“Il nostro calcio sta morendo e nessuno ha il coraggio di dirlo.
Non per mancanza di talento, non per assenza di passione, ma perché abbiamo costruito un sistema che calpesta i ragazzi prima ancora che tocchino un pallone.
Siamo pieni di stranieri comprati a peso d’oro, ma incapaci di far crescere i nostri giovani.
Tutto ruota attorno ai soldi: non conta più chi sa giocare, conta chi può permettersi di farlo. Se sei un bambino e vuoi inseguire un sogno, devi sperare che la tua famiglia abbia il portafoglio giusto. Altrimenti resti fuori, guardi gli altri, ti spegni.
Ci sono procuratori che bussano alle porte dei genitori chiedendo denaro per bambini che non hanno nemmeno esordito in una squadra vera. E chi non paga? Semplice: non gioca, non viene convocato, non viene nemmeno guardato.
Così non crescono i giovani, così cresce solo l’ingiustizia.
Abbiamo dimenticato una verità elementare:
il talento non si compra.
Si riconosce, si coltiva, si protegge. E invece lo soffochiamo, lo facciamo scappare, lo costringiamo ad arrendersi ancora prima che abbia respirato il profumo dell’erba di un campo vero.
La Federazione dovrebbe aprire gli occhi, indagare, capire, intervenire. Perché troppe famiglie raccontano la stessa storia:
se non paghi, tuo figlio non gioca. E allora non è sport, non è educazione, non è sogno: è business. Sporco, brutale, cinico.
Se un ragazzo nasce con un dono, quel dono non appartiene né ai procuratori né ai dirigenti:
è suo.
Il calcio dovrebbe soltanto permettergli di mostrarlo al mondo, non affogarlo nei conti bancari degli adulti.”
— Gianni Rivera
Terzo tempo di sinistro.
Eurostep per eludere il difensore.
Cambio di mano.
Tiro di destro a una mano come centroboa della pallanuoto.
Canestro da 23 metri.
Stesso trasporto e gioia nell’esultanza di uno sul divano che sta per iniziare un cruciverba senza schema nell’ultima pagina della Settimana Enigmistica.
L’ennesimo manifesto del giocatore più forte del mondo.
#NbaTipo
- a 13 anni smette di giocare a basket per andare a cavallo.
- a 15 anni torna a giocare a basket chiedendo lui stesso alla squadretta vicino casa di poter giocare con loro. Dichiara che al tempo beveva 3 litri di coca cola al giorno
- a 16 anni scrive su Facebook "C'è qualcuno che viene a giocare con me al campetto?". Ancor oggi quello status ha 0 commenti.
- a 17 anni gioca con l'under 18 del Mega Vizura, senza però mai mettere piede in campo con la prima squadra. Non viene mai convocato in nessuna nazionale giovanile serba, né viene contattato dalla Stella Rossa o dal Partizan (i vivai più importanti del Paese). In pratica non se lo caga nessuno.
- a 18 anni un importante agente scrive testualmente sul suo taccuino "Grande talento, fisico schifoso". L'agente è Misko Raznatovic che, dopo la firma del contratto, gli promette una scatola di biscotti al cioccolato dopo ogni buona prestazione.
- a 18 anni è costretto a saltare due partite per una lesione al polso causata da 3 ore di autografi fatti a 300 bambini, durante un evento della sua squadra: "Nella mia vita non posso deludere mai nessun bimbo".
- a 19 anni inizia a dominare nella Lega Adriatica e il Barcellona lo vuole a tutti i costi. All'ultimo però i catalani si tirano indietro dopo averlo visto giocare molto male in una partita. I Denver Nuggets mettono così gli occhi su di lui.
- la notte del Draft 2014, mentre viene scelto alla numero 41 dai Nuggets, suo fratello Nemanja è a New York a stappare bottiglie di champagne, offrendo da bere a chiunque. Nikola invece è a casa, in Serbia. A dormire.
- a 20 anni si presenta a Denver col 22% di massa grassa. La prima sera, ad una cena a casa di un dirigente, mangia da solo una vaschetta da 1kg di gelato. Vietandogli coca cola e altre schifezze, i Nuggets gli faranno perdere 20kg in 6 mesi.
- a 21 anni dichiara di aver fatto a pugni in casa coi suoi due fratelli durante una partita al gioco di carte "Uno" perché uno di loro stava barando.
- a 22 anni dichiara che una volta a settimana parla al telefono con "Dream Catcher". Sua mamma deve andare nella stalla per passarglielo. Dream Catcher è il suo cavallo.
- a 26 anni dopo una grande prestazione nei playoff contro Portland, alla domanda di una giornalista "Come ti sei preparato a questa importante partita?", Jokic ha risposto "Ho mangiato, ho guardato programmi TV, ho mangiato di nuovo, poi ho dormito".
- a 28 anni, è stato definito da Gregg Popovich come "Il più grande genio che abbia mai visto su un campo da basket"
- a 29 anni, ha dovuto chiedere aiuto ai compagni per poter salire sul podio alle Olimpiadi di Parigi, perchè fino a mezz'ora prima aveva trascorso tutto il pomeriggio a petto nudo ingurgitando qualsiasi cosa per festeggiare la medaglia di bronzo
Oggi Nikola Jokic compie 30 anni.
Un personaggio meraviglioso, esilarante, anticonformista, l'unico giocatore NBA senza nessun profilo social, in direzione contraria rispetto ai canoni della stella sportiva moderna.
Ma soprattutto, senza dover sciorinare numeri e record francamente allucinanti e mai visti prima di lui, è il miglior giocatore di basket al mondo.
Buon compleanno Nikola.