Esperto di economia aziendale. Appassionato di politica. Sostenitore di equità sociale. Convinto che contro la crisi manchino solo idee e capacità realizzative.
Questa non è una spiaggia qualsiasi, una di quelle che si appresta a essere presa d’assalto nella bella estate che sta per iniziare.
Questa spiaggia si trova in Francia.
E 82 anni fa ha visto lo sbarco sotto il fuoco di migliaia di ragazzi di 20 anni o persino più giovani; molti dei quali su quella spiaggia rimasero per sempre, falcidiati dal fuoco delle mitragliatrici dei nazisti.
Quei ragazzi erano soprattutto americani e britannici, ma c’erano anche tanti canadesi.
È stato grazie a loro se l’Europa (e l’Italia, grazie anche al contributo della lotta partigiana) si sono liberati dalla tirannia e sono tornate o diventate libere e democratiche.
In questi tempi in cui libertà e democrazia sembrano essere merci meno preziose, o comunque sacrificabili, il @Partito_Libdem vuole ricordare il sacrificio di quei ragazzi che vennero da lontano a perdere la propria vita su quelle spiagge, affinché noi potessimo essere liberi.
@Pgreco_@Ferrari Bravo Alessandro. Ottima idea. Ma ci vuole coraggio e visione. E sembra che negli ultimi anni si preferiscano manager signorsì rispetto a visionari e futuristi. Marchionne direi che è stato l’ultimo…
@lupovittorio_ A me Vannacci non piace ma se la legge gli ha consentito di andare in pensione a quell’età e con quello stipendio chi sei tu per giudicare?
@prof_paolo61616@gaiatortora E inoltre si chiede la grazia su quel reato non sulla vita di una persona . Quello è un altro mestiere nel quale sulla terra ne’ lei ne’ altri siete chiamati ad esprimere un parere.
@Frances19578543@DrPadovan@MauriMelandi@gaiatortora Le inchieste sono sacrosante e benedetti quei giornalisti che la fanno ma diffamare o insistere sul pregiudizio per errori pregressi no. Quello non si chiama giornalismo. Il giornalismo è avere una notizia, verificare che sia vera ( e non perché l’ha detto un amico) e pubblicare
@Garibaldin37890 Post scritto con spirito intellettuale in controtendenza per apparire , per rimarcare una differenza elitaria tra chi capisce e vede oltre e chi no. Stesso errore commesso da Yve. I brand costruiscono il proprio successo sulla propria identità e capacità di suscitare emozioni.
@perdalion@masechi Quindi se uno scrive le proprie opinioni e’ giusto che riceva minacce di morte? Chiedo. Ad Orsini e Travaglio non accade ad esempio…
@ricpuglisi Hanno pensato che prendendo un designer mondiale si potessero evolvere stile ed emozioni laddove Pininfarina ha impiegato una vita. Ho letto tanti commenti negativi su questa macchina ma quello che mi ha colpito maggiormente è la scelta dell’azzurro. Come a cancellare l’identità
𝐋𝐚 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐢 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚 è uno degli esempi più interessanti di ciò che succede quando un brand rischia di dimenticare cosa rappresenta davvero nella testa delle persone.
Perché il punto non è “l’elettrico sì” o “l’elettrico no”, l'innovazione, la ricerca e tutto il resto.
Quello è il dibattito superficiale per chi guarda il mercato solo dal punto di vista tecnico o ideologico.
Il punto vero è un altro: 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐢 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨?
Ferrari non vende automobili, non le ha mai vendute.
Ferrari vende rumore.
Vibrazione.
Odore.
Status.
Sogno.
Infanzia.
Poster in camera.
Un certo modo quasi irrazionale di sentirsi vivi.
Una Ferrari non è mai stata una scelta logica, è sempre stata una scelta emotiva. Sempre, sempre, sempre.
Ed è qui che nasce il problema.
Quando un brand costruisce per un secolo il proprio valore attorno a sensazioni visceralmente analogiche, meccaniche e istintive, non può pensare di spostarsi improvvisamente verso una narrativa fredda, silenziosa e “responsabile” senza pagare un prezzo percettivo enorme.
Il rischio non è vendere meno auto.
Il rischio è smettere di essere Ferrari.
Ed è esattamente il motivo per cui moltissimi brand oggi si stanno schiantando contro la stessa parete: inseguono narrative sociali, politiche o culturali pensando che basti “adattarsi ai tempi”, senza chiedersi se quell’adattamento sia coerente con il posizionamento costruito nella mente delle persone.
Un brand forte non può permettersi di sembrare confuso.
Quando un brand diventa confuso, il mercato smette di desiderarlo e comincia semplicemente a valutarlo.
Nel momento in cui vieni valutato razionalmente, comparato razionalmente e giudicato razionalmente… perdi gran parte del tuo potere.
La verità è che quello che chiamano marketing moderno sta facendo danni enormi proprio perché troppi manager hanno smesso di capire una cosa fondamentale:
I 𝐛𝐫𝐚𝐧𝐝 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐢𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐧𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐨𝐭𝐭𝐢.
𝐕𝐢𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐧𝐞����𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞.
E se tradisci troppo violentemente quell’immagine mentale, puoi anche avere la tecnologia migliore del mondo.
Ma rischi di distruggere il motivo per cui le persone ti desideravano.
Hey, @Ferrari! Poi non dite che non vi avevo avvertito.
@Giusepp73577504@dariodangelo91 Non è lei a decidere quale politica opera. Lei al limite può decidere a quale affidarsi. Rimane il fatto che la realtà è’ fatta di persone e politici virtuosi e altri meno. Così è e prima le persone se ne fanno una ragione più velocemente si potrà affrontare con serietà le scelte