Un uomo di 45 anni, completamente paralizzato e privato della parola a causa della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), chiacchiera e scherza con i ricercatori. È praticamente la stessa voce che aveva prima che la malattia gliela portasse via. Solo che le parole vengono fuori fluide, ma con qualche secondo di ritardo rispetto a quando le ha pensate. Le parole non escono dalla sua bocca, ma da un sintetizzatore "su misura" che le legge da un computer, che a sua volta riporta le informazioni emesse da un chip impiantato nel cervello del paziente e in grado di interpretare gli stimoli. Non è tutto qui. L’uomo ha avuto anche la possibilità di utilizzare il dispositivo stando a casa, nella vita di tutti i giorni, invece che in un contesto controllato come un laboratorio e con il supporto di professionisti.
Ad annunciare questo eccezionale traguardo è stato un gruppo di ricerca coordinato da Sergey Stavisky e David Brandman dell'Università della California a Davis. I dettagli del lavoro sono stati pubblicati sulla rivista Nature Medicine.
Su Repubblica l’articolo di Valentina Arcovio
#rep
@dordulecestmoi Io so a memoria il mio dai tempi dell'Università, successivamente ho imparato quello della mia compagna e pure quello di nostro figlio 😅
📃 Una donna di 93 anni, morta nel 2019 a Lissone senza marito né figli, aveva deciso di lasciare la sua casa e circa 570 mila euro ai monaci benedettini del monastero di Dumenza. Tutto era stato scritto in un testamento dettagliatissimo redatto nel 2011 e depositato dal notaio, in cui la signora aveva indicato con precisione soldi, immobili, documenti e persino le disposizioni per funerale e sepoltura.
Dopo la sua morte, però, i due nipoti hanno contestato quel documento sostenendo che esistesse un secondo testamento, scritto nel 2017, in cui la zia lasciava tutti i beni soltanto a loro. Il caso è finito in tribunale e una perizia calligrafica ha stabilito che il secondo documento è falso: secondo i giudici sarebbe stato creato copiando il testamento originale «per trasparenza», cioè ricalcandolo.
Ora gli atti sono stati inviati alla Procura di Monza per accertare eventuali responsabilità penali. Se venisse dimostrato il coinvolgimento dei nipoti nella falsificazione, rischierebbero anche di perdere le somme che la zia aveva comunque lasciato loro nel primo testamento autentico.
📸Ansa/VATICAN MEDIA HANDOUT
Guardatela bene, questa foto.
Guardateli in faccia, uno per uno.
Ieri pomeriggio, a Modena, in via Emilia centro, un uomo lancia un’auto a cento all’ora contro la folla. Falcia otto persone. Poi scende, tira fuori un coltello, e prova a scappare.
Luca Signorelli gli si butta addosso. Prende una coltellata alla testa, ne schiva un’altra. Sanguina, ma non lo molla.
E in quel momento, dietro di lui, arrivano loro.
Quei ragazzi nella foto. Stranieri. Venuti da lontano. Quelli che secondo Salvini sarebbero “il problema dell’Italia”, “l’invasione”, “la sostituzione etnica”.
Sono loro che si gettano addosso all’aggressore.
Sono loro che gli bloccano la testa con un ginocchio mentre Signorelli, ferito, gli tiene il polso.
Sono loro che permettono alla polizia di arrivare e di portarsi via il responsabile prima che faccia altri danni.
Senza di loro, oggi staremmo contando forse dei morti.
Salvini e la Lega, prima ancora di sapere chi fosse l’aggressore, prima ancora che si chiarisse che si trattava di un trentunenne con disturbi psichiatrici in cura da anni, prima ancora che gli investigatori escludessero la pista terroristica, erano già là fuori a sparare la solita filastrocca.
E intanto i veri eroi di ieri pomeriggio, quelli senza i quali oggi parleremmo di altri morti, restano senza nome e senza ringraziamenti.
I loro volti non finiranno nei post di Salvini e della Lega con una grafica con scritto “EROI”. Perché rovinerebbero la narrazione.
Quella narrazione che da quindici anni divide il mondo in due caselle: italiani brave persone, stranieri criminali.
E invece la realtà, ieri a Modena, ha fatto quello che fa sempre: si è messa di traverso.
Un italiano di seconda generazione si è messo al volante per ammazzare la gente. Un altro italiano si è buttato sull’aggressore per fermarlo. E accanto a lui, fianco a fianco, ci sono finiti dei ragazzi stranieri che avevano una scelta semplice, girarsi dall’altra parte, e che hanno scelto di rischiare la pelle per gente che non conoscevano.
Questa è l’Italia vera. Quella che non sta nei comunicati della Lega.
A quei ragazzi, di cui ancora non sappiamo i nomi, va detto grazie. Forte.
E va detto adesso, prima che il rumore degli sciacalli copra tutto.
La cosa più bella di questa storia dell'ambasciatore italiano in Uzbekistan arrestato con l'accusa di aver venduto visti falsi ad almeno 100 cittadini russi, non è tanto il fatto che un ambasciatore, che già guadagna tra i 250 e 350 mila euro l'anno (delle nostre tasse di contribuenti), sentisse il bisogno di "arrotondare" (pare fino a 16 mila euro a pratica - fatevi voi i conti).
E' il fatto che di una storia così ghiotta, in cui ci puoi trovare di tutto, dai soldi illeciti alla corruzione ai più alti livelli dello stato, dalle infiltrazioni russe fino al traffico di immigrati illegali, sui media italiani non se ne trovi quasi traccia. Per molto meno, vedresti già la prime pagine dei giornali invocare massonerie, mafie, partiti politici, il "capitale" e complotti NATO. E, invece, no. Quando c'è la Russia di mezzo, tutto sparisce in un "blip".
Ed è questo che fa veramente paura.
@razhartt Solidarietà! La mia compagna invece ha fatto un test genetico per scoprirlo..ormai compro raramente cose separate, ho abbracciato il lactose-free anche io😅
@Manuc_asy Ciao! Ottima cosa essere in due, c'è da abituarsi ad un ritmo della vita più veloce e a macinare km in macchina o con i mezzi. Per il resto, io mi trovo bene qui