oggi abbiamo qualcosa di speciale: abbiamo esaminato un database di 1 anno di voli militari su #Palestina e #Libano condividiso con noi da #Sanad, agenzia di fact-checking di #AlJazeera.
Ecco cosa abbiamo scoperto
https://t.co/qvn8jFh01p
“E’ venuto da noi un nuovo comandante. Usciamo con lui per il primo pattugliamento della giornata alle sei del mattino. Il comandante si ferma. Per le strade non c'è anima viva, solo un bambino di 4 anni che gioca nella sabbia del suo cortile. Il comandante improvvisamente inizia a correre, afferra il bambino e gli spezza il braccio all’altezza del gomito e la gamba, proprio qui. Poi salta sulla sua pancia per tre volte e se ne va. Siamo rimasti tutti lì a bocca aperta, guardandolo scioccati... Ho chiesto al comandante: “Cos’è questa storia?”. Mi ha risposto: Questi bambini devono essere uccisi dal giorno in cui nascono. Quando un comandante lo fa, diventa legittimo”.
Tra le testimonianze dei soldati israeliani a Gaza fatte a uno dei più importanti psicologi israeliani, Yoel Elizur, della Hebrew University di Gerusalemme, ce n'è una che descrive ciò che sta succedendo, in modo crudo, crudele, insopportabile. A Gaza, da parte delle truppe israeliane, dal 7 ottobre a oggi.
Non a caso il titolo per l'articolo di Elizur scelto da @haaretzcom, cioè da uno dei più coraggiosi giornali israeliani cui il governo di Netanyahu vuole negare il sostegno pubblico, è "Quando entri a Gaza, ti senti Dio". Neanche Erode. Dio. Questa testimonianza è difficile da leggere e sopportare. A me, però, fa ancora più impressione, è ancora più insopportabile pensare all'uso delle macchine, ai quadcopter, ai droni, alle bombe che uccidono e squartano e polverizzano bambini. Come se le macchine togliessero ai soldati la crudeltà diretta, dunque la responsabilità. Non è così: la responsabilità crudele c'è tutta, in ogni chip dei computer, dell'intelligenza artificiale, e ogni pezzo di metallo che squarta bambini e adulti palestinesi.
Il silenzio e il diniego non cancellerà il genocidio. Allontanerà solo il momento della giustizia. Che arriverà. Arriverà, senza alcun dubbio.
Ho fatto una traduzione veloce di questo passo, per chi non conosce l'inglese. La versione originale, invece, si trova qui a questo link: https://t.co/gsP5yyYpdx
buon Natale.
Dopo il Leone d’argento, «The Brutalist» ha incassato 7 nomination ai Golden Globes: «Attraverso l’architettura racconto il viaggio di un uomo che fugge il fascismo per incontrare il capitalismo». Su «la Lettura» l’intervista di @TenTunda al regista https://t.co/PTvX5VT6x6
Dear International Criminal Court judges,
It is now beyond dispute: Israel has set out systematically to eliminate every aspect of Palestinian life in Gaza. It is not just the 186,000 lives that the Lancet estimates to have been lost. It is more than that. You have already witnessed:
1. The most intensive bombing of any densely populated urban area in living memory
2. The most deliberately targeted starvation of a population in post-WW2 history
3. The greatest number of journalists killed in any war worldwide
4. The largest number of UN staff killed in 10 months.
And that's not all: Israel attacks schools, universities, libraries, archives, cultural centres, heritage sites, mosques and churches. It assassinates professors and slaughters teachers, along with their students - often their entire families too.
When will you act?
If you don't, what is the point of having the ICC?
If you don't, is there a smidgeon of an iota of a possibility that anyone will take the ICC seriously in the future?
You have to watch this immensely revealing and horrifying testimony by Jewish-American humanitarian surgeon Mark Perlmutter who spent 2 weeks in Gaza: https://t.co/9Ku1axTPyw
"All of the disaster zones I've seen combined - combined - 40 mission trips, 30 years, ground zero, earthquakes, all of that combined doesn't equal the level of carnage that I saw against civilians in just my first week in Gaza.
(Host: and when you say civilians, is it mostly children?)
Almost exclusively children, I've never seen that before."
Basterebbe tradurre questa lunga riflessione di Gershon Barskin, israeliano, pacifista, e pubblicarla sui giornali italiani. Non è difficile. Invece, Gaza è sostanzialmente scomparsa dalle pagine online dei giornali mainstream.
Anche se non se ne parla, Gaza esiste. E la mattanza continua. Nascondere le notizie non salverà nessuno. Come scrive anche Barskin.
Disaster https://t.co/Rv5IccWIyb
🚨Washington. Manifestanti di origine ebraica stanno inondando il Campidoglio, che domani ospiterà Netanyahu.
Chiedono l’embargo sulle armi a Israele e un cessate il fuoco. La polizia li sta arrestando in massa.
(via @prem_thakker)
sento un silenzio assordante, sul fatto che 4 scuole a Gaza sono state colpite in 4 giorni dai bombardamenti delle forze armate israeliane. 4 scuole (rifugio in tutte le guerre su Gaza, non solo in questa, ultima e devastante) in 4 giorni. Ah, una delle scuole colpite è una scuola cristiana. Lo sapevate?
Sento solo silenzio. Nessuna riprovazione, nessuna dichiarazione sconcertata. Nessuna.
#9giugno quando i nostri figli e nipoti ci chiederanno perché non abbiamo impedito la strage di Gaza @rafforiani (seguitelo) potrà dire di essersi sottratto al sistema mediatico che ha cancellato le vittime. Una storia (non solo personale) che ripercorre in questo libro 👇
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L'accettazione del @policlinicoMI è il simbolo dello sfascio della Sanità in @RegLombardia: ore di coda (anche per prestazioni non prenotabili online), 0 info, cittadini abbandonati, ritardi nelle visite, personale stremato. @FontanaPres@Bertolaso_Guido chiedete scusa!
Ora che anche in Italia sono partite le manifestazioni studentesche, cerchiamo di aprire gli occhi su un fenomeno davvero pericoloso che sta interessando tutto il mondo occidentale, Italia compresa. La criminalizzazione e soppressione di ogni forma di solidarietà pro-Palestina 🧵
Amidst U.S. campus crackdowns on peaceful protests, UN Special Rapporteur on Freedom of Expression @Irenekhan warns: “The Gaza crisis is truly becoming a global crisis of the freedom of expression [destined], to have huge repercussions for a long time to come.” [Full article: https://t.co/Yumrn8n20v ]
Moreover: justifying violence against Palestinians & those who support Palestinian rights is ANTI-PALESTINIAN RACISM (#APR). Time to confront & end this racism. [Details in the link in comment 👇]
Foto dell’anno del @WorldPressPhoto. E per chi segue la guerra su Gaza lo è già da mesi. La Pietà, come ce l’hanno descritta i grandi artisti. Mohammed Salem per Reuters. Un riconoscimento necessario al lavoro coraggioso e incredibile dei giornalisti/fotografi/operatori dell’informazione palestinesi di Gaza. Un riconoscimento al loro sacrificio quotidiano, alla resilienza che ci ha fatto sentire tutti piccoli, al loro confronto. @msalem66 grazie!
Il Venerdì di Repubblica dedica oggi quattro pagine su Bernardo Valli, storico ex corrispondente dal Medio Oriente, prossimo ai 94 anni. Toni molto cordiali. Manca però una sul perché Valli lasciò Repubblica quattro anni fa, non condividendo la linea Molinari. Lo recuperiamo da un'altra intervista di Valli, di due anni fa, con Giulio Gambino su @tpi:
«Repubblica e stato un grande giornale all’epoca di Scalfari e all’epoca di Ezio Mauro... Poi a mio avviso ha perduto quell’equilibrio che un quotidiano deve avere per essere stimato e venduto... Io ho dato le dimissioni da Repubblica per ragioni mie, perche non condividevo la linea del giornale... Non leggo piu Repubblica... Ezio Mauro ha dovuto vivere il calo delle vendite, pero nei lunghi anni in cui e stato direttore ha mantenuto una certa dignità... Sono andato via pochi mesi dopo [l'arrivo di Molinari]... non mi sentivo a mio agio e me ne sono andato».
Chiede Gambino: È vero che quando scrivevi ancora per Repubblica ti chiamarono per chiederti di cambiare l’attacco - o una riga - di un tuo pezzo?
«Si, mi chiesero di cambiare il lead di un articolo».
Ma su che tema era?
«Sulla politica di Israele. Volevano che cambiassi il lead (l’attacco, ndr) del pezzo. Io dissi che non cambiavo assolutamente nulla... mi rifiutai, e quindi il direttore mise l’articolo nelle pagine interne. Era una “punizione”, visto come e avvenuta. Siccome non mi e stata data alcuna spiegazione di questo, ho salutato e me ne sono andato. Basta».
Grazie a Pippo @civati e People Editore che mi hanno permesso di mettere in fila i pensieri. C'è stato uno sterminio, i nostri media l'hanno camuffato da guerra. Ma i nostri media siamo noi. Tutto deve cambiare.