@pierpi13 Una semplice riflessione: Cossiga è morto nel 2010, Draghi è diventato Presidente del Consiglio nel 2021. Come avrebbe fatto Cossiga ad affermare che: "...non si può nominare presidente del Consiglio dei Ministri chi è stato socio della Goldman & Sachs..."?
In questi giorni ho sentito dire cose dell'altro mondo, a proposito di Repubblica islamica in #Iran, a dimostrazione del fatto che di questo paese in tanti parlano, ma pochi conoscono veramente.
È bene precisare che i termini “moderato”, “riformista” o "conservatore" in uso nel sistema della Repubblica islamica sono due eufemismi tra i tanti perché, per chi conosce bene questo paese, di fazioni moderate o riformiste in questa orribile istituzione non vi è proprio nulla. Nulla! Si tratta semplicemente di gruppi in lotta per la conquista del potere all’interno della Repubblica islamica.
Ho sentito parlare di Repubblica islamica come se si parlasse di una democrazia e non di una dittatura sanguinaria, mafiosa, terroristica.
Ho sentito parlare di paese "amico" e non di un paese mostruoso minaccioso per i vicini e per l'intera umanità.
Ho sentito parlare di paese con cui "dialogare", ma di cosa e su cosa?
Ho sentito parlare dell'esistenza nel sistema orrifico della Repubblica islamica di "riformisti", "moderati", di conservatori", come se si parlasse di un qualsiasi paese europeo o degli Stati Uniti d'America.
Ebbene, prendiamo atto che la lobby filo Tehran in occidente lavora davvero in maniera efficace riversando la rivoltante retorica propagandistica diffusa nel mondo dalle sedi diplomatiche iraniane e dal regime islamico dei #pasdaran e degli #ayatollah.
Ripeterò instancabilmente: Nella Repubblica islamica iraniana, come stiamo documentando con fatti e prove concrete, non esistono né "riformisti" né "moderati" né "conservatori"; esiste una dittatura spietata che massacra il suo stesso popolo e che ha mire espansioniste per imporre il credo sciita in tutto il mondo. Esiste un dittatore che è la guida suprema con un presidente che è semplicemente un fantoccio del regime che non ha alcun potere. Dunque, per carità!... Ripeto, i termini “moderato”, “riformista”, conservatore in uso nel sistema della Repubblica islamica sono due eufemismi tra i tanti per dare una rappresentazione fuorviante di un regime disgustoso perché, per chi conosce bene questo paese, di fazioni moderate o riformiste in questa istituzione non vi è proprio nulla: si tratta semplicemente di gruppi in lotta per la conquista del potere all’interno della Repubblica islamica.
@RadioRadicale #Turchia
Un documento firmato da Luigi Marattin e alcuni dirigenti territoriali chiedeva di ratificare la linea politica di Italia Viva dentro un congresso e non solo dentro l’Assemblea Nazionale dove i numeri sono schiaccianti a favore della linea del Presidente Nazionale. “Vogliamo un congresso perché vogliamo democrazia interna” questa era la richiesta. Appena Renzi ha accettato la richiesta di fare un altro congresso, il secondo in meno di un anno, alcuni degli amici guidati da Marattin hanno preferito lasciare Italia Viva.
È una scelta legittima e rispettabile: poteva essere fatta senza aggrapparsi all’alibi del metodo. Sapevano benissimo come sarebbe finita in Assemblea il prossimo 28 settembre e come sarebbe finito il Congresso e purtroppo hanno preferito evitare la democrazia interna. Non è la prima volta che alcuni amici rinunciano a contarsi con i voti, era accaduto anche nella formazione delle liste per le Europee dove purtroppo qualcuno ha rinunciato a dare una mano alla squadra. Peccato, sarà per la prossima.
In bocca al lupo a chi se ne va e pieno rispetto per le scelte di tutti: anche le dimissioni di oggi confermano che la scelta di costruire un nuovo centrosinistra è faticosa per tanti di noi. Ma assolutamente necessaria perché battere questa destra è possibile.
La comunità di Italia Viva continua più forte di prima come dimostrano i dati del due per mille, cresciuti da un anno all’altro del 20%.
Prossimi appuntamenti: il quinto compleanno di IV il prossimo 20 settembre alle 18 al teatro Parenti di Milano e la scuola di formazione dei giovani “Meritare l’Europa” che si terrà a Gaeta dall’11 al 13 ottobre e che vede al momento la partecipazione di 300 giovani under35 da tutta Italia.
Anche oggi Giuseppe Conte si occupa di me e sceglie la festa del Fatto Quotidiano per dire che io sono “un affarista che sta entrando nella partita del litio.” Addirittura il litio? Evidentemente Conte non sta benissimo, questa polemica con Grillo lo sta provando: appena sta meglio, lo invito a un confronto pubblico in streaming, scelga lui se in TV o in Tribunale. Rispetto alla questione politica, ricordo semplicemente che Elly Schlein ha chiesto di costruire una coalizione senza veti che parta dai contenuti: noi siamo pronti a farlo, su stipendi, cultura, infrastrutture, innovazione. Il centrosinistra è a un bivio: se passa la linea PD / Schlein, si costruisce una coalizione e si vincono le elezioni; se passa la linea Fatto Quotidiano / Conte, si mettono i veti e vince la Meloni. Tutto qui. Quanto al passato: Conte ha firmato i decreti Salvini, io le Unioni Civili. Conte ha fatto il Superbonus, io Industria 4.0. Conte fa il tifo per Donald Trump, io per Kamala Harris. Conte ha difeso Sangiuliano, io ne ho chiesto le dimissioni. Conte ha portato i soldati russi in Italia durante il Covid, io ho portato Mario Draghi a Palazzo Chigi. Se vogliamo discutere del passato, sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto. Se vogliamo discutere del futuro, siamo pronti a confrontarci. Ma non prendiamo lezioni di etica da chi diffonde fake news. Buona domenica, amici
Quando ci sarà il referendum sull’autonomia, ci sarà anche il referendum sul JobsAct – insieme – e questo aiuterà a far riflettere. Perché noi voteremo sì al referendum sull’autonomia ma voteremo no a quelli sul JobsAct. E qualcuno dirà: ma dovete semplificare il messaggio, non si può sempre spiegare tutto. E invece la politica è complessità, è analisi, è studio: è fare la fatica di pensare, votare, agire. Il resto è un’altra cosa, si chiama populismo.
#enews
Ieri mio cognato Andrea Conticini è stato totalmente assolto perché IL FATTO NON SUSSISTE. Eppure in questi anni gli hanno chiuso i conti corrente, gli hanno impedito di lavorare, gli hanno fatto di tutto. Ieri non c’è stato un comunicato stampa di Fratelli d’Italia, nè dei novelli garantisti di sinistra, nè dei vecchi giustizialisti di destra, non c’è stato un post/tweet di chi mi ha attaccato allora, non c’è stata una telefonata di scuse nemmeno in privato.
L’Enews di oggi
https://t.co/qg3xpHfPOz
Grazie di cuore alle decine di collegh3 che stanno condividendo il video della nostra inchiesta su Gioventù Nazionale affinché tutti possano vederlo.
E grazie a chi ci ha scritto per testimoniare vicinanza e gratitudine.
Abbiamo bisogno di voi, non sapete quanto ❤️
#fanpage
Ci avete tolto la magia di una foto, la poesia di una lettera, la calligrafia, l'odore di un libro, il ritaglio di un giornale, il "ci vediamo alle otto in piazza", il negozietto di alimentari sotto casa, le infinite chiacchierate in una cabina, i baci su una panchina, la paura che rispondesse il padre al telefono fisso, il diario segreto, il pallone nel cortile, l'attesa del rewind, la dedica alla radio, l'impaccio nel ballare un lento, i giochi di società, la comunicazione.
Quando la tecnologia avrà seppellito anche l'ultimo sussulto relazionale, avrete completato l'opera inarrestabile di desertificazione emotiva, perché allora, e solo allora, ci avrete reso animali urbani, sempre più vicini, eppur così lontano.
Si chiama Gaetano Giorgianni, 36 anni, messinese, primo ufficiale dell’Euroferry Olympia andata a fuoco mentre faceva rotta verso Brindisi pochi giorni fa. E ha fatto qualcosa di incredibile.
È stato lui, nel cuore della notte, il primo a dare l’allarme dopo l’incendio.
Lui che, in mezzo al fuoco, con temperature estreme, camminando a carponi per via delle scarpe che si incollavano al pavimento, vomitando a ripetizione, si è fatto, una dopo l’altra, tutte le cabine per avvisare i passeggeri bloccati, a rischio della sua vita, accompagnandoli in salvo alle scialuppe.
Non si contano neanche le vite che è riuscito a salvare con la sua prontezza e quel coraggio enorme per cui nessuno ti prepara.
Insieme al capitano, Giorgianni è stato l’ultimo ad abbandonare la nave in fiamme, mentre in tanti lo abbracciavano per ringraziarlo.
Un esempio dell’Italia migliore.
L’inventore della punteggiatura: Aldo Manuzio.
Ogni volta che usate una virgola, mettete il punto fermo o i puntini di sospensione, dedicate un fugace pensiero a lui, Aldo Manunzio, editore fra i più famosi al mondo, che ha imposto nell’uso comune tantissime cose, come i libri in ottavo (ovvero i nostri tascabili) e il corsivo, ma soprattutto ha fissato l’uso dei segni della punteggiatura nei libri a stampa.
Nato nella attuale provincia di Latina nel 1449, Aldo ha vissuto a Carpi, ma è a Venezia che ha trovato la sua fortuna. Umanista appassionato di greco, la sua vita è stata dedicata tutta alla divulgazione delle letterature classiche. La Venezia del 1400 era la sua sede ideale, e la sua casa editrice fu un punto di riferimento per tutti i letterati d’Europa. Da Erasmo da Rotterdam a Pietro Bembo, tutti volevano collaborare con lui, perché le sue edizioni erano e sono ancora di una eleganza sopraffina e di un rigore estremo. Stampò di tutto: le edizioni che sono alla base della cultura europea sono uscite tutte dai torchi di Aldo: Omero, Virgilio, Tucidide, Aristofane, Aristotele, Euripide, Erodoto, Platone, Dante.
Nel Rinascimento non potevi essere considerato un uomo colto se non avevi avuto tra le mani un libro di Manuzio. Fra i suoi collaboratori vi furono non solo Erasmo e Bembo, ma anche Poliziano, di cui stampò le opere, e Costantino Lascaris. La Manuzio non era una stamperia, era una galassia, che diffondeva cultura antica e contemporanea e creava le basi per un mondo nuovo. Una fucina di bellezza e di rigore, perché ancora oggi le soluzioni critiche adottate per i testi, anche se sono passati secoli, sono spesso considerate validissime.
Ogni volta che aprite un libro, fosse pure il peggiore giallaccio da due soldi comprato in una edicola, o mettete un punto alla fine di un paragrafo, o usate il corsivo in una mail, ricordatevi di lui, Aldo, il signore delle stampe. Una impresa che fu continuata dal figlio, Paolo. Che era nato il 12 giugno del 1512.