Oggi c'è stata un'incredibile visita dei vertici di Fratelli d'Italia al centro migranti in Albania: Malan, Bignami, Donzelli insieme ad altri parlamentari hanno fatto una rapida ispezione per poi dichiarare che aveva ragione la Meloni, i centri finalmente funzionano a pieno regime.
Nelle ore successive praticamente tutti i parlamentari del partito di Giorgia Meloni hanno dichiarato festeggiando il successo.
Ma è tutto vero? No, ovviamente.
Mettiamo in ordine le cose.
- Giorgia Meloni, quando annunciò l'accordo sui centri col premier albanese Rama, dichiarò solennemente che i centri avrebbero ospitato 36.000 migranti all'anno.
- da quando il primo migrante è stato portato in Albania sono passati 553 giorni. Al ritmo annunciato da Meloni in questo lasso di tempo in Albania dovrebbero essere passate circa 50.000 persone
- sapete quanti ce ne sono stati? 536. Il dato ce lo hanno cortesemente fornito i parlamentari di Fratelli d'Italia uscendo dal centro oggi. 50.000 previsti, 536 reali.
- i migranti portati in Albania erano già reclusi nei CPR italiani.
- i CPR italiani non erano pieni, non c'era una esigenza logistica di portare i migranti in Albania.
- una volta portati in Albania, quelli che si è riusciti a rimpatriare sono dovuti tornare in Italia per essere rimpatriati da qui.
- il costo di questo giochino inutile è piuttosto alto: abbiamo scovato il bando per trovare un aereo che portasse i migranti dall'Italia all'Albania in uno dei trasferimenti più recenti. La base d'asta era di 120.000 euro. Per un singolo giro. Ovviamente solo per l'aereo. Poi ci sono i costi dei 30 agenti delle forze dell'ordine utilizzati per accompagnare i migranti.
- ma i costi complessivi sono molto più alti. Quelli dichiarati sono 130 milioni di euro all'anno per 5 anni. A nostro avviso sono molti di più, quasi un miliardo. Ma prendiamo per buone le stime del governo: praticamente ogni migrante è costato più di 300.000 euro. Per una cosa inutile, lesiva dei suoi diritti e che si poteva serenamente fare in Italia senza questi costi.
- i centri in Albania sono due. Perché i parlamentari di Fratelli d'Italia ne hanno visitato solo uno? Perché l'altro è chiuso, abbandonato, inutilizzabile. E quindi tentano di nasconderlo.
- in Albania ci sono centinaia di agenti delle forze dell'ordine, che sono lì a fare poco o nulla e che sono stati sottratti dal loro lavoro in Italia. A proposito di sicurezza.
- ovviamente i diritti dei migranti non sono garantiti da questo orrore e non lo è nemmeno il rispetto delle norme internazionali.
Tutto questo oggi è stato raccontato come un successo, pensando che basti un po' di propaganda a nascondere la realtà.
Non è così per fortuna.
L'unica cosa che Giorgia Meloni dovrebbe fare se fosse seria è chiedere scusa per questa follia.
E annunciare la chiusura dei centri.
LETTERA APERTA AL MONDO: Da Cuba, una donna denuncia il crimine che nessuno vuole vedere.
--- All'umanità intera, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia:
Il mio nome è come quello di milioni di altre persone. Non ho cognomi famosi né cariche importanti. Sono una cubana comune. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con l'anima straziata e le mani tremanti, perché quello che oggi vive il mio popolo non è una crisi. È un omicidio lento, calcolato, freddamente eseguito da Washington.
E il mondo guarda dall'altra parte.
👵 DENUNCIA PER I MIEI NONNI:
Denuncio che a Cuba ci sono anziani che muoiono prematuramente perché il blocco impedisce l'arrivo di farmaci per il cuore, la pressione e il diabete. Non è una questione di mancanza di risorse. È un divieto deliberato. Le aziende che vogliono vendere a Cuba vengono multate, perseguitate, minacciate. I loro governi tacciono. E nel frattempo, un nonno cubano stringe il petto e aspetta. La morte non avvisa. Il blocco sì.
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👶 DENUNCIA PER I MIEI BAMBINI:
Denuncio che a Cuba ci sono incubatrici che hanno dovuto essere spente per mancanza di carburante. Che ci sono neonati che lottano per la vita mentre il governo degli Stati Uniti decide quali paesi possono venderci petrolio e quali no. Che ci sono madri cubane che hanno visto mettere in pericolo la vita dei loro figli perché un ordine firmato in un ufficio di Washington vale più del pianto di un bambino a 90 miglia dalle sue coste.
Dov'è la comunità internazionale? Dove sono le organizzazioni che difendono tanto l'infanzia? O forse i bambini cubani non meritano di vivere?
🍽️ DENUNCIA PER LA FAME INTENZIONALE:
Denuncio che il blocco è fame programmata. Non è che manchi il cibo perché sì. È che ci impediscono di comprarlo. È che le navi con i generi alimentari vengono perseguitate. È che le transazioni bancarie vengono bloccate. È che le aziende che ci vendono cereali, pollo, latte vengono sanzionate.
La fame a Cuba non è un incidente. È una politica di Stato del governo degli Stati Uniti, affinata nel corso di 60 anni, aggiornata da ogni amministrazione, inasprita da Donald Trump e attuata con ferocia da Marco Rubio.
Loro la chiamano “pressione economica”. Io la chiamo terrorismo della fame.
⚕️ DENUNCIA DEI MIEI MEDICI:
Denuncio che i nostri medici, gli stessi che hanno salvato vite umane durante la pandemia mentre il mondo intero crollava, oggi non hanno siringhe, né anestesia, né apparecchiature a raggi X. Non perché non sappiamo produrli. Non perché non abbiamo talento. Ma perché il blocco ci impedisce di accedere alle forniture, ai ricambi, alla tecnologia.
I nostri scienziati hanno creato cinque vaccini contro il COVID-19. Cinque. Senza l'aiuto di nessuno. Contro venti e maree. Contro il blocco e le menzogne. Eppure, l'impero ci punisce per averlo realizzato.
🌍 AL MONDO DICO:
Cuba non chiede l'elemosina.
Cuba non chiede soldati.
Cuba non chiede che ci amiate.
Cuba chiede giustizia. Niente di più. Niente di meno.
Vi chiedo di smettere di normalizzare la sofferenza del mio popolo.
Vi chiedo di chiamare il blocco con il suo nome: CRIMINE CONTRO L'UMANITÀ.
Vi chiedo di non lasciarvi ingannare dalla favola del “dialogo” e della “democrazia” mentre ci strangolano.
Non vogliamo carità. Vogliamo che ci lascino vivere.
Ai governi complici che tacciono:
La storia vi presenterà il conto.
Ai media che mentono:
La verità trova sempre una via d'uscita.
Ai carnefici che firmano sanzioni:
Il popolo cubano non dimentica e non perdona.
A coloro che hanno ancora umanità nel cuore:
Guardate Cuba. Guardate cosa le stanno facendo. E chiedetevi: da quale parte della storia voglio stare?
---
Da questa piccola isola, con un popolo gigante, una cubana comune che si rifiuta di arrendersi.
Ikay Romay
✊🇨🇺💔
TRADOTTO E DIVULGATO DA ASSOCIAZIONE SVIZZERA-CUBA, Sezione Ticino
[email protected]
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Oggi non ti chiedo un “mi piace”.
Ti chiedo di usare i tuoi pollici per qualcosa di più grande che scorrere lo schermo.
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Affinché il mondo sappia che a Cuba non c'è una crisi.
C'è un CRIMINE.
Perché le madri di altri paesi sappiano che qui ci sono bambini che lottano in incubatrici spente a causa del blocco.
Perché i nonni di altre terre sappiano che qui ci sono anziani che muoiono in attesa di medicinali che Washington non lascia entrare.
Perché i governi complici provino vergogna.
Perché i media bugiardi non abbiano scampo.
Perché i carnefici sappiano che NON STAREMO ZITTI.
Una sola persona che condivide questo messaggio non cambia il mondo.
Migliaia, milioni, SÌ.
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Gli italiani hanno disertato il referendum dello scorso anno sui loro diritti e votano in massa questo che serve ai politici per avere le mani libere dalla magistratura. L'alta affluenza non è la vittoria della democrazia, ma di una politica che ha lavato il cervello al popolo.
Comunque una cosa si capisce di questa riforma: per la destra giudici e p.m. non possono assolutamente andare a cena insieme, ma l’intero ministero della giustizia e la camorra sì. Tutto a posto?
Ma guarda chi si vede al ristorante del prestanome del clan mafioso romano Senese: il suo socio in affari sottosegretario Delmastro e la capo di gabinetto dello stesso ministero Giusi Bartolozzi, quella che vuol togliere di mezzo i magistrati. VOTIAMO NO, finché si fa in tempo!
Condannato per rivelazione di segreto d’ufficio, coinvolto nello sparo di Capodanno, ora questo. Un sottosegretario alla giustizia. Cosa ci vuole di più per dimettersi e ridare un barlume di dignità alle nostre istituzioni? #delmastrodimettiti
Lo sapete chi è uno degli autori del quesito referendario, Ii nsieme a Nordio e Bartolozzi? Beh, ce lo dice Fittipaldi, un eccellente giornalista… Guardate ‘sto video. #referendumcostituzionale
Si scopre che un sottosegretario al ministero della Giustizia, Andrea Delmastro, è in affari con la famiglia del prestanome del clan Senese, Mauro Caroccia, in carcere per reati di mafia, che l'ha frequentato fino ad almeno due mesi fa, e il problema è la "manina" che ha fatto uscire la notizia?
Cioè la notizia non doveva uscire o doveva uscire in un momento meno delicato per il Governo?
Complimenti per la considerazione che ancora una volta la presidente del Consiglio, e non solo, mostra per la libertà di stampa.
Ieri sera da Mentana, Giorgia Meloni ha detto una cosa enorme. Ha trovato “orrendo il fatto di dover mentire per essere convincenti”. Parole sue. Poi ha fatto quello che fa sempre: ha scaricato la colpa sul fronte del No. Salvo aggiungere, quasi sottovoce, che anche nella sua “metà campo” ci sono stati “falli di reazione”. Tradotto dal linguaggio meloniano: ha ammesso che si è mentito. Da entrambe le parti. Compresa la sua.
Solo che le menzogne documentabili sono le sue. Al Teatro Franco Parenti di Milano, pochi giorni fa, ha guardato la platea negli occhi e ha detto che se vince il No usciranno dal carcere stupratori, pedofili, spacciatori. Una falsità totale. La separazione delle carriere non ha nulla a che fare con la custodia cautelare, con i processi penali, con chi entra e chi esce di galera. Lo sanno i giuristi, lo sanno i costituzionalisti, lo sa chiunque abbia letto il testo della riforma. Lo ha ricordato persino il presidente delle Acli: una bugia usata per spaventare le persone in buona fede e offendere le vittime.
Per mesi ha costruito la campagna del Sì su casi di cronaca che non c’entrano nulla con il quesito referendario. Garlasco, la famiglia nel bosco, Tortora. Li ha citati ovunque, in ogni comizio, in ogni intervista. Ha mentito con tale sfrontatezza, con tale costanza, che la bugia è diventata insostenibile persino dentro la sua maggioranza. I suoi stessi alleati hanno dovuto ammettere in pubblico che quei casi non c’entravano niente con il referendum. Non per un sussulto di onestà. Perché la menzogna gli stava crollando addosso.
Ieri sera da Mentana ha provato a fare la faccia pulita. Io trovo orrende le bugie, ha detto. La stessa persona che per settimane ha terrorizzato gli italiani con lo spauracchio di stupratori liberi per le strade. La stessa persona che ha agitato pedofili e spacciatori come spettri per piegare il voto dei cittadini. Quella persona si è seduta davanti alle telecamere e ha detto che mentire le fa schifo. È oscena questa scena. È la beffa dopo il danno. Una presidente del Consiglio che mente sapendo di mentire, poi va in televisione a indignarsi per le menzogne altrui. Sapendo che non c’era nesso tra Garlasco e la separazione delle carriere. Sapendo che nessuno stupratore sarebbe uscito di galera con la vittoria del No. Sapendo che l’unico stupratore rimesso in libertà in questa legislatura si chiama Almasri, e lo ha liberato il suo governo con un volo di Stato.
Una premier che mente al proprio popolo per vincere un referendum non sta facendo politica. Sta truffando la democrazia. Una premier che poi si siede davanti a Mentana e dice di trovare orrende le menzogne altrui, dopo averle praticate lei stessa per mesi, non merita indulgenza. Merita che qualcuno glielo dica in faccia: sei tu che hai mentito. Tu. Non il fronte del No. Tu.
La menzogna non è un incidente. Per Meloni è un metodo di governo. Ha mentito su Garlasco, ha mentito sugli stupratori, ha mentito sul nesso tra la riforma e i casi di cronaca. Lo ha ammesso lei stessa, ieri sera, senza nemmeno rendersene conto.
Chi usa la menzogna per convincerti a cambiare la Costituzione non merita la tua fiducia. Non merita il tuo Sì.
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