Bologna, malore durante un fermo: è davvero colpa della Polizia?
Bologna, corteo del 24 ottobre 2026: in via Marconi un ragazzo viene immobilizzato a terra durante un fermo, accusa un malore e viene portato in ospedale. Basta un malore per accusare la polizia?
Il commento di Alessandro Trizio.
IRAN-USA: L’INTELLIGENCE AMERICANA LANCIA L’ALLARME. TEHERAN PREPARA ATTENTATI?
L’Iran avrebbe intensificato i preparativi per colpire cittadini, diplomatici e funzionari americani all’estero. È quanto emerge da un rapporto dell’intelligence statunitense, visionato da Reuters, che segnala un aumento del rischio di attentati contro obiettivi americani, soprattutto in Medio Oriente.
Secondo Washington, alcuni piani attribuiti a Teheran sarebbero già in fase avanzata. La situazione ha spinto gli Stati Uniti ad adottare misure precauzionali, tra cui la riduzione del personale diplomatico in Arabia Saudita.
L’allarme arriva in un momento particolarmente delicato. Gli Houthi yemeniti, alleati dell’Iran, hanno intensificato gli attacchi contro l’Arabia Saudita, mentre crescono le tensioni sulle rotte commerciali del Golfo Persico.
Sul piano geopolitico, il rischio è che il confronto tra Washington e Teheran si allarghi ulteriormente, coinvolgendo rappresentanze diplomatiche, infrastrutture strategiche e Paesi alleati degli Stati Uniti.
Tuttavia, occorre distinguere tra informazioni di intelligence e fatti accertati: non esistono conferme pubbliche indipendenti sull’effettiva esistenza di attentati imminenti.
La questione è particolarmente importante perché un eventuale attacco contro personale americano potrebbe provocare una nuova risposta militare statunitense, alimentando un'escalation regionale dalle conseguenze difficilmente prevedibili.
La domanda è: siamo davanti a una reale minaccia iraniana o a un nuovo capitolo della guerra di intelligence tra Washington e Teheran?
Alle 14.30 ci doveva essere una nuova chiamata alle piazze, ma la chat è rimasta muta.
Youssef Siher, trentenne italiano di origini marocchine, è stato accompagnato negli uffici di polizia a Milano. Attivista filopalestinese e giornalista freelance, con collaborazioni con il Fatto Quotidiano, sarebbe il promotore dei canali social del Movimento 17 ottobre.
Gli investigatori stanno verificando il suo ruolo nella rete che ha rilanciato le manifestazioni dopo gli scontri milanesi. Secondo le informazioni disponibili, non risulta confermato un arresto e la sua posizione resta al vaglio.
Creare una chat e organizzare violenze sono responsabilità diverse: l’indagine dovrà chiarire chi abbia promosso le proteste e chi abbia eventualmente coordinato azioni criminali.
Movimento 17 ottobre, la polizia ha sentito a Milano Youssef Siher, indicato come presunto promotore. Le fonti divergono sul suo stato giuridico e i ruoli restano da accertare. Il punto, scheda per scheda: https://t.co/QNjPUFCHgT
Le forze israeliane hanno fatto esplodere una casa abbandonata e sparato con mitragliatrici contro terreni agricoli nella provincia di Quneitra, nel sud della Siria, secondo quanto riferito dai media siriani.
L’emittente statale Alikhbariah ha riportato la distruzione dell’edificio ad Hamidiyah, nella campagna settentrionale della provincia.
In un altro episodio, secondo la stessa fonte, militari israeliani schierati nella zona occidentale di Tal al-Ahmar hanno aperto il fuoco contro i terreni agricoli intorno alla città di Kudna.
Witkoff incontra Putin, poche ore dopo i missili cadono su Kyiv. I colloqui a tre ripartono dopo il 10 novembre, ma tra diesel russo e Starlink rallentato resta una domanda: chi sta guadagnando tempo? #Ucraina https://t.co/eM0iqSPh1b
Una falla trovata dall'intelligenza artificiale, milioni di attacchi in poche ore, portali governativi spenti in mezza Europa. Con PHP2Shell la corsa tra chi difende e chi attacca passa dall'IA. Cosa fare subito. #cybersecurity#PHP https://t.co/DlwahwO9vp
Washington e Gerusalemme hanno già un calendario: nuovi raid sull'Iran dopo il voto di midterm del 3 novembre. Teheran risponde nel Golfo, ma il suo petrolio in mare è finito. Piano di guerra o leva negoziale? #Iran#Hormuz https://t.co/QE491Ql7Wu
Due morti all'aeroporto di Dammam, Washington ritira il personale dall'Arabia Saudita. Ma la partita vera della guerra con gli Houthi è l'oleodotto che permette a Riad di aggirare Hormuz. #ArabiaSaudita#Houthi https://t.co/OnUh3mwi2T
Nelle ultime ore, i cieli sopra l'Iraq sono stati teatro di un'intensa attività militare: diversi velivoli dell'aeronautica israeliana hanno effettuato sorvoli a bassa quota, una manovra che gli analisti interpretano come un chiaro segnale di forza volto a esercitare una pressione psicologica e strategica nei confronti dell'Iran. Questa operazione, che sta alimentando forti tensioni in tutta l'area mediorientale, si inserisce in un contesto di crescente instabilità, con Tel Aviv che punta a dimostrare la propria capacità di proiezione di potenza ben oltre i confini nazionali, lanciando un monito inequivocabile a Teheran in merito alle attuali dinamiche di sicurezza regionale.
In Francia, in Belgio, in Svezia stanno arrestando ragazzini di 12-14 anni. Quasi tutti tornano a casa.
Non è un caso isolato e non è solo “disagio giovanile”.
In Italia lo sappiamo da anni: i clan usano i minori sotto i 14 anni proprio perché non sono imputabili. Sono la manovalanza più comoda e meno costosa. Stessa logica si sta replicando in Europa, solo su scala più grande.
Il meccanismo è semplice: in cima c’è uno Stato (o un attore esterno), in mezzo una gang, in fondo un minore che esegue. La legge, pensata per proteggere i bambini, diventa lo scudo di chi li manda avanti.
Nel primo commento il link al video completo
Un magistrato in servizio non può permettersi di insultare, figuriamoci la Presidente del Consiglio in carica.
Definire Giorgia Meloni “nana borgatara” su Facebook è un atto indegno della funzione giudiziaria, che impone sobrietà e rispetto istituzionale. Il dissenso sulle politiche salariali non giustifica mai il linguaggio offensivo.
L’Anm ha chiarito i termini della questione economica, ma nulla può scusare lo sgarbo personale. Bene le scuse tardive e la richiesta di verifica del CSM: la toga non autorizza a scendere sul piano degli insulti. Chi giudica deve sapere anche rispettare.
Manifestazioni in tutta Europa. Chi c'è davvero dietro gli scontri?
Immaginate un corteo di cento ragazzi. Novanta sono in piazza per motivi concreti: scuole senza professori, classi stracolme, la paura di non entrare all’università. Gli altri dieci sono un’altra storia, ma sono loro a finire nei telegiornali.
A Ceuta migliaia di migranti restano bloccati. Secondo un’inchiesta Reuters, diverse ONG denunciano rimpatri forzati e carenze nell’assistenza legale, anche per persone vulnerabili.
Amnesty International e Oxfam hanno presentato un esposto. Tra chi attende ci sono minori, famiglie con bambini gravemente malati e omosessuali marocchini che temono persecuzioni. Il governo Sánchez sostiene invece che i ritorni siano volontari.
Intanto, le elezioni anticipate del 29 novembre aumentano la pressione: il governo accelera le pratiche d’asilo e punta sui rimpatri per rispondere alla crisi e alle critiche delle destre.
Le violazioni restano da accertare, ma la domanda è inevitabile: la fretta elettorale sta mettendo a rischio i diritti di chi potrebbe ottenere protezione?
Il premio Nobel per la pace ogni anno diventa sempre più "politico".
Nella motivazione si legge anche che la giurista ha avuto un ruolo decisivo nel far sì che crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio vengano perseguiti. La motivazione si riferisce all'accusa lanciata dalla giurista ad Israele.
Pillay è stata anche presidente della Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Daniel Meron, ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite a Ginevra.
"In qualità di presidente della Commissione d'inchiesta, ha guidato campagne volte a minare l'esistenza stessa di Israele. Campagne che hanno insabbiato il terrorismo e manipolato la realtà per perseguire una ben nota agenda politica."
Il sito del Ministero degli Affari esteri è sotto attacco informatico dall’8 ottobre.
La Farnesina ha fatto sapere che si tratta di un’azione di tipo DDoS, finora mitigata dai sistemi di protezione e senza disservizi. La situazione è monitorata con il Polo strategico nazionale e le autorità competenti; sono in corso verifiche anche sui siti delle sedi diplomatico-consolari all’estero.
Secondo quanto riportato da diverse fonti, dietro l’attacco ci sarebbero gli hacker filorussi NoName057(16). Sul caso lavorano la Polizia postale e il Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche; è intervenuta anche l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale.
Il ministro Antonio Tajani ha ricordato i rinforzi alla cybersicurezza previsti dalla riforma della Farnesina e ha indicato che l’Italia, con la Romania e altri Stati membri, porterà nelle prossime riunioni europee proposte per designare i responsabili di attacchi cyber contro istituzioni italiane.
Lo stesso giorno la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha definito «malsane» e irrispettose verso gli italiani le dichiarazioni di Tajani su possibili tentativi russi di condizionare le elezioni in Italia nel 2027. Ha negato qualsiasi ingerenza di Mosca nei processi elettorali altrui. Le parole di Tajani risalgono al 2 settembre, a margine del Gymnich in Irlanda.
GERUSALEMME EST, SCONTRO TRA ISRAELE E REGNO UNITO: 20 DIPLOMATICI BRITANNICI LASCIANO IL PAESE
Israele e Regno Unito hanno raggiunto un accordo che evita la chiusura dello storico consolato britannico a Gerusalemme Est, presente dal 1839, ma ne riduce drasticamente le attività. La rappresentanza cambia nome in UK Mission, Jerusalem e passa da 27 a soli 7 diplomatici. La crisi è esplosa dopo le misure commerciali britanniche contro gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, alle quali Israele aveva risposto ordinando la chiusura del consolato.
Dietro lo scontro c'è la questione palestinese. Il consolato britannico gestisce i rapporti con i palestinesi di Gerusalemme Est, Cisgiordania e Gaza. Londra considera Gerusalemme Est territorio occupato e sostiene la soluzione dei due Stati, mentre Israele rivendica l'intera città come propria capitale. Il compromesso mantiene aperta la rappresentanza britannica, ma ne limita fortemente l'operatività. La domanda è: fino a che punto i governi europei sono disposti a compromettere i rapporti con Israele per sostenere le proprie posizioni sui territori palestinesi?