L’assistenza clienti è ormai gestita dalla maggior parte da IA e non da consulenti UMANI, non ci si riesce a risolvere nessun problema e stai lì a dire di avere una cosa da risolvere e ti rispondono con quelle frasi pre impostate inutilissime che fanno solo perdere la pazienza
Grotte Celoni, Roma. Il capolinea dove aspetti l’autobus e fai anche la prova forno.
Siamo a Roma, quadrante orientale, in uno snodo importante del trasporto pubblico. Autobus, marciapiedi, utenti che aspettano e poi il nulla. Non un albero, non una pensilina vera, non un punto d’ombra degno di questo nome. Solo asfalto, cemento, pali della luce e sole pieno. Una distesa perfetta per cuocere lentamente pendolari, studenti, anziani e chiunque abbia la sfortunata idea di usare il trasporto pubblico in una giornata calda.
Va bene parlare di mobilità sostenibile, transizione ecologica, città del futuro e grandi strategie climatiche ma se chi prende un autobus viene lasciato ad aspettare sotto 38°C su una piastra d’asfalto senza ombra, il messaggio reale è un altro: arrangiati.
Un capolinea non dovrebbe essere solo un posto dove passa un autobus, dovrebbe essere un luogo vivibile, ombreggiato, accessibile, pensato per persone vere e non per sagome nei rendering. Dovrebbero essere presenti alberi, pensiline, ombra, sedute protette, fontanelle. Non serve progettare Singapore,
basterebbe smettere di progettare il barbecue.
Nel mare di donne ammazzate da chi professava amore, un ricordo anche per Valerio, sfregiato con l’acido dalla sua ex e morto in circostanze da chiarire pochi giorni dopo.
Perché l’amore tossico, non ha sesso.
Colpisce ovunque, anche quando fa meno rumore!
Il caldo nelle città non si combatte con gli slogan, ecco 10 cose concrete da fare subito.
Io ci provo, se siete d'accordo con le proposte e con questa visione, condividendo il post, magari qualche decisore politico potrà leggere. Fermo restando il discorso delle emissioni che resta importante ma con un impatto a lungo termine, il caldo urbano non dipende solo dall’atmosfera ma dipende anche da come abbiamo costruito le città. Troppo asfalto, troppo cemento, poca ombra, poco verde, superfici che accumulano calore di giorno e che lo restituiscono lentamente di sera e di notte come vi ho spiegato tante volte. Se vogliamo ridurre davvero il disagio durante le ondate di caldo, servono interventi concreti. Non miracoli, ma scelte pratiche. Ecco le mie proposte:
1. Mappare i quartieri più caldi con dati satellitari e sensori al suolo, così da intervenire prima dove il rischio è maggiore.
2. Depavimentare piazze, cortili scolastici, parcheggi e marciapiedi inutilmente cementificati, restituendo spazio a suolo naturale e permeabile.
3. Aumentare in modo serio gli alberi nelle strade, non piantarli a caso. Servono specie adatte, spazio per le radici, acqua e manutenzione.
4. Creare corridoi d’ombra lungo percorsi pedonali, fermate dei mezzi, scuole, ospedali, mercati e zone molto frequentate.
5. Rendere obbligatori materiali chiari e meno assorbenti per tetti, piazze, parcheggi, edifici pubblici e grandi superfici esposte al sole.
6. Trasformare i grandi parcheggi scoperti in aree ombreggiate, con alberi e superfici drenanti.
7. Proteggere gli edifici più sensibili. Scuole, ospedali, RSA devono avere schermature solari e raffrescamento efficiente anche attraverso un sistema di condizionamento efficace ma non invasivo.
8. Adattare gli orari dei lavori all’aperto durante le allerte caldo, soprattutto in edilizia, agricoltura, manutenzione stradale e logistica.
9. Recuperare acqua piovana e acque riutilizzabili per mantenere vivo il verde urbano anche nei periodi più secchi.
10. Introdurre per legge un test climatico per ogni nuova riqualificazione urbana. Quanta ombra crea? Quanto calore accumula? Quanta superficie impermeabile aggiunge? Quanto sarà vivibile a luglio ed agosto alle 15?
Servono città che nei mesi estivi non diventino piastre roventi ed ogni metro quadrato sottratto alle superfici che diventano bollenti può fare differenza dove il caldo pesa davvero.
@monicamarolo@mistermaxcuesta L'AI è un supporto al professionista, non deve sostituirlo. Utilizzata da un "incompetente" risulta inaffidabile e pertanto inutile.
Stamattina, nella metro, c’era un ragazzo con la sindrome di Tourette, in piena crisi, che si manifestava con movimenti incontrollati ed emissione di parole involontarie (bestemmiava.) Aveva tutti gli sguardi addosso, qualcuno rideva, qualcun altro era perplesso, addirittura un uomo lo invitava a non bestemmiare. Io avrei voluto semplicemente abbracciarlo e portarlo via da lì. Quanto poco sono conosciuti i disturbi neurologici, e purtroppo, poco accettati…
@sardasalata980 Si anche a me succede lavando con il detersivo per i neri 🥲. Forse ne uso poco rispetto alla quantità consigliata. Ho rimediato lavandoli con altri capi in tinte scure, con detersivo normale (igienizzante) e con un deodorante per tessuti eventualmente da passare quando asciutti
Che non si possa invocare la legittima difesa, neanche putativa, per Mario Roggero, è fuori discussione.
Non si può pensare che inseguire dei rapinatori e sparare loro rientri nel concetto di “reazione” a un’offesa “attuale e ingiusta.” Quindi, tecnicamente, invocare l’art. 52 del codice penale non ha senso.
Avrebbe senso, invece, riflettere sull’opportunità e sul fondamento giuridico di introdurre un’esimente, ossia una causa di non punibilità, per chi, esasperato per i ripetuti reati subito in precedenza e per i quali è rimasto senza giustizia, di fronte all’ennesima aggressione nella quale è stata riempita di botte la figlia e in passato pure la moglie, “reagisca” in modo abnorme, inseguendo i criminali e sparando.
Perché quella persona, se non avesse subito reati violenti in passato, o se avesse ricevuto dallo Stato quella risposta di giustizia che invocava, se, in pratica, non si fosse ridotto a vivere in un perenne stato di ansia, frustrazione, paura e impotenza, mai avrebbe inseguito gli ennesimi rapinatori. E mai avrebbe sparato.
Si mettano da parte le ideologie, le teorie squisitamente ed esclusivamente teoriche, e si cerchi di trovare una soluzione giuridica a casi concreti che rischiano di fomentare una polveriera sociale inimmaginabile.
Qua non si tratta di propaganda o di medaglie da attaccare al petto. Si tratta di giustizia. Umana, e sociale. #marioroggero
@Agenzia_Ansa "In arrivo un'ondata di caldo intensa" era troppo poco per il clickbait e allora si va con "fiammata di calore".
"lunga 15 giorni": Da quando sono diventati un sito di stregoneria e profezie?
Ci sono voluti 8 mesi per riprendere in mano la mia vita, la mia salute fisica e mentale. Ho attraversato il buio, la disperazione e la rabbia, la negazione di tutto persino della vita stessa. Scrivo questo per testimoniare che la luce esiste sempre alla fine del tunnel.
@debbyRome Si, notato. Dalle mie parti era impossibile "sopravvivere" verso l'ora di cena o poco dopo . Quest'anno invece pochissime. Ho tagliato l'erba giusto questa sera e non mi sono nemmeno dovuta dare il repellente
@rep_roma Pensa che la natura, miliardi di anni fa, ha inventoto fli alberi, crescono, fanno fresco, filtrano la co2, offrono riparo agli uccelli fanno fiori e frutti e non hanne bisogno di corrente.
Sul caldo siamo passati dall’informazione all’assedio mediatico.
Oggi c'è un bellissimo articolo su "huffingtonpost" a firma di Adalgisa Marrocco che spiega molto bene come un certo tipo d'informazione non sensibilizza sull'argomento ma ottiene l'effetto contrario, crea repulsione e confusione. Ha citato Paolo Sottocorona, meteorologo moderato, elegante e preparato che purtroppo non è piu' tra noi.
La riflessione di Sottocorona resta preziosa proprio perché tiene insieme due cose che non dovrebbero mai essere separate. Il cambiamento climatico è reale ma proprio per questo andrebbe raccontato meglio, non peggio. Se ogni estate diventa "l’inferno", ogni anticiclone viene battezzato come una divinità vendicativa, ogni ondata di caldo diventa automaticamente “storica” e ogni temperatura di superficie viene confusa con la temperatura dell’aria, il rischio è enorme. Non si rafforza il messaggio scientifico, lo si consuma.
Il cambiamento climatico non ha bisogno di effetti speciali, né di numeri gonfiati, né di titoli che sembrano trailer cinematografici ma ha bisogno di dati solidi, parole precise, confronti corretti, scale temporali chiare e distinzione tra meteo e clima. Raccontare bene un’ondata di caldo non significa abbassarne il peso, significa non rovinarlo con titoli che corrono più dei dati perché quando i dati sono già forti, non serve urlare più forte dei dati.
C'è un attacco verso @MMmarco0, il meteorologo di X. Lo accusano di negazionismo climatico (ovvero eresia religiosa) e di essere "anonimo". Sperano così che si mostri con nome e cognome, per poterlo imbavagliare usando il suo posto di lavoro.
Mi auguro che non ci caschi.😡
@FilBarbera Siete professori “illustrissimi” ma non avete l’intelligenza,l’arguzia,la sensibilità per comprendere che questa polemica, attacco a @MMmarco0 è spropositato e sopratutto un boomerang nei vostri confronti, infatti alla maggioranza degli utenti X sorgono dubbi su di voi non su MM.
Quando una massa d’aria calda inizia lentamente a perdere forza in quota, non è detto che dentro una città il miglioramento si senta subito perchè i centri urbani hanno una memoria termica.
Asfalto, cemento, muri, tetti, piazze esposte al sole accumulano calore per ore e poi lo rilasciano lentamente, soprattutto la sera e durante la notte, per questo può capitare che l’atmosfera sopra di noi inizi a cambiare, magari con geopotenziali un po’ più bassi o aria meno calda in quota, ma in città la sensazione resti ancora pesante. Non è una contraddizione, è il modo in cui il calore viene immagazzinato e restituito dall’ambiente urbano.
Negli ultimi decenni abbiamo spesso costruito città più dense, più impermeabili, più asfaltate, con meno ombra e meno verde e questa urbanizzazione selvaggia amplifica l’isola di calore urbana, di giorno le superfici si scaldano di più, di notte si raffreddano più lentamente. Il verde urbano non è un dettaglio estetico ma una necessità, alberi, parchi, suoli permeabili e vere foreste urbane possono fare una differenza concreta con ombra, evapotraspirazione, minore temperatura delle superfici, miglior raffrescamento serale. Non cancellano un’ondata di caldo subtropicale continentale ma possono renderla meno dura da vivere.
La meteorologia ci dice quale massa d’aria arriva ed il modo in cui costruiamo le città decide quanto quella massa d’aria pesa davvero sulla nostra vita quotidiana. Sembra un problema relativo ma in realtà può avere un impatto importante anche sulla diminuzione delle temperature, non decisivo, ma sicuramente determinante. Roma, in questi mesi, è un esempio molto concreto di come stiamo totalmente sbagliando la strada da percorrere. In alcune aree interessate dai lavori del Giubileo sono stati rimossi alberi e sostituiti spazi ombreggiati con superfici dure, aperte, cementificate. Al di là del giudizio urbanistico, dal punto di vista fisico il risultato è semplice, meno ombra, meno evapotraspirazione, più calore assorbito di giorno e più calore restituito la sera ed i valori termici sia massimi che minimi salgono anche fino a 2-3 °C in piu' di quello che dovrebbero.
Rimettiamo la natura al centro delle città, non come arredo, come strumento concreto per rendere il caldo meno invivibile.
Il punto di rugiada non è un trucco per minimizzare il caldo, è una variabile fisica molto importante anche per la protezione delle persone fragili in queste fasi molto calde.
La temperatura dice quanto è calda l’aria, il punto di rugiada dice quanta umidità contiene davvero quell’aria e quindi quanto facilmente il corpo può disperdere calore attraverso l’evaporazione del sudore. Con 35°C e punto di rugiada basso hai caldo secco, con 30°C e punto di rugiada alto puoi avere un caldo molto più afoso e fisiologicamente più pesante.
Entrambe le situazioni sono caldo ma non sono lo stesso tipo di caldo, il punto di rugiada ci aiuta a descrivere meglio il caldo che fa. Nelle prossime ore, su alcune zone del paese, tenderà ad aumentare portando clima afoso,a tratti anche afa intensa. La meteorologia non serve e non deve rassicurare o spaventare, serve a capire il tempo atmosferico che stiamo vivendo e deve sempre essere divulgata con serietà.