Una squadra israeliana è arrivata in Venezuela. Si chiama ZAKA, Zihuy Korbanot Ason, che significa "identificazione delle vittime di disastri".
ZAKA ha lavorato per mesi per recuperare i corpi delle vittime del massacro del 7 ottobre.
Il Venezuela ha finanziato Hezbollah, li ha sostenuti ed ospitati. È stato un fedele alleato del regime sanguinario di Teheran. ZAKA interviene nelle crisi umanitarie ovunque avvengano. A prescindere dalle relazioni diplomatiche. Non è soft power, è sionismo.
Grande spazio nei commenti oggi al flop della manifestazione di Napoli, di cui onestamente mi interessa poco.
Mi interessa molto di più la mancanza di indignazione rispetto alle parole-gravissime e molto pericolose- che Giuseppe Conte ha scandito dal palco: la minaccia russa sarebbe una costruzione politica per giustificare il riarmo.
Non è una sorpresa il putinismo di Conte, ma è una assoluta novità il fatto che queste affermazioni vengano fatte da un palco ufficiale del Campo Largo senza che questo generi una presa di distanza degli altri leader presenti.
In tutta Europa affermazioni del genere causerebbero la reazione immediata dei leader democratici che ricorderebbero, immediatamente che per l’intelligence di mezzo mondo la Russia rappresenta una minaccia strategica concreta e di lungo periodo.
A Napoli invece, ancora una volta, Schlein ha fatto finta di niente, e come sempre si finge morta.
Riproporre fedelmente la narrazione del Cremlino è dunque una posizione tollerata dal Campo largo?
Dovevano mostrarci l’alternativa e ci hanno mostrato ancora una volta che sono capaci di ingoiare tutto pur di tenere insieme i brandelli di una coalizione che non esiste e che è distante anni luce da posizioni europeiste e riformiste.
Nessun imbarazzo del Pd, ma anche di tutti quelli che ci raccontano di voler fare la “gamba” riformista lì dentro?
Io sono allibita e molto preoccupata: il silenzio di fronte ad affermazioni così gravi è complicità, cari amici.
E allora io vi chiedo di indignarvi, di reagire, di prendere le distanze.
La storia dei democratici italiani non merita questo epilogo.
Di certo non chiamatelo mai più centrosinistra, il campo largo è strutturalmente e definitivamente altro.
A cosa è disposta a rinunciare l’Ucraina in nome della pace? Vorrei esporre il mio punto di vista sul discorso che negli ultimi giorni ha suscitato così tante polemiche.
Prima di tutto, una premessa. Qualsiasi accordo di pace richiede compromessi e concessioni da entrambe le parti. Nessun accordo lascia il 100% dei partecipanti pienamente soddisfatti. Siamo abituati a ricordare la Germania e il Giappone dopo la Seconda guerra mondiale: una resa totale e una sconfitta evidente. Ma questi sono casi relativamente rari.
Molto più spesso le guerre finiscono senza una vittoria netta di una delle parti e si concludono con un accordo di pace di compromesso. Per questo motivo la domanda «a cosa è disposta a rinunciare ciascuna delle parti?» è del tutto legittima. Tuttavia, nel caso dell’invasione russa dell’Ucraina, c’è una sfumatura fondamentale: la domanda viene posta alla parte sbagliata.
A cosa è dunque disposta a rinunciare l’Ucraina?
L’ultima proposta resa pubblica è nota: cessate il fuoco immediato e congelamento del conflitto lungo l’attuale linea del fronte. Successivamente si sarebbe dovuto passare ai negoziati e, probabilmente, tentare di recuperare i territori occupati – o una parte di essi – attraverso strumenti diplomatici, magari in cambio della revoca di alcune sanzioni o di altre concessioni. È proprio qui che la diplomazia potrebbe svolgere il ruolo di cui tanto si parla. E soprattutto smetterebbero di morire le persone.
In altre parole, l’Ucraina è disposta a rinunciare, almeno temporaneamente, alla liberazione militare dei propri territori in cambio della pace. (Non mi soffermo nemmeno sulla questione della NATO: prima della guerra nessuno era realmente disposto ad accogliere l’Ucraina nell’Alleanza, e questo veniva detto apertamente. Da questo punto di vista cambia ben poco.)
La vera domanda dovrebbe quindi essere un’altra: a cosa è disposto a rinunciare Putin?
Spesso leggo che «Putin continua a insistere su richieste massimaliste». Ma il termine massimaliste implica che esistano anche richieste minime o almeno una posizione di compromesso. Il problema è che questa posizione non esiste o almeno non la sappiamo.
Putin continua a pretendere la stessa cosa: che l’Ucraina si ritiri da territori che sono ucraini e gli consegni ciò che non è riuscito a conquistare in quasi cinque anni di guerra, in particolare il Donbas.
Quindi, a cosa è disposto a rinunciare Putin in nome della pace?
A nulla.
E perché una parte che, per usare un eufemismo, non sta chiaramente vincendo la guerra, ma è impantanata in un conflitto di logoramento in cui non è affatto evidente chi si esaurirà per primo, non sarebbe disposta ad alcuna concessione?
Forse anche perché molti rappresentanti politici preferiscono rivolgere queste domande all’Ucraina, invece di rivolgerle a Putin.
Oggi sul @qnazionale scrivo della sottrazione dei minori e della russificazione
terroristica nelle zone ucraine occupate ad opera del regime di Putin. E di come ciò avvenga nell'indifferenza dell'opinione pubblica. Qui il link all'articolo : https://t.co/OzCEyVIuMz
Israele ha ora un gusto di gelato ufficiale 🍦🇮🇱
Latte e Miele è realizzato con latte proveniente dal Kibbutz Alumim e miele del Kibbutz Yad Mordechai, ed è nato per sostenere le comunità del sud di Israele.
Un’iniziativa che rende omaggio all’antico appellativo di Israele, la Terra del Latte e del Miele, trasformandolo in una deliziosa realtà.
Quale gusto aggiungereste alla collezione? 🍨✨
In questa intervista il microfono di #GiuseppeConte non si è spento, è stato colpito da un’ischemia - che è stato il rischio che ho rasentato anche io nel sentirgli dire che, GRAZIE al superbonus, il PIL nel periodo 2021-2023 è cresciuto del 5% invece che del 2,5% e che lo dice @bancaditalia.
Io, fossi nell'istituto eserciterei subito il diritto di rettifica, dato che il loro report dice l'esatto contrario: al netto della normale ripresa dei consumi post-lockdown, l'impatto reale dei bonus nel quadriennio è stato di appena 3 punti totali. Il testo spiega inoltre che la misura ha generato meno di 90 centesimi di PIL per ogni euro speso, finendo solo per gonfiare il debito pubblico, dunque che il miracolo economico che il soggetto continua a millantare è falso e strumentalizzato per i suoi amici con le villette.
Siccome sono stanca di essere manipolata civicamente, sono andata a cercarmi il report ufficiale di Banca d'Italia cui Conte si riferisce, il numero 860, che nella sua sinossi riporta testuali parole:
“Il lavoro analizza l'impatto economico di due crediti di imposta, il "Bonus facciate" e il "Superbonus 110%", attivi in Italia dalla seconda metà del 2020 con l'obiettivo di stimolare il settore delle costruzioni attraverso investimenti mirati a migliorare l'efficienza energetica e le caratteristiche antisismiche ed estetiche degli edifici residenziali. Le due misure hanno comportato una spesa di oltre 170 miliardi nel periodo 2021-23 (circa il 3 per cento del PIL in media d'anno). La valutazione dei loro effetti viene realizzata confrontando l'andamento della spesa per investimenti residenziali dell'Italia con quello di alcuni paesi europei che non avevano adottato programmi simili (cd. "metodo del controllo sintetico").
Si stima che circa un quarto della spesa relativa agli investimenti sussidiati (oltre 45 miliardi) sarebbe stata effettuata anche in assenza degli incentivi. Questo risultato implica che il moltiplicatore fiscale sia stato inferiore all'unità, ossia che i benefici per il complesso dell'economia in termini di valore aggiunto siano stati più bassi rispetto ai costi sostenuti per le agevolazioni.”
Sull’argomento “miracolo economico”, questo report, se letto nel dettaglio, lo smentisce: al netto della normale ripresa dei consumi e delle attività dopo i lockdown, il contributo reale dei bonus edilizi alla crescita totale del 13,5% registrata nel quadriennio è stato solo di circa 3 punti percentuali; il report spiega chiaramente che la misura è costata allo Stato molto più della ricchezza che ha effettivamente generato, dato che per ogni euro speso l'economia ha guadagnato meno di 90 centesimi di PIL. Dunque, non essendoci stata una crescita sufficiente a ripagare l'investimento, le “entrate extra” non hanno coperto i costi e la differenza ha finito per gonfiare il debito pubblico.
E siccome non mi fido del soggetto, e faccio bene, scopro che l’affermazione secondo cui il superbonus era una misura introdotta da Tremonti è anche essa strumentalizzata in modo propagandistico: esistono infatti due misure, una riferita alle imprese per l'acquisto di macchinari ( legge Tremonti) e l'altra riferita alle ristrutturazioni delle abitazioni private delle persone fisiche fino a 150 MILIONI DI LIRE (introdotta in realtà dal governo Prodi) ((ma chiedo a chi era più politicamente attivo di me, al tempo, dettagli per capire meglio)). In ogni caso, io, di proposte del 110% destinate per l'86% a villette e unifamiliari – favorendo i redditi medio-alti – e create apposta per gonfiare i costi perché tanto pagava lo Stato senza che nessuno avesse interesse a risparmiare, non ne vedo tracce storiche.
Basta farci trattare come degli analfabeti imbecilli, compatrioti, vi prego.
Ma la relatrice speciale dell’ONU, #ReemAlsalem, sulla violenza contro le donne e le ragazze, che scuote la testa, spazientita, perché non crede all’israeliana #IlanaGritzewsky, che racconta degli stupri subiti da #Hamas e altri orrori, fa parte delle #SS?
This is what you are quoting when you use the UN to justify an argument. This UN Special Rapporteurs face when this brave woman demands she look at her tells you all you need to know.
Israele respinge con fermezza l'ultimo rapporto della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, che considera diffamatorio e fuorviante, così come tutti gli altri rapporti diffamatori precedenti.
Chiunque desideri approfondire e valutare criticamente le principali problematicità del rapporto può consultare ulteriori informazioni al seguente indirizzo: https://t.co/kZdOA6NacH
A proposito della bolla cultural-politico- mediatica - editoriale progressista italiana (di quale progresso poi non so) almeno una certezza possiedo: la sua assoluta collocazione al di fuori della Storia e la sua irrilevanza etica, intellettuale, perfino creativa.
Golda explained it best.
This land was named “Palestine” by the Romans nearly 2,000 years ago, after crushing a Jewish revolt, as an attempt to erase Jewish identity and invoke the memory of the long-defeated Philistines.
For centuries, the region was ruled by the Ottomans and later the British. There was never an independent Arab state here called Palestine.
Golda Meir put it plainly:
“East and West Bank was Palestine. I’m a Palestinian. From ’21 to ’48, I carried a Palestinian passport. There was no such thing here as Jews, Arabs, and Palestinians. There were Jews and Arabs.”
Golda Meir, Former Prime Minister of Israel
Image credit: Willem van de Poll. CC BY-SA 3.0. Color added.
🇮🇱 The Nation of Israel Lives🇮🇱 by Toni Gandel
Alice Edwards è Relatrice Speciale ONU sulla tortura.
Dopo il 7 ottobre visitò i kibbutz attaccati da Hamas, incontrò sopravvissuti e familiari degli ostaggi e raccolse testimonianze dirette sulle atrocità commesse durante il massacro.
A gennaio 2024, tra 86 esperti ONU, solo 2 firmarono la dichiarazione sulle atrocità del 7 ottobre richiedendo indagini di responsabilità su:
• stupri e stupri di gruppo
• torture
• mutilazioni
• violenze sessuali
• uccisioni di civili
Uno dei due firmatari era Alice Edwards.
Secondo la relatrice, altri colleghi volevano firmare ma furono scoraggiati dal farlo e un gruppo di relatori pro-Hamas capeggiato da Francesca Albanese ha fatto di tutto per evitare che la relazione venisse pubblicata.
Se legittima relatori speciali pro-Hamas e insabbia le prove del massacro del 7 ottobre, che cosa è diventato l’ONU?
L’Iran chiede a #Israele di fermare gli attacchi contro Hezbollah nel sud del Libano, altrimenti niente accordo. Nel frattempo #Hezbollah continua a violare il cessate il fuoco e ad attaccare l’IDF. Pretendere, ignorando le proprie violazioni è semplicemente ridicolo e criminale
Ha fatto bene la Presidente del Consiglio a replicare con la durezza e la chiarezza necessarie alle parole ignobili di Donald Trump, sempre più fuori controllo e sempre più inadeguato a rappresentare un grande Paese come gli Stati Uniti d’America.
L’Italia e l’Europa non hanno mai implorato nessuno; è vero invece che in questi mesi abbiamo osservato con sgomento Trump con il cappello in mano davanti a Putin, Xi, e a tutti nemici delle democrazie liberali.
Donald Trump è una sciagura per il popolo americano e per il mondo libero.
On Kristallnacht, November 9, 1938, Aracy de Carvalho watched Hamburg burn.
The next morning she hid a Jewish family in her apartment.
Aracy was 30 — a Brazilian clerk at the Hamburg consulate. A divorced single mother from a small town who spoke German, French, and English. Not a diplomat. Just chief of the Passport Section.
Brazil’s dictator had secretly ordered consulates to reject Jewish visas. Most obeyed. Aracy refused.
She processed Jewish applications, walked them personally to the consul, and got them approved. She worked around the Nazis’ red “J” stamps and sheltered families before they sailed.
In 1938 she partnered with João Guimarães Rosa, the assistant consul. Together they ran a quiet rescue operation for four years. Hundreds of Jews — including the Bertel-Levy, Tuch, and Kazenstein families — reached safety in Brazil.
Aracy never sought credit.
She married Rosa in 1940 and stayed in the background while he became a literary giant.
For decades almost no one knew.
Then survivors spoke.
In 1982 Yad Vashem named her Righteous Among the Nations — the only Brazilian woman ever honored, and the only woman featured in their “Visas for Life” exhibit alongside Wallenberg and Sugihara.
Aracy de Carvalho, the Angel of Hamburg, died in 2011 at 102. A small-town clerk who used a stamp, a signature, and quiet courage to save hundreds of lives and thousands of descendants.
She simply did what her heart demanded when most did not.
I wonder how many people would do the same today?
Ma il patentino antifascista si ritira solo all’Anpi del mai stato partigiano e ora putiniano Pagliarulo o anche dall’arcivescovo che in Puglia ha emesso la fatwa contro uno scrittore sionista ?