Minorenni che danno fuoco a un senzatetto così, per vedere l’effetto che fa un corpo vivo che brucia. Minorenni che stuprano una ragazza uno dopo l’altro, tra riprese video e foto poi pubblicati sui social. Minorenni che uccidono la ragazza che non vuole mettersi con loro o che li lascia, perché non sanno accettare un “no” o considerano quella ragazza una cosa loro. Minorenni che prendono a calci una capretta o a sassate un cigno fino a ucciderli. Minorenni che riempiono di botte un adulto che osa riprenderli mentre stanno danneggiando cose di tutti, pagate coi soldi di chi lavora e paga le tasse. Minorenni che vanno in giro armati di bastoni, coltelli, pistole. Che spacciano, che rapinano, che rubano, che giocano con la vita propria e altrui.
E no. Non sono minorenni fragili. Sono minorenni violenti, prepotenti, aggressivi, che conoscono solo il linguaggio della prevaricazione. Forse perché è il linguaggio con cui sono cresciuti. O forse perché sono semplicemente nati così. Perché non tutti i ragazzi che commettono gravi reati sono cresciuti in famiglie problematiche. Basta pensare a Erika e Omar, per citare un esempio tra i tanti. Semplicemente, ci sono alberi che nascono storti, e non basta la comprensione e il giurin giurello di non farlo più con tanto di mignolo alzato per raddrizzare un ramo bitorzoluto.
Le istituzioni non hanno, e non avranno mai, risorse adeguate per garantire a ogni bambino la famiglia ideale. Quella in cui i genitori si rispettano, e in cui i conflitti si risolvono col dialogo, in cui gli adulti ascoltano e sanno dosare autorevolezza e comprensione. In molte famiglie i cellulari hanno sostituito il dialogo, e i bambini crescono sempre più spesso immersi in un mondo che nulla ha di reale e tutto di virtuale. In cui vince sempre il più forte, quello che fa più hype, che è virale. Ma virale si diventa facendo cose sbagliate, non quelle giuste. Il mondo virtuale non premia il buono e il giusto, ma il brutto e cattivo. Gli adulti sono sempre più spiazzati di fronte alla violenza dei bambini e degli adolescenti, e spesso preferiscono girarsi dall’altra parte. Per paura, per vergogna, per impotenza. Perché tante volte quei ragazzini violenti neanche ce li hanno, degli adulti di riferimento. O sono adulti delinquenti pure loro.
Prevenire è qualcosa di fattibile in situazioni di normalità. In cui si può capire origini di un fenomeno, e pianificare le possibili soluzioni.
In situazioni di emergenza, ancorché strutturale, l’unica cosa possibile è aumentare la capacità repressiva dello Stato. Che, lo ripeterò all’infinito, è una capacità anche educativa. Quell’educazione che tanti adolescenti avvezzi al crimine non hanno mai conosciuto. #riflessioni
Avete per caso sentito citare in questi giorni il nome di
Nicola Musiani?
No, vero?
Nessuno sui media lo ha citato manco di striscio.
Nicola, 54 anni, è stato massacrato di botte in un parcheggio di Pinarella di Cervia da un branco di sei magrebini ed è stato lasciato agonizzante in una pozza di sangue per tutta la notte.
È morto qualche giorno dopo all’ospedale Bufalini di Cesena senza avere più ripreso coscienza.
Per lui non si è mobilitato nessuno, tranne i suoi amici di Cervia, e ovviamente non vi è stato alcun sindaco, nessuna ANPI, nessun centro asociale, nessun PD e cespugli vari che si siano mossi a suo riguardo. Figuriamoci.
Anche gli inquirenti e la polizia dicono di brancolare nel buio, quando in zona tutti sanno benissimo chi sono i responsabili di tanta violenza.
Nicola non era una “risorsa”, era solo un “vuoto a perdere” Italiano e dunque che sia morto come un cane non importa a nessuno di questi ipocriti e sepolcri imbiancati.
.
.
.
hernestine
Il video mostra un uomo che corre in una casa in fiamme per salvare il cane della sua famiglia. Jose Guzman è corso oltre i vigili del fuoco ed è uscito di corsa con il suo cane. Racconta di averla trovata nascosta in bagno. Guzman ha riportato ustioni al viso e alle mani. Quando gli è stato chiesto cosa rappresentasse per lui il suo cane, ha risposto con la voce rotta dall'emozione: "È con noi da sempre. Fa parte della famiglia. Le vogliamo bene."
Invece di dimettersi, Lepore si mette a querelare gli haters sui social.
Se avesse un briciolo di dignità pagherebbe di tasca sua i danni fatti dai centri sociali.
Perché devono sempre pagare i cittadini onesti?
#Lepore#Bologna#Fakir