Intervista post partita di J.Sinner:
“Vittoria al quinto? Non ve l’aspettavate eh? (Ride,ndr).Penso sia il serbo più forte della storia che abbia messo piede in questo campo(dice maliziosamente).Il sangue al piede?Una dedica all’Italia, ai mondiali non vediamo la nostra bandiera”
Per tutto il giorno, prima delle semifinali di uno Slam, si continuava a parlare di LUI. Ancora. Dopo quasi 10 giorni. Stavolta perché un ex campione, durante il talk show in cui quotidianamente commenta il Roland Garros per un media americano, invece di parlare del torneo ancora in corso, ha passato il tempo a dare giudizi su di LUI.
Poi, oggi pomeriggio, abbiamo visto la prima semifinale, che possiamo dire con certezza non passerà alla storia del tennis. Da italiani aspettavamo con gioia la seconda semifinale, che purtroppo è finita prima di iniziare, per il malore dell’altro Matteo, non quello che, con una grande tristezza, avevamo visto ritirarsi nel quarto di finale.
Una sfortuna crudele per questi ragazzi in un momento così bello della loro carriera. Ci ha colpito, però, vedere che, improvvisamente, anche i più riluttanti hanno finalmente dovuto ammettere che ebbene sì, anche i campioni si prendono i virus, magari vomitano e vengono abbandonati dal proprio corpo. Paradossalmente, anche gli scettici hanno dovuto accettare che gli atleti sono proprio come noi, mammiferi, parte della specie umana, che hanno dei giorni in cui scelgono stoicamente di andare a lavorare anche stando male, altri in cui se ne tornano a letto perché non ce la fanno. I tennisti, per lavoro, scendono in campo: a volte, pur debilitati, riescono comunque a stringere i denti e a vincere, a volte ci provano con quel poco che hanno e perdono. A volte ritengono che quel poco è troppo poco e non abbia alcun senso e si ritirano.
E te la fai la domanda, come mai accada che per alcuni ci sia empatia e scatti, giustamente, affetto e solidarietà, mentre per altri scattino insulti, dietrologie, messa in discussione di attitudine fisica e professionalità.
Oggi, durante la conferenza stampa in cui annunciava il suo ritiro, Matteo Arnaldi aveva il viso palesemente sofferente e gli mandiamo un abbraccio perché non sarà stata una giornata facile. Come magra consolazione , Matteo almeno non dovrà domani leggere e ascoltare, anche da persone che lui e il suo team credevano amiche, illazioni sulla sua capacità di gestire la propria carriera e il proprio corpo, come invece ha dovuto sopportare LUI, come se la delusione di stare male nel momento cruciale della propria stagione non fosse già una punizione sufficiente. E allora uno pensa ingenuamente: se è bastato guardare Matteo per capire il suo malessere, il 28 maggio non sarebbe bastato guardare LUI e il colore della sua faccia, il viso scavato e sofferente, per capire?
Scendendo a compromessi con la lingua italiana allora ti viene da chiedere a tutti, da Andre Agassi in giù: ma ci siete o ci fate? Purtroppo temo entrambe le cose.
#RolandGarros
Paolo Bertolucci and Adriano Panatta talked about his hug with Jannik Sinner in Rome ceremony:
Paolo Bertolucci: “It was something that sincerely touched me, I had prepared some words (for Sky Sport IT commentary) but then I just said what I was feeling in that moment.”
Adriano Panatta: “You got emotional? You, with the armor you have?”
PB: “But not because of you, for him! It was a beautiful moment and really touching.”
Adriano Panatta: “That pic you see, of that hug, it’s a very genuine hug that we both really felt. That’s the good thing, it’s something that will stay forever, also inside of me.”
❤️🇮🇹