GINO CECCHETTIN OGGI DIRETTORE DELLA STAMPA
A questo punto manca solo che lo facciano Presidente della Repubblica. Da due anni assistiamo a un curioso fenomeno antropologico: la trasformazione di un signore qualunque, un ingegnere informatico che gestiva un negozio di circuiti, in antropologo, poi sociologo, poi criminologo, poi pedagogista, poi esperto di patriarcato, poi sessuologo, poi mediatore familiare, poi educatore sentimentale, poi scrittore (con un libro pubblicato subito dopo l’uccisione della figlia), poi giornalista, poi editorialista, ora direttore de La Stampa per un giorno. E domani? Presidente del Consiglio? Commissario europeo? Capo dello Stato?
In Italia si può essere qualsiasi cosa senza competenza, basta interpretare la narrazione dominante.
Cecchettin ci spiega ogni giorno il “patriarcato tossico”, la “società malata”, la “collettività degli uomini colpevoli”.
Tuttavia, sua figlia non è stata uccisa dalla società, né da un’astrazione sociologica, né dal maschio come categoria biologica. Giulia Cecchettin è stata uccisa da un unico uomo: Filippo Turetta. Un individuo, non un sistema. Un colpevole, non un’intera popolazione maschile.
Se vogliamo combattere la violenza, dobbiamo difendere la verità e smetterla di socializzare la colpa perché la responsabilità penale è personale.
MOVIMENTO DELLE BANDIERE 🇮🇹🇮🇹🇮🇹
📍Sabato 29 novembre
📍Ore 15
📍Piazza 25 Aprile, Milano
Tutto confermato!! ✅
Dovbyk è il nuovo centravanti della Roma 🔥
Accordo tra i due club sui 33/34 milioni più bonus e 10% sulla futura rivendita: giovedì 1 agosto sarà la giornata delle firme. Capocannoniere della Liga con 24 gol, giocherà in attacco con Dybala-Soulè
#Dovbyk ✍️
Che cazzo ha combinato quella lurida merda, anche la squadra ha (giustamente) accusato il colpo di un gol che non doveva esserci, pezzo di merda schifoso ti odio
E comunque non è vero che abbiamo giocato in 10 per un’ora, con lui noi abbiamo giocato in 13.
Sei onnipresente ed ancora una volta hai dimostrato l’impegno che metti con questa maglia.
Grazie sinceramente Stephan.
Guardate Mancini: si interpone, chiede spiegazioni a Hujsen (“ma perché?”) ma soprattutto lo difende per tutto il tempo, a brutto muso allontana tutti i giocatori del Frosinone che cercavano lo scontro.
Leader e capitano vero.