🎙️: “Why retire from international football when you’re still performing at the highest level?”
🎙️ Lionel Messi: “I feel like I’ve achieved everything in football. Now, I just want to enjoy more time with Antonela and my kids while focusing on Inter Miami.”
Finally, Bingers is out 🎉
Took us longer than we wanted, but we didn't want to ship something ugly or clunky.
It's a first version so there’s probably tones of things to improve, but we'll be reading every piece of feedback.
Let's make it perfect together.
App Store / Play Store 👇
1. España mejora las relaciones diplomáticas con Argelia.
2. España quiere comprar más gas por el Medgaz.
3. Sanchez visita Argelia.
4. Nada más visitar Argelia, Marruecos facilita la entrada masiva de miles de marroquíes a las ciudades autónomas.
Aquí obviamente hay un chantaje diplomático y una desestabilización de la región para mandar un aviso a Sanchez.
CEUTA SOTTO ASSEDIO
Reuters riporta una stima del numero di immigranti illegali 10 volte superiore a quella di ieri. Questo indica una regia esterna potente e priva di scrupoli.
Siamo di fronte a un piano deliberato di destabilizzazione del complesso dei paesi europei con mandatari molto precisi. Occorre agire con fermezza sia nei confronti del Marocco che dei suoi potenti protettori internazionali.
Il governo spagnolo dovrà trovare una soluzione per impedire che l'assalto abbia successo sfruttando i passaggi fra le maglie legali della legislazione spagnola ed europea sul diritto di asilo. Per rispondere ad attacchi come questi, anch'essa va ripensata.
Serve una risposta unitaria e decisa dell'Unione Europea e il governo italiano deve esserne parte. L'uso dei migranti come arma deve essere respinto con decisione e con atti esemplari.
Ricordiamo però che Ceuta (e Melilla) sono sul continente africano. Non c'è comunicazione diretta con il continente e sono in via di isolamento. Il confine fra Marocco e Spagna è chiuso.
Tenere aperto o chiudere "Schengen" non fa alcuna differenza per l'Italia. È ora che il governo italiano la smetta con lo sciacallaggio ideologico per dare l'impressione ai propri elettori di star "difendendo l'Italia".
Caro Direttore de @repubblica, sembra qualcosa non funzioni con la sua email e con quella della redazione.
Le copiamo quindi qui, nel caso le interessasse, una breve lettera inviatele la settimana scorsa.
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Gentile Direttore,
abbiamo letto con interesse l'articolo "La galassia centrista: uno spazio c'è, manca una strategia comune", e ringraziamo l'autore per aver scritto che il re è nudo (i voti dei cosiddetti partiti di centro non sono sommabili algebricamente) e per lo sforzo di chiarirne i tre motivi: leadership, eterogeneità degli elettorati e divergenti prospettive strategiche.
Ci permetta, simmetricamente, tre commenti.
Gli elettorati. A guardarli da vicino, appaiono meno eterogenei di quanto le dichiarazioni dei leader lascino presagire. È vero che per alcuni viene prima la crescita, per altri i diritti civili. Ma due tratti sono comuni e forti. Il primo è l'estraneità ai populismi di sinistra e di destra. Il secondo è l'acuta consapevolezza che il Paese è in declino e che tale declino è arrestabile solo superando l'arretratezza istituzionale concentrata negli apparati, nelle funzioni e nella spesa dello Stato. Sono due collanti che pesano assai e si riflettono nella richiesta di "lista unica".
I leader. I conflitti personali esistono, è vero; ma ciò è accaduto anche perché in questo spazio politico nessuno si è mai fatto carico di avviare un processo costituente di massa. I leader sono sempre arrivati dall'alto: tipicamente da uno scranno parlamentare conquistato in un altro partito per poi costruire la nuova formazione attorno a sé stessi. Le rivalità personali non sono soltanto questione di caratteri: sono la conseguenza di partiti nati senza una legittimazione propriamente congressuale.
Le strategie. C'è una differenza radicale tra quanto può essere fatto nel breve e quanto può essere ottenuto in un orizzonte più ampio. Nel breve, con l'urgenza di guadagnare qualche scranno purchessia, i leader di questa area si autocondannano a un ruolo di secondo piano in uno dei due schieramenti. Generano anche sfiducia nell'elettorato potenziale, che giustamente non vede alternative politiche credibili. Se l'orizzonte va oltre la fregola di assicurarsi qualche seggio, allora la domanda diventa: esiste una volontà strategica di essere davvero alternativi all'esistente o è solo una finta per raccogliere qualche voto? Noi siamo ottimisti sul fatto che un approccio che vada oltre la convenienza politica di breve periodo può portare alla creazione di una forza che abbia come punto programmatico centrale la promozione dello sviluppo economico. Questa può dare frutti importanti, ben al di sopra della somma delle formazioni che si muovono ora in questa area.
Queste tre osservazioni suggeriscono un meccanismo per sciogliere l'incertezza e risolvere l'ambiguità oramai decennale: un processo costitutivo aperto, gestito collettivamente dalle leadership attuali, ma senza un punto di arrivo predefinito. Bisogna buttare il cuore oltre l'ostacolo, non avere paura di pensare in grande e non aver paura di andare al cuore dei problemi per paura di dar fastidio all'una o all'altra corporazione.
Non un cartello elettorale e non l'ennesima federazione costruita per equilibrio tra capi, bensì un percorso in cui siano gli aderenti a definire programma e gruppo dirigente, e dunque anche la collocazione.
Resta la domanda che conta, e che giriamo volentieri ai lettori: un processo del genere è davvero possibile, o è soltanto una chimera?
@micheleboldrin@brusco_sandro