7 minuti e 39 secondi alla fine della partita.
New York-Cleveland 71-93.
Madison Square Garden ammutolito.
Cavs in totale controllo, Gara 1 ormai in archivio.
Il problema è che a New York, dal 2022, da quando la dirigenza di Dallas ha iniziato ad omaggiare le altre squadre dando via quelli che non reputava fenomeni, si aggira un uomo che non avrebbe le sembianze del giocatore di basket.
Si chiama Jalen Brunson.
Non è alto.
Non è atletico.
Non è velocissimo.
Ma è compatto come un frigorifero ad incastro.
Ha la cattiveria agonistica che è un mix tra The Undertaker nel suo prime e una nonna alla quale le dici che il pranzo non è stato un granché.
E, soprattutto, tifa per i Knicks da quando è bambino.
Nella storia dei playoff, le squadre in svantaggio di almeno 22 punti nel quarto periodo, avevano un record di 1 vittoria e 594 sconfitte prima di questa notte.
...
17 punti, 5 assist, 2 palle rubate, 0 palle perse per Brunson da quel momento.
Parziale di 44-11 per i Knicks, e vittoria al supplementare 115-104.
Una delle più incredibili rimonte nella storia della NBA.
Il Madison Square Garden contiene 19.812 spettatori.
A fine partita i tifosi in delirio erano 19.813: tutti quelli sugli spalti, e Jalen Brunson.
DITONELLAPIAGA. Ti avvicini convinto di avere il controllo e dopo trenta secondi stai annuendo mentre lei ti spiega perché il tuo segno zodiacale è problematico.
Presenterei il mio nipotino ad Epstein in cambio di 10 minuti con la testa affogata in quelle gambe. Voto 8,5
Maggio del 2000.
Sul parquet del Madison Square Garden, quasi 3 ore prima di una partita dei Knicks, c'è un bimbo di 4 anni con la maglia della squadra. Si chiama Jalen, è il figlio di Rick Brunson, allora giocatore dei Knicks. Jalen è diventato la mascotte della squadra.
Passa la palla a Marcus Camby durante il riscaldamento.
Tocca sempre le treccine di Latrell Sprewell che gli piacciono un casino.
Si fa portare la merenda negli spogliatoi da Pat Ewing e Larry Johnson.
Alla domanda "Chi è il tuo miglior amico?", risponde "Allan Houston".
Jalen, ogni giorno, prepara il borsone di suo padre, e poi dice alla mamma "Vado ad allenamento". Sogna, un giorno, di poter giocare nella squadra di papà. Nel frattempo con maglia, pantaloncini e polsino dei Knicks si allena nel canestrino della sua casa nel New Jersey, gridando "Spree" (il soprannome di Sprewell) ogni volta che fa canestro.
Questa foto è stata scattata prima di Gara 6 tra New York e Indiana, l'ultima partita della serie persa dai Knicks in finale di conference.
Nessuno poteva saperlo, ma quella è stata l'ultima volta che i Knicks si sono qualificati ad una finale di conference.
25 anni dopo, questa notte, quel bimbo è diventato la stella della sua squadra del cuore, suo papà è l'assistente di coach Thibodeau, ed eliminando i campioni in carica, i Boston Celtics, ha riportato i New York Knicks in finale di conference.
@FBiasin Fabri non ci siamo proprio!!! ma che cazzo succede? 😣😣
da quando un certo Marmitta ti sta facendo quella domanda è un bollino rosso continuo!!! 🔴😔 porta male? 😱😱
qui serve un report al più presto 🤩