Former Israeli MP Moshe Feiglin on Israel's most watched news show:
"As Hitler said, 'I cannot live if one Jew is left,' we can't live here if one [Palestinian] remains in Gaza.”
When people tell you who they are, believe them
Zionism is the new Nazism
Quelli de “la caccia all’ebreo”, “il pogrom di Amsterdam”, “la notte dei cristalli”, di cerasa, Flavia fratello, Noemi di segni&co, proprio loro.
200 erano “collegati a IDF”
Altri 5-600, "combattenti esperti intenzionati a compiere gravi atti di violenza, che agivano in modo
cazzi suoi signora
anzi ne approfitto per dirle che ha avuto proprio una bella vita di merda
il suo è il classico esempio da non seguire, se ne vada anche affanculo lei e il Corriere della sera
La ragione dell’arresto di Yifat Tomer-Yerushalmi, che guidava l’Avvocatura militare israeliana, è la diffusione di un filmato registrato nella base militare convertita in carcere speciale di Sde Teiman.
Chi segue Stories o ha letto “I figli dell’odio” conosce già i fatti: nove soldati, che poi sono diventati cinque, vengono accusati di avere torturato e stuprato un detenuto palestinese.
La polizia militare va ad arrestarli e i loro commilitoni scatenano una sommossa dentro la base per impedirlo. Disobbediscono agli ordini, picchiano i loro colleghi che vogliono far rispettare la legge.
Sono aiutati da civili estremisti accorsi in armi alla base. Tra loro, ma disarmato, c’è anche il ministro del Patrimonio culturale, che dopo il 7 ottobre propose la bomba atomica come soluzione per Gaza.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu dice che la faccenda di Sde Teiman è la peggiore pubblicità negativa che lo stato di Israele abbia mai subìto.
Parte una campagna stampa e social per delegittimare l’Avvocatura militare, accusata di essersi inventata gli eventi.
È a questo punto della storia che la generale di Divisione Tomer-Yerushalmi passa il filmato dello stupro a una rete televisiva, Canale 12.
In diretta tv il giornalista spiega che il prigioniero palestinese bendato è stato preso a calci. Spiega che gli hanno rotto le costole. Gli hanno scatenato contro un cane lupo. Gli hanno messo in bocca il manganello e lo hanno sodomizzato con un oggetto affilato.
Qualche giorno fa Tomer-Yerushalmi ha ammesso: sì, c’ero io dietro la diffusione del video. L’ho fatto per difendere la credibilità dell’Avvocatura militare, che stava facendo il suo mestiere. Per smontare la propaganda bugiarda contro l’istituzione che dirigo.
Si è dimessa, ma ha detto che, anche in tempo di guerra, si rispettano i diritti minimi dei detenuti. Anche in tempo di guerra esistono le regole.
Per chi ha seguito le notizie negli ultimi due anni: non è la prima volta che l’Avvocatura militare israeliana consegna denunce alla stampa per frustrazione, perché il suo lavoro viene bloccato da alcuni generali, perché non riesce a prevenire i crimini che vede.
L’avvocatura militare israeliana ha subìto diverse sconfitte negli ultimi due anni. In una puntata di Stories di luglio avevamo raccontato un altro esempio: il tentativo di fermare le uccisioni di palestinesi in coda per gli aiuti nei centri gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation.
Quando gli ufficiali sul campo hanno provato a giustificarsi parlando di “casi isolati” e di “incidenti”, l’Avvocatura militare li ha smentiti.
Ha detto: “L’affermazione secondo cui si tratterebbe di casi isolati non è coerente con gli episodi in cui sono state lanciate granate, colpi di mortaio e di artiglieria contro i civili. Non si tratta di casi isolati. Non si tratta di poche persone uccise: parliamo di decine di morti ogni giorno”.
Fonti anonime dell’Avvocatura militare avevano confidato al quotidiano Haaretz che il loro lavoro per prevenire nuovi crimini a Gaza veniva intralciato. Soprattutto perché il generale a capo del Comando Sud di solito si accontenta di qualche dichiarazione dei suoi sottoposti sul campo che negano i fatti. E così blocca tutto.
La settimana scorsa Tomer-Yerushalmi è stata spinta a dimettersi dal ministro della Difesa. Poi ha lasciato un biglietto alla famiglia ed è sparita. La sua auto è stata ritrovata vuota, con il motore ancora acceso.
Le ipotesi erano due: il suicidio o la fuga.
Infine è riapparsa, ma senza il suo smartphone. E, ieri, è stata arrestata.
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La puntata di Stories di oggi è su di lei