È un'emozione per me vedere su Nazione Indiana il mio racconto "Quella sedia", per il bellissimo progetto Azione Atzeni. Grazie a @gigliols e a Francesco Forlani per avermi coinvolta, grazie a Chiara Effe per la bellezza che ha portato nel podcast.
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Percepiva un nesso, sebbene non chiaro, mentre dalla strada e dalle altre finestre aperte arrivavano grida di rabbia e sospiri di stanchezza. Si addormentò mormorando a sé stessa "chissà se la temperatura in frigo regge o dovrò buttare tutto il pesce"»
Vedo possibile la nascita un nuovo genere letterario: il romanzo distopico autobiografico.
«Fu una notte lunga: l'energia elettrica mancava ormai da cinque ore e dall'una del mattino provava ad affacciarsi nelle case, per poi cedere subito al buio, non senza aver scatenato >
in un corso Vittorio Emanuele congestionato dal traffico si ostinava a passare col rosso, costringendo i pedoni in via di liquefazione a scansarla, per poi arrivare a destinazione ben venti secondi prima di lei e di tutti gli altri che rispettavano i segnali. >
Forse non vediamo l'ora, tutti, di dedicare la nostra vita a qualcosa. Dio o Satana, politica o grammatica, topologia o filatelia - l'oggetto sembrava puramente incidentale rispetto a questo desiderio o di dedicarsi completamente a qualcosa".
DFW, Infinite jest
"A volte negli ultimi tempi mi sembrava quasi una specie di miracolo nero che qualcuno potesse tenere tanto a un argomento o a un'impresa, e potesse continuare a tenerci per tanti anni. Che potesse dedicarvi tutta la vita. Mi sembrava ammirevole e patetico allo stesso tempo.
"Stavo camminando per il corridoio umido quando mi colpì. Non so da dove venisse. Era una variante di quel panico telescopicamente autoconsapevole che in partira può essere devastante. Non mi ero mai sentito in quel modo fuori dal campo. Non era del tutto spiacevole. >
Il panico ingiustificato accuse i sensi in modo quasi insopportabile. Riesci a percepire le cose molto intensamente. Tutto sembrava accadere a troppi fotogrammi al secondo. Tutto aveva troppi aspetti. Ma la cosa non mi disorientava. L'intensità non era incontrollabile.
Un oculista di manica larga con l'atropina, un paio di occhiali da sole dimenticati sul mobile dell'ingresso di casa, i mezzi pubblici, una giornata di sole.
Tra il misticismo e la psichedelia, insomma.
Di buono c'è che con queste temperature risparmio il tempo che di solito impiego per asciugarmi i capelli.
Che è al massimo di cinque minuti quindi no, niente di buono.