A dire il vero di "errori grossolani" in queste prime 3 giornate ce ne sono stati a bizzeffe e sempre col VAR dormiente. Ma soprattutto non si capisce chi abbia autorizzato Orsato ad adottare per la serie A italiana un regolamento a misura dei suoi gusti personali, già molto discutibili quando ad arbitrare era lui, diverso dal regolamento IFAB che tutto il mondo è tenuto ad osservare e rispettare
Beh, non so se avete letto il mio pezzo di stamattina. In ogni caso posso già dirvi che al pronti-via della Champions in una delle due prime partite, Bruges-Aston Villa, l'arbitro non ha visto un fallo di mano di un giocatore inglese, è stato richiamato al VAR, ha capito di avere sbagliato, ha concesso il rigore al Bruges che lo ha realizzato con Tresoldi andando dall'1-3 al 2-3. Col regolamento del calcio, non con quello di Orsato. Che però a noi piace così tanto
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È ufficiale, l’AIA ci sta imbrogliando: sono bastate 6 partite di Champions per vedere il VAR invitare due arbitri a dare un rigore e un cartellino rosso. In Italia invece il VAR lo abbiamo ucciso
In Bruges-Aston Villa concesso un rigore per un mani sfuggito all’arbitro; in Lille-Betis espulso E. Mbappé per gomitata a palla lontana. La conferma che da noi Orsato sta distruggendo il regolamento
Prima partita di Champions (ore 18:55 di ieri, Bruges-Aston Villa in contemporanea con Aek Atene-Lask) e prima svergognata al Nuovo Calcio Italiano griffato Orsato. Pronti-via e l’intervento del VAR permette all’arbitro svizzero Scharer di riparare a una clamorosa svista in cui era incorso al minuto 58 sul risultato di 3-1 per l’Aston Villa.
Su un cross di Seys del Bruges, il difensore Wan-Bissaka dell’Aston Villa apre il braccio sinistro e devia il pallone con la mano. È l’esatta fotocopia del mani di Vlasic su cross di Cisse in Torino-Milan 1^ giornata di campionato.
Poichè l’infrazione del giocatore inglese è lampante, il VAR invita l’arbitro a rivedere l’azione a bordo campo per prendere la decisione che riterrà più opportuna. Scharer si reca al monitor e gli è sufficiente un solo replay per dirigersi verso l’area di rigore dell’Aston Villa col dito puntato verso il dischetto: rigore per il Bruges, Tresoldi lo trasforma, Bruges 2 Aston Villa 3.
Nelle prime 30 partite di Serie A, come spiegavo nel mio pezzo di ieri, non ci sono stati nè rigori, nè espulsioni, nè richiami alla revisione VAR. Ma come prevedevo, sono bastate 6 partite di Champions, le prime delle 18 in programma tra ieri, oggi e domani, per vedere sia un rigore concesso grazie al VAR sia un’espulsione comminata su suggerimento del VAR.
Il secondo episodio è accaduto in Lille-Betis al minuto 55...
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Trenta partite e zero rigori, zero espulsioni e zero arbitri richiamati al VAR. Orsato ci sta prendendo in giro usando un regolamento tutto suo? Lo scopriremo da oggi con le 18 partite di Champions
La Serie A è reduce da una partenza a regolamento terremotato col nuovo designatore che di propria iniziativa punta a una totale restaurazione del vecchio calcio. Solo che nessuno gli ha dato il permesso e in Europa le cose non vanno nella direzione da lui imboccata. Le 18 partite di Champions ci mostreranno se il regolamento del calcio è sparito dappertutto o solo da noi
Può anche darsi che il nuovo corso di Orsato sia illuminato, ingegnoso e apportatore di benefici come da più parti si legge e si sente dire; ma essendo forte il sospetto, almeno per quanto mi riguarda, che il nuovo designatore stia facendo applicare un regolamento che nulla ha a che fare con l’unico che conta, il regolamento del gioco del calcio, un nuovo ordinamento che è solo nella sua testa e sfugge quindi a ogni controllo, se siete d’accordo proporrei di procedere a un esperimento che possa tagliare la testa al toro e toglierci da ogni dubbio. Un esperimento della durata di tre giorni al termine del quale sapremo, al di là di ogni ragionevole dubbio, se Orsato è il Mosè con le Tavole dei Dieci Comandamenti che il calcio italiano aspettava da un secolo oppure è un folle che nell’indifferenza di tutti ha deciso di cambiare il volto delle partite - delle partite che si giocano in Italia - in spregio al regolamento del calcio che è uno, unico e che vale (dovrebbe valere) in ogni Paese del mondo in cui si giochi a pallone, ossia tutti.
Direte: proposito interessante, ma chissà quali astrusi stratagemmi vi saranno alla base. E invece no, l’esperimento è di una semplicità e di una comprensibilità disarmanti: una specie di prova dell’etilometro, soffi nel palloncino e se c’è alcool il reagente cambia colore. O sei positivo o non lo sei.
E dunque. L’esame che proverà se Orsato sta facendo rispettare il regolamento del gioco del calcio oppure lo sta infrangendo e snaturando è pronto: e passo subito a spiegarlo.
Il campionato di Serie A ha concluso ieri la sua 3^ giornata: il che significa che sono state disputate sin qui 30 partite dirette secondo le indicazioni del nuovo designatore. Ebbene, le statistiche al momento sono le seguenti:
Calci di rigore concessi: 0.
Cartellini rossi esibiti: 0.
Arbitri richiamati al VAR: 0.
In realtà un’espulsione tecnicamente c’è stata: quella di Gaetano in Roma-Atalanta, ma è un’espulsione avvenuta a partita conclusa. Dopo il fischio finale il giocatore si è fermato a discutere con l’arbitro e si è visto mostrare il cartellino rosso: ma è un fatto che non ha riguardato il contesto agonistico della partita.
Fatta la precisazione, l’esperimento che mi riprometto di fare assieme a voi è il seguente. Tra oggi, domani e giovedì verranno giocate 18 partite di Champions League, 6 per ogni giornata. Sono solo il 60% delle 30 giocate in Serie A, poco più della metà quindi; ma la mia curiosità, avendo il sospetto che in Italia si usi un regolamento e in Europa un altro, è vedere se anche in Champions gli arbitri non fischieranno alcun rigore, non metteranno mano ad alcun cartellino rosso e non verranno mai richiamati alla revisione di un’azione dubbia come accade - e del tutto all’improvviso - in Serie A. Inutile dire che lo sport di cui parliamo è lo stesso, quello del calcio, quindi anche il regolamento. Oggi l’atto di fede cui gli sportivi italiani sono chiamati è credere che il marchio Orsato corrisponda al marchio IFAB (International Football Association Board) che ogni paese del mondo è tenuto a rispettare.
Ne scrivo da prima che il campionato iniziasse e non mi sbagliavo. E in queste prime tre giornate ho visto cose - parlo in prima persona per rispettare il parere di chi la pensa diversamente - da far accapponare la pelle. Dal gol convalidato a DeBruyne dopo il fallo su Vasquez al rigore negato al Milan per il mani di Vlasic su tiro di Cisse, dalla mancata espulsione di A. Jimenez (Fiorentina) dopo i due pugni inflitti a Bracaglia al rigore negato al Parma per il fallo di Alajbogovic su Keita, dai mancati rigori all’Inter per il mani di Lobotka e le trattenute di Rrahmani su Pio Esposito e Curtis Jones alla mancata espulsione di Lautaro per doppio giallo (entrata violenta su Rafa Marin), e mi fermo qui per amor di patria, in nessuna di queste occasioni il VAR ha ritenuto di invitare gli arbitri alla revisione delle azioni. Risultato, come già detto: zero rigori concessi, zero espulsioni comminate, zero arbitri chiamati all’OFR (On Field Review).
Ora, anche se si dovrebbe non avere dubbi sul fatto che Orsato stia facendo giocare la Serie A all’insegna della più assoluta “regolarità regolamentare”, fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio; e anche se sono certo che a partire da stasera in nessuna delle 18 partite di Champions vedremo concedere un rigore, espellere un giocatore e richiamare un arbitro all’OFR, e così anche nel prossimo turno, quando anche le partite europee supereranno la trentina, voglio fare il San Tommaso della situazizone e controllare. Voglio vedere se in Champions gli arbitri usano il regolamento IFAB o il regolamento Orsato.
Perchè sì, inutile nasconderlo: qualcuno pensa che Orsato nottetempo ne abbia scritto uno tutto suo, di regolamento; un regolamento che in camera caritatis ha fotocopiato e distribuito ai suoi arbitri (e ai suoi addetti VAR) con l’intesa che tutto resti nelle segrete stanze del polveroso, vetusto e un po’ sinistro palazzo arbitrale. Ma sono certo non sia così: sarebbe un ammutinamento verso il gioco del calcio, un fatto troppo grave per essere vero.
E quindi tranquilli: l’esperimento scatta alle 18:45 di oggi con Aek Atene-Lask e Bruges-Aston Villa e se anche in voi la curiosità rode, preparate i pop corn. Naturalmente fate attenzione: potrebbero andarvi subito di traverso.
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Contrappasso relativo: un secondo prima del pestone dato a Kolo Muani ce n'è stato uno dato a Cisse cui è stata rubata la palla nel disinteresse dell'arbitro; e sette giorni prima, in Juve-Parma a 10' dalla fine e sull'1-0 un fallo da rigore di Alajbegovic su Keita è stato bellamente ignorato
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Dalla noia di Juventus-Milan una notizia: per non finire quinti e sesti Amorim e Spalletti dovranno fare i miracoli. E intanto Kolo Muani è già alle prese con la sindrome Jonathan David
Il Diavolo e Madama sembrano ancora lontani dai livelli di affidabilità, efficienza ed efficacia di Inter, Roma, Como e Napoli (Allegri permettendo). Con l'aggravante, in casa Juve, del caso del centravanti che già sta togliendo il sonno a Spalletti
Dare giudizi o avventurarsi in previsioni dopo tre giornate di campionato sarebbe stupido: tutt’al più si possono esprime sensazioni. Ebbene, dopo il brutto e noioso Juventus-Milan 1-1 che per un’ora ha dispensato sbadigli trovando elettricità, più che bel gioco, solo dopo la fiammata improvvisa del gol di Cisse, la mia senzazione è che Juventus e Milan che a maggio finirono sesta e quinto restando fuori dalla Champions rischiano seriamente di bissare il fiasco del campionato scorso. Solo una sensazione, l’ho detto: ma alzi la mano chi, dopo aver visto Genoa-Como 1-4, Inter-Napoli 3-2 e Roma-Atalanta 2-1 e aver valutato come giocano le squadre che a maggio conquistarono i primi quattro posti in classifica, può dire di ritenere la Juventus e/o il Milan migliori o superiori ad esse.
Juventus-Milan è stata una partita malfatta, mal ruscita, quasi spiacevole a vedersi in cui a giocare peggio è stato il Milan. Che oltre a non avere mai, dicesi mai, innescato lo sventurato Gonzalo Ramos in zona-gol ha registrato un debutto, quello di Moreira, a dir poco deludente, ha riproposto Musah nei panni del giocatore-calamità che il popolo rossonero sinistramente ricorda (ogni due palloni uno era perso), un Rabiot in tono minore e un Saelemaekers nella peggior versione di se stesso, sotto il vestito niente. “Oggi non meritavamo di vincere; o almeno la Juventus non meritava di perdere”, ha detto con onestà Ruben Amorim a fine partita. E anche se il gol di Gatti giunto in pieno recupero poteva considerarsi, giunti a quel punto, una beffa, l’allenatore del Milan non ha voluto specularci sopra. E il riconoscimento del mezzo flop di Torino gli fa onore.
Anche perchè, ribadito che a giocar peggio e a deludere di più è stato il Milan, i problemi più grossi a me sembra li abbia Spalletti. Che tanto per cominciare a causa delle prolungate assenze dei lungodegenti Yildiz e K. Thuram...
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Inter-Napoli 3-2, bella come la più bella delle partite di Champions: prodezze, topiche e colpi di scena inenarrabili a cancellare lo sconcerto per l’uccisione del VAR ormai certificata
Incredibile ma vero, a contribuire al memorabile spettacolo è a tutti gli effetti anche il Napoli del teorico dell’anti-calcio Max Allegri: che nel finale però ricade in tentazione e viene subito punito. Intanto alla Roma che nel recupero ribalta l'Atalanta vige la legge di Murphy all'incontrario: se qualcosa può andare dritto, con Gasp lo farà
Di partite belle come Inter-Napoli 3-2 (ma anche Roma-Atalanta 2-1 non ha scherzato), bella come la più bella delle partite di Champions non ne vedremo probabilmente più molte; vale dunque la pena parlarne. Ma poichè le cose dello sport perdono importanza - credo sarete d’accordo - di fronte ai temi che toccano da vicino la vita e la quotidianità della gente, mi scuserete se interrompo per un attimo il mio articolo per un annuncio importante che ha a che fare col problema della disoccupazione in Italia. Un problema, udite udite, che sta per essere definitivamente risolto grazie alla creazione di migliaia di posti di lavoro per lo svolgimento di una mansione alla portata di tutti: l’addetto al VAR.
In collaborazione tra governo Meloni, FIGC e e AIA verrà diramato a breve un comunicato di cui sono entrato in possesso e che testualmente dice:
“A.A.A Nuovi assistenti VAR e AVAR, di qualsiasi età, sesso e professione religiosa cercansi. Non è richiesto alcun titolo di studio - è sufficiente la licenza elementare - e nemmeno la conoscenza del regolamento del calcio. Per adempiere al compito sarà sufficiente presentarsi in una qualsiasi sala VAR tra le migliaia che verranno aperte nei prossimi giorni sul territorio nazionale, prendere posto alla scrivania, assistere alla partita di qualsiasi serie, dalla A alla Terza Categoria, sui monitor di studio e attenersi alle disposizioni date: cioè non fare niente (è anche permesso dormire) astenendosi nel modo più assoluto dal richiamare l’arbitro alla revisione di un’azione dubbia o contestata anche in caso di evidenze “splatter” come tibie fratturate o teste sanguinanti o di evidenze insolite come palloni tenuti con due mani in area da giocatori che non siano il portiere. Qualsiasi cosa accada è dovere dell’assistente VAR non fare niente. Le assunzioni saranno a tempo indeterminato. Per ulteriori informazioni telefonare AIA ore pasti. Astenersi perditempo”.
Dopo aver adempiuto a questo dovere civico, e tornando seri, prima di riprendere il filo del discorso propongo di osservare un minuto di silenzio in memoria del VAR improvvisamente scomparso all’età di soli 9 anni. Gli volevamo bene tutti (tranne Orsato). Ci mancherà.
Dicevo: la partita Inter-Napoli 3-2 andata in scena ieri a San Siro è stata un capolavoro di una bellezza sfolgorante. E poichè all’inaspettato, spiazzante e travolgente spettacolo hanno contribuito entrambe le squadre, una delle quali è il Napoli di Massimiliano Allegri, cioè l’allenatore che da anni predica e pratica l’anti-calcio con la A maiuscola, comprenderete come lo stupore, lo sbigottimento e la meraviglia...
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Quando Giraudo e Moggi andavano a cena da Pairetto e Bergamo, la moglie di big Luciano raccomandava di portare dei panettoni e lui ridendo diceva: “Non ti preoccupà, gli diamo altra roba”
L’uscita dal sarcofago di Antonio Giraudo a 20 anni dalla sua radiazione coi media italioti tutti stesi a zerbino e incapaci del minimo contraddittorio merita un controcanto: a fornircelo sono le carte di Calciopoli che ci raccontano chi fosse davvero l'allora Ad della Juventus e cosa combinasse in combutta col suo pitbull Luciano
“Se Agnelli fosse stato vivo i giudici non avrebbero indagato su Calciopoli”.
(Antonio Giraudo)
Sono stato a lungo in dubbio se riprendere e commentare l’intervista rilasciata due giorni fa a “La Stampa” da Antonio Giraudo, il dirigente della Juventus radiato nel 2006 assieme a Moggi per lo scandalo di Calciopoli, magari facendo le pulci alle sue parole e contestando uno ad una tutti i suoi deliri e le sue ricostruzioni. Poi ho pensato che era tempo perso; e che il modo migliore per ricordare a tutti chi fosse l’allora amministratore delegato della Juventus a chi nel 2006 c’era ma ha dimenticato e a chi non c’era o era troppo giovane per ricordare, fosse quello semplice e inattaccabile di andare a rileggere, riproponendole, le pagine dell’informativa dei carabinieri di Roma che per conto della Procura di Napoli indagarono e intercettarono il Gatto e la Volpe della Real Casa, per l’appunto Giraudo e Moggi, pubblicandone qualche pagina a caso tra le decine, anzi le centinaia loro dedicate. Chi avesse la bontà, oltre che il tempo, di mettersi a leggerle, converrà con me che ogni ulteriore commento sarebbe superfluo. Le ardite gesta dell’Ad juventino e del suo pitbull si commentano da sole.
Solo per puntualizzare, visto che non c’è un cane che ridando spazio e visibilità a Giraudo si sia premurato di dire chi fosse e cosa facesse: ecco a voi uno stralcio dell’Odissea juventina con due Ulisse al posto di uno integralmente tratto da “Il Libro nero del calcio, 2” pubblicato nell’estate 2006 da L’Espresso. Buona lettura.
IL RUOLO DI ANTONIO GIRAUDO NEL CONTESTO ASSOCIATIVO
L’importanza del ruolo rivestito da Antonio GIRAUDO nell’ambito dell’organizzazione moggiana emerge in occasione degli avvenimenti vitali per l’attività del gruppo, come gli appuntamenti “conviviali” organizzati con i vertici del settore arbitrale lo scorso dicembre, ampiamente documentati nell’informativa del 19 aprile u.s..
Tali incontri sono stati organizzati a casa di Pierluigi PAIRETTO il 2 e il 21 dicembre scorsi, luogo ritenuto sicuro, oculatamente prescelto per essere al riparo da occhi indiscreti dal momento della incompatibilità funzionale tra i partecipanti, allo stesso tempo appuntamenti delicati per gli importanti riflessi sulla realizzazione degli scopi e quindi sulla stessa vita associativa, pertanto richiedenti l’intervento dei massimi esponenti dell’organizzazione.
Il commento che il presidente dell’AIA ed il designatore PAIRETTO fanno la mattina subito dopo l’incontro della sera del 21 dicembre, dove hanno preso parte Luciano MOGGI e Antonio GIRAUDO, rende perfettamente il quadro delle relazioni associative esistenti, allorché PAIRETTO riferisce con soddisfazione a LANESE “... infatti.. si possa pensare di lavorare bene...”, il quale, a conferma dei buoni risultati e della continuità del vincolo esistente, esclama “...si...si...si! ...siamo rimasti che a metà gennaio, fine gennaio ci vediamo di nuovo! Così facciamo un cek!...”; ma ciò che fa trasparire l’effettivo spessore di quello che è stato raggiunto tra i conviviali è mirabilmente evidenziato da LANESE, a dimostrazione del motivo tutt’altro che mondano della serata “... va bene Gigi! Noi siamo al caldo!...” (vds prog. 30721 utenza 335/75... - LANESE Tullio).
Tali avvenimenti, dunque, si rivelano un’importante occasione per discutere al vertice - con assoluta tranquillità - così come poi emergerà anche nel successivo incontro al quale mancherà LANESE - degli interessi e degli obiettivi sui quali si fonda il pactum della compagine creata da Luciano MOGGI.
Infatti, il 1° dicembre u.s. alle ore 20,25 (vds prog. 6014 utenza 33564... - BERGAMO Paolo) viene intercettata una conversazione tra Maria Grazia FAZI e Paolo BERGAMO dalla quale emerge il motivo reale di tale occasione, allorché la donna chiede a BERGAMO “...GIGI non t’ha detto niente su che verte domani sera... su che verterà l’incontro eh ?...”.
La serata del 2 dicembre si scopre anche come il momento per omaggiare in via immediata i due designatori di lauti doni, come si evince da una risposta fornita dal MOGGI alla moglie che vuole portare dei panettoni. “..no...no... (ride) ...gli diamo altra roba, non ti preoccupà !... non ti preoccupà!” ... ed ancora sempre il MOGGI ...loro più che panettoni...loro...ehm...”, interrompendo la frase con un eloquente silenzio.
In seguito, si aggiungono numerosi incontri a cena che periodicamente GIRAUDO intrattiene unitamente a MOGGI, sempre a casa di PAIRETTO, ai quali partecipa anche LANESE, appuntamenti questi che vengono ricostruiti nella sezione del presente elaborato dedicata al presidente dell’A.I.A.
E’ da segnalare altresì l’incontro a Livorno tenutosi lo scorso 21 maggio tra il citato management torinese, MAZZINI e BERGAMO per fare un punto della situazione del gruppo ed elaborare, inoltre, le opportune strategie e le misure da adottare a sostegno del designatore contro eventuali minacce di rimozione dall’incarico, avvenimento anche questo ricostruito nell’apposita sezione del presente elaborato riguardo alla frode sportiva.
Le questioni importanti, gli eventi decisivi che riguardano la vita associativa, dunque, forniscono ulteriore spunto per tracciare il profilo - di massimo rilievo - ricoperto da Antonio GIRAUDO nell’ambio dell’assetto associativo.
Tale assunto trova ampia dimostrazione proprio in merito alle preziose informazioni che Luciano MOGGI assume dalla sua fitta rete di connivenze nell’apparato della sicurezza pubblica, allorché il capitano della GdF LASCO - nell’incontro fugace ma assai proficuo che hanno il 29 dicembre u.s. presso un autogrill del GRA - gli riferisce sullo stato dell’indagini della Procura capitolina in merito all’inchiesta sulle plusvalenze, vicenda anche questa già segnalata nella nota del 19 aprile u.s..
Nella circostanza in esame, dopo l’incontro MOGGI riferisce subito l’esito della conversazione riservata avuta con LASCO al suo correo GIRAUDO, ciò a riprova dell’esatta conoscenza che questi ha delle mosse e dei contatti dall’interlocuotore, il quale lo tranquillizza che è stata solo una trasmissione di atti e che "per il momento non c’è nulla di rilevante. “... Non c’è niente! E’ solo una formalità”.
Il 24 marzo u.s., alle ore 09.44 (vds prog. 38690 - utenza 335/54... in uso a Luciano MOGGI), GIRAUDO chiama MOGGI ed appreso che questi si trovasse già fuori sede, lo informa di essere stato contattato dall’avv. CHIAPPERO “..eh, si perché mi ha chiamato CHIAPPERO...” ed in modo ermetico ma esaustivo a dimostrazione della perfetta corrispondenza esistente tra loro ma soprattutto della riservatezza che richiede l’argomento, aggiunge “...sai che ogni tanto vengono a trovarci quei nostri due amici?...i due amici che avevi visto anche una volta allo stadio? Eh?..ehm...”, entrando, poi, nel vivo della questione: “...e lui non ha buone notizie!... ed allora bisognava vedere un po’ un momento... è un discorso di un maresciallo, insomma!...”, invitando l’interlocutore a mettersi in contatto con l’avv. CHIAPPERO.
La portata delle azioni a tutela dagli attacchi esterni, come il caso delle dichiarazioni di ZEMAN riportate dalla ștampa, mette ancora una volta in evidenza il ruolo di Antonio GIRAUDO all’interno del gruppo creato da MOGGI. Nella circostanza, infatti, il predetto riferisce a MOGGI di dover ricorrere ad un’azione drastica per punire il citato allenatore per le sue esternazioni, come la sottrazione di giocatori importanti della squadra allenata dallo stesso, attraverso basse quanto occulte manovre.
Lo scorso 22 dicembre, infatti, alle ore 12.36 (vds prog. 13948 utenza 335/54... in uso a Luciano MOGGI) GIRAUDO a seguito di un articolo comparso sul “Corriere dello Sport” riportante le dichiarazioni di ZEMAN chiama MOGGI manifestando tutto il suo disappunto ... porca p... ragazzi! Sul Corriere dello Sport!...” soprattutto per il fatto che “...quelle cose che tu mi dicevi, che erano mai venute fuori se non così a... io l’avevo visto in televisione ma... qui ci castigano perché ZEMAN... la Juve qui...si...si ha cominciato, due fuori gioco, no, alla Juventus qui...”.
Il presidente juventino indica chiaramente a MOGGI la ferma condotta da tenere nei confronti di ZEMAN per punirlo “...bisogna...bisogna fargli qualcosa, non so un sistema...peccato che...bisogna dargli una legnata! Perché tanto, se gli fai una urlata, come io gli ho fatto 2-3 volte, non servono ad un c... bisogna prendere le emorragie dandogli un danno a questo qua! Inventandoci qualcosa! Portandogli via un giocatore, trovargli qualche...”
Lo stesso giorno, alle successive ore 17.48, (vds prog. 14280 - utenza 335/54... in uso a Luciano MOGGI) GIRAUDO chiama nuovamente MOGGI con il quale torna di nuovo sull’argomento ZEMAN e nuovamente indica all’interlocutore la durezza della linea che dovranno adottare nei confronti del citato allenatore, ribadendo più volte il concetto che, tra l’altro, evidenzia altresì la scorrettezza dei sistemi concorrenziali che vengono intrapresi “...più che parlare bisognerebbe pigliare l’elenco dei giocatori, pigliargliene uno e portarglielo via!...puoi pigliare BOJINOV, fargli offrire da qualcuno 3 milioni di euro, subito! Bisogna rompergli i coglioni bene!... perché se lui gli ha fatto il contratto... se ti liberi ti diamo cinque milioni di Euro all’anno, insomma delle cose che bisogna spaccargli il culo bene”.
E’ ancora la questione dell’allenatore ZEMAN che, in seguito, offre ulteriori e importanti contribuiti che mettono in luce la continuità dei metodi e degli strumenti adoperati dal gruppo per il raggiungimento degli obiettivi, come l’acquisizione e l’uso di dossier, per provocare la pubblica denigrazione, dunque, attraverso la divulgazione di carte scomode, a danno di chi si frappone al gruppo, ostacolandone o minacciandone gli interessi.
Infatti, il 18 marzo u.s., alle ore 15.41 (vds prog. 36896 - utenza 335/54... in uso a Luciano MOGGI) l’avv. TROFINO in un colloquio telefonico con MOGGI annuncia a questi “… senti ti volevo dì, ti porto un bel regalo, eh? Ti faccio un bel https://t.co/BBfhPzqUtB ZEMAN...che ne diresti se lui ha partecipato ad un tentativo di truffa per un certo giocatore DUBROVNIC... DOBROVIC che d’accordo con il suo procuratore l’ha rifilato ad ALIBERTI per un miliardo ed otto ed invece era a parametro zero...”, tanto che l’interlocutore subito esclama “...ma questa...questa bisogna darla alla stampa, allora eh!...”. Il TROFINO, dunque, aggiunge “... eh... eh... ehm... io adesso... io stasera se c’ho tempo vado a Salerno a prendermi il verbale che mi dà questo avvocato amico mio!... eh... eh davanti a 7 persone il procuratore CANNELLA, questo ex direttore sportivo ha detto: se mi chiama anche la Procura della Repubblica lo dico quello che volevate combinare, lo dico a tutti! Il fatto è questo, questo e questo!...”.
Nel sottolineare l’impegno ad acquisire le carte “... comunque me lo vado a prendere così poi...” l’avv. TROFINO chiede un incontro di persona con l’interlocutore e GIRAUDO: “...dobbiamo vederci 10 minuti io, tu ed ANTONIO, poi calcola!”.
Anche le vitali questioni inerenti il settore arbitrale e le correlazioni con i suoi esponenti forniscono ulteriori elementi che rilevano la posizione di GIRAUDO nell’ambito delle scelte associative, come evidenziano le conversazioni appresso indicate. In particolare, emerge la sintonia strategica del predetto con MOGGI sul consolidare lo spogliatoio ma soprattutto di ravvivare la corrispondenza con il mondo arbitrale, poiché avvertono una descalation dell’apporto proveniente dagli “amici”, a sottolineare ancor più l’esistenza di una continuata connivenza di quell’ambiente che ad un tratto è ritenuta non rispondente ai normali standard, per procedere spediti alla vittoria del campionato.
L’organica e continuata appartenenza al vertice dell’organizzazione moggiana da parte di GIRAUDO è altresì evidenziata dai contatti che egli in questo senso intrattiene con MAZZINI. Infatti il dirigente juventino nella conversazione intercettata lo scorso 22 aprile e di seguito riportata, facendo riferimento all’esito negativo dell’ultima gara disputata con l’INTER due giorni prima (32a giornata di campionato) che ha visto la squadra bianconera soccombere per una rete a zero, fa subito accenno alle composizioni arbitrali. Il predetto, in particolare, manifesta la delusione che - si badi bene, per la prima volta, ciò a evidenziare dunque un’antica connivenza - BERGAMO gli aveva provocato per l’invio alla partita del MILAN dei guardalinee BABINI e PUGLISI, risaputamente tendenzialmente rivolti a favore dei rossoneri “...oltretutto devo dirti che per la prima volta in tanti anni ho avuto una delusione dal nostro amico Paolo...perchè mandare... dopo che SHEVCHENKO si lamenta, mandare BABINI e soprattutto PUGLISI al MILAN... no!... come si arrivi non mi è piaciuto ... è stata una cosa che mi ha deluso molto...”.
Nella medesima conversazione il dato che GIRAUDO legge negativamente, viene subito capovolto da MAZZINI, il quale al fine di esaltare le capacità e soprattutto la potenza del gruppo, rimembra all’interlocutore il lavoro “eccezionale” fatto da BERGAMO per la partita SIENA-MILAN (31 giornata di campionato) disputata in data 17 aprile “...però ... però devo dire a Siena il nostro amico è stato eccezionale è!”.
Infatti la composizione arbitrale per quella gara era costituita dall’arbitro COLLINA assistito dai guardalinee FARNETI e BAGLIONI il quale nel corso dell’incontro ha segnalato il fuorigioco di SHEVCHENKO (Milan) che è valso l’annullamento del goal segnato dallo stesso al 10° minuto del primo tempo.
Il 6 febbraio u.s., alle ore 11.05 (vds prog. 31466 utenza 335/54... in uso a Luciano MOGGI) GIRAUDO chiama MOGGI con il quale conviene sul fatto di rinsaldare le fila per procedere spediti verso la vittoria del campionato. Ín particolare, i due sono d’accordo sul consolidare lo spogliatoio ma soprattutto - con chiara allusione al settore arbitrale - di ravvivare la corrispondenza con esso, poiché avvertono una descalation dell’apporto proveniente dagli “amici” a sottolineare ancor più l’esistenza di una continuata connivenza di quell’ambiente “... come anche dobbiamo anche prendere l’altro ambiente e... quelli che sembrano degli amici, ma poi, oramai, non ci danno più niente... è più che palese”. A tal proposito MOGGIespone il concetto di come possa incidere sull’andamento della gara una certa direzione arbitrale, altrimenti è improduttivo e privo di ogni significato il rapporto di appartenenza alla compagine di quell’ambiente “...infatti secondo me non esiste niente che, in pratica possa, possa incidere sull’andamneto della partita, ma quando sei al limite deve essere... deve essere in un’altra maniera perché sennò ognuno si fa la strada sua!...” e proseguendo sul punto il predetto riferisce di aver già affrontato l’argomento con i diretti interessati sulla reciprocità del sostegno che deve esserci con loro “...ma gliel’ho già, gliel’ho già detto … no... perché sai.. aiutarsi… va bene da tutte le parti, ma aiutarsi...”, trovando d’accordo GIRAUDO sul “rimettere a posto i due ambienti, l’ambiente interno e l’ambiente esterno”.
Il dirigente juventino aggiunge da parte sua di aver gia espresso tali concetti a chi doveva, che poi in definitiva costituivano le linee che lo stesso MOGGI aveva illustrato al predetto, a ulteriore riprova della centralità decisionale-strategica di MOGGI all’interno del gruppo “...abbiamo le idee chiare tutti quanti io... su questo… è la cosa, secondo me, basilare. Infatti, ieri sera, io quando so’ arrivato ho... ho richiamato e gli ho espresso questi concetti miei, che in pratica poi sono quelli che mi hai detto”.
Nel corso della conversazione MOGGI esterna un’importante analisi sulla concessione di favoritismi arbitrali al momento ritenuta non all’altezza del normale standard. Il predetto, infatti, reputa che i fischietti fidi, sicuri dell’appoggio proveniente dall’interno del gruppo proprio per la loro cointeressenza, abbiano una cura maggiore per la credibilità dell’ambiente esterno per poter contare in questo modo su di un duplice sostegno. Difatti, il predetto a ciò riconduce il mancato conferimento di favorevoli interventi arbitrali anche di fronte a casi dubbi e quindi facilmente giostrabili “Si, secondo me hanno paura di essere marchiati dopo, così... di essere contro. Va a capire, perché magari poi gli facciam le polemiche, però qui siamo arrivati al punto che nel dubbio ci dan... nel dubbio puoi dare a favore o contro, qui nel dubbio dai sempre contro e questo non va neanche bene perché, giustamente, tu ti vuoi prendere l’interno ma anche l’esterno perché anche quello non va mica bene”.
Il 22 aprile u.s., alle ore 09.36 (vds prog. 6661 - utenza 335/59... in uso a Innocenzo MAZZINI) MAZZINI chiama GIRAUDO e dalla conversazione emerge in modo netto l’organica e continuata appartenenza al vertice dell’organizzazione moggiana. Infatti, l’amministratore delegato juventino facendo riferimento all’esito negativo dell’ultima gara disputata con l’INTER il 20 aprile che, ha visto la squadra bianconera soccombere per una rete a zero, fa subito accenno alle composizioni arbitrali ed in particolare alla delusione che - si badi bene, per la prima volta, ciò a evidenziare dunque, un’antica connivenza - BERGAMO gli aveva provocato una delusione per l’invio alla partita del MILAN dei guardalinee BABINI e PUGLISI, risaputamene tendenzialmente rivolti a favore dei rossoneri “... oltretutto devo dirti che per la prima volta in tanti anni ho avuto una delusione dal nostro amico Paolo eh!... perchè mandare... dopo che SHEVCHENKO si lamenta mandare BABINI e soprattutto PUGLISI al MILAN... no !... come si arrivi non mi è piaciuto!... è stata una cosa che mi ha deluso molto...” GIRAUDO rimarca ancora il comportamento di BERGAMO aggiungendo che la designazione degli assistenti rientra nella diretta competenza decisionale di BERGAMO “perché quella...quella è la cosa che decide lui.. sui sorteggi va bene... questa è una cosa che decide lui”.
A tal punto, MAZZINI al fine di esaltare le capacità e soprattutto la potenza del gruppo, rimembra all’interlocutore l’ottimo lavoro fatto da BERGAMO per la partita SIENA-MILAN appena disputata in data 17 aprile “però... però devo dire a Siena il nostro amico è stato eccezionale eh!...”, infatti la composizione arbitrale per quella gara era costituita dall’arbitro COLLINA assistito dai guardalinee FARNETI e BAGLIONI, il quale ultimo nel corso della gara ha segnalato il fuorigioco di SHEVCHENKO che è valso l’annullamento del goal segnato dallo stesso al 10° minuto del primo tempo. Tale richiamo suscita la soddisfatta conferma di GIRAUDO “Si! No, no io dico è stato eccezionale poi dopo... dopodiché come uno si lamenta voglio dire...”.
Ancora fanno riferimento agli arbitri con MAZZINI che dice “...no più che altro era rimasto invece deluso dal nostro fischietto! ... quello che tu hai detto che è sfortunato...”, alludendo con ogni probabilità a Massimo DE SANTIS in quanto risulta essere l’arbitro dello “sfortunato” incontro che la JUVENTUS ha appena disputato con l’INTER.
Dunque, gli interlocutori cambiano argomento con MAZZINI che sposta la discussione sul doping “...bene ti volevo dire della questione doping che ti riguarda”, aggiungendo poi un’affermazione che mirabilmente evidenzia il comun destino dei due “Però devo dire che ne siamo usciti bene, eh!....”, scatenando l’entusiastica replica dell’interlocutore “...alla grande... alla grande!”.
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Lo strano caso di Fabio Paratici, il dirigente super squalificato che dopo i danni fatti al Tottenham è arrivato a Firenze per riportare la Viola in Europa League: 150 milioni spesi per essere ultimo
Kean ceduto per imbarcare due doppioni come Pellegrino e Beto, squadra follemente sbilanciata, Grosso già in tilt, la gaffe di Fagioli che mette un like alle critiche all'allenatore, l’imbarazzo per l'acquisto di A. Jimenez, la censura alle domande dei giornalisti: e domani arriva il Torino per la sfida tra ultime in classifica. Siamo allo psicodramma
Nel giorno del centenario la Fiorentina perde in casa col Frosinone - ho detto col Frosinone - 3-0, rovescio che segue al 4-0 rimediato all’esordio contro la Roma all’Olimpico, e mentre la squadra se ne va mestamente sotto la curva a farsi squassare dall’uragano di fischi dei tifosi imbestialiti (pensavano che l’avvio di stagione di un anno fa con Pioli fosse stato il punto più basso mai toccato dalla Viola ma si sbagliavano), l’allenatore Grosso gira i tacchi e s’infila nel tunnel che porta agli spogliatoi. Considerando il drammatico inizio di campionato - due sconfitte, zero gol fatti, 7 subiti - tutti si aspettano che Fabio Paratici, nuovo plenipotenziario viola, si presenti ai microfoni delle tv per invitare alla calma, spiegare il perchè del traumatico avvio e confermare la fiducia nell’allenatore; invece come già a Roma il nuovo d.g. non si fa vedere. “Io e Grosso siamo in perfetta sintonia”, non si è mai stancato di ripetere nel lungo avvicinamento alla stagione; deve però trattarsi di una sintonia un po’ sui generis se è vero che di lì a poco, a una domanda su Moise Kean non schierato contro il Frosinone perchè in procinto di essere ceduto, l’ex allenatore del Sassuolo davanti a taccuini e telecamere risponde: “Se l’avessi avuto a disposizione, avrebbe giocato”.
Accolto a Firenze come fosse Mosè con le tavole dei Dieci Comandamenti, l’ex d.g. della Juventus - nonchè prediletto di Sua Maestà Andrea Agnelli che per lui sacrificò Beppe Marotta ritenuto dirigente obsoleto - in questa nuova avventura sembra essersi incartato già al pronti via. E anche se i 30 mesi di squalifica, rimediati alla Juve per malefatte che in un calcio serio avrebbero dovuto condurlo alla radiazione, potrebbero averlo un po’ arrugginito (ma neanche tanto: ebbe infatti l’okay per continuare a lavorare sia pure sotto traccia per il Tottenham che infatti visse la più infausta stagione della sua storia evitando la retrocessione in Championship solo all’ultima giornata), anche considerando l’attenuante, dicevo, Paratici sembra aver combinato un guaio grosso, anzi Grosso come una casa.
Forte della totale mancanza di competenza calcistica della proprietà, cioè di Giuseppe Joseph Commisso, il figlio di Rocco divenuto presidente alla scomparsa del padre avvenuta il 16 gennaio scorso...
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