Louis, 17 anni, massacrato a calci e pugni alla testa a Narbonne, da una banda di origine nordafricana.
Attirato in un agguato, filmato mentre agonizzava, lasciato a morire. Morto dopo giorni di agonia.
Hanno ucciso un ragazzo che aveva avuto il coraggio di denunciare.
In Italia Rai, Mediaset e La7 tacciono. Zero servizi, zero titoli.
La stessa barbarie di sempre, lo stesso silenzio complice. Louis non sarà dimenticato.
#JusticePourLouis #Louis #sicurezza #immigrazione #Francia
“Ho deciso di raccontare pubblicamente qualcosa di molto personale.
Nel 2022 durante la TAC, scopro di avere tre lesioni nella testa. Dopo lo smarrimento iniziale, mi viene consigliato senza esitazione e dicendo di fare la radioterapia perché la chemioterapia non arriverà mai alla testa. E gli effetti collaterali? “Meglio non pensarci”
Vedendo un secondo specialista. Stessa risposta. Identico verdetto: radioterapia, bisturi e rischi annessi.
Ma poi mio padre e mio fratello incontrano il medico curante. Gli racconta la sua storia e il medico li consiglia di rivolgersi al San Raffaele di Milano, al reparto di neurochirurgia del Prof. Mortini, che aveva già risolto un caso analogo in famiglia.
Mio padre e mio fratello riuscirono a incontrarlo pochi giorni dopo, durante una delle sue visite a Roma. Il Professore Mortini guarda le immagini della risonanza, li tranquillizza e li dice: “tuo figlio non ha tre lesioni nella testa ma ha solo una lesione. Niente radioterapia. Niente bisturi. Noi usiamo il Gamma Knife. Niente tagli. Solo raggi gamma che attraversano il cranio e distruggono la massa.”
Una settimane dopo la mia famiglia mi porta a Milano. Alle 8 del mattino mi mettono la struttura (mi vedrete nella foto). Mi fanno sdraiare sul lettino di un macchinario simile a una risonanza. Dopo un’ora e mezza, il trattamento è concluso. Me tolgono il "casco", mi portano in reparto, e otto ore dopo sono tornato a casa. Fine.
La lesione? Non c’è più.
Figuriamoci alcuni che non avevano mai sentito parlare del Gamma Knife.
Ho letto un’articolo che diceva che la prima macchina Gamma Knife arrivò in Italia 30 anni fa, proprio a Roma, grazie a un neurochirurgo visionario che si formò in America e dopo pochi mesi fu tolta di mezzo, chiusa in un seminterrato e... dimenticata. Dava fastidio a troppe persone.
Eppure il Gamma Knife non serve solo per i lesioni, ma anche per molti tipi di tumori.
Cercate su Google:
"Gamma Knife - Radiochirurgia Stereotassica - Prof. Mortini"
Voglio condividere e fate girare questa storia. Potrebbe evitare a qualcuno un intervento inutile. Potrebbe, semplicemente, salvarlo.
"Se anche solo una persona, leggendo questo, potesse avere un'altra possibilità... allora ne sarà valsa la pena."
Manuel Meniconi”.
Ciao Yulia.
Non so se può servire, questo macchinario che si trova nel Pavese, ne parlano bene..
A Pavia c'è un acceleratore di particelle che cura i tumori inoperabili.
Non è un laboratorio di fisica. È un ospedale. E ogni giorno, dentro un bunker con pareti di cemento armato spesse fino a 6 metri, un sincrotrone spara ioni di carbonio contro tumori che la medicina tradizionale non riesce nemmeno a raggiungere.
Si chiama CNAO — Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica — ed è nascosto tra le strutture del Policlinico San Matteo, a due passi dal centro di Pavia. Inaugurato nel 2010, ha iniziato a trattare i primi pazienti nell'ottobre 2011.
La macchina al suo interno è un sincrotrone circolare: 25 metri di diametro, 80 metri di circonferenza, collocato in un bunker di 1.600 metri quadrati. È la stessa tecnologia dei laboratori del CERN di Ginevra — ma invece di studiare la materia, questo acceleratore la usa per distruggere le cellule tumorali.
E qui arriva il punto che cambia tutto.
Non è chemioterapia. Non è radioterapia classica. Gli ioni di carbonio — le particelle più pesanti e potenti che il centro è in grado di produrre — colpiscono il tumore con precisione millimetrica, rilasciando la loro energia esattamente dove serve, risparmiando quasi completamente i tessuti sani intorno.
Spoiler: è l'unico centro in Italia capace di estrarre ioni di carbonio dall'atomo e usarli clinicamente. Nel mondo, esistono solo altri cinque centri con questa tecnologia.
I tumori che arrivano al CNAO sono quelli che altrove non hanno risposta: cordomi alla base del cranio, sarcomi ossei, neoplasie in sedi anatomicamente impossibili da operare o resistenti a qualsiasi trattamento radioterapico convenzionale. Dal 2011 a oggi, il centro ha trattato oltre 4.000 pazienti. Dal 1 gennaio 2014, il trattamento è erogabile dal Servizio Sanitario Nazionale.
Quattromila persone con diagnosi senza via d'uscita. Trattate a Pavia, con un sincrotrone, gratuitamente.
Nel frattempo il CERN cercava bosoni.
In breve:
Il CNAO di Pavia usa un sincrotrone — stessa tecnologia del CERN — per curare tumori inoperabili con ioni di carbonio.
È l'unico centro in Italia con questa tecnologia e uno dei 6 al mondo: dal 2011 ha trattato oltre 4.000 pazienti.
Dal 2014 il trattamento è gratuito tramite SSN.
#MATURITÀ 👇
In un post delirante che ha avuto migliaia di entusiastici commenti, Christian Raimo (scrittore), se la prende con le tracce dell’esame di maturità, che sarebbero una manifestazione di fascismo.
Le cose, però, non stanno così.
La prima traccia prendeva spunto da una poesia di Pavese, un intellettuale iscritto al PCI, fondatore dell’Einaudi e che durante il regime passò un anno al confino. Secondo il Raimo nella lirica c’è un eccesso di sentimentalismo. Può darsi. Pavese, nei mesi precedenti al suicidio, ebbe una grave delusione amorosa. Le poesie di quel periodo , tra cui quella proposta agli studenti, riflettono quindi il suo stato d’animo e sono molto diverse da quelle, narrative e antiermetiche, degli anni Trenta. Gliene facciamo una colpa? Condanniamo per sessismo e virilismo un uomo che, a quanto si evince dal suo stesso diario, soffriva di impotenza?
La seconda traccia prendeva spunto da alcune considerazioni sull’importanza della memoria di Vitaliano Brancati, uno scrittore che, nella sua opera forse più riuscita (Il bell’Antonio), si è fatto beffe in modo spietato del maschilismo fascista. Cosa possiamo rimproverargli, allora? Forse di non essere una donna e di avere così spezzato la parità di genere che, secondo un alfiere del politicamente corretto come il Raimo, deve essere rispettata anche all’esame di maturità?
La terza traccia era un discorso di Giuseppe Saragat, allievo di Turati, esule a Parigi negli anni anni Trenta, condannato a morte insieme a Sandro Pertini durante la guerra e fondatore del PSDI con la scissione di palazzo Barberini. Nel suo discorso il futuro presidente della Repubblica auspicava l’attività dei parlamentari migliorasse le condizioni dei lavoratori. C’è qualcosa di fascista in tutto questo? Non sembrerebbe. Al massimo si può dire che le parole di Saragat non siano più adatte a un tempo come il nostro in cui i parlamenti sono stati di fatto esautorati di tutti i loro poteri e la loro funzione non è quella di promuovere l’uguaglianza tra i cittadini, ma di stimolare la concorrenza a tutti i livelli della vita sociale.
La quarta traccia prendeva spunto da un passo di uno studioso ungherese sull’importanza dei confini. Questa mattina, leggendo questa parola, ho pensato: ecco, come ogni anno i burocrati del Ministero danno un colpo al cerchio e l’altro alla botte, tengono un piede a sinistra e l’altro a destra. E invece no. I confini di cui parlava Furedi (questo il nome dello studioso) non erano quelli tra gli stati, ma tra le generazioni. Si chiedeva di riflettere sulla tendenza a vivere un’eterna adolescenza comprimendo i tempi dell’infanzia e procrastinando all’estremo quelli della maggiore età. Sembrerebbero valutazioni non campate in aria, se non fosse che l’autore è un sostenitore di Orban. Quindi, agli occhi di Raimo, un fascista anche lui.
Mi fermo qui e dico solo questo. Polemiche di questo tipo, col loro ideologismo fuori tempo massimo, ci danno l’esatta misura del livello di meschinità e imbecillità a cui è ridotto il dibattito culturale italiano. E’ purtroppo probabile che, con l’avvicinarsi delle elezioni, le cose andranno sempre peggio...
- Silvio Dalla Torre
Ex Primo ministro dell'Australia Julia Gillard:
"Ai musulmani che chiedono la legge della Sharia è stato chiesto di lasciare l'Australia mercoledì perché l'Australia vede i musulmani bigotti come terroristi, e ogni moschea deve rivolgersi ai musulmani affinché cooperino con noi in questo processo."
"Tutti i musulmani che sono emigrati in Australia dovrebbero cercare di cambiare se stessi per adattarsi al nostro paese. Non aspettarti che noi australiani cambiamo.
Se non ci riescono possono lasciare l'Australia.
Molti australiani hanno paura che possiamo offendere una certa religione.. ma prometto ai cittadini australiani che tutto ciò che viene fatto è per migliorare l'Australia e il suo popolo.
Qui parliamo inglese - non arabo, urdu, nessuna etnia, quindi se vuoi restare nel nostro paese, dovresti imparare a parlare inglese.
In Australia crediamo in Gesù che è il nostro Dio e in Dio crediamo. Semplicemente perché crediamo e aderiamo al cristianesimo, non a qualsiasi altra religione, ed è per questo che troverete ovunque blasfemia di Dio e libri religiosi.
Se avete obiezioni, potete lasciare l'Australia e andare in qualsiasi altra parte del mondo.
L'Australia è il nostro paese, e la nostra cultura.
Non seguiamo la tua religione ma rispettiamo i tuoi sentimenti, quindi se vuoi leggere il Corano ed esibirti namaz per favore non usare altoparlanti e non leggere ad alta voce.
Per favore, non recitate il Corano o pregate nelle nostre scuole, uffici o luoghi pubblici.
Puoi farlo a casa tua o in moschea non ci interessa.
"Se hai un problema con la nostra bandiera nazionale, il nostro inno nazionale, la nostra religione, il nostro stile di vita - per favore lascia l'Australia in questo preciso momento e non tornare mai più."
DEFINISCI BAMBINO 👇🏻👇🏻👇🏻👇🏻👇🏻
✍🏻 Roberto Riccardi
L’armata dei quindici anni. Sono tra noi e ci odiano, perché la loro fede non fa sconti.
È stato arrestato per terrorismo a Firenze un quindicenne tunisino “pronto ad agire per l’Isis”. E se provate stupore nel leggere aspettate il prosieguo.
Per lo stesso reato, era già stato arrestato lo scorso ottobre, per poi essere inviato in una comunità per compiere il percorso di recupero.
Tanta bontà e comprensione hanno funzionato secondo voi?
No, manco per niente. Rilasciato il 23 marzo, il giorno dopo ha subito ripreso le sue attività con finalità terroristiche, riallacciando i contatti con il Daesh.
Cercava armi e riceveva istruzioni su dove colpire. Quando lo hanno riarrestato, il GIP ha scritto: “Non ha mutato le proprie pericolose convinzioni ideologiche.” Ha proseguito il proselitismo “anche durante il regime di messa alla prova.”
Ventiquattr’ore. Il tempo che lo Stato italiano ha impiegato per accorgersi che i propri strumenti giuridici scivolano su questi ragazzi come acqua sul marmo.
Poi tutti dimenticheranno, in prima fila la sinistra italiana, sempre pronta a giustificare dando la colpa agli altri: è la società che li emargina, è la povertà che li radicalizza, è il razzismo che li spinge tra le braccia dell’ISIS.
Mai una volta che il problema sia chi giura fedeltà a un califfato: il problema è sempre chi lo fa notare.
Ma questo ragazzo non è un caso isolato. È l’ultimo di una serie che nessuno vuole leggere per intero.
▪️Ottobre 2024. Taranto. Un diciassettenne tunisino progetta razzi nella sua stanza. Nella cameretta: vessilli dell’ISIS dipinti a mano e manuali di costruzione.
▪️Dicembre 2024. Bologna. Cinque giovani arrestati. Smantellata la cellula “Da’wa Italia.” A capo, una ragazza pakistana cresciuta nel capoluogo emiliano. Si era radicalizzata durante il Covid, senza frequentare moschee. Solo Internet.
▪️Gennaio 2026. Cantù, provincia di Como. Un diciassettenne egiziano, autoradicalizzato. Propaganda jihadista su TikTok e Instagram. Contatti con soggetti già arrestati per terrorismo.
▪️Febbraio 2026. Caserta. Un minorenne italiano giura fedeltà all’ISIS, si collega con la Siria attraverso il dark web e distribuisce ai coetanei campani manuali per fabbricare esplosivi.
▪️Novembre 2025. Provincia di Pavia. Un minorenne tunisino studia come costruire ordigni incendiari con sostanze da supermercato. Vuole andare a combattere.
▪️Luglio 2025. Ventidue perquisizioni in tutta Italia. Ragazzi tra i tredici e i diciassette anni. Tredici anni. Dalla Sardegna alla Calabria, dalla Lombardia al Veneto. Bilance per polvere da sparo, componenti per molotov, centinaia di chat con guerriglieri armati.
Il bollettino potrebbe continuare a lungo. Risale al 2018, quando un sedicenne di origine algerina amministrava da Udine un canale Telegram dell’ISIS con duecento iscritti e chiedeva consigli su come far passare una cintura esplosiva ai controlli. Stava valutando un’azione nella sua scuola. Aveva sedici anni.
I numeri consolidati dicono il resto. Diciannove minorenni attualmente detenuti per terrorismo jihadista; età media sedici anni.
Di questi diciannove, quattordici hanno la cittadinanza italiana. Sono nati qui, cresciuti qui, andati a scuola qui. Sono tra noi, pronti a colpirci alle spalle. E questi sono solo quelli che conosciamo, perché talmente invasati da operare alla luce del sole sui social.
Dal 2023 al 2025 le operazioni di polizia giudiziaria su minori radicalizzati sono aumentate del 285 per cento: da 7 a 27. I tempi di radicalizzazione sono crollati: nel 2002 servivano sedici mesi, nel 2025 bastano poche settimane.
La Relazione dei servizi segreti presentata al Parlamento nel marzo 2026 aggiunge un dettaglio che toglie il sonno: minorenni, italiani sulla carta ma nemici sul serio, utilizzano l’intelligenza artificiale per cercare istruzioni sulla fabbricazione di ordigni.
Un ragazzino solo che interroga un chatbot su come assemblare un esplosivo. Niente moschea, niente predicatore: un algoritmo.
Perfino il legislatore lo ha capito: nell’aprile 2025 ha introdotto l’articolo 270-quinquies. 3 del codice penale, che punisce da due a sei anni chi detiene materiale con istruzioni per fabbricare armi e ordigni con finalità di terrorismo.
Una norma che riconosce ciò che il tribunale dei minori ancora finge di ignorare: quando un quindicenne cerca istruzioni per costruire una bomba, non è un ragazzo da recuperare. È un attacco già in corso.
Non si tratta di episodi isolati. Non si tratta di disagio sociale. Non si tratta di fragilità adolescenziale. Si tratta di un esercito che si arruola nelle camerette tra un video su TikTok e un giuramento su Telegram. Un esercito che lo Stato pretende di smobilitare con la messa alla prova. Praticamente una aspirina per curare un tumore.
Non possono e non devono essere trattati come minorenni. Non sono adolescenti che fanno una scritta sul muro o rompono una vetrina.
Sono soldati di un esercito nemico che progettano stragi, e i danni che possono provocare si misurano in vite umane. Trattarli con la messa alla prova non è garantismo: è incoscienza.
Ed è qui che si nasconde l’errore più grave, più profondo e più ostinato. La presunzione che il nostro modo di ragionare valga per tutti.
Che un percorso rieducativo pensato per il minore che ruba al supermercato funzioni anche per chi giura fedeltà a un califfato.
Che il dialogo, la comunità protetta e l’assistente sociale possano penetrare un sistema di valori che non contempla il dubbio, che identifica il compromesso con il tradimento e che considera la morte per la causa non una tragedia, ma il premio supremo.
Ci si ostina ad applicare categorie nostre – recupero, reinserimento, integrazione – a chi vive dentro un sistema che le rigetta tutte.
Per questi ragazzi il mondo non è diviso tra legale e illegale: è diviso tra credenti e infedeli. La legge italiana non ha alcuna autorità su chi riconosce un’unica legge, quella divina e un unico obiettivo: la sottomissione del miscredente.
Non si recupera chi non si considera perduto. Non si reintegra chi non si è mai sentito parte.
A ogni arresto, a ogni cellula smantellata, parte il ritornello: bisogna dialogare con i musulmani moderati. Separare i buoni dai cattivi. Coinvolgere le comunità. Costruire ponti.
Domanda: qualcuno ha mai sentito l’espressione “cristiani moderati”?“Buddhisti moderati”?“Induisti moderati”? No. Perché nessuna di queste fedi richiede il qualificatore.
Non esiste un problema di estremismo cristiano che renda necessario specificare “moderato” quando si parla di cristiani. Il fatto stesso che si debba aggiungere quell’aggettivo davanti a “musulmano” è già la risposta.
Chi invoca il dialogo con l’Islam moderato sta ammettendo – nel momento stesso in cui pronuncia la frase – che esiste un Islam non moderato sufficientemente vasto da imporre la distinzione.
E sta chiedendo alla parte minoritaria di farsi garante della parte che produce i giuramenti al Califfato nelle stanze di una casa italiana. Con quali strumenti? Con quale autorità? Con quali risultati?
Quattordici ragazzini su diciannove con il passaporto italiano in tasca e il giuramento al Califfato nel telefono.
Integrati sulla carta. Nemici nella testa. Il sistema li ha accolti, istruiti, curati e rilasciati. E loro, un giorno dopo, hanno comprato una nuova sim per ricominciare.
C’è scritto in certi negozi, con quella saggezza amara del commerciante che ha imparato a proprie spese: “Per colpa di qualcuno non fa si credito a nessuno.” E, sulle buone intenzioni di chi pretende di recuperarli, il credito è scaduto da un pezzo.
Borghi: «L’UE vuole controllare i cittadini» | Trincea
@ClaudioBorghi (Lega) critica il modello globalista e chiama in causa anche l’Unione Europea: un sistema che, secondo lui, spinge verso cittadini sempre più controllati, consumatori passivi e lavoratori sostituibili.
Con @pier_falasca e @marfeluca
Non perderti il nuovo episodio: https://t.co/EbOr4Irk0A
Questo intervento di Gianfranco Rotondi (FdI) sul 25 aprile e sulla sinistra andrebbe mandato in onda ovunque, cinque ore al giorno: a scuola, al lavoro, negli uffici, in metropolitana, nelle campagne pubblicitarie e su ogni canale.
#25aprile#Rotondi#sinistra#bellaciao#Italia #governoMeloni @grotondi
@matteorenzi VERGOGNATI
Se oggi siamo pieni di mascalzoni di 19/20 anni che ci stanno uccidendo nelle piazze spaccando l'osso del collo a un papà davanti al figlio di 11 anni è tutta colpa vostra
Senti che belle cose avete fatto nel 2014
E chiedete scusa agli Italiani prima che......
Giacinto Auriti, Professore di giurisprudenza dell'Università di Teramo, denunciò gli allora Governatori di Bankitalia Ciampi e Fazio.
Non è mai stato condannato per diffamazione.
Negli anni '90 c'erano Prof così...👏
L’Inchiesta di Nora: Dietro la maschera dell'attivismo - di Gabriele Paglialonga
Nora Bussigny, giornalista investigativa francese di origini marocchine si è infiltrata per un intero anno in alcuni gruppi anti-israeliani, spacciandosi per un'attivista pro-palestinese.
Ciò che ha scoperto mostra come l'odio antisemita venga oggi sempre più spesso presentato come attivismo per i diritti umani e reso socialmente accettabile nelle università e in vari contesti sociali:
🗣️ Non sono ebrea, non sono mai stata in Israele, ma mi sono occupata molto intensamente di certe derive ideologiche. Tali ideologie sono indissolubilmente legate all'antisemitismo.
Ho constatato che la causa palestinese non è altro che un cavallo di Troia, un vero cavallo di Troia che serve a introdurre determinate visioni radicali nella società con il pretesto del sostegno alla Palestina.
Nora ha registrato incontri e documentato discorsi. Ciò che ha scoperto andava ben oltre la semplice critica a Israele. Ha pubblicato le sue scoperte nel libro "I nuovi antisemiti".
Mi sono resa conto che il metodo sotto copertura è decisamente più efficace per raccogliere una grande quantità di prove inconfutabili e argomenti incisivi. È molto importante cambiare l'opinione delle persone. Funziona molto meglio quando si dice loro: «Ascoltate, vi racconto esattamente cosa è successo». Ed è esattamente, parola per parola, ciò che hanno detto.
La sua ricerca mostra che l'ostilità verso gli ebrei non si manifesta più apertamente, ma si maschera sempre più da sedicente attivismo per i diritti umani.
Ho partecipato a corsi di formazione in cui ci veniva insegnato come manipolare le pagine di Wikipedia, ad esempio aggiungendo il termine «genocidio» o rimuovendo la parola
«terrorista» dalla pagina di Hamas. Ho notato quali legami esistano tra docenti, gruppi studenteschi e terroristi.
Presso la Columbia University, per esempio, l'organizzazione "Students for Justice in Palestine" ha consentito ai propri studenti di interagire in videochiamata direttamente da Gaza con un terrorista ed esponente del FPLP, il quale si è poi congratulato calorosamente con loro per l'attivismo dimostrato.
Vogliono trasformare il messaggio 'Palestina libera' in un messaggio di sostegno alla resistenza. Una cosiddetta resistenza che è, di fatto, composta da Hamas, Hezbollah, FPLP, Jihad islamica, ribelli Houthi e altri: un insieme di stupratori, tagliagole, narcotrafficanti e spietati carnefici.
Parliamo di organizzazioni che non esitano a usare bambini come scudi umani, a praticare la tortura sistematica e a finanziare il proprio terrore attraverso il crimine organizzato globale. In questo ambiente, il confine tra critica politica e antisemitismo non è solo sfumato: è stato totalmente abbattuto.
L'inchiesta documenta una realtà in cui la parola "pace" scompare, sostituita dall'esaltazione dell'antisemitismo e dalla collaborazione con organizzazioni terroristiche. I dati raccolti da Bussigny portano a una conclusione che va oltre la cronaca:
Ho visto giovani studenti, convinti di battersi per la giustizia, venire indottrinati a celebrare il massacro del 7 ottobre come un "atto di liberazione".
Ed è esattamente ciò che è accaduto. La ricerca si è concentrata su gruppi davvero pericolosi.
I fatti esposti rivelano che non siamo di fronte a una nobile causa a favore di un popolo, ma a un’efferata crociata nichilista che mira esclusivamente a imporre un califfato ideologico e ad annientare le fondamenta della civiltà.
Una giornalista francese si è infiltrata per un anno intero in gruppi anti‑israeliani, fingendosi un’attivista pro‑palestinese. Ciò che ha scoperto mostra come l’odio antisemita venga oggi sempre più spesso mascherato da attivismo politico e reso socialmente accettabile nelle università e negli ambienti progressisti:
🗣️ «Non sono ebrea, non sono mai stata in Israele, ma ho studiato a fondo l’islamismo. E l’islamismo è inseparabile dall’antisemitismo.»
«Ho capito che la causa palestinese non è altro che un cavallo di Troia, un vero cavallo di Troia usato per introdurre idee islamiste nella società con il pretesto del sostegno alla Palestina.»
Nora ha registrato incontri e documentato interventi. Ciò che ha scoperto andava ben oltre la critica a Israele. Per averlo raccontato, ha ricevuto minacce di morte. Le sue conclusioni sono raccolte nel libro “I nuovi antisemiti”.
«Mi sono resa conto che il lavoro sotto copertura è molto più efficace per raccogliere una grande quantità di prove inconfutabili e argomentazioni solide. È fondamentale cambiare l’opinione delle persone. E funziona molto meglio quando puoi dire: “Ascoltate, vi racconto esattamente cosa è successo”. Ed è letteralmente ciò che loro stessi hanno detto.»
La sua indagine mostra che l’ostilità verso gli ebrei non si manifesta più apertamente, ma si traveste sempre più da attivismo.
«Ho partecipato a corsi in cui ci insegnavano come manipolare le pagine di Wikipedia, ad esempio aggiungendo il termine “genocidio” o rimuovendo la parola “terrorista” dalla pagina di Hamas. Ho notato i legami tra professori, gruppi studenteschi e organizzazioni terroristiche.»
«Alla Columbia, per esempio, l’organizzazione Students for Justice in Palestine ha permesso agli studenti di parlare in videochiamata con un terrorista del FPLP collegato da Gaza, che li ha poi calorosamente elogiati per il loro attivismo.»
«Vogliono trasformare lo slogan “Free Palestine” in un messaggio di sostegno alla resistenza. E questa cosiddetta resistenza è composta da Hamas, Hezbollah, FPLP, Jihad Islamica, ribelli Houthi e altri. In questo contesto, il confine tra critica politica e antisemitismo diventa sempre più labile.»
«In tutte le manifestazioni e in tutti i gruppi di discussione a cui ho partecipato, non ho mai sentito la parola “pace”. Mai. Solo appelli alla “liberazione di Al‑Aqsa”. Inoltre, sapevo che una volta pubblicato il libro avrei rischiato di ricevere minacce di morte.»
«Ed è esattamente ciò che è accaduto. La mia indagine riguardava gruppi realmente pericolosi. Quando il libro è uscito, la situazione è diventata estremamente violenta. Questo non è un discorso pro‑palestinese. È un discorso anti‑israeliano.»
“AVETE OCCUPATO IL CSM, CON IL SÌ GIUDICI TERZI”. Non ho mai visto una persona sbattere in faccia ai magistrati la verità con così tanta forza e coraggio, e chiarire la vera posta in palio al referendum. Vi invito ad ascoltare e a condividere questo intervento dell’avv. Roberto La Pera, presidente dell'Unione Camere Penali di Cosenza
“La giunta dell’Unione Camere penali Italiane esprime la più ferma condanna per il reiterato e sistematico utilizzo dei Palazzi di Giustizia da parte di esponenti dell’Associazione nazionale magistrati a fini di propaganda politica in vista del referendum sulla riforma della separazione delle carriere.
Ciò che si sta consumando è l’appropriazione abusiva di spazi e simboli istituzionali appartenenti all’intera collettività, sottratti alla loro funzione propria e piegati al servizio di una causa di parte. Quei luoghi sono affidati alla magistratura per l’esercizio della giurisdizione in nome del popolo italiano, non per farne strumento di propaganda referendaria.
Appropriarsene con cartellonistica politica affissa davanti alle aule di udienza, con comizi travestiti da convegni, con la destinazione esclusiva degli spazi interni ad eventi contrari alla riforma significa sottrarre alla collettività il patrimonio ideale e fisico che essa ha consegnato in fiducia alla magistratura”.
Per l’Unione delle Camere penali si tratta di “un atto di prevaricazione tanto più grave perché perpetrato da chi è chiamato, per ruolo costituzionale, a essere custode imparziale di quei valori, non loro interprete di parte”. “Va ribadito che questa presa di posizione non mette in discussione il diritto dei magistrati di esprimere le proprie opinioni e partecipare al confronto democratico. Tale diritto deve però essere esercitato nelle sedi appropriate”.
L’Unione Camere penali Italiane chiede “pertanto con urgenza alle alte istituzioni del Paese, alle Presidenze delle Corti e al Ministero della Giustizia di intervenire affinché vengano immediatamente rimossi tutti i materiali propagandistici esposti negli uffici giudiziari e affinché simili episodi non possano ripetersi”.