Allora amici, c’è questa famiglia a Gaza con cui sto in contatto da un po’ e cerco di aiutarli mensilmente con quello che posso. Uno dei figli gioca (giocava) a calcio e ora sta cercando un modo per uscire da Gaza tramite il calcio, si è preparato un pdf in cui si presenta e
💥 Il crollo definitivo dell'ordine internazionale post-Seconda Guerra Mondiale e l'emergere di un nuovo paradigma in cui la forza fa da padrona
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L'emozionante video con cui la @Palestine_fa ha annunciato poco fa i convocati per le sfide delle qualificazioni mondiali del 20 e del 25 marzo, contro Giordania e Iraq.
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Ieri pomeriggio è accaduto qualcosa di incredibile.
Dopo la pubblicazione della nostra intervista a Juan Fernandez (il giocatore della Reyer Venezia tornato in campo dopo due anni di stop a causa della depressione) ci ha scritto un papà a pezzi per la situazione di suo figlio 14 enne che convive da tempo con la depressione e le crisi d'ansia: "Non riesce più ad andare scuola e a mettersi a studiare, fa fatica ad uscire con gli amici anche solo per mangiare una pizza, ha difficoltà a concentrarsi nel leggere un libro o un manga. Solo una cosa riesce a dargli sollievo: il basket. Sono un padre disperato. Ma vi ringrazio per aver portato all’attenzione della gente un problema sociale di grande impatto. Grazie perché spero che questa testimonianza posso essere di aiuto a mio figlio."
Il giorno dopo la nostra pubblicazione delle parole di questo padre, Fernandez lo ha contattato. Sono stati a lungo al telefono. E qualche giorno dopo è accaduto qualcosa di ancora più bello.
Quelli in foto sono Fernandez e il ragazzino, ieri pomeriggio. Juan è andato a casa loro, si è fatto 600 km tra andata e ritorno per conoscere questa famiglia.
Questo è quello che ci ha scritto il papà oggi: "Ieri mattina ci siamo alzati presto per preparare la torta di mele della nonna, quella per le occasioni speciali. Per noi il basket è una componente fondamentale delle nostre giornate, e il pensiero di avere a casa nostra un giocatore di Serie A ci ha messo un po' di agitazione: non volevamo fare brutte figure... Juan è arrivato con sua moglie, e dopo aver preso un caffè in salotto ci è subito sembrato di parlare con due amici, quelli che si sono sempre e non ti abbandonano mai.
Mio figlio era visibilmente emozionato.
Si sarebbe aspettato di tutto nella sua vita, ma mai una cosa del genere. Poi Juan e mio figlio si sono appartati in salotto sul divano. Hanno fatto una lunghissima chiacchierata che è stata riassunta con un ermetico 'È stato bellissimo' da parte di mio figlio che nei suoi occhi racchiudeva un universo di emozioni positive che non vedevo da tempo.
Juan gli ha portato una sua maglia autografata, un pallone e un invito ad una sua prossima partita. Ma in realtà il regalo più grande è stata questa giornata indimenticabile. Non ho parole per ringraziavi perchè è grazie a voi se un giocatore di Serie A ha deciso di conoscere dei perfetti sconosciuti. E non ho parole per quello che ha fatto Juan che credo valga molto più di uno Scudetto o di una Eurolega: ha ridato speranza ad un ragazzo di 14 anni con una malattia pericolosa e subdola. Io e mia moglie non facciamo altro che piangere in questi giorni. Ma a differenza di prima sono lacrime di gioia e di positività. Grazie per tutto quello che avete fatto."
Per chi non l'avesse ancora vista, questa è l'intervista a Fernandez https://t.co/WtYt8Fg1J2 📽️
Pensiamo che questa foto sia una delle immagini più belle, potenti, e toccanti, che abbiamo visto da quando 13 anni fa abbiamo deciso di creare un blog per parlare di basket.