Una rapida recensione. L'Islam ha un problema con la democrazia, il bacon, l'alcol, i cani, la musica, le persone gay, il Natale, gli indù, gli ebrei, i buddisti, i cristiani, gli ortodossi, le chiese, i templi, le donne che mostrano i capelli, le persone che lasciano l'Islam, e coloro che disegnano Maometto o Allah. Amano la poligamia, la lapidazione, la mutilazione genitale, le donne sono considerate uguali agli animali, praticano la schiavitù, gli animali vengono macellati e lasciati a sanguinare, i ragazzi vengono vestiti da ragazze, fatti ballare e molestati; sposano ragazze giovani—comprandole—e hanno "relazioni amorose" con loro non appena raggiungono la pubertà; e se ti lamenti di queste cose, ti chiameranno islamofobo. Ci stiamo dimenticando di qualcosa?
Per i motivi elencati, noi e l'Islam siamo incompatibili e non potremmo mai essere amici.
Pertanto, la soluzione migliore per entrambe le parti è che tutti rimangano a casa propria. Semplice.
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hernestine
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Roberto Damico. La Pagina
“Cari studenti italiani, che oggi scendete in piazza con bandiere con il martello e la falce e indossate magliette con la scritta ‘CCCP’,” ha esordito una lettera aperta in italiano scritta dall’espatriata lituana Neringa Budryt.
“Vorrei farvi una domanda: conoscete davvero il significato dei simboli che portate? E sapete cosa sarebbe accaduto a molti di voi se aveste manifestato apertamente in paesi oppressi dai regimi comunisti?
Lasciate che vi dica una cosa. È facile sventolare una bandiera rossa quando, per voi, il comunismo è solo un’idea astratta di uguaglianza, giustizia sociale e ribellione al sistema. È facile indossare una maglietta con la scritta ‘CCCP’ quando non avete mai vissuto la realtà di un regime comunista.
Noi veniamo da quella parte d’Europa dove il comunismo non era una maglietta, un simbolo di ribellione o un’idea romantica di uguaglianza. Era il sistema in cui vivevamo – un sistema che non abbiamo mai scelto.
Conosciamo la storia della repressione sovietica, delle purghe staliniane, dei Gulag e delle deportazioni di massa. Soprattutto, conosciamo la parola ‘Siberia’ – un luogo in cui migliaia di innocenti furono deportati con la forza, solo per aver pensato diversamente.
In Siberia – in mezzo al freddo gelido, alla fame e al lavoro forzato – molti persero la vita; coloro che sopravvissero portarono per sempre le cicatrici di quell’esperienza. Intere famiglie furono spezzate, e generazioni furono private della possibilità di vivere libere nella propria patria.
Nei paesi del blocco sovietico, la censura, la polizia politica, la sorveglianza e la repressione del dissenso limitarono drasticamente le libertà individuali.
Siamo cresciuti in un sistema in cui il controllo statale permeava persino la nostra vita quotidiana. A scuola, eravamo obbligati a indossare la cravatta rossa dei ‘Pionieri’. Ci controllavano; tenevano traccia di dove andavamo e persino se frequentavamo la chiesa. Perfino la fede – una scelta che dovrebbe appartenere alla coscienza individuale – poteva diventare motivo di sospetto.
Festeggiavamo il Natale con le finestre oscurate, per assicurarci che nessuno ci vedesse e ci denunciasse. Perché era proibito – proprio come tante altre cose: i jeans, la musica rock e tutti i simboli di uno stile di vita occidentale. Mia madre tornò da un campo di lavoro sovietico. E sapete cosa le accadde? Le fu impedito di continuare gli studi perché era stata etichettata come nemica del comunismo.
Sotto un regime comunista, non potevate protestare. Rischiavate l’arresto, la prigione, l’interrogatorio, la persecuzione – e, in certi contesti storici, persino la morte. Nell’Unione Sovietica e in altri regimi comunisti, il dissenso politico poteva costarvi la libertà e la vita.
Le manifestazioni indipendenti dalle autorità non erano un diritto garantito; spesso venivano represse con la forza.
È per questo che mi colpisce vedere giovani italiani che esibiscono con orgoglio il martello e la falce – simboli associati a regimi che hanno perseguitato e imprigionato milioni di persone.
Oggi, siete liberi di scendere in piazza, di gridare contro il governo, di criticare le istituzioni e di sventolare le vostre bandiere proprio perché vivete in una democrazia che vi concede queste libertà. Sotto un regime autoritario di quel tipo, protestare contro chi detiene il potere vi avrebbe potuto portare in prigione.
Non si tratta di negare l’esistenza di ingiustizie sociali, disuguaglianze o il diritto di lottare per un mondo migliore. Siete liberi di scendere in piazza per rivendicare una società più giusta – ma non dovreste idealizzare un sistema che ha negato a così tante persone proprio quelle cose che oggi siete liberi di esercitare: il diritto di scegliere, di credere, di parlare e di dissentire. Prima di indossare una maglietta con la scritta ‘CCCP’, ascoltate chi ha vissuto quel mondo. Parlate con i deportati e i loro discendenti; leggete i resoconti di coloro che hanno sopportato i gulag e l’esilio forzato in Siberia. Imparate cosa significava essere privati della libertà, della casa, dei propri cari – e persino di ogni prospettiva di una vita normale – solo per il vostro background o le vostre convinzioni.
Prima di sventolare il martello e la falce, vi prego, studiate a fondo la storia.”
Sapete quante manganellate ho preso dalla polizia in vita mia? Zero. Questo può essere il risultato della casualità o del fatto che sono una persona per bene che non naviga nell'oro, con una macchina scassata come tanti, ma che non rompe il cazzo in piazza con la Palestina.
RAGAZZINO DI 12 ANNI IN PIAZZA: ECCO QUELLO CHE NESSUNO VI RACCONTA SUI SOLDI DEI CONTRIBUENTI.
Mentre tutti si perdono nei paragoni con la Casa del Bosco, il problema reale passa in secondo piano: COM’È POSSIBILE CHE UNA FAMIGLIA ARRIVATA IN ITALIA DA APPENA TRE ANNI ABBIA GIÀ UN ALLOGGIO POPOLARE? È questa la domanda da fare, non l’ennesima polemica ideologica.
A Milano 20.000 persone aspettano una casa popolare. E questa famiglia, arrivata in Italia appena tre anni fa, ha già un alloggio scavalcando chi è in lista.
A MILANO GLI ITALIANI CHE LAVORANO POSSONO PERMETTERSI DI VIVERE. Gli affitti sono diventati proibitivi, gli stipendi non bastano e tante famiglie sono costrette ad allontanarsi dalla città. Eppure, questa famiglia è già in un alloggio popolare.
SINDACO SALA, VOGLIAMO RISPOSTE. Con quali criteri è stato assegnato questo alloggio? Come vengono stabilite le priorità? Come vengono spesi i soldi dei contribuenti?
E DI QUESTO RINGRAZIATE LA CGIL! Nel 2020 sostenne il ricorso contro il requisito dei cinque anni di residenza o lavoro in Lombardia, CHE LA REGIONE AVEVA POSTO e dichiarato incostituzionale dalla Consulta.
Altro che «prima gli italiani»: qui gli italiani lavorano, pagano le tasse e aspettano.
I SOLDI SONO DEI CONTRIBUENTI. E I CONTRIBUENTI HANNO DIRITTO A DELLE RISPOSTE. MILANO INACCESSIBILE AI LAVORATORI ITALIANI
Caterina Pinelli
👍👍👍👍
Federico Triscari
Per la sindaca Silvia Salis, i genitori dei saccheggiatori non dovrebbero pagare i danni cagionati dai figli, perché probabilmente non versano in buone condizioni economiche.
Perfetto!
Allora in base a questo nobile principio, improntato alla compassione sociale e la comprensione economica,
il Comune di Genova smetta di recapitare multe astronomiche ai cittadini, che con l’utilitaria, sforano di 2 km il limite di velocità!
…oltre a chiedere l’IMU o la TARI arretrata, e con gli interessi, a chi non è benestante.
Aveva ragione Abraham Lincoln:
“Meglio tacere e dare l'impressione di essere stupidi, piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio!”
@benq_antonio No, assolutamente no, questi con l'Italia non c'entrano niente, io li manderei un certo numero di anni a vivere in Iran così capirebbero cosa significa sharia.
A differenza di altri monologhi posticci e moralisti, quello di Fabio #Ferrari andato in onda nella trasmissione #FiloRosso di @RaiTre, appare genuino, verace, lungi dall’ipocrisia melensa che viene diffusa da altri programmi di parte che veicolano falsità a beneficio dei propri fans.
[grazie a @strange_days_82]