Oggi Charlie Kirk avrebbe scritto questo:
La morte di un sostenitore del diritto alle armi è colpa di coloro che rivendicano controlli più stringenti sul possesso di armi, non dell'autore dell'omicidio (chiunque egli sia). #CharlieKirk
O meglio.
Furono condannati a pene pesanti in primo grado, poi arrivò l'amnistia di Togliatti, poi la Cassazione ribaltò le condanne e alla fine degli anni Cinquanta erano tutti liberi.
E Raffaele Raffaeli, il crudele Raffaeli?
🚩🏴 PRIMER DE MAIG ANARCOSINDICALISTA 🚩🏴
✊Trobada Anarcosindicalista i Llibertaria
🕒 11:30
📍Plaça de Terenci Moix
🥘 Dinar Fraternal
🕒 14:00
🏴 Anem a la mani
🕒 17:00
📍 Plaça John Lennon
"Io voglio un tetto per ogni famiglia, pane per ogni bocca, educazione per ogni cuore, luce per ogni intelligenza"
Il 9 aprile 1927 il tribunale
di Boston condannava a morte
gli anarchici Nicola Sacco e
Bartolomeo Vanzetti.
Il 9 Aprile 1933 nasce Gian Maria Volonte'
@davidemarchiani@GMazzeschi Non sai distinguere le eccezioni dalle regole. Ma che avete che non va? Perché odiate gli esseri umani? Meritate una pace tra gli oppressi.
Ancora un #11Marzo, ancora una volta il nostro pensiero va a Francesco, assassinato a #Bologna 49 anni fa dalla violenza dello Stato.
Non ci sarà oblio per l'omicidio di #FrancescoLorusso, la rabbia non sarà mai sopita.
Un mio vecchio 🧵👇🏾
Per Trump jr non ci sono aree protette. Adesso ho capito perchè la Meloni è volata in USA ai primi di gennaio. Altro che il caso della giornalista Cecilia Sala!
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#repressione Scontri al corteo #noponte. Mazzeo: “Colpa di agenti di polizia esagitati e inselvaggiti” #strettodimessina Un attacco brutale a cui sono seguiti per ore fronteggiamenti, spintonamenti, caccia all’uomo in un clima di crescente militarizzazione
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Oggi, insieme a rappresentanti della rete Mai più Lager e di NAGA, e al consigliere regionale @luca_paladini4, ho effettuato una visita ispettiva al #CPR (Centro Permanenza per i Rimpatri) di #Milano in via Corelli.
Come sempre, non ho annunciato il mio arrivo: voglio vedere la realtà per quella che è, senza finzioni né ritocchi dell’ultimo minuto.
Quello che ho trovato è un posto di degrado e sofferenza, un inferno nascosto nel cuore della città. Un luogo che non dovrebbe esistere.
Condizioni disumane
Dentro, l’aria è pesante e stantia. Sporcizia ovunque, muri scrostati, brandine di gommapiuma logore. Le lenzuola, in materiale sintetico di infima qualità, sono pressoché inutilizzabili. Molti bagni sono fuori uso, e dai rubinetti esce solo acqua bollente.
Il cibo è pessimo, tutti lo lamentano. Di recente, i detenuti hanno protestato perché la data di scadenza sulle monoporzioni era stata alterata a penna e veniva loro servito cibo avariato.
I mediatori sono pochi e mancano interpreti professionisti per assistere chi cerca di far valere i propri diritti. Anche la comunicazione con gli avvocati è molto complicata.
L’accesso alle cure mediche è difficoltoso e insufficiente: troppo spesso, i problemi di salute vengono affrontati con la somministrazione indiscriminata di pastiglie non meglio identificate.
Nessuna attività, nessun libro, nulla da fare: solo il vuoto e l’attesa.
Persone svuotate
Chi è rinchiuso qui è stanco, svuotato, prigioniero di un limbo.
Molti raccontano di essere costretti a condividere gli spazi con persone affette da gravi disturbi psichiatrici, senza alcun supporto adeguato. Questa coabitazione forzata non fa che alimentare l’angoscia e il disagio, esasperando la sofferenza di tutti.
Gli atti di autolesionismo sono la norma. Di recente, una persona ha provato a togliersi la vita.
Eppure, nonostante tutto, c’è chi resiste, chi si aggrappa a un filo di speranza per non lasciarsi sprofondare nella disperazione.
Chi finisce in un CPR?
Qui dentro ci sono persone che vivono in Italia da anni. Che lavorano in nero, sfruttati, senza alternative legali. Molti hanno famiglia, amici, legami sociali nel nostro Paese.
Alcuni vengono arrestati mentre si trovano all’Ufficio Immigrazione per fare domanda d’asilo, altri mentre sono in fila per richiedere il permesso di soggiorno. Puniti per aver tentato di regolarizzare la propria posizione: un paradosso crudele.
La detenzione amministrativa: una vergogna di Stato
Essere senza permesso di soggiorno non è un delitto. Eppure, lo Stato italiano imprigiona queste persone, le intrappola in un sistema che le annienta, le riduce a fantasmi.
Le rinchiude in questi centri – spesso peggiori delle carceri – per mesi, condannandole a un’attesa interminabile, senza certezze, senza rispetto per i loro diritti. Una punizione senza colpa, in attesa di una deportazione che forse non arriverà mai.
Un paese civile non può accettare che esistano lager di Stato, dove esseri umani vengono umiliati e sepolti vivi solo perché privi di un pezzo di carta.
La detenzione amministrativa va abolita immediatamente, Corelli e tutti i CPR devono essere chiusi. Questa barbarie deve finire. Subito.