CHI DAVANTI ALLO SPETTACOLO COMMOVENTE, SPIRITUALE,DOLCISSIMO DELLA #NATURA PROVA DESIDERIO DI UCCIDERE O PENSA A DISTRUGGERE PER OTTENERE #SOLDI,#POTERE#VOTI,DEVE CURARE LA SUA INTERIORITÀ MALATA E DEVE ESSERE RICONOSCIUTO INSANO #CACCIA
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Trump ha fatto costruire alla Casa Bianca un’arena da 4mila posti dove, per il suo compleanno, si terranno combattimenti di arti marziali dell’UFC. Ma prima dell’annuncio pubblico ha acquistato azioni della società madre dell’UFC, garantendo un’enorme pubblicità a un’azienda in cui ha un interesse finanziario. https://t.co/n3Qq14DZd9
Con un certificato medico falso ha evitato la leva obbligatoria durante la guerra in Vietnam, eppure Donald Trump arriva a sostenere che i militari italiani, tedeschi inglesi e francesi siano dei codardi, che spendiamo poco per la difesa comune e che quando siamo andati in soccorso degli Stati Uniti siamo rimasti nelle retrovie.
A considerare i fatti, dalla Bosnia, alla Serbia, all’Afghanistan, all’Iraq, alla Libia, i Paesi europei per 30 anni sono stati alleati fedeli, mentre Trump nel momento del bisogno sull’Ucraina se ne lava le mani.
E ci vorrebbe invece invece suo fianco in Iran, una guerra che ha deciso da solo con Israele e che ci sta esponendo al rischio terrorismo e ad una crisi energetica. LINK IN BIO ALL’INCHIESTA DATAROOM #Trump #EpicFury #Guerra #Europa #Afghanistan
La gran parte della campagna per il SI è basata sulla disinformazione. Forse perché pensano che gli italiani sono stupidi?
Ecco i 5 falsi miti del SI smontati in 2 minuti!
#IoVotoNo
Askatasuna
Il governo decide di sgomberare Askatasuna, centro sociale storico di Torino. Legittimo? Non legittimo? Il fatto che vengano colpiti sistematicamente i centri sociali di sinistra, mentre le occupazioni di destra non vengono nemmeno sfiorate, sulla legittimità dell’operazione apre un dubbio. Ma soprassediamo.
Askatasuna era un riferimento per la città. Radicato nel tessuto urbano, svolgeva una funzione riconosciuta, stava portando avanti interlocuzioni con il Comune per avviare un percorso di regolarizzazione. Ciò nonostante, il governo decide di sgomberarlo con la forza. È una provocazione deliberata, una scelta che dice: non vogliamo il dialogo, vogliamo lo scontro.
La risposta della città è imponente. Più di 50.000 persone scendono in piazza. Una manifestazione ampia, partecipata, trasversale. Una manifestazione pacifica. Poi accade ciò che, in queste piazze, accade spesso. Gruppi anarchici organizzati si danno convegno a Torino, arrivano da tutta Italia e, a manifestazione conclusa, scatenano la guerriglia urbana.
Su questo punto non deve esserci alcuna ambiguità. Questi gruppi sono politicamente e moralmente deprecabili. La violenza non è una forma di conflitto, non è uno strumento di lotta e non è una risposta. È solo distruzione. È sempre ignobile, senza eccezioni e senza attenuanti, da qualunque parte arrivi e contro chiunque si rivolga.
Ma dietro quegli incappucciati ci sono persone vere. Ragazzi tra i 20 e i 30 anni, spesso precari o studenti. Vengono da famiglie operaie o della piccola borghesia impoverita. Alcuni si sono laureati in discipline umanistiche e non hanno trovato nulla. Altri vivono di lavori saltuari, consegne, call center, stage non pagati. Si sentono traditi dallo Stato, dai partiti e dai sindacati. Vedono il loro futuro bloccato dalla precarietà, dall’impossibilità di trovare una casa, dall’assenza di qualsiasi orizzonte. Nei centri sociali trovano comunità, identità, un senso di appartenenza che la società gli nega. E trovano una narrazione politica che dà forma alla loro rabbia: il capitalismo come nemico, lo Stato come oppressore, la violenza come unica risposta possibile.
Sono anarchici, autonomi. Non comunisti, come li chiama Salvini ripescando la vecchia retorica berlusconiana. Non è ignoranza, è strategia. Sanno benissimo chi sono questi ragazzi, ma «comunisti» è una parola che funziona mediaticamente, che costruisce il nemico generico necessario alla narrazione. Vengono da movimenti come il No TAV, da collettivi universitari, da una galassia di centri sociali che si riconoscono in ideologie antiautoritarie e antisistema. Non hanno una gerarchia, non sono un partito. Sono una rete informale che si muove attraverso assemblee, chat Telegram, condivisioni sui social.
Ma il punto vero è ciò che viene prima.
Questi gruppi non sono comparsi dal nulla. Si sono dati appuntamento apertamente sui social. Sono persone note alle forze dell’ordine, già individuate e monitorate all’arrivo, anche nelle stazioni. Segnalate. Conosciute. Alcune sono state viste all’interno della manifestazione, in mezzo ai manifestanti pacifici.
Eppure, mai nemmeno una volta il ministro Piantedosi ha ritenuto di dover intervenire preventivamente. Nessuna misura mirata. Nessuna azione selettiva. Nessun tentativo serio di impedire che soggetti noti per comportamenti violenti si aggregassero al corteo. Gente conosciuta, monitorata, prevedibile nei comportamenti, lasciata deliberatamente libera di muoversi dentro la piazza.
Poi, quando i disordini sono esplosi, in piena vista di tutte le telecamere possibili, è successo ciò che tutti abbiamo visto in televisione. Violenti e facinorosi che attaccano la città. Le forze dell’ordine che cercano di contenerli. Scene di caos, vetrine distrutte, cariche, fumo, feriti. Il copione perfetto.
La vera domanda è questa: perché è successo tutto questo?
Se la polizia e il ministro li conoscevano, se erano stati intercettati e visti, perché non sono stati presi provvedimenti in anticipo? Perché non si è impedito che l’epilogo fosse esattamente quello che chiunque, con un minimo di onestà intellettuale, sapeva che sarebbe arrivato?
La risposta è semplice: perché produceva un risultato politico immediato, spendibile, automatico. Non serve attribuire intenzioni esplicite. Bastano i fatti. Il governo ha accettato il rischio, sapendo che la violenza avrebbe generato un vantaggio. Sgombero forzato di un centro sociale che stava trattando con il Comune. Violenti noti lasciati liberi di aggregarsi alla manifestazione. Nessun intervento preventivo. E quando gli scontri sono esplosi, la linea repressiva era già pronta.
Il risultato è che chi ha manifestato pacificamente sparisce. Le famiglie che guardano il telegiornale vedono solo il caos. I vetri rotti. Le cariche. E nella loro testa si forma una connessione automatica: manifestazione uguale violenza. Così la prossima volta che migliaia di persone scenderanno in piazza, chi guarda da casa penserà solo ai disordini che succederanno dopo. Questo alimenta la paura, la chiusura, la richiesta di ordine.
Infatti, il giorno dopo, come era del tutto prevedibile, Salvini e lo stesso Piantedosi hanno invocato nuovi poteri per la polizia. Nuove leggi. Nuove strette. Nuove limitazioni alle manifestazioni e agli scioperi. Nessuna riflessione sullo sgombero. Nessun confronto sulle ragioni di 50.000 persone. Nessuna parola sul fatto che Askatasuna stava trattando con il Comune. Solo ordine pubblico. Solo repressione. Solo l’ennesima scorciatoia autoritaria.
Tutto è stato tollerato per stringere ancora di più il cappio intorno alle manifestazioni. Decreti sicurezza su decreti sicurezza, uno dopo l’altro. Non conta il numero. Conta la direzione. Limitare il diritto di sciopero. Limitare il diritto di manifestare.
Perché a questo governo, in realtà, non danno fastidio le violenze. Se avessero dato fastidio, sarebbero state impedite. A questo governo dà fastidio la piazza. Dà fastidio il fatto che 50.000 persone abbiano manifestato. Quella è la notizia che non vogliono. Quello è il segnale che temono.
E quei ragazzi violenti? Sono stati strumentalizzati due volte. Una dal loro stesso gesto, che li rende funzionali a ciò che dicono di combattere. Una dal governo, che li ha lasciati fare perché sapeva che sarebbero stati utili. Il governo non vuole recuperarli, non vuole capire da dove viene la loro rabbia, non vuole affrontare la precarietà strutturale che li ha spinti ai margini. Vuole solo usarli.
Con la violenza hanno smontato la manifestazione. Hanno sventolato la solita bandiera dei comunisti visti ovunque, anche se quei ragazzi con il comunismo non hanno nulla a che fare. Hanno spostato l’attenzione. E ora hanno il pretesto per stringere ancora di più il cappio intorno alle prossime manifestazioni.
Perciò, di chi è stata la colpa delle violenze di ieri a Torino?
Dal mio punto di vista, la colpa è del governo e di Piantedosi. Tutta.
@albertomura Il motivo per votare NO sta nel motivo vero della riforma ben spiegato dalle parole di Nordio. Che al governo ci sia la destra o la sinistra poco conta.
@Frances22449915@PasqualeR_ITA Io quando avevi figli piccoli e dovevo andare in trasferta dovevo organizzarmi per lasciarli spesso pagando qualcuno che stesse a casa con loro.... Davvero non vedi cosa ci sia di male?
@EsercitoCrucian Chi sciopera non prende lo stipendio...i parlamentari lavorano due GG a settimana con stipendio pieno e molto pesante. Capisco che per loro lo sciopero ha senso di mercoledì perché è l'unico giorno in cui lavorano #ilpeggiorgovernodisempre
@GiovanniPaglia Guarda che tanti dipendenti a tempo indeterminato prendono quella cifra e poi si devono trovare casa, fare spesa, cucinare, pagare le utenze.... Ma solo io conosco persone che guadagnano quelle cifre o poco più anche con laurea e dopo anni di lavoro?