“Perché un socialista deve essere anche woke?”
È la domanda, giusta, che si pone sul Financial Times Janan Ganesh
No, non deve esserlo. Non perché, qui e ora, è elettoralmente perdente: i socialisti si sono affermati in Europa, nel corso della prima metà del ‘900, a partire da posizioni di minoranza, contrastate, in particolare dai regimi fascisti e nazisti, con persecuzione e violenza assassina.
Un socialista non deve essere woke non perché i diritti sociali verrebbero prima e sarebbero più importanti dei diritti civili. Non è così: sono un unicum inestricabile, ma coerente nei principi fondativi.
Un socialista non deve essere woke perché il wokismo esprime, in specie sui diritti civili, una matrice culturale neo-liberista o subalterna al neoliberismo (da ultimo, l’esaltazione del congelamento degli ovuli social-izzata dalla Ocasio-Cortes, indisponibile a riconoscere l’amara verità registrata magistralmente oggi da Michela Marzano su La Repubblica: “Il femminismo ha combattuto per decenni affinché le donne non dovessero adattare la propria esistenza a un destino scritto dal loro corpo. Ma l'emancipazione non dovrebbe significare nemmeno l'opposto: chiedere al corpo delle donne di adattarsi ai tempi del mercato del lavoro. C'è qualcosa che mi disturba quando una società, invece di chiedersi come permettere a una donna di avere un figlio senza rinunciare alla propria professione, propone di rinviare la maternità, trasformando il social freezing in un benefit aziendale o addirittura in una politica pubblica. Una volta si diceva alle donne: fate figli e rinunciate al lavoro. Oggi rischiamo di dire: lavorate, costruitevi una posizione, diventate economicamente autonome e poi, quando tutto sarà finalmente sistemato, potrete pensare ai figli. Sono messaggi apparentemente opposti. Ma hanno qualcosa in comune: è sempre la donna che deve adattarsi”).
Insomma, il wokismo mina la credibilità delle proposte della sinistra anche quando, sul versante economico e sociale, quest’ultima si emancipa dalla “Terza via”.
#woke #sinistra @FT@repubblica@MichelaMarzano
https://t.co/dMoH7fkRtn
Rinnovo altresì il mio appello circa la situazione in tutto il #MedioOriente, dove un intensificarsi delle operazioni militari ha riportato violenza e distruzione, mettendo gravemente a rischio la vita di numerosi civili e aggravando la carenza di acqua potabile ed elettricità. Dal profondo del cuore esorto tutte le parti coinvolte a sospendere gli attacchi e a riaprire con urgenza spazi di dialogo e diplomazia, per giungere quanto prima alla pace, tanto desiderata per tutta la regione.
Seguo con apprensione il perdurare e l’inasprirsi della violenza in #TerraSanta, di cui ultimamente sono state vittime anche molti civili, in #Cisgiordania e a #Gaza. Rivolgo un accorato appello affinché si torni a negoziare un’equa soluzione politica, fondata sulla pari dignità e gli uguali diritti di ogni persona umana, e a rigettare nuove azioni militari e decisioni unilaterali, in particolare quelle che violano il rispetto e lo status quo dei luoghi santi di ogni fede religiosa.
@AlbertoAirola@lageloni Del Rio al pari di renzi vuole una sedia. Scorpioni sono. Attenzione. Bisognerà controllare se sotterrano l'ascia di guerra e iniziano a fumare, con roba buona, la pipa della Pace.
Potete anche controllare quasi tutte le tv e i giornali ma risparmiateci la favoletta del Governo Meloni che tutela l'Italia con la schiena dritta.
La premier si guardi allo specchio.
Ad aprile 2025 per far contento Trump è andata negli Stati Uniti a prendere impegni per acquisti di armi e gas americani, per non tassare i giganti del web statunitensi.
Nell'estate 2025 è andata a firmare l'aumento esorbitante delle spese militari al 5% del Pil per far contento Trump e non si è schierata con i leader europei che hanno alzato la voce come Sanchez.
Sui dazi imposti alle nostre imprese ha parlato di accordo "positivo" e "sostenibile" e ha fatto dire al suo vicepremier, sfidando il senso del ridicolo, che le misure contro le nostre aziende in fondo erano una "opportunità".
Rispetto agli attacchi al Venezuela ha parlato di azione difensiva legittima mentre lo stesso Trump spiegava che la ragione era il petrolio. Di fronte alle violazioni del diritto internazionale di Netanyahu e Trump in Iran ha detto "non condivido né condanno" ma a pagare sono stati gli italiani con il boom di prezzi, energia e carburante.
Di fronte a un genocidio con oltre 20mila bambini uccisi da Netanyahu ha mandato Tajani a "osservare" il Board of peace di Trump con il cappellino rosso Maga in mano mentre lo proponeva per il Nobel per la Pace.
Potrei continuare. Le favole di un Governo che tutela l'interesse nazionale la possono raccontare i giornali del deputato di maggioranza Angelucci e tutto il sistema informativo che controllano da Palazzo Chigi. Lo stesso che ha buttato fango su di noi, che abbiamo portato 209 miliardi quando ci volevano imporre il Mes. Lo stesso che rideva per "Giuseppi" mentre scontentavamo Trump su spese militari e Via della Seta per tutelare i nostri interessi nazionali, pur senza mettere in discussione le nostre alleanze storiche.
Lo scontro di oggi non è contro un leader che alza la testa, ma è un richiamo all'ordine verso chi ha sempre obbedito senza fiatare, assumendo impegni insostenibili per il popolo italiano.
Chi ha ridotto l'Italia così non la rimetterà in piedi di certo. Tocca a noi.
Le intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità. Non hanno neppure una coscienza morale: non giudicano il bene e il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sé il peso delle conseguenze. Possono imitare, possono simulare, ma non capiscono ciò che producono, perché non abitano l’orizzonte affettivo, relazionale e spirituale in cui l’umano diventa sapiente. #MagnificaHumanitas
Che mondo stiamo lasciando? Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra. Si tratta di un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale. La semplificazione che costruisce nemici va allora corretta, specie in università, con la cura per la complessità e il saggio esercizio della memoria.
Nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune.
@espressonline Ma chi lo vuole un dialogo con questi? Ma per carità! Il mio voto deve servire per il popolo cominciando dai più bisognosi. Questi pensano alle banche, alle lobby, alle armi, alla guerra.
No. Assolutamente NO.
L’ufficio stampa del Quirinale comunica che la Presidenza della Repubblica ha inviato, in data odierna, la seguente lettera al Ministero della Giustizia: https://t.co/C7Tv1B0X3t
Presidente Meloni, in questa giornata dedicata alle vittime di mafia ci aspettavamo qualcosa di più di un messaggino che nel contesto attuale suona di circostanza. Ci aspettavamo che annunciasse la revoca dell'incarico a Delmastro e le sue scuse per aver minimizzato un fatto così grave, dicendo che il suo sottosegretario alla giustizia "forse avrebbe dovuto essere più accorto". La lotta alle mafie e al malaffare, per chi ha responsabilità di governo, non può essere affidata solo a proclami e dichiarazioni. L'esempio viene prima di tutto. E in questo caso l'esempio è talmente negativo da affondare le istituzioni di governo sotto la linea della minima decenza.
Lo scopo della cosiddetta “riforma della giustizia” è ormai evidente: non serve a far funzionare meglio il sistema, ma a ridurre i controlli di legalità su chi detiene il potere politico.
Per questo, nelle ultime settimane, abbiamo attraversato il Paese per raccontare cosa c’è davvero in gioco dietro questo referendum.
Ora entriamo nel rush finale della campagna. Sono gli ultimi giorni di mobilitazione che ci porteranno all’evento conclusivo per le ragioni del NO.
👉 Venerdì 20 marzo, al Palazzo dei Congressi dell’EUR a Roma, si terrà il grande evento finale. Un incontro aperto a tutte e tutti, con alcune delle voci più autorevoli del mondo della giustizia, del giornalismo e della cultura.
Tra gli ospiti che saranno con noi, insieme al Presidente Giuseppe Conte, anche Gustavo Zagrebelsky, Enrico Grosso, Marco Travaglio, Andrea Scanzi, Anna Falcone, Roberto Scarpinato, Federico Cafiero De Raho, Giuseppe Antoci e Gianrico Carofiglio.
A portare il loro contributo anche Enzo Iacchetti, Ficarra e Picone, Neri Marcorè, Pif, Elio Germano, Stefano Sarcinelli e Francesco Paolantoni.
A condurre sarà Sara Manfuso.
Sarà un momento di confronto e informazione per capire fino in fondo cosa significa davvero questa riforma. Non è una riforma della giustizia, ma un intervento che riduce i controlli e aumenta l’impunità: una vera riforma Salva-Casta.
Per questo, il 22 e 23 marzo, la risposta è semplice: NO.
📍 Palazzo dei Congressi – EUR | Viale della Pittura 50, Roma
📅 Venerdì 20 marzo | ore 17:00
🎟️ Ingresso gratuito – prenota il tuo posto 👇
https://t.co/kvcV8Fbvvu