Io sono un fan di Maignan.
Ma se avesse capito anche solo 1/5 di tutto quello che è successo ieri, dovrebbe tornare per i funerali di Baresi come capitano del Milan.
Temo rimarrà con le palle in acqua in Guyana, a finire le vacanze.
D’altronde lo stampino dei grandi si è perso.
"Ho cercato il murale per salutare Franco Baresi e l'ho trovato non a Milano ma a Manhattan! Si trova di fianco al Manhattan Bridge, in Mechanic's Alley, realizzato dall'artista BKFoxx. Insieme a lui ci sono altre leggende del calcio [...]" (Da Murales Roma)
Questo superpotere secondo me è anche uno dei motivi per cui non è diventato allenatore: la sua superiorità stava in qualcosa di innato che non si può insegnare, e magari se sei così vivi il gioco su di un altro piano e ti è pure difficile capire perché gli altri non ci arrivano.
In montagna, a Cavalese, Franco Baresi mi prendeva per mano e Pietro Paolo Virdis mi lanciava le palline di neve.
Ci sono foto bellissime di quei giorno ma non adesso, non oggi.
Ciao Franco, salutami Nils ed Agostino; di sicuro vi state già facendo una partita a scopone.
Solo un conoscitore e appassionato del @acmilan come @mauro_suma poteva raccontarlo con tanto trasporto. Lo si puo' amare o meno, ma la voce interrotta nel ricordare Franco in questo video, trasuda solamente amore per lui e per i colori che ha onoratamente difeso. Grazie per questo contributo.
Non avrei mai voluto scrivere questo tweet, e lo faccio da uomo distrutto.
Ho provato a rimandarlo, a convincermi che le parole sarebbero arrivate da sole, sperando che le lettere, offuscate dalle lacrime, trovassero da sole il loro posto.
Non è successo e se quindi tra queste righe troverete qualche pensiero confuso, qualche frase imperfetta o qualche refuso, vi chiedo fin da ora di perdonarmelo.
Sto scrivendo da persona che, come milioni di milanisti, ha appena perso un pezzo della propria famiglia.
Per anni sapere che Franco Baresi fosse a Casa Milan, in via Aldo Rossi, seppur in un ruolo più di rappresentanza che operativo, è stato molto più di una presenza dirigenziale. Era un porto sicuro, una certezza. La rassicurante consapevolezza che, qualunque cosa accadesse, dentro quelle mura ci sarebbe sempre stato qualcuno capace di custodire l'essenza del Milan.
Perché Franco non rappresentava semplicemente un club, Franco era il milanismo fatto uomo.
Anni fa ebbi il privilegio di trascorrere del tempo con lui durante un incontro organizzato da un Milan Club, a Guggiono. Figuratevi l'emozione di essere al suo fianco, io che da piccolo alzavo il braccio per chiamare il fuorigioco pur giocando a 7 dove l'offside non è per nulla contemplato. Eravamo circondati dall'affetto dei tifosi, da persone che vedevano in lui molto più di un semplice campione.
A un certo punto gli dissi che meritava tutto quell'amore.
Mi rispose, con la semplicità che lo ha sempre contraddistinto, che per lui rappresentare il Milan era un onore e un'emozione immensa.
Istintivamente gli risposi: «Figuriamoci parlarci insieme».
Per un attimo non colse il senso di quella frase. Quando lo fece, abbassò leggermente lo sguardo, sorrise e arrossì come un vero "Piscinin", proprio come lo chiamavano i milanisti agli inizi della sua carriera.
In quell'istante capii che la sua grandezza non risiedeva soltanto nelle Coppe dei Campioni, negli Scudetti o nelle partite leggendarie, risiedeva nell'uomo.
La storia ci consegna decine di fotografie in cui Franco alza al cielo i trofei conquistati durante il glorioso ciclo di Silvio Berlusconi, immagini destinate all'eternità.
Ma, paradossalmente, non sono quelle che porto maggiormente nel cuore. Quando penso a Franco, io vedo il ragazzo che scelse di restare, vedo il capitano che non abbandonò il Milan quando il Diavolo aveva più bisogno dei suoi uomini.
Lo fece dopo la retrocessione del 1980 e lo rifece nel 1982, scegliendo ancora una volta la Serie B invece di cercare una strada più comoda.
Io diventai milanista proprio nel 1983 e forse è per questo che il mio legame con Franco Baresi non poteva che essere diverso.
Al Milan di campioni ne sono passati tantissimi. Alcuni tra i più grandi della storia del calcio, ma quanti avrebbero scelto di scendere in Serie B pur di non abbandonare il Milan?
Per me, quella scelta vale più di qualsiasi Coppa dei Campioni, perché le vittorie costruiscono il mito, la fedeltà costruisce la leggenda.
Oggi il Milan perde il suo Capitano, i tifosi perdono il loro punto di riferimento, mentre io perdo uno degli uomini che più mi hanno fatto innamorare del nostro Milan.
Da oggi quella bandiera che sventolata in Curva Sud peserà un po' di più.
Perché non ricorderà soltanto il più grande capitano della nostra storia, ricorderà che esistono uomini che non lasciano mai davvero il proprio posto.
6. Per sempre.
Condoglianze alla famiglia e a tutto il mondo @acmilan
#FrancoBaresi #IlCapitano #6persempre
poco fa ho sentito mio padre. Da alcuni mesi combatte con l’Alzheimer. Alterna momenti di buio a sempre più rari momenti di lucidità. Stamattina come sempre l’ho chiamato. Non mi ha detto niente, neanche buongiorno. Solo: “hai sentito? E’ morto Baresi”. Non lo avrebbe fatto se fosse morto il Papa. O Mattarella. Lo ha fatto - nonostante una malattia infame che cancella ricordi e memoria - con il Capitano.
Questo e’ stato Baresi. Per mio padre, per me. Per tutti i milanisti.
A Dio, Franco.
Franco Baresi’nin otobiyografisi “Ancora in gioco”dan:
“…Kasım 2013’te yeniden Meksika’ya gittim. Salon de la Fama’ya kabul edilmek üzere aday gösterilmiştim.
Karşımda George Weah’ı gördüm. Bana doğru geldi, sarıldık. İlk söylediği şey şuydu:
‘Nasılsın, Kaptan?’
Yanında siyasi danışmanı vardı. Beni tanımıyordu; gülümsedi ve kendini tanıttı.
Tören başladığında çok heyecanlıydım. George da öyleydi ve bana sürekli ‘Kaptan’ diye hitap etmeye devam ediyordu.
Dönüş yolunda George ile danışmanının konuştuğunu duydum. Bir ara ‘Kaptan’ kelimesini işittim. Sanırım benden bahsediyorlardı ama İngilizce konuştukları için ne söylediklerini anlayamadım.
Meksika’ya vardığımızda servis önce George ile danışmanını otellerine bıraktı, ardından bizim otele geçti.
Otele girer girmez Federico bana, ‘Yolda George ile danışmanının ne konuştuğunu duydun mu?’ diye sordu.
‘Hayır,’ dedim. ‘Sadece benimle ilgili bir şey konuştuklarını hissettim.’
Gülümsedi ve bana anlattı.
Danışmanı, George Weah’a, ‘Bu kişi kim? Neden ona sürekli “Kaptan” diyorsunuz?’ diye sormuş. Ona biraz tuhaf gelmiş.
George ise şu cevabı vermiş:
— Futbol ve siyaset hayatım boyunca birçok kaptan ve birçok lider tanıdım. Ama Franco, benim için tek gerçek kaptandır. Çünkü onunla birlikteyken ister sahada ister saha dışında olsun, yaptığı her şeyi kendisi için değil; bizim ve takımın iyiliği için yaptığını bilirdim… İşte kaptan olmak tam olarak budur.”
Franco Baresi, il più grande libero della storia del nostro calcio, il numero 6 con la maglia fuori dai pantaloncini che univa classe e rudezza ed era Cannavaro, Pirlo e Theo Hernandez messi assieme
Assieme a Gaetano Scirea il Piscinìn, morto ieri a 66 anni, è stato il più forte e leggendario difensore italiano di sempre. Un'infanzia durissima e una carriera irripetibile da Maradona delle difese
C’era una sola cosa in cui scarseggiava: le parole. Che gli uscivano a fatica, come recuperate da un pozzo profondo e inaccessibile di dolori e tristezze infantili (perse la madre stroncata da una malattia a 13 anni e il papà per un incidente a 16). Per sua fortuna, Franco Baresi di mestiere faceva il calciatore, il calciatore del Milan, e in un’epoca in cui le telecronache erano quelle misurate e di poche parole di Nando Martellini e Bruno Pizzul e i social erano ancora di là da venire, la comunicazione non era poi così importante come lo è oggi. E insomma il problema era alla fine solo del giornalista che doveva intervistarlo: come capitò a me, che al quotidiano “Il Giorno” seguii da vicino il Milan che nei primi anni 80 sotto la presidenza Farina retrocesse in Serie B, tornò in A con Castagner allenatore e poi - in attesa dell’avvento di Berlusconi - si affidò a Liedholm per ritrovare il livello e lo spessore che in quegli anni tormentati erano andati persi. Sapendo che intervistare Baresi era una mission impossible, gli chiesi un giorno di fare un’intervista a due voci: a lui e alla moglie Maura. Maura e Franco mi aprirono le porta di casa: e l’intervista in tandem alla fine funzionò.
Scarseggiava solo con le parole, Franco Baresi: che è stato, assieme a Scirea, in modo diverso da Scirea e allo stesso livello (insuperabile) di Scirea il più grande e forte libero della storia del calcio italiano, fra i primissimi della storia del calcio mondiale. A differenza di Scirea, che era tutta classe, stile e raffinatezza, Franco Baresi - per tutti il Piscinìn -, con la sua maglia numero 6 invariabilmente e inconfondibilmente fuori dai calzoncini come a voler comunicare: “niente fronzoli, qui si fa sul serio”, era un difensore che sapeva essere al tempo stesso rude e distinto, aspro e aggraziato, ruvido e elegante.
Per i più giovani, che non hanno avuto la fortuna di vederlo giocare, per far capire chi era e cos’era Franco Baresi in campo basti dire che era Cannavaro quando occorreva spazzare, Pirlo (aveva un lancio preciso di 40 metri) quando occorreva rilanciare e Theo Hernandez quando il Piscinìn capiva che il momento di partire all’arrembaggio verso l’area avversaria era arrivato. Mettete assieme queste tre doti, queste tre qualità, e chi era Baresi vi sarà chiaro: era tre giocatori in uno e infatti con lui a fare da monolite la difesa del Milan di Sacchi prima e di Capello poi entrò nella leggenda subito, con tutti i rossoneri ancora viventi e giocanti.
Era così forte, così “impressionantemente” forte Franco Baresi, per il popolo dei tifosi rossoneri ieri, oggi e sempre “Il Capitano”, che le parole non solo mie ma di chiunque - e non è un modo di dire - non sono sufficienti a dirne la grandezza. E anche perchè lui dalle parole rifuggiva, preferendo parlare con le gesta in campo, ho pensato che affibbiarvi il milionesimo coccodrillo, oggi che a 66 anni il Piscinìn ci ha lasciati, sarebbe una stupidaggine: perchè il miglior ricordo di Baresi l’ha scritto Baresi, con le sue leggendarie partite regalate al Milan e alla nazionale italiana.
A cominciare dalla mostruosa prova sfoderata nella finale mondiale Brasile-Italia a USA 94, finita ai supplementari e poi ai rigori, al rientro e senza un solo allenamento a causa dell’operazione al menisco che si era resa necessaria dopo l’infortunio patito in Italia-Norvegia 1-0, secondo match del girone eliminatorio.
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Altri tempi, e davvero bei tempi, quelli in cui c’erano giocatori come Franco Baresi in campo e telecronisti come Bruno Pizzul al microfono a raccontarci le partite.
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Franco Baresi, una vita (anzi, tutta la vita) nel Milan contro Beppe Baresi, il fratello maggiore, una vita (anzi, tutta la vita) nell’Inter. Una volta queste storie capitavano davvero.
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E poi Maradona. A dire che sì, il difensore più forte del calcio mondiale era lui, Franco Baresi. Il Maradona che i gol li negava: anche a Maradona.
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"Annemi 13, babamı ise 17 yaşımdayken kaybettim.
Annemin hastalık nedeniyle vefat ettiğini biliyorum. Ama o günlere dair hiçbir anım yok. Sanki zihnim tamamen karanlığa gömülmüş.
Annem güçlü bir kadındı. Onu hiç ağlarken hatırlamıyorum; gerçi eminim, bunu çocuklarına göstermemek için gizlice yapmıştır. Şefkatli, düşünceli ve karşısına çıkan herkese, ister çocukları olsun ister yabancılar, daima güzel bir söz söyleyen bir insandı.
Babam ise uzun boylu, güçlü kuvvetli bir adamdı. Toprakla çalışmaktan geniş omuzlara ve nasırlı kollara sahipti. O dönemin babaları nasılsa o da öyleydi: disiplinli ve otoriter.
Babam öldüğünde birkaç yıldır Milan altyapısında oynuyordum.
Bir gün bir futbol turnuvasındaydım. Bana babamın bir trafik kazası geçirdiği ve hastaneye kaldırıldığı söylendi.
Hiç vakit kaybetmeden Travagliato'ya döndüm. Ama kardeşlerimi görür görmez her şeyi anladım.
Babamı kurtaramamışlardı.
Artık tamamen öksüz ve yetim kalmıştım.
Tarifi imkânsız bir acı ve öfke hissettim. Annemin ölümünden sonra olduğu gibi yeniden karanlığın içine düşmüştüm.
Cenaze günü taş kesilmiş gibiydim.
Hatırladığım tek şey, içimi paramparça eden o derin boşluk hissi.
Kalbim kırık bir şekilde Milanello'ya döndüm. Eğer takım arkadaşlarım ve yanımda duran insanlar olmasaydı, muhtemelen ağır bir depresyona sürüklenirdim.
Onlara başarılarımı gösterememiş olmak, eşimle ve çocuklarımla tanıştıramamış olmak, hayatımın nasıl şekillendiğini paylaşamamış olmak…
Bu, ömrümün sonuna kadar içimde taşıyacağım bir yara olarak kalacak."
— Franco Baresi
Un mio amico mi ha scritto un messaggio:
Ho fatto tutto il viaggio fino all'ufficio piangendo.
Da piccolo avevo due certezze: se le cose andavano male a casa, prima c'era Goldrake a salvarmi. Diventando grande ho capito che Goldrake era solo un cartone.
Ma trovai il capitano alle mie spalle, che mi salvava sempre, con un recupero, una spallata, una rincorsa. Ho giocato migliaia di partite sognando di essere lui. Perché lui era il Milan. E con lui, se ne è andato anche il mio sogno rossonero.
6rossonero...
“Öğle ya da akşam yemeklerinde bizim masa oldukça gürültülü olurdu. Ben, Marco Simone, Stefano Nava ve diğer arkadaşlar sürekli şakalaşırdık.
Gürültü belli bir seviyeyi aşınca Franco’nun tek yaptığı bize dönüp bakmaktı. Hiçbir şey söylemezdi. O bakışın ardından masada anında sessizlik olurdu.” — Galli
Voglio anche ringraziare Beppe #Bergomi che, nell' ultima apparizione di Franco #Baresi (a san siro...OVVIAMENTE) porta la torcia olimpica con Lui.
Grazie, perché indossando quel cappello sceglie di proteggere il Nostro immenso Capitano.
Rivali una vita, con grande rispetto.
Quando c'era Baresi ti fidavi
Lo rispettavi, lo stimavi.
Se ti batteva non lo odiavi
Se lo battevi non lo umiliavi
Se era con te, in azzurro, eri felice
Se si faceva male ti dispiaceva
Non esultava sguaiatamente,
non simulava, non truffava.
Calciatore silenzioso
Campione
Uomo.
Per il giornalista del Corriere Roberto Rizzo, Franco Baresi era uno “dei giocatori più scorretti e antisportivi della storia del calcio”.
A voi i commenti.
Di solito la voce era quella di Bruno Pizzul:
‘Baresi ha alzato la mano, fuorigioco’.
Mio nonno faceva un tiro di Nazionali e diceva:
‘Lo ha detto Baresi, non si discute’.
Capitano. #francobaresi