La diagnosi ultra-precoce usando l’analisi di DNA tumorale circolante sarà una realtà molto presto. Non si tratta di prevenire il tumore ma di trovarlo quando ancora non ha metastatizzato ed è più sensibile alle terapie. Il se non era in discussione e il quando è “molto presto”.
Venerdì levataccia per volare a Chicago dove mi aspettano 4 giorni molto intensi al congresso della Società Americana di Oncologia Medica. Assisterò a presentazioni di studi che cambieranno la pratica clinica di quasi ogni tipo di tumore. Pagine nuove per i manuali di oncologia.
@ready4its È successo anche a me … vado a trovare mio marito in ospedale e chiedo di parlare con un medico… l’Infermiera mi dice:” Si va bene! Lei chi è? La figlia?” Abbiamo 6 anni di differenza
È un orrore indicibile che non importa a nessuno! Ogni giorno la gioventù iraniana viene massacrata, stuprata, impiccata! Vi prego, leggete e fate girare, per favore!
Il suo nome è #AmiraliMirjafari, 22 anni, il boia gli ha messo un cappio al collo e gli ha scalciato via la sedia da sotto i suoi piedi. Amir Ali penzolava con la corda al collo sospeso in aria nel salone della morte della prigione; aveva le mani legate dietro la schiena e cercava invano di liberarsi. Ha tentato, invano, per pochi eterni secondi di allentare la corda che gli stringeva il collo; gli usciva una schiuma bianca dalla bocca, la corda stringeva fino a spezzargli il collo.
Un rantolo mentre annaspava nel vuoto per pochissimi secondi, in quel vuoto che è stato quello dell’indifferenza della comunità internazionale. Il suo corpo si è improvvisamente scosso in un estremo sussulto di morte mentre una schiuma bianca fuoriusciva dalla bocca.
È spirato nell’ora della preghiera del mattino, al grido di Allahu Akbar, nel nome del loro dio. Questo è accaduto questa mattina. Lo hanno giustiziato perché ha protestato a mani nude e perché ha detto che voleva la libertà; ha detto che voleva vivere come i suoi coetanei in occidente. Aveva solo 22 anni, Amir Ali. Era stato torturato brutalmente ed è stato sottoposto a un processo farsa durato pochi secondi. Tutto è stato fatto nel silenzio, un silenzio imposto da minacce contro la sua famiglia. Lo hanno imprigionato nel silenzio. Lo hanno torturato nel silenzio. E ora nel nell'indifferenza della comunità internazionale lo stanno di nuovo massacrando. Sono centinaia i giovani manifestanti impiccati finora.
Continuate a lamentarvi del prezzo della benzina mentre fate il pieno alla vostra auto.
Oggi si presenta il neonato a Trieste.
Senza fretta, ci sarà qualcosina qua e là per l'Italia.
Intanto, se siete curiosi, lo trovate in libreria e sui portali online.
(grazie ad @AbocaIT per la fiducia)
(a Miriam Muscas per i disegni)
(e a Alessandro Ruzzier per la foto)
Achille Lauro al Niguarda: non un cantante, ma un ragazzo con un cuore enorme.
Domenica 15 marzo 2026 è arrivato a sorpresa nel reparto grandi ustioni per incontrare i sopravvissuti al rogo di Crans-Montana, tra cui Lorenzo (16 anni, di Como). Il papà Francesco Riva ha raccontato tutto a Sky TG24:
«L’aspettativa era incontrare Achille Lauro… la realtà è stata incontrare Achille».
«Ha quegli occhi profondi, occhi di una persona che si legge che ha sofferto… e tutta quella sensibilità».
Francesco ha descritto Lauro come un ragazzo speciale, capace di ascoltare davvero, di stare ore accanto ai letti, di parlare di futuro e di portare gioia in un luogo di tanto dolore. Dopo l’omaggio commovente a Sanremo con “Perdutamente” dedicato alle vittime, Achille ha mantenuto la promessa: è venuto senza clamore, ha abbracciato i ragazzi, ha invitato Lorenzo e gli altri al suo concerto del 15 giugno a San Siro.
«Dopo il dolore, la gioia» – questo il messaggio che ha lasciato.
In un reparto dove la sofferenza è quotidiana, la sua presenza umana ha acceso una luce. Grazie Achille per aver dimostrato vera empatia, sensibilità e vicinanza.
Forza Lorenzo, forza a tutti i ragazzi e alle loro famiglie. L’umanità vince sempre. 🙏❤️
Questo gruppo di persone dirige il mio dipartimento. Sono tra coloro che stanno contribuendo a sviluppare nuove terapie per pazienti oncologici. Il mio merito è essenzialmente di essermi circondato da professionisti migliori di me. Tantissimo talento in una foto, ve lo assicuro.
Ho due notizie. La prima è che nei prossimi dieci anni avremo molte terapie innovative per molti tumori. La seconda è che queste notizie non ve le daranno medici radiati, ballerine in pensione o ricercatori “indipendenti”, ma le case farmaceutiche insieme al mondo accademico.
La morte di Davide Borgione, 19 anni, a Torino tra il 22 e il 23 gennaio, è una fotografia spietata di ciò che siamo diventati. Caduto all’alba dalla bici elettrica, è rimasto a terra sotto la pioggia per minuti interminabili senza che nessuno lo aiutasse. Un’auto potrebbe averlo urtato e se n’è andata. Poco dopo, un uomo si è fermato non per soccorrerlo, ma per rubargli il portafoglio e fuggire.
Davide è morto in ospedale per un trauma cranico. Le indagini chiariranno le responsabilità, ma una verità è già evidente: intorno a lui c’erano persone che hanno scelto di voltarsi dall’altra parte.
Questa non è solo una tragedia. È il ritratto di una società degradata, indifferente, disumana. Davanti a un ragazzo che muore sull’asfalto, qualcuno passa oltre, qualcuno scappa, qualcuno ruba. E poi abbiamo anche il coraggio di giudicare gli altri. Che schifo.
#DavideBorgione #Borgione #Torino
Sai perché le persone non riconoscono quello che fai per loro?
Perché la prima volta che tu fai qualcosa per qualcuno tu generi in lui la gratitudine.
La seconda volta che tu fai o dai a qualcuno generi l’anticipazione.
La persona si aspetta di ricevere di nuovo.
La terza volta hai già generato un’aspettativa.
La persona si aspetta di ricevere ancora quello che gli avevi dato.
La quarta volta tu generi un merito.
La persona sente di meritare quello che gli stai dando e vuole continuare a ricevere.
La quinta volta hai già creato una dipendenza.
Quella persona sente di non vivere più bene senza quello che tu gli stai dando.
É già viziata.
La sesta volta percepisci che non c’è reciprocità, tu non ricevi nulla in cambio e smetti di dare.
E allora la persona viziata che tu hai creato è risentita con te perché gli stai negando quello di cui ha tanto bisogno e allora finisce per odiarti, perché hai smesso di dare quello che tu gli hai fatto credere di meritare.
Per questo bisogna sapere qual è il limite nel dare.
Perché l’altro non conosce limiti nel ricevere.
Luoghi comuni duri a morire, un thread. Non mi dilungo ad analizzare perché si siano creati (e perdurino) diversi luoghi comuni. Rimarrò comunque nell’ambito oncologico, che è quello che mi compete. Partiamo dal mio preferito: “abbiamo la cura”.