✍🏻 @GiovyDean
Provo a non cadere nella retorica e vado al punto in modo diretto.
Quando leggo di Francesco, agente della polizia locale morto mentre inseguiva un Suv guidato da un albanese, io non ci vedo solo un fatto di cronaca. Io ci vedo le fiaccolate per Rami e le uscite pubbliche di giornalisti, politici da salotto, teorici che ci spiegavano che i criminali non in fuga non devono essere speronati e nemmeno inseguiti. Io ci vedo Ilaria Salis che porta avanti la sua battaglia contro le forze dell'ordine che utilizzano il taser, perché i criminali bisogna persuaderli con lo sguardo finché non sarà proibito anche guardare.
Ci vedo l'indifferenza con cui si accoglie la morte di un uomo in divisa perché quella divisa resta il simbolo di uno Stato autoritario e quindi fascista che deve sempre mantenere alto lo scontro sociale, per cui celebrare Francesco equivale ad indebolire la battaglia del far credere di una sinistra che non può riconoscere il bene se esso non si rivela utile alla causa. Io ci vedo una vita sacrificata per uno scopo che gratifica la coscienza, ma che ti espone sempre e comunque all'umiliazione di essere considerato il cattivo dalla magistratura e dalla parte del Paese che vuole vederci sulla forca per il solo fatto di essere la più appetibile delle vittime sacrificali.
Se non vedessi tutto ciò, non sarei molto diverso da quelli che disprezzo.
@matteorenzi La Meloni se ne è accorta molto prima per questo Trump oggi la insulta così come lei, di sinistra, non perde occasione per denigrarla. Dura essere superati da una donna
@Tommasocerno Scopiazza Milei. Possiamo solo augurarci che perda almeno quella parte di elettorato costituito da familiari, parenti e amici della vittime di femminicidio. Un altro improvvisato e poco informato
✍️ Appunti di viaggio
Premessa. Una sconfitta che non cambia di un centimetro il giudizio su Sinner. Fino al 6-3 6-2 5-1 aveva dominato Juan Manuel Cerundolo, n.56 al mondo. Poi il colpo di calore. Il caldo torrido. Un dannato match cominciato in un mezzogiorno di fuoco e proseguito tra accenni di crampi e sensazioni di vomito. In tanti si sono sentiti male finora a Parigi. È toccata anche a lui. Al più forte di tutti. Fisioterapista e spogliatoi per respirare. Una lotta per non crollare a terra. Provare a non mollare ma le gambe non rispondono. Il pubblico non lo aiuta, a parte poche eccezioni, ma nessuno si aspettava un aiuto da loro. Figuriamoci.
"Sento di dover vomitare" dice alla squadra. Sull'orlo dello sfinimento, giocando quasi da fermo. Il mondo addosso. La caduta dell'uomo dei record, 6-1 al quinto set. Peccato, nel catino infuocato da una temperature torrida era ormai diventato un altro sport. Non era tennis. Sinner è stato commovente. Rimasto in campo soffrendo fino all'ultimo respiro. Dimostrando una capacità di sopportazione del dolore fisico quasi disumana. Abbiamo sofferto pure noi. Perché la proprietà transitiva non c'è solo quando alza trofei in tutto il mondo e siamo strafelici. Sei Masters 1000 vinti di fila. Trenta partite vinte consecutivamente dalla sconfitta con Mensik a Doha. È andata così. Annata strepitosa, annata in cui ha riscritto la storia del tennis.
Ora riposo, recupero fisico e nervoso. Una stagione bellissima ma massacrante per lui. Gestione del recupero adesso. Poi via a ricordare nel Tempio Sacro sull'erba chi comanda. A Wimbledon c'è da difendere il titolo e lo farà attaccando come sa fare. Una certezza. Parigi non cambia di una virgola nulla. Ci sarà tempo e modo per vincere il Roland Garros. Jannik rimane di gran lunga il n.1 al mondo. Per distacco il migliore di tutti.
✍️ Angelo
✍🏻 Roberto Damico
Non so se si possa dire che il centrodestra ha vinto la scorsa tornata elettorale. Ma dopo aver ascoltato i commenti e l’elaborazione dei risultati, posso dire con certezza una cosa: il centrosinistra le ha perse. E le ha perse non tanto per il numero di sindaci di sinistra che hanno vinto (perché in alcuni capoluoghi storici la sinistra ha resistito), ma per la strategia e la visione di Elly Schlein. Che non può essere definita in altro modo, se non perdente.
Schlein ha deciso di puntare tutto su una “santa alleanza” con Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle. Un partito che, malgrado tutto, rimane solo l’ombra di ciò che era qualche anno fa – quando sfiorava il 30% e sembrava poter rivoluzionare il sistema. Eppure Schlein gli ha ceduto la guida – anche nei contenuti. Non c’è una linea del Pd che non sia stata negoziata con Conte. Non c’è una proposta che non sia stata annacquata per non scontentare i pentastellati. Non c’è una candidatura che non sia stata il risultato di un compromesso. Il Pd non è più il primo partito del centrosinistra. È il socio di minoranza in una coalizione che ha come baricentro il M5S.
E ha perso anche perché, per compiere questa operazione, ha completamente snaturato l’anima del Pd. Lo ha trasformato in una cosa che non è. Un tempo il Pd era un partito di sinistra moderata, europeista, atlantista, riformista. Oggi, il Pd è diventato una versione più grande e strutturata di Potere al Popolo. Stessi slogan. Stesse ossessioni. Stesso linguaggio. Stessa incapacità di proporre, limitandosi a opporsi.
Facciamo un rapido inventario, tanto per capire di cosa stiamo parlando.
▪️ Il Pd è il partito che non ha mai accolto e incontrato Volodymyr Zelensky. Non quando è venuto a Roma. Non quando l’Ucraina chiedeva aiuto. Non quando i morti si accumulavano. Il Pd non ha inviato rappresentanti alle commemorazioni delle vittime ucraine. Non ha espresso solidarietà chiara. Ha preferito l’ambiguità, per non disturbare l’alleanza con i pentastellati, che sulla Russia hanno sempre avuto posizioni chiare.
▪️ Il Pd è il partito che ha consentito una piena legittimazione dell’antisemitismo al proprio interno. Non parlo dei singoli militanti – ci sono sempre stati, ci saranno sempre. Parlo della linea ufficiale. Il Pd non ha mai espulso un esponente per dichiarazioni antisemite. Non ha mai preso le distanze da chi parla di “genocidio” a Gaza. Ha preferito assecondare l’onda palestinista, nella speranza di raccogliere voti tra i giovani.
▪️ Il Pd è il partito che ha puntato tutto sul cavalcare l’onda della “generazione Gaza” e di un antifascismo da discount. Un antifascismo ridotto a slogan, a magliette, a manifestazioni rituali. Un antifascismo che non combatte il fascismo vero (quello che uccide, che tortura, che nega i diritti), ma che si limita a urlare “fascista” a chiunque non la pensi come loro. Un antifascismo che ha perso di vista la realtà, e che si alimenta di un delirante richiamo alla lotta partigiana contro una leader – Giorgia Meloni – che è tanto “autoritaria” che non è riuscita a far passare la riforma della giustizia (fermata dal referendum), che è perseguitata da Ranucci e Travaglio con vere e proprie campagne di fango.
Così, il Pd rimane quello che è: una scatola vuota. Senza idee, senza progetti, senza visione. Egemonizzato dal peggior populismo – quello che scambia l’indignazione per politica, lo slogan per programma, l’odio per l’avversario per proposta alternativa. Un partito che rischia di legittimare eventi luttuosi.
Schlein non ha capito che la politica non si fa cedendo, ma proponendo. Non si fa annacquando, ma distinguendosi. Non si fa inseguendo chi urla più forte, ma costruendo un’alternativa credibile. Finché non lo capirà – finché continuerà a fare la comparsa nel teatrino di Conte e Travaglio – il Pd resterà quello che è oggi: un partito destinato a perdere. Che anche quando vince, perde. Perché ha smarrito sé stesso. E senza un’identità, si vince solo per caso. Non per convinzione.
@mrctrdsh Non credo proprio che Meloni si prenderà Vannacci e prima o poi riuscirà a togliersi Salvini. Certo all'opposizione non c'è granché a cui guardare.