi incentivi ed agevolazioni di quelle militari, e che hanno visto in questi anni precludersi mercati esteri a causa delle sanzioni e calare la domanda interna, con conseguente inevitabile indebitamento. Molte aziende già indebitate prima della guerra, si vedono peraltro ora costrette a rifinanziare i loro debiti a costi infinitamente superiori.
La conseguenza è che, secondo quanto riportato anche dal quotidiano Izvestia, il 25% del mercato obbligazionario sarebbe a rischio di insolvenza e si tratterebbe di una una tendenza sistemica, dal momento che, scrive ancora Fortune, “il volume del debito da rifinanziare quest'anno è circa il doppio rispetto all'anno scorso, esercitando pressione sui flussi di cassa e intensificando la concorrenza per la liquidità”.
Già nel giugno scorso banche e imprese avevano avvisato del rischio di una crisi del debito e di una finanziaria, un think tank statale a dicembre aveva confermato i timori di una crisi bancaria entro ottobre mentre diversi funzionari russi avevano anticipato quel possibile termine all’inizio dell’estate, a causa dell’impossibilità delle imprese di rifondere i propri debiti e visto l’aumento vertiginoso di insolvenze, che a gennaio aveva raggiunto un totale di 109 miliardi di dollari di fatture non pagate. Non è un caso che gli 11 default del 2024, siano più che raddoppiati nel 2025 e che quella stessa cifra si sia registrata solo nei primi tre mesi del 2026.
Il modello economico costruito dal Cremlino dopo il 2022, oggi più che mai, sembra sempre più dipendere da una spirale di spesa pubblica, debito e militarizzazione permanente, che funziona come una droga: ti consente di operare al di sopra delle tue reali possibilità, ma ti uccide lentamente. Allo stesso modo l’economia russa oggi sopravvive grazie alla sconsiderata spesa pubblica (che ha già portato a bruciare in tre mesi il deficit programmato dell’intero anno), ma ogni giorno che passa la totale dipendenza dalla guerra rende più difficile la prospettiva di una sopravvivenza del “tossicodipendente” in tempo di pace.
Comunque la si guardi, il dato resta che il fattore tempo non gioca più a favore di Mosca e Putin non è più nella posizione di poter imporre condizioni vessatorie all’Ucraina. Ma significa anche che le politiche europee di sostegno verso Kyiv hanno raggiunto lo scopo che si prefiggevano, cioè aiutare l’aggredito a difendersi e rendere la guerra un totale fallimento per l’aggressore, un risultato che dovrebbe far riflettere e vergognare i tanti che chiedevano di abbandonare un intero popolo al suo destino perché spacciato, in una guerra che non aveva alcuna possibilità di vincere.
Per questi collaborazionisti non credo esista posto abbastanza lontano o abbastanza nascosto per sfuggire alla vergogna di aver provato a svendere 44 milioni di vite e la libertà di noi tutti, per vanità personale, ideologia o nella speranza di avere un posto al sole nel distopico mondo del quale celebravano l’imminente avvento.
Marco Setaccioli, Presidente di Pace Giusta, in questa intervista racconta Kyiv e l’Ucraina al di là della narrazione che spesso arriva in Italia.
https://t.co/1vZAz2bePJ via @YouTube
Pussy Riot and Femen stormed the Russian pavilion at the Venice Biennale on May 6 to protest the Kremlin’s war against Ukraine.
Video: Katia Margolis / Facebook.
UCRAINA NAZISTA? UN MITO COSTRUITO SU UNA STORIA DIMENTICATA
L'Ucraina è uno Stato nazista, dominato da neonazisti, e la guerra non è altro che una necessaria «denazificazione». È una narrazione potente, e – come vedremo – profondamente disonesta […{
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