Il caldo dell’anno scorso è già sparito dalla memoria.
In questi giorni l’ondata di caldo al Nord Italia è intensa, fastidiosa, in alcune zone anche molto pesante ma non è un evento senza precedenti recenti. Il mio discorso è ovviamente riferito alla nostra Penisola e non ad altre zone d'Europa, come la Francia Centro-Occidentale dove ci sono decine di record di caldo mensile. Appena un anno fa, nel giugno 2025, il Nord Italia aveva già vissuto una fase molto simile, e in alcuni dati perfino più notevole. Quel mese chiuse in Italia secondo solo al giugno 2003, con uno scarto di circa +3 °C sulla media 1991-2020. Al Nord l’anomalia fu ancora più marcata, +3,38 °C, anche in questo caso seconda solo al 2003.
In Piemonte fu il secondo giugno più caldo degli ultimi 68 anni. A Milano ci furono ben 27 notti tropicali, più del giugno 2003. Alla Capanna Margherita, a 4554 metri, si misurarono 9,5 °C, mentre lo zero termico superò i 5000 metri sulle Alpi. Addirittura qualche media in modo maldestro tentò di attribuire al caldo il collasso parziale dell'insegna "generali" sulla torre Hadid a Milano. Il punto a cui voglio arrivare non è dire che il caldo attuale sia normale perchè non lo è. Al Nord Italia siamo 7-9 °C sopra la media del periodo e non è assolutamente normale. Il punto è dare una scala a quello che stiamo vivendo perchè vedo, da alcuni titoli dei media principali, che la situazione sta sfuggendo velocemente di mano.
Per stabilire se questo giugno sarà il più caldo della serie, o più caldo di quello dello scorso anno, serviranno i dati definitivi di inizio luglio e fino ad allora, titoli come "la peggiore ondata di caldo di sempre" o “la peggiore dal 2003” sono più narrazione che meteorologia. Spesso un’ondata di caldo ci sembra "mai vista"anche perché abbiamo già archiviato quella dell’anno prima.
Il caldo attuale va preso sul serio proprio per questo non va raccontato a sentimento, né trasformato in clickbait per inseguire qualche visualizzazione in più. Vedremo a inizio luglio cosa diranno i dati ma fino ad allora, trasformarla nella "peggiore di sempre" non è informazione meteorologica è fare titolo prima ancora di avere una misura.
Bruciati vivi in un'auto perchè avevano chiesto un alloggio da condividere con meno di dieci persone e un contratto regolare Avevano tra i 19 e i 29 anni. Erano #lavoratori agricoli e cittadini #stranieri. È accaduto a Cosenza, Italia
Ne sento parlare poco, troppo poco
#Cosenza
Il caldo estremo non è più emergenza inattesa ma normalità: sappiamo adattarci, ma non cambiare il modello che lo produce. Leggi la rubrica "Di elefanti e topolini" di Sara Zambotti https://t.co/SHSOmCsf6n
@MMmarco0@FransNucera Da ieri a Roma la pioggia ha abbassato le temperature. Siamo sicuri che si sia trattato di un'ondata di caldo anomalo? O è solo che siamo quasi a giugno.
#PapaLeoneXIV#LeoneXIV
«Magnifica humanitas», la prima enciclica di Leone XIV
Dedicata alla «custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale» sarà pubblicata il 25 maggio
https://t.co/yKdr6dLy8P
Un anno con Leone. Oggi nello speciale di @repubblica una mia riflessione sul papa che voleva solo scomparire (per fare posto a Cristo) ed ora si trova a vivere un bagno inatteso e non cercato di mediacità, a motivo dei deliri di Trump
https://t.co/7qLPUgJr76
Ci stanno abituando a vivere con il fiato corto.
Un giorno l’hantavirus. Un giorno la guerra.
Un giorno il collasso climatico imminente. Un giorno l’ennesima emergenza raccontata come se il mondo dovesse finire entro sera. Informare è necessario. Terrorizzare è un’altra cosa.
La realtà è complessa, certo. Ci sono rischi, crisi, conflitti, problemi sanitari, climatici, economici. Nessuna persona seria li nega. Ma tra conoscere un problema e vivere prigionieri dell’allarme permanente c’è una differenza enorme. La calma non è superficialità,
è disciplina mentale. Si possono prendere sul serio virus, guerre, clima ed emergenze senza trasformare ogni notizia in una condanna psicologica collettiva.
Per questo oggi voglio dire una cosa semplice: respirate.
Non serve spegnere il cervello. Serve non consegnarlo alla paura. Guardate anche ciò che funziona. La primavera che fa la primavera. La pioggia che nutre i suoli. L’aria che cambia. La natura che, nonostante tutto, continua a seguire i suoi ritmi. La scienza, quando è comunicata bene, non serve ad aumentare l’ansia. Serve a dare misura.
Un popolo informato ragiona. Un popolo terrorizzato reagisce soltanto. E noi abbiamo bisogno di lucidità, non di panico.
L’Europa può anche spegnere l’ultima ciminiera. Ma il clima europeo non si governa con uno slogan.
Com’è possibile che l’Europa sia il continente che si riscalda più rapidamente, mentre le sue emissioni di CO₂ sono diminuite del 50% dagli anni ’80 e quelle di Cina e India invece sono aumentate fortemente e sono in costante aumento?
Questa domanda non serve a negare il ruolo della CO₂.
Serve a ricordare una cosa più seria: anche portare l’Europa a zero emissioni con politiche green molto aggressive non basterebbe, da solo, a “risolvere” il problema climatico europeo. Perché il clima non riconosce i confini politici. Non si ferma alla dogana. Non guarda decreti, target o conferenze stampa.
Sul riscaldamento europeo pesano anche amplificazione artica, alterazioni della corrente a getto, ciclicità storica, possibile rallentamento dell’AMOC (ben visibile dall'azzurro chiaro presente in pieno Atlantico), consumo di suolo, perdita di spazi verdi, urbanizzazione aggressiva e isole di calore urbane.
Se riduciamo tutto alla sola CO₂ europea, stiamo raccontando mezza verità. E le mezze verità, nella scienza, sono spesso il modo più elegante per sbagliare.