Bilancio #MilanoCortina2026, il buco con la Fondazione intorno: #debiti complessivi per oltre 1 miliardo di euro,di cui 152 mln solo con le banche; patrimonio netto negativo per 176,4 milioni. C’è voluta la #CortedeiConti per svelare il bluff delle “Olimpiadi a costo zero”.
La nuova maglia dei vigili del fuoco🤣
Invece di ignifughe le hanno fatte idrosolubili 😂😂😂😂
Ma tranquilli 20 mld per le armi sono soldi spesi bene , giusto #Meloni?
Per quattro giorni ci hanno raccontato che Giorgia Meloni aveva radunato 22 Paesi europei per mettere Pedro Sánchez con le spalle al muro.
Italo Bocchino aveva già stappato lo spumante: Sánchez “politicamente umiliato”, la Spagna sotto processo, l’Europa finalmente schierata dietro Giorgia Meloni.
Poi, però, i ministri dell’Interno dell’Unione europea si sono riuniti davvero.
E il presunto processo alla Spagna si è trasformato in una vera e propria attestazione di fiducia.
Il comunicato finale esprime “forte solidarietà” a Madrid e definisce “rapida ed efficace” la risposta delle autorità spagnole. Riconosce che la stragrande maggioranza delle persone entrate irregolarmente è già stata rimpatriata e, soprattutto, che non si sono verificati spostamenti verso la Spagna continentale né verso altri Stati membri.
Tradotto: la presunta invasione dell’Europa evocata nei giorni scorsi si è fermata ben prima di raggiungere quel fantomatico confine tra Italia e Spagna.
E la famosa lettera dei 22?
Sparita.
Nel documento finale non compare una sola parola sul presunto “fattore di attrazione” della regolarizzazione spagnola. Nessuna accusa a Pedro Sánchez. Nessuna richiesta di sospendere la Spagna da Schengen. Nessun riferimento ai tanto evocati return hubs sostenuti dal governo italiano.
Ci sono, invece, le indicazioni condivise da sempre: rafforzare le frontiere esterne, combattere i trafficanti, accelerare i rimpatri e collaborare con i Paesi terzi. Esattamente ciò che la Spagna stava già facendo insieme al Marocco.
L’unico richiamo riguarda la necessità di coordinare meglio la comunicazione durante le crisi e contrastare la manipolazione delle informazioni.
Un dettaglio quasi ironico.
Perché, alla fine, sembra che una parte del problema non fossero soltanto i trafficanti, ma anche la quantità di narrazioni costruite attorno alla vicenda di Ceuta.
L’obiettivo dichiarato era mettere Pedro Sánchez sul banco degli imputati.
Il risultato finale è stato un comunicato europeo che esprime solidarietà alla Spagna e ne riconosce l’efficacia nella gestione della crisi.
Della presunta “umiliazione” resta soprattutto il racconto costruito nei giorni precedenti.
"AI CONFINI DELLA REALTA'!?!".
La7: "Avete trovato qualcuno in arrivo da Ceuta dopo la sospensione di Schengen?".
Antonio Tajani: "Non ci risulta".
La7: "E le pare plausibile che lo troverete?".
Tajani: "È importante controllare i confini, come con la Slovenia".
La7: "E il confine con la Spagna qual è?".
Tajani: "Possono arrivare con la nave o l'aereo...".
(InOnda, La7, 2 agosto).
29 giugno, #Trump racconta al mondo che #meloni le fa pena perché lo implora per un selfie. Al G7 il primo a prendere la parola per difenderla fu #Sanchez . Dopo 40 giorni per i morti sulle coste spagnole la prima s saltargli addosso è lei.
Vergogna!
La destra non può usare un decreto votato mesi fa per giustificare il coinvolgimento dell'Italia in uno scenario di guerra completamente cambiato.
Se l'Arabia Saudita è ora parte di un possibile conflitto con l'Iran, il governo deve tornare subito in Parlamento o ritirare i militari italiani.
Nascondersi dietro un vecchio voto non basta: quando cambiano i fatti, devono cambiare anche le decisioni.
Al contrario di Pedro Sanchez, il quale sta pagando per le sue azioni politiche contro il genocidio di Gaza e la guerra illegale americana in Iran, noi ci dimostriamo per quello che siamo: i servi sciocchi di due stati criminali. Altro che sovranisti, siamo zerbini.