Vi riporto questa ottima analisi del Maestro Pierluigi Filagna sulla psicologia dell'insegnamento e su ciò che dovrebbe trasmettere un buon insegnante:
"Quando il panico sale sul palco: riflessione sull'ansia da prestazione nei musicisti"
https://t.co/nCIwQWpoao
Abbiamo depositato una proposta di legge di iniziativa popolare per vietare le gabbie una volta per tutte. Si chiama Gabbie Vuote, ed è la nostra campagna per un'Italia senza gabbie.
Abbiamo 6 mesi per raccogliere 50.000 firme. FIRMA ORA 👇
https://t.co/mKBQ50XFyd
Una delle molte difficoltà che ho, col periodo culturale che attraversiamo, ha a che fare col la prevedibilità. Scrivi un libro sulla periferia? Tutti a chiederti di intervenire sulla periferia. Dici una cosa sulla casa, tutti a proporti di parlare sempre e solo di casa. E lo stesso su qualsiasi tema, questione, argomento. Ci sono persone che su questo schema ci si sono costruire una carriera, perché brandizzarsi paga, occupare una casella asseconda il bisogno di rassicurazione che è il pilastro di questi anni. La politica e le aziende funzionano così, non dovrebbe essere lo stesso per l’ambito creativo e intellettuale. Io, come tutti, ovviamente ho piacere se mi sento visto e considerato, ma da anni patisco ormai questo conflitto tra due parti di me. Perché mi annoio infinitamente a ripetere le cose, a sentirmi prevedibile. Significare vivere col cervello in folle. Amo tantissimo quando invece mi si chiedono cose che non ho ancora mai fatto, esperimenti coi quali mettere al mondo parti nuove, ulteriori di me. Da piccolo le maestre dicevano a mi madre: se non ha sempre qualcosa di nuovo da fare iniziare ad agitarsi e fa distrarre anche gli altri. Dunque, per piacere: possiamo riprendere a divertirci?