Per anni Marco Travaglio ha fatto della questione delle frequentazioni con pregiudicati uno dei suoi argomenti più ricorrenti contro Silvio Berlusconi.
Quelle amicizie venivano presentate come prova di opacità, conflitto di interessi e mancanza di rigorismo morale.
Oggi Sigfrido Ranucci risulta amico stretto e assiduo di Valter Lavitola, pluri-pregiudicato con un lungo curriculum giudiziario. Cene regolari, contatti continui, frequentazioni familiari.
Quando Lavitola viene indicato (e poi confessa) come mandante dell’attentato contro lo stesso Ranucci, il giornalista lo difende pubblicamente.
Travaglio non si limita a non criticare.
Interviene attivamente a difesa di Ranucci: minimizza la portata dell’amicizia (“è affar suo”), attacca chi solleva il tema, e arriva a rispondere a chi osserva che “Falcone non avrebbe cenato con Lavitola” con la battuta sul fatto che Falcone “lavorava solo nel governo Andreotti”.
La coerenza è il punto.
Se le regole sul conflitto di interessi e sulle frequentazioni di personaggi giudizialmente compromessi valgono, devono valere sempre.
Se valgono solo quando riguardano l’avversario e si sciolgono quando riguardano un amico, allora non sono regole: sono strumenti di propaganda.
E chi le ha brandite per anni come prova di superiorità morale, quando le tradisce, non perde solo la faccia. Perde il diritto di dare lezioni a chiunque.
#Travaglio #Falcone #Ranucci #Berlusconi #ilfattoquotidiano
Niente, sarà sempre colpa di qualcun altro
L'avversario sbaglia tutto, gli amici mai.
Nemmeno di fronte alle evidenze, imbarazzanti.
Non per l'attentato, ma per il contesto
Siamo nel 2026 e il centrosinistra non esiste, non credo esisterà mai.
Peccato, né avremmo bisogno
Una bomba davanti a un cancello, a Pomezia. Dieci mesi dopo il mandante confessa e dice di averlo fatto per il bene della vittima. Me le faccio in ordine, le domande.
Chi aveva interesse a chiudere Report?
La destra al governo.
Chi è finito sotto inchiesta, puntata dopo puntata, per il lavoro di quella redazione?
La destra al governo.
Chi ha trascinato Ranucci davanti alle commissioni parlamentari ogni volta che una trasmissione dava fastidio?
La destra al governo.
Chi conosceva Valter Lavitola meglio di chiunque altro, i precedenti, i processi, il prezzo a cui si vende?
La destra al governo.
Chi sta speculando sull’amicizia tra Ranucci e Lavitola, spostando la colpa dall’attentatore alla vittima?
La destra al governo.
Chi ha chiesto alla Rai la testa del conduttore prima ancora che il comitato etico si pronunciasse, con quel “può prendersi una pausa” di Salvini buttato lì come un consiglio tra amici?
La destra al governo.
Chi difende Lavitola? Sergio Cola, avvocato storico dell’imprenditore, già deputato di Alleanza Nazionale, di formazione missina.
Sempre allo stesso indirizzo torniamo.
Ora arriva la parte che non so.
Lavitola ha confessato. Sono io il mandante, dice, l’ho fatto per il suo bene, volevo che gli rafforzassero la scorta. Poi precisa che aveva ordinato quattro o cinque colpi di pistola contro il muro, non un ordigno, e che davanti alle auto sventrate non ha avuto nulla da ridire. Il gip parla di dichiarazioni fumose e di ricostruzione inverosimile, e lo lascia a Rebibbia. Mah.
La bomba non lo ha protetto. Lo ha disarmato. Sospetti sulla vittima, chat private sui giornali, e alla maggioranza servita su un piatto la testa che chiedeva da anni.
Se questo era il piano ha funzionato. Solo che non era il piano di Lavitola, almeno a sentire lui.
La domanda quindi non è chi ha acceso la miccia. Quello lo stabilirà il processo. La domanda è la più vecchia del mondo: a chi giova.
Io non lo so. So leggere i risultati.
Alcune precisazioni. Ieri nella mia newsletter ho scritto un articolo sul libro di Ranucci La scelta in cui sottolineo come l’autore non si renda conto della gravità di alcune cose che scrive circa il suo rapporto con alcune donne che hanno lavorato con lui o che sono state fonti. Come dico oggi al Corriere della sera, l’inquietante amicizia fraterna di Ranucci con Lavitola si inserisce in un quadro più ampio di comportamenti discutibili del conduttore in cui privato e professione si mescolano pericolosamente.
Il fatto che Ranucci consideri normale avere relazioni con fonti e stagiste è grave perché come dico al Corriere vuol dire non tener conto dell’asimmetria di potere: sei Ranucci, hai un enorme potere sulle carriere altrui, c’è un forte squilibrio di forze tra te e le donne che lavorano con te.
Dovresti avere una grande cautela nel tenere distanti il piano professionale e quello sentimental-sessuale. Una cautela che sembra non esserci stata, al di là del famoso metoo poi abortito in RAI. E, dispiace dirlo, un giornalista di destra per comportamenti simili sarebbe stato fatto a pezzettini.
Soprattutto se fosse andato in giro per presentazioni a fare cose come questa del video che allego: qui, tra risate grasse di pubblico e conduttore della serata, Ranucci liquida come “trombata” una relazione con una stagista malata di sclerosi multipla che- racconta nel suo libro- perde un figlio suo e che quando scopre che Ranucci l’ha tradita scappa via, finendo sotto una macchina, per poi morire.
Ripeto, è incredibile che nessuno gliene abbia mai chiesto conto fino ad oggi (io non avevo letto il libro), non il fatto che se ne parli oggi. Abbiamo fatto a pezzi Giambruno per molto meno (io per prima eh) e non sto difendendo Giambruno, confermo tutto quello che scrissi. E no “Giambruno era il compagno della premier” non è un tema che assolve l’altro. Ranucci è un uomo di grande potere, lavora in rai che è servizio pubblico e come conduttore ha il dovere di avere una consapevolezza ancora maggiore del proprio potere e delle responsabilità che ne derivano. Non basta che un rapporto sia consensuale perché sia automaticamente privo di criticità: quando una delle due persone può incidere sulla carriera e sulle opportunità professionali dell’altra, l’asimmetria esiste e chi detiene il potere ha il dovere di riconoscerla e governarla. Soprattutto se, attraverso il proprio lavoro, pretende giustamente di sottoporre gli altri a standard molto severi di trasparenza, correttezza e responsabilità. Spero di essere stata chiara. Non ho alcun interesse a veder cadere Ranucci, ma solo per la verità.
Aeroporto di #Catania chiuso, voli cancellati e migliaia di passeggeri a terra senza reali soluzioni. Ma #Salvini è troppo impegnato con le polemiche estive sui social per occuparsi dell'emergenza e dei #treni. Abbiamo un Ministro dei Trasporti che fa l'opinionista a tempo pieno.
La destra che governa la sanità nel nostro paese deve decidere da che parte stare: dalla parte dei vaccini oppure contro. E’ l’ora di finirla con questo ondovaghismo vaccinale destrorso.
Toti può piacere o meno non si discute.
Ieri si è conclusa la vicenda dell’ex governatore Giovanni Toti.
Archiviato.
Insussistenza del reato.
Elementi insufficienti per qualsiasi condanna.
Due anni di fango, arresti, dimissioni forzate, gogna mediatica a tutte le ore, carriera politica distrutta.
E alla fine? Nulla.
Coperto di fango per nulla.
Sputtanato ai quattro venti.
Come sempre.
Quando arriva l’archiviazione nessuno si scusa, nessuno ripara il danno, nessuno restituisce gli anni rubati.
Solo silenzio.Questa è la giustizia mediatica italiana.
Prima ti distruggono, poi (magari) archiviamo.
#Toti #Giustizia #GognaMediatica
Non ho idea se Lavitola sia il mandante, ma Ranucci che lo definisce un amico mi fa rabbrividire.
Ha un curriculum di truffe e moralità che è oltre il discutibile
#report#ranucci#lavitola
Sigfrido Ranucci era ignaro. Ignorava che Lavitola progettasse addirittura una bomba per accrescerne la popolarità. Ignorava le intenzioni dell’amico e ignorava, naturalmente, di essere il beneficiario designato di una simile follia.
Lo dice la Procura e non abbiamo alcuna ragione per sostenere il contrario. Anzi: siamo garantisti, e dunque Ranucci per noi era ignaro ieri, è ignaro oggi e resterà ignaro finché non emergerà qualcosa che dimostri il contrario.
Il problema comincia subito dopo.
Facciamo infatti il caso che quello che è successo a Ranucci fosse capitato a uno qualunque di noi. O, meglio ancora, a uno qualunque di quelli che Report ha messo sotto inchiesta in questi anni.
Immaginiamo che un politico venga intercettato mentre parla ripetutamente con un personaggio poi accusato di progettare reati gravissimi. Immaginiamo telefonate, confidenze, informazioni riservate, richieste di aiuto, conversazioni sulla carriera politica, magari qualche suggerimento su chi colpire e chi risparmiare. Immaginiamo infine che quel personaggio, all’insaputa del politico, progetti perfino un attentato per trasformarlo in vittima e regalargli consenso.
Secondo voi quale sarebbe il titolo di Report?
«Il politico ignaro»?
Naturalmente no.
Avremmo una puntata di due ore, il plastico delle telefonate, le frecce rosse fra i protagonisti, la voce fuori campo che domanda inquietante: «Possibile che non sapesse?». E soprattutto la frase immortale del giornalismo giudiziario: «Noi non accusiamo nessuno, poniamo soltanto delle domande».
Ecco, la questione è tutta qui.
Ranucci ha diritto a essere considerato estraneo ai progetti criminali di Lavitola perché non esiste alcuna prova che ne fosse a conoscenza. Punto. Ma sarebbe magnifico se da domani lo stesso principio venisse applicato anche agli altri.
Perché frequentare una persona indagata non significa essere indagati. Parlare con un delinquente non significa essere delinquenti. Ricevere una confidenza non significa condividere un progetto criminale. E soprattutto un’intercettazione non è una sentenza, un’amicizia non è un concorso di colpa e una suggestione non è una prova.
Sembrano banalità. In Italia sono quasi avanguardia culturale.
Per anni abbiamo costruito carriere giornalistiche e politiche sulla teoria opposta: dimmi con chi parli e ti dirò di che reato sei sospettabile. Poi, quando la macchina del sospetto arriva davanti alla porta di casa nostra, scopriamo improvvisamente la prudenza, il contesto, la distinzione fra fatti e illazioni, la presunzione d’innocenza.
Benvenuti.
Non c’è nulla di cui vergognarsi. Le conversioni tardive sono sempre preferibili alla perseveranza nell’errore.
Anzi, la vicenda Ranucci potrebbe avere persino un lieto fine. Non quello immaginato da Lavitola, per fortuna. Un altro: che il principe del giornalismo d’inchiesta scopra sulla propria pelle quanto sia facile finire dentro una storia senza aver fatto nulla, quanto sia devastante trasformare una frequentazione in un’accusa e quanto sia comodo insinuare lasciando agli altri l’onere impossibile di dimostrare di non aver mai saputo.
Sarebbe una gran bella puntata di Report.
Titolo: Ignaro.
E, per una volta, senza punto interrogativo.
Che brutta fine #Leao.
Anni fa immaginavo per lui un'asta e invece oggi persino i turchi contano il centesimo.
Se ci aggiungiamo che #Theo è finito in Arabia, si capisce quanto fossero fragili le fondamenta su cui il #Milan - secondo alcuni - avrebbe dovuto "aprire un ciclo".
@andreavianel La cosa più triste è elevare Sigfrido Ranucci a eroe dell’informazione coraggiosa. Questa è una vicenda squallida di potere, faccendieri e politica. Il giornalismo d’inchiesta è un’altra cosa. Ranucci al Boston Globe sarebbe stato preso a pedate nel sedere. Da tempo
Il Presidente è completamente addormentato e riempie il pannolone. Il Ministro della Sanità trema incontrollabilmente nelle mani e nelle braccia mentre annuncia la riduzione delle vaccinazioni per i bambini.
https://t.co/QrUKqV4KOe
Nel frattempo il mondo è nel momento piú critico degli ultimi 80 anni.
Allacciare le cinture di sicurezza.
Schlein
Conte
Salvini
Tajani
Vannacci
In Italia i leader dei partiti sono persone non rappresentative, poco preparate, inadatte al ruolo di leader.
In Europa nemmeno a parlarne
Salvo poche eccezioni, a capo di partiti con posizioni impresentabili
Forse è questo il ns livello
Trump ha firmato un ordine presidenziale contro i vaccini per i bambini.
Dopo aver perso tutte le guerre contro tutti, Trump perderà anche quella contro i virus. Peccato che a pagarne le conseguenze, non sarà lui, ma le future generazioni americane.
Viviamo in un mondo capovolto dove incompetenti e idioti si occupano di medicina, di vaccini e di salute pubblica