@repubblica Ci sono differenze evolutive. Alcuni pesci, ad esempio, i pesci pagliaccio cambiano sesso. Alcuni parlamentari invece rimangono sempre pagliacci.
Dall'anno scorso, a Memphis, centinaia di famiglie indigenti, hanno ricevuto aiuti economici, cibo, e scuola gratuita per i figli, grazie ad una fondazione: la "Brandon Clarke Foundation".
La fondazione porta il nome di un giocatore NBA, uno che da sette stagioni gioca con la maglia dei Memphis Grizzlies, uno che nonostante goda di una vita agiata, ha sempre avuto, sin da piccolo, il desiderio di aiutare gli altri.
Brandon partecipa spesso agli incontri con le famiglie, è stato a cena a casa di alcune famiglie, ha portato di persona ad alcuni bambini dei regali il giorno di Natale, ha organizzato incontri per sensibilizzare i giovanissimi e le famiglie soprattutto sulla scuola: "Ogni volta che parlo con i bambini, cerco di far entrare nella loro mente che la scuola è importante, gli insegnanti sono importanti e i voti contano. Non sarei arrivato dove sono arrivato senza concentrarmi sulla lettura, sulla scrittura e sull’educazione".
Brandon Clarke è stato ritrovato ieri senza vita nel suo appartamento. Pare si sia tolto la vita con un mix di sostanze. Si parla di depressione. Aveva 29 anni.
Tutto ciò che abbiamo scritto nelle prime righe di questo post, nelle ultime ore, è stato infangato da un'ondata di giudizi, accuse, cattiverie, che spesso leggiamo quando accadono tragedie come questa. Soprattutto sui media generalisti si possono leggere giudizi sul fatto che un ricco non possa e non debba soffrire di alcun problema. Troviamo un'invasione di emoticons con la siringa associate alla parola "vaccino". Da più parti c'è una rincorsa alla minimizzazione della faccenda perchè tanto "è morto solo un tossico". E tante altre sciocchezze.
Brandon Clarke, prima di essere un giocatore NBA, era una persona. Una persona che dal marzo del 2023, quando ha subito la rottura del tendine d'Achille, e ha faticato moltissimo a tornare in campo e si è accorto di non essere più il giocatore pre-infortunio, si è vista cadere il mondo addosso ed è tornata a sprofondare in quell'abisso che probabilmente era dietro l'angolo da tempo.
Brandon Clarke aveva dei problemi, e soffriva di una brutta, subdola, schifosa e pericolosa malattia.
Kevin Love, famosissimo giocatore NBA, ma anche Juan Fernandez ex giocatore di Venezia, Trieste e Brescia che abbiamo intervistato l'anno scorso, hanno detto che la cosa più difficile in questi casi è trovare il coraggio di chiedere aiuto. E soprattutto che i supereroi non esistono: ci sono solo persone che di fronte ai problemi e alla malattie che colpiscono la mente, non vanno giudicate ma aiutate.
Ci ha lasciato un giocatore di basket.
Ci ha lasciato un ragazzo di soli 29 anni.
Ci ha lasciato una persona buona.
Ciao Brandon.
LeBron James ha parlato di Michael Jordan e della rivalità tra loro due creata dai tifosi, usando, secondo noi, delle parole straordinarie: "Io spero solo di aver almeno reso Jordan orgoglioso indossando il numero 23.
Non mi sono mai paragonato a lui perché il nostro modo di giocare penso sia completamente diverso, come il nostro ruolo in campo. Ho sempre cercato per prima cosa di passare il pallone. Jordan invece aveva come primo obiettivo quello di segnare. Ci sono moltissime cose che Jordan faceva meglio di quanto le faccia io, e penso ci siano alcune cose che io faccio meglio di lui. Ma cavolo, lui era veramente qualcosa di unico. E anche io credo, in modo diverso, di essere un giocatore unico.
Credo che possiamo essere amati entrambi senza per forza dover sminuire uno dei due.
MJ era un giocatore pazzesco, incredibile. Il suo tiro dalla media distanza era irreale. Sono cresciuto analizzando ogni cosa facesse, in particolare il modo in cui riusciva ad arrivare nei suoi punti del campo preferiti e a tirare saltando sopra a tutti. Ovviamente anche il suo gioco in post era fantastico. E la sua voglia di vincere credo fosse l'abilità a cui chiunque si sia ispirato.
Non ho mai pensato di diventare come lui, ma ho sognato di avere l’opportunità di vivere la sua vita. Ho sognato di poter giocare le partite più importanti, e di segnare dei tiri della vittoria allo scadere come lui. Ho sognato di avere la mia linea di scarpe come lui. Ho sognato di volare come lui. Ho sognato le persone che urlavano il mio nome come succedeva per lui. Tutto quello che lui ha avuto, io lo sognavo. Avevo bisogno di avere punti di riferimento nella vita e modelli a cui ispirarmi: nello sport il mio era lui."
| @SkySportBasket | @NOWTV_It |
Goku e Freezer.
Kenshiro e Raoul.
Ettore e Achille.
Rocky e Apollo.
Ajeje Brazorf e il regolare biglietto del tram.
Poltronesofà e il prezzo pieno.
Ieri sera abbiamo assistito ad un duello epocale.
34 punti, 18 rimbalzi, 7 assist, 5 stoppate, il francesino.
40 punti, 13 assist, 8 rimbalzi, 3 stoppate, e il canestro della vittoria, il serbo.
Grandissima stima tra i due, bellissimo l'abbraccio finale, ma durante la partita ci son state botte da orbi con qualche colpo proibito.
Denver-San Antonio ha mostrato al mondo la nuova rivalità di cui tutti avevamo bisogno.
Una rivalità tra centri che mancava da tanto.
Solo che a differenza dei centri degli anni 90, oggi questi due sanno fare tutto.
Gioco fronte e spalle a canestro, raggio di tiro fino a 10 metri, capacità di battere in palleggio anche gli esterni, braccia che arrivano a stoppare anche satelliti in orbita, per Wembanyama.
Crasi tra un playmaker e un centro, uso del piede perno da prima ballerina alla Scala, mani più skillate di quelle di Brunelleschi, per Jokic.
La vittoria ai supplementari di Denver contro San Antonio ha certificato che oggi, nella pallacanestro del 2026, assistere ad una partita di basket dove si affrontano i due signori in foto, provoca lo stesso godimento della risposta di Bargnani a Gravina.
Cari bambini italiani,
un sacco di persone, anche importanti, moltissimi giornali, politici, televisioni, e giornalisti, si stanno preoccupando per voi in questi giorni.
Sono tutti terrorizzati dal fatto che ancora una volta non potrete vedere l'Italia ai mondiali di calcio.
Lo so, sembra assurdo anche a voi, ma l'opinione pubblica, la politica, e i vertici delle istituzioni, non sono preoccupati per la scuola, l'università, lo studio, ma per le vostre estati senza gli azzurri del pallone.
Cari bambini italiani, ci teniamo a rassicurarvi.
Il calcio, che è uno sport bellissimo e il più seguito qui da noi, non è l'unica disciplina sportiva esistente.
Non vi sono evidenze scientifiche che attestino che crescerete deviati, o con problemi psicologici, se vi emozionerete nel guardare anche gli atleti italiani che vincono nel tennis, nello sci, nell'atletica, nella pallavolo, nel nuoto, nell'automobilismo, nel motociclismo, nel pattinaggio di velocità, nello short track, nel curling, nella ginnastica, nella scherma, nel ciclismo (soprattuto su pista!), nel canottaggio, nel biathlon, e in tantissimi altri.
Anche nel basket eh, perchè se è vero che in quello maschile non vinciamo nulla da quando la vostra mamma e il vostro papà si dovevano ancora conoscere (ma vi giuriamo, è comunque bellissimo e vale la pena seguirlo), in quello femminile abbiamo una nazionale favolosa!
E questi sport non sono tutti dilettantistici come ha detto ieri quel signore a capo della Federazione del pallone: alcuni di questi, per legge, sono professionistici proprio come il giuoco del pallone, ed altri, se praticati a livello internazionale, sono inquadrati come super professionistici. Per intenderci, Sinner mica paga la quota per giocare come voi eh! E Kimi Antonelli non prende mica il rimborso spese per guidare ai 350 orari.
Ah, e riguardo sempre a quello che ha detto il numero 1 della Federazione Calcio, Arianna Fontana non è mica una sciatrice. Anche se quando gareggia fa freddo ed è tutto bianco (ed è questo che avrà fatto confondere il presidente), sappiate che in quelle condizioni si possono praticare anche altri sport come ad esempio lo short track. E sappiate che Arianna Fontana è l'atleta italiana più medaglietta nella storia dello sport!
Vi state chiedendo come sia possibile che un dirigente così importante si permetta di screditare gli altri sport senza nemmeno sapere quale che sport pratichi l'atleta che ci ha fatto vincere più medaglie di chiunque altro? Eh, bella domanda.
In conclusione, cari bambini, non dovete temere nulla per due motivi principali:
1) potete alleviare le delusioni calcistiche con tante altre belle cose che accadono in altri sport
2) tra qualche giorno, quando non servirete più ad alimentare il vero sport nel quale primeggiamo nel mondo, ovvero la retorica, nessuno si preoccuperà più per voi
Un discorso meraviglioso, da ascoltare e divulgare.
Sono le parole che il coach dell’Under 19 della Virtus, Mattia Largo, ha espresso sui giovani d’oggi: “I giovani di adesso vengono criticati spesso a sproposito, solo perché é un mondo che va molto più veloce rispetto a quando eravamo giovani noi. Loro non sono nel torto, sono solo in linea coi tempi. É normale che abbiano strumenti che gli semplifichino la vita, non é una colpa. Basta entrare dentro la loro anima, per capire che hanno qualcosa di speciale. Ogni giorno li vedo fare sacrifici, vanno a scuola, si allenano ore ed ore, studiano la notte, alcuni non vedono la famiglia per settimane. E se riescono a portare avanti tutto questo, é perché sono migliori di quello che pensiamo.”
Ha tenuto questo discorso qualche settimana fa quando ha vinto il trofeo della Next Gen @LegaBasketA.
23 punti, 21 rimbalzi, 19 assist, questa notte contro Dallas.
23 punti, 17 rimbalzi, 17 assist, ieri contro Phoenix.
22 punti, 14 rimbalzi, 14 assist, nella partita precedente contro Portland.
68 punti, 52 rimbalzi, 50 assist, nelle ultime tre partite: nessun giocatore nella storia aveva mai messo insieme queste cifre in tre partite di fila.
Ma questo dominio sul parquet è niente in confronto alla calzatura che ha scelto per presentarsi stanotte davanti ai microfoni della NBA e dei media più importanti d'America: le Crocs dei Minions.
Definirlo il miglior giocatore al mondo è riduttivo: lui è il miglior essere umano del pianeta.
Compie oggi 38 anni Steph Curry:
- colui che ha cambiato tecnica di tiro a 17 anni, ricominciando sostanzialmente da zero soltanto 4 anni prima di andare in NBA
- colui che ha sbriciolato record su record nel tiro da tre punti
- colui che ha normalizzato tipologie di tiro impensabili fini agli anni 90
- colui che ha costretto le difese a preoccuparsi di un giocatore anche a 12 metri da canestro. A volte anche negli spogliatoi.
- colui che fa impazzire da anni i fegati di quelli per cui qualsiasi cosa era molto più bella “ai miei tempi”
- colui che definirlo “il più grande tiratore nella storia del basket” é riduttivo in quanto é anche uno dei più grandi giocatori della storia
- colui che ha di fatto rivoluzionato uno sport
- colui che non si rilassa come tutti masticando chewing gum, ma paradenti
- colui che ha inventato una esultanza particolarmente apprezzata da chi soffre di insonnia
- ma soprattutto colui in grado di segnare quei tiri per cui il 99.999% dei restanti giocatori del mondo, di ogni categoria, verrebbe centrato da una lavagnetta nella schiena lanciata dal proprio allenatore
Auguri Stefanino.
Avete visto Johannes Klæbo? 6 ori in 14 giorni!
Il tipo ha fatto pulizia totale a #MilanoCortina2026, primo nella storia dei Giochi invernali a vincere TUTTE le sue gare di fondo. Roba da matti. Ma sapete qual è la cosa che mi ha colpito di più? Non è solo quanto corre veloce... è come vive.
Questo qui ha scelto di fare vita da monaco per anni: niente uscite, niente cene con gli amici, niente abbracci a nessuno durante la stagione. Zero rischi. Un raffreddore qualsiasi e addio sogni. Pasti contati al grammo, stanze da solo, silenzio totale. Mentre noi stavamo a bere birre e scrollare, lui era lì a soffrire in silenzio, con il freddo che ti spacca i polmoni e il rumore della neve di notte come unica compagnia. E al centro di tutto c'è il nonno Kåre, 83 anni e ancora il suo coach numero uno. Non un preparatore fighetto con droni e app, no: il nonno che gli ha messo gli sci ai piedi da piccolo, che lo andava a prendere agli allenamenti, che gli comprava le scarpette a Natale. Insieme hanno costruito questa "arma segreta" fatta di sguardi, pochi discorsi e una passione pazzesca per lo sci. Senza fronzoli hi-tech, solo cuore e sacrificio. Poi la Klæbo Run... quella salita dove sembra che voli? È frutto di allenamenti al limite del vomito, controllo ossessivo del lattato, recupero da monaco zen. Dolore puro, ma voluto. Oggi tutti lo applaudono sul podio, ma la vera figata è dietro: le notti da solo, i "no" detti a tutto, il coraggio di rinunciare alla vita normale per inseguire l'impossibile.
Il talento ce l'hai o non ce l'hai. Ma il sacrificio... quello lo scegli tu. E lui l'ha scelto fino in fondo. Grande Johannes, ci hai fatto capire che le cose grandi nascono dal silenzio e dalla testa dura.
Grazie per lo spettacolo, Re della neve. #JohannesKlaebo #MilanoCortina2026 #SciDiFondo #Olimpiadi2026 #Norvegia #Sacrificio #LeggendaViva
Alberto Angela è senza contratto con la Rai da mesi. E secondo La Stampa, proprio la Rai starebbe pensando di tagliare i suoi programmi (Ulisse, Noos, Passaggio a Nord Ovest) perché preoccupata dai costi.
Dai costi.
Stiamo parlando del più grande divulgatore della televisione italiana. L’uomo che porta milioni di persone davanti allo schermo per guardare la Cappella Sistina invece del Grande Fratello.
L’unico capace di far fare ascolti a un documentario sull’Impero Romano alle nove di sera.
Quello che ha ereditato da suo padre Piero non solo il mestiere ma la capacità di far sentire intelligenti gli italiani.
Ecco, quell’uomo non ha un contratto con la Rai.
Da mesi. E la Rai vuole tagliarlo. Per i costi.
La situazione, dicono le voci da viale Mazzini, assomiglia sempre più a quella che precedette l’uscita di Fabio Fazio.
Ora, facciamo il punto.
Paolo Petrecca, che ha scambiato San Siro per lo Stadio Olimpico e la presidente del CIO per la figlia di Mattarella, è stato per mesi il direttore di RaiSport. Prima ancora dirigeva RaiNews24, dove mandava in onda assoluzioni inventate e apriva i telegiornali col festival di Pomezia al posto delle elezioni francesi. Due redazioni lo hanno sfiduciato. La Rai lo ha promosso.
Tommaso Cerno, direttore del Giornale di proprietà Berlusconi, già opinionista e co-conduttore a Domenica In, sta per ottenere una striscia quotidiana su Rai 2 da 848mila euro. Undicimila euro a puntata.
Ricapitolando: alla RAI i soldi ci sono per Cerno, ci sono per Petrecca, ma per Alberto Angela il contratto può aspettare.
Funziona così, nella Rai di questo governo: se sei utile alla propaganda, ti danno un programma. Se sei utile al Paese, ti lasciano senza contratto e possibilmente ti spingono alla porta.
Nvidia CEO Jensen Huang, with an incredibly thoughtful answer to the smartest person he's ever met. If you listen closely to the words he uses, including "empathy" and "wisdom," you'll realize a certain group of people he's not describing.
É stato abbandonato dal padre alla nascita e dalla madre a 13 anni.
Alle medie veniva chiamato “Figlio di nessuno” da chi lo prendeva in giro.
Ha dormito spesso per strada, e a 16 anni é stato adottato dalla famiglia di un suo amico del campetto.
Dopo l'high school era 73esimo nel ranking delle guardie nel Texas
Ha ricevuto una sola proposta da un college dopo il liceo, Marquette University, alla quale ha riposto con un fax dal McDonald's dove lavorava.
Quando é diventato un giocatore NBA é stato lui a voler cercare il padre che non aveva mai conosciuto, "Non serbo rancore, io amo i miei genitori e farò di tutto per loro finchè saranno in vita".
Ha ospitato a casa sua per tre giorni, pagandogli il volo di ritorno, una famiglia argentina che era andata a Miami per vederlo giocare, ma lui all’ultimo non é sceso in campo per infortunio.
Ai tempi di Miami aveva aperto un piccolo bar all’aperto nel quale una volta a settimana incontra le persone che lo volevano conoscere, “Amo tantissimo stare con la gente, confrontarmi, conoscere le loro vite, discutere di basket. Preferisco vedere la gente di persona piuttosto che sui social". Continua a farlo anche oggi a San Francisco.
Poco fa é stato reso noto che l’infortunio di questa notte, durante il terzo quarto di Golden State-Miami, nell’ennesima grande stagione in cui stava viaggiando a 20 punti di media col 60% da due, il 38% da tre e il solito dominio nella metà campo difensiva, é molto grave: rottura del crociato con interessamento del collaterale, e stagione finita.
Un macigno sulla carriera di un giocatore prossimo ai 37 anni.
Eppure si é messo a ridere lasciando il campo…
Forse rideva perché uno che ha saputo rialzarsi da un inferno di vita, diventando un campione quando nessuno credeva in lui, e diventando un uomo capace di dispensare affetto e attenzioni anche ad un padre che non lo voleva, e alla gente comune che può facilmente sedersi a bere un caffè con una stella NBA, figuriamoci se ha paura di un ginocchio distrutto.
Ti aspettiamo presto.
In bocca al lupo, Jimmy.
Putting Nikola Jokic's INSANE season in context
* Shaq's career-high scoring average:
29.7 PPG (in 1999-2000)
Nikola Jokic's scoring average this season:
29.9 PPG
* Karl Malone career-high rebounding average:
12.0 RPG (in 1987-88)
Nikola Jokic's rebounding average this season:
12.4 PPG
* Jason Kidd's career-high assist average:
10.8 APG (in 1998-99)
Nikola Jokic's assist average this season:
11.1 APG
* Kareem Abdul-Jabbar career-high FG%:
60.4% in 1979-80
Nikola Jokic's FG% this season:
60.4%
* Larry Bird career-high three-point percentage:
42.7%
Nikola Jokic's three-point percentage this season:
44.0%