Subito nuovi obiettivi a breve termine. Costruire immediatamente nuovi traguardi raggiungibili e stimolanti, perché il tuo cervello abbia sempre dove andare e cose da proporre senza farsi guidare dal chatbot
Tre mesi fa non sapevo programmare. Adesso ho un'app in produzione e una tesi che esce dallo sport ed entra nelle aziende.
@AnthropicAI mi ha dato la spinta per smettere di aspettare. Grazie @maxciociola, @marcomontemagno, @paolobarberis per il costante stimolo
La domanda che mi sono fatto questa settimana, dopo aver visto il sistema funzionare:
"Quanta pressione regge un atleta" è un tema sportivo. Ma è anche una metrica di un team che spinge per uno scaling, di una sala riunioni il lunedì alle 9, di un founder a sei mesi dal closing.
Cerco due o tre aziende disposte a testarlo per prime. Tech, prodotto, founder con team sotto carico vero. Non sto vendendo niente, sto costruendo il prossimo pezzo insieme a chi ci sta.
@Musixmatch ha addestrato la sua AI sulle parole degli autori. Con licenza. In modo trasparente. Senza sostituirli.
#mentalità ha una chatbot che parla con il mio metodo dentro la mia app.
La voce di un autore non si sostituisce. Si estende.
@maxciociola
Su @primaopoilive continuano a chiedersi se nel 2026 saremo tutti programmatori col vibe coding.
Io non sono un programmatore. Faccio il mental coach. Eppure a giugno fa ho aperto Claude Code e ho iniziato a costruire un'app per i miei atleti.
Oggi è in store. #mentalità
Il vibe coding non è programmare senza sapere programmare. È avere un problema vero e non accettare che la risposta sia "ti serve uno sviluppatore". #vibecoding
7/7 Max, non ci conosciamo. Ma volevo dirti che quella roba che dici nel podcast — che chiunque oggi può costruire qualcosa — è vera. L'ho fatto. Grazie.
📱 https://t.co/5WxeVwAEa2
🧵 1/7 Ascolto @primaopoilive dalla prima puntata. Ogni settimana, mentre guido o corro. A un certo punto @maxciociola ha detto una cosa che mi si è piantata in testa: una persona sola, senza competenze tecniche, oggi può costruire un'app. Una startup.
6/7 La cosa che mi ha sorpreso di più non è stata la tecnologia. È stata scoprire che il blocco era sempre stato mentale. Esattamente quello che dico agli atleti da dieci anni: il limite non è nelle gambe, è nella testa.