Ricordate "Crazy Night, la festa col morto"? Domani il remake a Castello Sforzesco. Regia e sceneggiatura di Steven Zhang
L'epilogo della vicenda Suning-Oaktree, con gli Zhang che perderanno il club come Yonghongh Li perse il Milan, è stato scandito dalle sconcertanti parole del presidente Steven che accusa Oaktree di non avere buon cuore e di non accettare "soluzioni amichevoli" - Domani una festa a Milano sportivamente meritatissima ma dai contorni grotteschi
“Crazy Night: festa col morto” è il titolo del film brillante con Scarlett Johansson del 2017 in cui la festa di cinque ragazze per l’addio al nubilato di una di loro vira al dramma (ironicamente trattato) quando accidentalmente muore, per colpa di una ragazza, lo spogliarellista che avrebbe dovuto allietare la festa delle cinque amiche. Ebbene, sempre che nessuno si offenda “Crazy Night: festa col morto” mi sembra il titolo perfetto, allegoricamente parlando, per la festa che l’Inter darà domani sera e per tutta la notte al Castello Sforzesco di Milano. Unica differenza tra la storia del film e questa: qui il “morto” c’è già e la sua dipartita non è nemmeno avvenuta tanto a sorpresa. Per la cronaca: il caro estinto - figurativamente parlando, lo ripeto affinché nessuno si offenda - è addirittura il presidente dell’Inter, il Grande Gatsby che organizza la festa, e cioè Steven Zhang, il 32 enne figlio di Zhang Jindong, fondatore del colosso cinese Suning di cui oggi ha perso il controllo dopo essere finito schiacciato da una montagna di debiti.
Anche se qui non siamo in un film dal copione volutamente ironico, ad annunciare la dipartita del presidente è stato a sorpresa proprio lui, il presidente Steven Zhang che ieri, a 48 ore dalla festa, ha diffuso un comunicato a dir poco sorprendente in cui, dopo aver accusato Oaktree per essersi opposto ad “ogni tentativo di soluzione amichevole” e per la “mancanza di un coinvolgimento significativo” mostrato nella trattativa (manco fossimo non tra squali dell’alta finanza ma tra salesiani di Don Bosco), ha sostanzialmente ammesso di essere giunto al game over. Ha sparso allarmismo a piene mani dicendo che la stabilità dell’Inter sta per essere “seriamente messa a repentaglio” (mentre in realtà l’allarme non riguarda l’Inter, riguarda Suning) e ha continuato ad augurarsi anche in chiusura di messaggio di confidare ancora in una “risoluzione pacifica con Oaktree” del lungo e snervante contenzioso iniziato tre anni or sono con il prestito di 275 milioni diventati oggi 395 ottenuto da Oaktree e che gli Zhang non sono stati in grado di restituire, motivo per il quale stanno perdendo l’Inter le cui azioni erano state date in pegno al fondo californiano.
Come sarebbe andata a finire questa storia io l’avevo anticipato il 5 agosto scorso, su Substack e su Twitter, con un articolo che aveva questo titolo:
“Paradosso Serie A: Inter favorita con Zhang che sta affondando e Oaktree già in tolda di comando”
e questo sottotitolo:
“Quando il 26 maggio 2024 si chiuderà il campionato, il fondo USA sarà già ufficialmente il nuovo proprietario dell’Inter: i 275 milioni di prestito, diventati ora 350, sono una ghigliottina per Suning”
Nessuna sorpresa, quindi, per come la storia si sta ora concludendo. E tuttavia, dopo aver ribadito per la tranquillità dei tifosi dell’Inter che a differenza di quanto detto ieri da Steven Zhang il club nerazzurro non corre alcun rischio (passerà semplicemente di mano da Suning a Oaktree come il Milan passò di mano da Yonghongh Li a Elliott) e che i rischi sono tutti di Suning, cioè della famiglia Zhang, che ha debiti su debiti che non onora ormai da anni, qualche puntualizzazione prima di chiudere si rende necessaria. In estrema sintesi e per sommi capi.
1. Così come esistono regole nel calcio, e non puoi dire di avere vinto una partita se l’hai persa nemmeno chiedendolo “amichevolmente” all’avversario, esistono regole in ogni campo, figuriamoci nel mondo della finanza. Per questo dire che perdi l’Inter perchè Oaktree respinge “ogni tentativo di soluzione amichevole” è ridicolo. Non ci possono e non ci devono essere “soluzioni amichevoli” per vicende di questo tipo: se sei dalla parte della ragione vinci, se hai torto perdi.
2. Se il fondo Pimco, che sembrava disposto a elargirti un prestito di 420 milioni con cui avresti ripagato i 395 di debito a Oaktree, alla fine si è fatto da parte un motivo ci sarà stato: altrimenti te li avrebbe dati, tu avresti saldato il debito con Oaktree e poi Oaktree vi avrebbe magari fatto causa per una serie di accordi presi al momento della concessione del prestito originario che a suo avviso non erano stati rispettati. E un giudice avrebbe deciso che aveva ragione e chi torto.
3. Se Pimco ha pensato bene di defilarsi una settimana dopo che anche il tuo advisor, Goldman Sachs, si è fatto da parte dopo che Zhang Jindong si è sottratto al pagamento di un ennesimo credito vantato da una banca USA e dopo la recente condanna a rifondere 250 milioni di debito alla CCBA (Chinese Construction Bank Asia), anche questo debito non onorato, qualche domanda sull’insostenibilità della tua posizione sarebbe il caso di cominciare a porsela.
4. Domanda: che differenza c’è tra l’ex proprietario del Milan Yonghongh Li che perse il Milan (finito al fondo Elliott) prendendosela col suo creditore incolpato di comportarsi da avvoltoio e la famiglia Zhang che perde l’Inter (che finirà al fondo Oaktree) e se la prende ora col creditore accusandolo di non aver voluto trovare una “soluzione amichevole”?
5. Essendo la famiglia Zhang a continuo rischio declassamento per l’inaccettabilità della sua posizione su svariati prestiti di grande entità, chi potrà mai pensare di fiancheggiarla e supportarla? Carlo di Foggia sul Fatto quotidiano di oggi rivela che Pimco, il fondo USA che avrebbe dovuto prestare agli Zhang i 420 milioni utili a chiudere la partita con Oaktree, non ha in realtà nemmeno portato l’operazione al suo comitato interno. Chi dava per raggiunto l’accordo col fondo, raccontava barzellette.