Quando è nata @ItaliaViva nell’estate del 2019 i sondaggi la davano tra l’8 e il 10%. Poche settimane dopo è scoppiato il caso Open, un caso montato per affossare il neo partito, terminato oggi con una sentenza definitiva: @matteorenzi@meb e gli altri tutti prosciolti. Sono felice per loro e non avevo dubbi, ma a me resta il rammarico per quel progetto ambizioso colpito allora sul nascere che ora, con ancora più forza, continueremo a sostenere.
Ci sono battaglie che ti cambiano la vita e che vale la pena combattere a prescindere dall’esito. Lottare per un’Europa più forte e autorevole nel mondo significa investire sul futuro, specie dei giovani.
Significa battersi per la democrazia, per i diritti, per i nostri valori.
Per questo sono stata orgogliosa della lista Stati Uniti d’Europa. E per questo mi sono candidata al fianco di Matteo Renzi.
Il primo ringraziamento va a lui. Per averci creduto e per aver fatto una bella e generosa campagna. Ha raccolto 200000 preferenze in 4 collegi e, se fosse stato candidato anche nel Nord est, oggi probabilmente il 4 % ci sarebbe.
Grazie anche a Emma Bonino per aver lanciato una sfida giusta e di prospettiva strategica.
Grazie a tutti i militanti che hanno con generosità e con enorme impegno lavorato inseguendo quel sogno.
Per un soffio non abbiamo raggiunto il 4%, per un soffio non abbiamo eletto parlamentari europei. Analizzeremo le ragioni senza farci sconti, sempre e solo guardando avanti.
Anche se due cose sono chiare: se qualcuno non avesse deciso di rompere il Terzo Polo e poi di non aderire al progetto Stati Uniti d’Europa, oggi i riformisti avrebbero rappresentanza e i sovranisti sarebbero meno spavaldi.
Secondo, la battaglia non è finita perché di riformismo l’Europa e l’Italia hanno un disperato bisogno.
Quanto a me, era tanto tempo che non mi candidavo a preferenze.
Avere raccolto 15000 voti, arrivando terza in lista, mi fa capire che il mio impegno per recuperare forza e sostegno è stato capito e, almeno in parte, premiato.
E poi ho capito un’altra cosa: che la campagna di mostrificazione che ho subito in Liguria si sta sgretolando.
C’è voluto tempo per recuperare, c’è voluto sangue freddo, tante notti di pianto per quella inchiesta sull’alluvione ingiusta finita nel nulla, c’è voluta quella forza di volontà che è il mio peggior difetto e la mia più grande alleata.
Ora non ho più paura di chiedere un voto per me. Ne sono arrivati tanti e inaspettati.
Ho perso, abbiamo perso, ma le nostre idee vinceranno.
In Liguria prepariamo una bella sfida da giocare, perché “il coraggio certe volte è così naturale”.
Se arriviamo a dire che la statua di una donna che allatta è divisiva, altro che gelo demografico…ci meritiamo l’estinzione della specie, spazzata via dal globo terraqueo per mano del politically correct esasperato e della cancel culture. #FineDelMondo
ASSOLTO!
Dopo un calvario durato più di 6 anni, non posso dirmi felice, perché essere accusati di aver violato la legge, essere sottoposti a un processo e per giunta scoprire di essere sotto indagine dalle telefonate di un giornalista del Fatto quotidiano è un calvario che non auguro a nessuno.
Soddisfatto quindi, ma non felice.
La mia battaglia per una giustizia giusta continuerà con ancora più consapevolezza.
Non avrei saputo dirlo meglio. Bravo @EnricoBorghi1 . Soprattutto la conclusione del tweet meriterebbe una seria riflessione e un grandissimo mea culpa di una intera classe politica.
La critica serrata al “Jobs act” fu - insieme con la polemica contro la “buona scuola” e la riforma costituzionale - la punta di lancia della battaglia lanciata dalla sinistra Pd contro la leadership e le politiche riformiste del governo Renzi. Si sostenne a piene mani, e in tutte le sedi, l’incostituzionalità del Jobs act, argomento talmente pervicace da essere impiegato dalla stessa componente politica e dai suoi esponenti per anni, fino alla recente campagna elettorale del 2022. Ora la Corte Costituzionale sancisce che il Jobs act non era illegittimo, e tutta la vicenda si riassume per ciò che è stato: una battaglia di potere. Per il potere, non per gli ideali. Post scriptum: quella polemica bloccò sul nascere un partito riformista di massa, come il Labour. E apri’ la porta al populismo e al sovranismo. Non si pretendono abiure, né scuse. Ma almeno il coraggio di riconoscere la verità.
È ufficiale! Grazie alle vostre firme e all’instancabile impegno delle associazioni dei malati rari, i bambini che nasceranno con la SMA saranno curati e non rischieranno più di non avere diagnosi tempestive.
Grazie a @matteorenzi , @lisanoja e @meb per aver combattuto insieme questa battaglia!
La sanità è un diritto di tutti!
Non tutti hanno la forza e la salute mentale per resistere alla gogna.
Agli articoli di giornale, alle storie Instagram, alle telecamere puntate addosso per giorni.
Per quale grande inchiesta poi?
Per una recensione forse falsificata.
Grande giornalismo, non c’è che dire.
Roba da premio Pulitzer.
E intanto una donna probabilmente ci ha rimesso la vita.
Per un pugno di like.
#GiovannaPedretti
EHI TU, CHE GUADAGNI 2500 EURO AL MESE.
SPORCO RICCO CHE NON SEI ALTRO.
Sei un onesto impiegato di provincia, o un piccolo professionista. Lavori sodo tutto il giorno, nessuno ti ha mai regalato nulla.
Al netto delle tasse, la tua busta paga (o quello che ti resta in mano dei tuoi ricavi) è di 2.500 euro al mese.
600 euro di mutuo, 500 euro di retta dell’asilo per i bambini. Il resto tra generi alimentari, assicurazione, bollette. Forse un paio di cene fuori con la famiglia. E poi siamo arrivati.
Il governo di destra - quello che difende “il fare”, e il ceto medio - ti ha appena comunicato che quei 20 euro al mese in più che la riforma Irpef ti assegnerebbe, non te li meriti.
E quindi te li scala automaticamente dalla dichiarazione dei redditi.
Sei troppo ricco.
Tu e quelli come te sopportano più della metà del peso dell’Irpef, ma tu non hai diritto a nulla: le detrazioni per tipologia di lavoro, gli sconti legati all’Isee, niente; anche la riduzione del cuneo contributivo spetta addirittura solo a quelli che guadagnano meno di 1600 euro al mese. Quindi te la puoi proprio scordare.
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In Italia stiamo rapidamente arrivando ad un punto di rottura, quello col ceto medio (se così si può chiamare chi sta nella situazione sopra descritta).
L’ equivoco fondamentale sta nel credere di poter risolvere con l’intervento pubblico ( = riduzione tasse e contributi) il problema di chi guadagna molto poco: questo porta sempre a concentrare ogni piccolo vantaggio ai redditi bassissimi (incuranti del fatto che per loro sia Irpef che contributi sono ormai praticamente azzerati).
Il risultato è sconfortante: non solo ai redditi bassi viene pagato l’equivalente di un caffè al giorno, ma così facendo si dimentica completamente il ceto medio, che sopporta da solo il peso di uno Stato sempre più ingombrante e inefficiente.
Il problema di chi guadagna molto poco si risolve favorendo il rinnovo dei contratti, promuovendo la contrattazione di secondo livello, rivoluzionando la formazione professionale, innescando un complessivo miglioramento della produttività.
Gentile Senatrice, la missione di ogni donna è vivere una vita piena, possibilmente serena e felice. Uno stato giusto crea le condizioni affinché le donne siano libere, di scegliere e di realizzarsi, a livello personale e professionale. Al pari di ogni uomo.
È imbarazzante il livello di dilettantismo e di superficialità con cui a Palazzo Chigi si è permesso che il Presidente del Consiglio venisse tratto in inganno al telefono da comici (russi!!) che attraverso l'ufficio diplomatico si sono spacciati per membri dell'Unione Africana. Non finisca tutto a tarallucci e vino: ci attendiamo le dimissioni dei responsabili. Siamo un paese del G7, queste cose non possono ne’ devono accadere.
“Il nostro nemico è uguale al vostro”. Così questa sera una ragazza iraniana invitata a parlare al presidio in solidarietà di #Israele.
Uno dei momenti più toccanti di questa manifestazione: sentire una ragazza iraniana che dichiara la sua totale vicinanza a Israele perché, ha detto, i giovani del
Festival musicale di Sukkot sono vittime della stessa barbarie che ogni giorno ammazza anche le ragazze e i ragazzi iraniani che si ribellano a regime degli ayatollah.
Combattiamo insieme per la stessa libertà, ha aggiunto.
In consiglio comunale @ItaliaViva grazie a @gianmariaradice ha votato, senza accettare compromessi farsa, per esporre la bandiera di Israele sui simboli istituzionali. La bandiera delle vittime di un terrorismo vile, quello di Hamas.
“Sculettatrice”, “puttana politica”: Cateno De Luca usa il sessismo e gli insulti per attaccare Italia Viva e le sue parlamentari Boschi e Musolino. A nome della nostra comunità esprimo solidarietà a Maria Elena e Dafne e annuncio che i nostri legali citeranno in giudizio Cateno De Luca. Il risarcimento sarà devoluto a un’associazione di vittime della violenza sulle donne. Siamo sicuri che questo modo di fare di De Luca porterà rapidamente altre formazioni politiche a interrompere i rapporti con chi insulta le donne e usa la violenza verbale come stile di comunicazione
3 semplici domande per #Giambruno :
1) perché non si può pensare di costruire una società in cui di lupi ce ne sono pochissimi e, se ci sono, vengono fermati da altri coscienziosi (che invece di stare a guardare, filmare, partecipare, condividere nelle chat, dicono “ma che cribbio stai facendo, fermati!”)?
2) perché colpevolizzare sempre le donne, che non devono mai alzare il gomito, mentre invece per gli uomini (deduco per differenza) prevediamo i taxi gratis se si ubriacano?
3) Se sei il first man d’Italia, perché non pensare bene a quel che dici onde evitare di mettere nella polemica la tua compagna, donna (guarda un po’), che di grattacapi mi pare ne abbia già tanti, tra promesse elettorali che non manterrà, emergenze quotidiane e legge di bilancio senza fondi?