per chi avesse voglia, e pazienza di leggere, apro un thread con una mia riflessione su #Basaglia a partire dal quarantennale della #legge180
vi avviso che sarà lungo, quindi buona lettura a chi ce la farà
⚫️ Almeno undici persone hanno perso la vita domenica nel naufragio di un’imbarcazione a sole 40 miglia da #Malta.
I corpi delle vittime e 53 sopravvissute, soccorse dalla @guardiacostiera italiana, sono state sbarcate sull’isola.
Erano tutte in fuga dalla #Libia. 1/4
Violenza della polizia nei confronti di una persona semplicemente perché nera.
È accaduto ieri a Milano, davanti al ristorante Baobab, dove un gruppo di poliziotti è arrivato per effettuare dei controlli.
Un ragazzo, presente con i suoi figli, è stato fermato e invitato a esibire i documenti, che ha regolarmente mostrato. Uno dei poliziotti, probabilmente il responsabile e in borghese, avrebbe poi iniziato a rivolgersi a lui con toni e parole razziste e violente. A quel punto il ragazzo ha chiesto il motivo di quegli insulti e dell’uso di espressioni offensive e discriminatorie.
Subito dopo, il poliziotto avrebbe ordinato ai colleghi di fermarlo. Il ragazzo è stato quindi bloccato e successivamente accusato di resistenza a pubblico ufficiale, davanti ai suoi figli. È stato poi portato in questura e trattenuto per oltre 12 ore.
Nel video, fortunatamente girato da alcune persone presenti dopo l’ordine di arrestarlo senza apparente motivo, si vede invece che il ragazzo si comporta in modo corretto e non mostra alcuna forma di aggressività. Il suo unico gesto è stato chiedere spiegazioni per le parole offensive ricevute. Nonostante ciò, sarebbe stato immobilizzato e accusato di resistenza a pubblico ufficiale.
È davvero possibile ritenere normale un comportamento simile da parte delle forze dell’ordine?
📢 LA SOLIDARIETÀ NON È REATO
Domani a #Ragusa si svolgerà la terza udienza del processo contro sei nostrə attivistə per il soccorso di 27 persone a bordo della Maersk Etienne operato dalla #MareJonio nel settembre 2020.
Stasera alle 18 incontro pubblico di @amnestyitalia 👇🏾
⚫️ AGGIORNAMENTO: purtroppo, come prevedibile, si aggrava il bilancio delle vite perdute in mare.
Da sabato, secondo @Lyobserver, sono 6 i corpi recuperati vicino a Tobrouk, mentre sono almeno 17 le vittime del naufragio ritrovate lungo le spiagge di Tripoli, secondo @Reuters.
Ancora una volta non siamo di fronte a tragiche fatalità, ma alle conseguenze delle politiche italiane ed europee di chiusura di qualsiasi canale sicuro e legale d’ingresso e di collaborazione con Libia e Tunisia unicamente finalizzata al respingimento delle persone migranti. 3/3
Si teme un numero di vittime molto più alto, ma è difficile ottenere informazioni trasparenti dalla Libia. È invece certa la mancanza di un efficiente sistema di soccorso e ogni sforzo delle milizie è indirizzato solo alla cattura e alla deportazione delle persone in mare. 2/3
⚫️ Doppio naufragio al largo della #Libia
Sei persone sono state soccorse e quattro corpi senza vita sono stati recuperati sabato scorso a est lungo la costa di Tobrouk.
Intanto a ovest, sulla spiaggia di Janzour presso Tripoli, sono stati ritrovati i corpi di due donne. 1/3
Aerial picture thanks to @seawatchcrew, che con aereo civile d’osservazione #SeaBird ha sorvolato la scena del naufragio, collaborando alle operazioni di soccorso e a evitare che le persone superstiti fossero nuovamente deportate in Libia. 4/4
Altre 70 persone sono disperse in mare. Siamo vicini al dolore dei sopravvissuti, delle famiglie e degli amici. Quest’ennesimo naufragio non è una tragica fatalità, ma conseguenza delle politiche dei governi europei, che rifiutano di aprire canali d’ingresso legali e sicuri. 3/4
Il naufragio è avvenuto 14 miglia nautiche a Nord-est delle piattaforme petrolifere ENI-NOC di #Bouri. Sono intervenute in soccorso navi mercantili SAAVEDRA TIDE 🇱🇷 e IEVOLI GREY 🇮🇹, che ha recuperato 32 superstiti e 2 corpi senza vita, tutti sbarcati stamattina a Lampedusa.
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⚫️ Tragico naufragio di #Pasqua:
32 superstiti, due corpi senza vita recuperati, oltre 70 persone disperse.
Ieri pomeriggio un’imbarcazione in legno con ~105 donne, uomini e bambini, salpata da Tajoura in fuga dalla #Libia, si è rovesciata in zona SAR sotto controllo libico. 1/4
«Le politiche di chiusura del governo italiano e UE hanno già contribuito a fare degli ultimi tre mesi il periodo con il più alto numero da anni di persone morte e disperse in mare.»
Leggi qui il nostro comunicato completo 👇🏾
https://t.co/Xeiz4UnmdA
⚫️ 19 corpi recuperati e 21 dispersi nel naufragio al largo della #Tunisia dell’imbarcazione segnalata da @alarm_phone sabato pomeriggio.
🔴 nuova burrasca in arrivo nel mar #Mediterraneo centrale.
Gli aggiornamenti da #Safira la nostra barca a vela in missione da #Lampedusa.
📰 «In mare tornano le barche delle Ong. E in poche ore 81 migranti in pericolo di vita vengono soccorsi. Erano a bordo di gommoni stracarichi di persone con molte donne e bambini.»
#missione24#SAFIRA
Leggi l’articolo di @dfassini da @Avvenire_Nei 👇🏾
https://t.co/JWmjsWIOcz
✅Abbiamo sbarcato ieri a #Lampedusa le 40 persone, tra cui 7 donne e 14 minori, soccorse dalla barca a vela #SAFIRA di Mediterranea.
⬛️Ma intanto al largo dell’isola si continua a morire: disperso dal pomeriggio in mare un bambino, mentre 64 sono i superstiti del naufragio.
🔵 Nel suo primo giorno di missione, la barca a vela #SAFIRA di MEDITERRANEA ha soccorso 40 persone, tra cui 7 donne e diversi minori, in pericolo di vita 60 miglia a sud di #Lampedusa. Erano a bordo di un gommone sovraffollato in fuga dalla Libia, che stava affondando.
"Mio zio, la moglie e suoi 3 figli sono annegati perché non gli hanno concesso di arrivare in Europa legalmente. Ne avevano diritto: mio zio era un giudice, in Afghanistan aveva lavorato per gli americani e i talebani lo volevano morto"
#naufragio#Cutro#migranti 👇🏽
C’è una parola che oggi arriva con il timbro dell’ONU: “pulizia etnica”. L’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani, nel rapporto diffuso a Ginevra, parla di distruzione sistematica, trasferimenti forzati, blocco degli aiuti, detenzioni arbitrarie, torture, morti in custodia. Il lessico è quello dei crimini gravi. La sede è istituzionale. La data è di oggi. Mentre nei palazzi si discute di ricostruzione, l’OHCHR scrive che a Gaza e in Cisgiordania si consolidano pratiche che svuotano il diritto.
A Roma, tra Palazzo Chigi e Farnesina, Amnesty International Italia e Greenpeace Italia hanno acceso un maxi schermo con le immagini dei bombardamenti successivi alla tregua di ottobre. Sotto scorre una cifra: seicento palestinesi uccisi in centotrenta giorni di cessate il fuoco. È una contabilità che entra in conflitto con la retorica della “fase nuova”. Le ONG chiedono lo stop all’invio di armi verso Israele. Le immagini scorrono in silenzio, davanti alle finestre del governo.
Intanto il calendario segna Ramadan. A Gaza il mese del digiuno comincia dentro una tregua fragile, con gli aiuti che restano il vero varco da attraversare. I camion sono numeri, le razioni sono numeri, le cliniche sono numeri. Ogni cifra racconta un collo di bottiglia. La ricostruzione evocata nei consessi internazionali si scontra con la sopravvivenza quotidiana di chi aspetta un passaggio, un sacco di farina, una visita.
In Cisgiordania, a Hebron, nell’area di Jabal Jalis, le forze israeliane conducono una vasta campagna di arresti. Le immagini che circolano mostrano rastrellamenti notturni. Fuori da Gaza, stesso clima di forza e controllo. La parola “processo” resta sospesa, mentre il rapporto ONU elenca fatti.
A Washington si parla di tavoli e partecipazioni. L’Europa rivendica presenza “per Gaza”. Le istituzioni discutono architetture diplomatiche. L’OHCHR pubblica un allarme. A Roma le ONG proiettano i morti della tregua. Il diritto internazionale ha un lessico preciso. Oggi è stato usato.
#LaSveglia per La Notizia